POLITICA: SPOT E COMUNICAZIONE

Chi crede che la rivoluzione digitale non sia entrata nel mondo politico non ha compreso in toto l’evolversi della comunicazione dei nostri rappresentanti politici, di qualsiasi tipo, dai politici di fama nazionale ai politici locali che si candidano per amministrare comuni o regioni.

Infatti, proprio per questo ho scritto questo articolo, per studiare ed analizzare assieme l’evoluzione e il cambiamento che si è avuto a livello pubblicitario da parte dei politici e partiti.

Parto affermando che nessuno mai potrà superare o eguagliare l’unico vero politico italiano rivoluzionario e visionario che l’Italia ha avuto:
Antonio La Trippa.
Il suo motto era ripetere sempre ‘Vota Antonio‘, ed è stata la strategia più efficace e innovativa di tutto lo stivale.
Qui il video:

Scherzi a parte, consiglio la visione di questo film di Totò, merita tanto; il film si chiama ‘Gli Onorevoli‘ lo trovate gratuitamente nel canale ‘RaiPlay‘.
Link: https://www.raiplay.it/programmi/glionorevoli/.

Adesso iniziamo!
Per comprendere quanto sia importante la propaganda e la comunicazione facciamo un salto oltreoceano e catapultiamoci in America, ma non per gli hamburger e patatine, bensì per un manifesto storico:

Guardandolo avrai detto ‘questo sta parlando con me!!’… poi leggendo la frase forse hai sperato ‘meglio di no’… sbaglio?!

Cari lettori questo manifesto è storia! Pensate che è stato riutilizzato da diverse campagne pubblicitarie di aziende moderne; ma all’epoca non era di certo utilizzato per affermare la propria azienda o brand, bensì per arruolare nuovi militari tramite lo zio Sam che, con il suo pizzetto bianco su una faccia scolpita, contribuì a reclutare legioni di giovani americani per combattere nella Prima e Seconda guerra mondiale.
Era il 6 aprile 1917.

Ma in questo articolo ho deciso di analizzare fatti italiani, quindi cominciamo l’analisi partendo dagli spot promozionali della vecchia politica, cioè quella degli anni 70/80, così da comprendere l’approccio che si aveva prima verso la propria campagna elettorale, ricordando che i canali di diffusione maggiormente utilizzati erano: Radio, Tv (in un primo momento quella pubblica e non privata) ed ovviamente la propaganda classica in strada (banner, cartelli, volantini ecc).

Partendo dal comprendere che da sempre gli spot sono stati importantissimi, ma logicamente con l’avvento dei social network questi hanno subito una modifica in termini di contenuti e scenografia, anche se prima dei social network ci sono stati alcuni spot davvero ben fatti, come a breve vedremo.

Mi limiterò a fare un breve commento descrittivo inerente lo stile della comunicazione e il fine, quindi non ci basiamo sul ‘partito’ o sul ‘personaggio politico’, poco ci interessa in questo contesto.

Dalle ricerche che ho fatto questo è stato uno dei primi spot pubblicitari dello stivale, poiché risale al 1974.
Tale filmato veniva trasmesso nelle sale cinematografiche e non alla trasmissione nella televisione pubblica – dove gli spot non erano ancora presenti – o nelle reti private – a quell’epoca inesistenti in Italia.
Questo filmato costituisce quindi un antenato dei futuri spot politici destinati alla programmazione televisiva, realizzati dai partiti italiani solo a partire dalle elezioni del 1979.
Come possiamo notare, questo video è molto simpatico, troviamo un approccio ‘leggero’ verso un argomento importantissimo come la votazione di un referendum.
Quindi si effettua un bilanciamento, non usare una comunicazione troppo pesante per un argomento, che di per sé è di vitale importanza.

Guardiamo altri 2 video:

Notiamo una differenza: il primo spot non è stato trasmesso in tv, mentre il secondo sì.
Ciò ha portato una differenza comunicativa:
Il primo è più lungo ed utilizza un metodo ‘cartoon’ cercando di far ‘ragionare’ il fruitore mentre il secondo punta ad emozionare il fruitore, fa leva sulle emozioni della persona; basti pensare l’immagine della sposa o del bimbo con la nonna e la mamma che spegne le candeline.
Comunicazione che, tale partito, ha sempre utilizzato in diverse campagne pubblicitarie.

In questo spot invece notiamo la serietà del politico protagonista che si presenta con un vestiario istituzionale, con giacca e cravatta, con un monologo che di certo non era comprensibile a tutta la popolazione, ma ad un certo ceto sociale selezionato, concludendo il discorso con un motto preciso e riconoscibile.
Questo spot già era differente dal resto. Si nota una distanza tra il politico e il cittadino, come cultura e vestiario, questo concetto negli ultimi anni è stato abbandonato da diversi esponenti politici, ma ci torniamo tra pochissimo.

Qualcosa cambia negli anni 90:

Notiamo come l’intero spot si basa su una parola, accompagnata da una canzone che cerca di emozionare e rendere partecipe.
Nessun monologo, ma una serie di foto accompagnate dal commento di sottofondo che cerca di far comprendere ciò che il partito protagonista ha realizzato (senza parlare di numeri o altro). Anche la scelta delle immagini punta ad una sfera emotiva, soprattutto quelle di stampo religioso o con la bandiera italiana.

Qui notiamo come gli anni 90 trovano un primo cambiamento, poiché troviamo spot decisamente più corti dove si basano molto sulle immagini video utilizzate, lo spot di sopra impressiona abbastanza grazie a questo chiodo che piano piano viene sotterrato. Lo spot non si conclude con il solito motto, bensì con il momento in cui il chiodo viene interamente sotterrato, ed ho colto una metafora: ‘ti deve entrare in testa di votare il nostro partito’, almeno a me ha suscitato questa sensazione.

Sbarca in politica Berlusconi, arrivano nuovi canali televisivi e cambia totalmente la comunicazione e l’approccio alla politica, riesce a comprendere che gli spot e la pubblicità sono elementi fondamentali per prendere più voti possibili.
Analizziamo la sua comunicazione e i suoi spot:

Questo spot risale al 1994. Vediamo decisamente una comunicazione nuova per la politica italiana.
Notiamo che il soggetto politico utilizza un linguaggio comprensibile a tutti, con una parlantina simpatica e determinata allo stesso tempo. Rende l’idea di un politico amico e vicino, nonostante il suo abbigliamento altolocato, ma come notiamo è diverso rispetto al messaggio promozionale che abbiamo visto poco fa del politico ‘Craxi’.
Importante a livello comunicativo il momento in cui afferma ‘…quanta paura vi hanno fatto venire gli altri…’ indicando con il pollice.
Continuiamo con un altro spot ed entriamo nel 2000:

Notiamo l’utilizzo di un messaggio breve, non si parla di numeri o cifre, bensì si tocca la sfera emotiva della persona che guarderà il video: “Si può fare – Sappiamo come farlo – lo faremo presto”, queste 3 frasi rassicurerebbero chiunque abbia dei problemi.
Ho scritto le 3 mini-frasi senza rivedere il video, me le sono ricordate, questo fa comprendere ancor di più la semplicità e chiarezza dello spot pubblicitario.

Una cosa importante che il nuovo millennio ha portato in politica è stato l’utilizzo frequente e diffuso di spot politici simpatici.
Non che prima del 2000 non si utilizzassero, ma dal 2000 in poi si utilizzano con maggior frequenza e utilità.

Tale video risale al 2004.
Questo spot politico mi ha fatto ridere tantissimo.
Si tocca un tema comune a tutti, ovvero ‘il calcio‘, e si effettua la metafora con ‘metti in campo’.
Notiamo una differenza comunicativa rispetto agli spot precedenti.
Non c’è nessuna voce fuori campo che spiega, ma solo delle scritte semplici e comprensibili.

Il ‘Metti a Cassano’ dell’anziano mi ha steso!


Ho scelto altri 5 spot pubblicitari dal 2010 in poi, per comprendere ancora di più l’avvento dei social network e il cambiamento della comunicazione, arrivando a fare spot che hanno, più che contenuti, una forma davvero convincete ed unica.

Ok, riprendetevi vi do il tempo di riprendervi.

Questo spot mi ha spiazzato. Ho passato 10 minuti a ridere.
Nulla da aggiungere, qui l’apoteosi dello spot ‘anti politica’, cioè non importa altro che arrivare al cittadino ‘sbalordendo’, e solo dopo proporre i propri contenuti e le proprie idee.

Ma sicuramente un video del genere diventa virale sui social network, in positivo o in negativo che sia.

Questo video punta invece sulla sfera emotiva del cittadino.
Notiamo che inizialmente il video genera ansia e paura al fruitore, mentre alla fine il politico che propone sicurezza al cittadino generando fiducia e tranquillità, ovviamente, chiedendo il voto con un sottofondo musicale che invoglia a dare fiducia a tale soggetto.

Questo video l’ho scelto per fare un confronto con il primo video che abbiamo visto, quello dove c’era l’omino in uno sfondo bianco, ricordi?
Comprendiamo una differenza abissale inerente la qualità del cartoon e del design. Un video del genere oltre ad avere un costo elevato, è anche complicato da fare per un video maker.
Quindi prendiamo ancor più consapevolezza di come i social abbiano permesso di poter creare dei video dove prima era impossibile passarli o generarli, soprattutto per una questione di durata: i social non hanno limiti, la pubblicità televisiva sì.
Cosa conviene? a te la risposta!

Questo forse è l’esempio di uno spot creato a tavolino.
Attori superlativi, copioni ben scritti, inquadrature pazzesche, recitazione impeccabile, montaggio e sound ottimo.
Questo video esprime la sintesi dell’evoluzione degli spot politici, sembra una scena di una commedia italiana!
Hanno fatto anche una continuazione di questo spot, oltre ad aver ricevuto tantissime parodie, quindi, è diventato virale sui social (in positivo o in negativo poco cambia, basta che sia virale).

Questo è il mio spot preferito, per il concetto espresso.
Notiamo ancora come sono cambiati gli spot pubblicitari per i politici.
Questo video non ha una svista. Il finale non è più lo stesso con il solito ‘motto’ o frase motivazionale, ma si da per assodato che il protagonista sia l’unica scelta razionale e utile.
Oltretutto notiamo come non si basano più gli spot su ‘delle idee’ o ‘proposte effettive’ bensì sul singolo soggetto protagonista.

Nulla da aggiungere, questo è l’esempio di come i social network hanno permesso ai politici di fare ciò che vogliono, ovvero, hanno permesso di comunicare come meglio credono e anche di far diventare ‘gli elettori’, più che tali, una vera e propria ‘community‘.
Quest’azione se fosse stata fatta da un’azienda avrebbe conquistato tantissimi clienti, ma, purtroppo, non è stata fatta da una realtà a scopo di lucro, bensì da un politico.
Ma ha funzionato, poiché ha rafforzato il rapporto con i suoi elettori, quindi penso che il team di comunicazione del politico in questione non voleva arrivare a nuovi elettori, bensì ‘fidelizzare‘ quelli già che ha.

Quindi concludendo l’articolo comprendiamo come da sempre la politica ha avuto un’esigenza di creare degli spot, che prima erano trasmessi in tv o in spazi pubblicitari importanti (come per esempio la pubblicità al cinema) mentre oggi ogni politico riesce ad arrivare al cittadino tramite canali personali generati dai social network.

Oltretutto se prima gli spot cercavano di dare dei messaggi più importanti, oggi puntano soprattutto su una sfera emotiva e sul far primeggiare il protagonista dello spot cercando di strappare qualche risata al cittadino/fruitore dello spot.

Spero sia stato utile questo articolo. Alla prossima!
Fonti: http://www.archivispotpolitici.it/index.php (sito davvero interessante, se sei un appassionato consiglio la visione)
Video: Presi sulla piattaforma ‘YouTube

P.S: Se ti stai chiedendo come ho fatto a scrivere l’articolo guardando tantissimi spot dei politici e senza che mi siano venute delle crisi di panico per le favole che ogni spot ha raccontato, la mia risposta è questa canzone:

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Articolo di Riccardo Susinno.

FABRI FIBRA: GENIO DEL MARKETING

“Sono nato il 17, di Venerdì”, “Vado all’inferno per colpa di un dottore, cioè vengo al mondo il 17 Ottobre”, “Vengo dal 76 con il suono assassino..”

Potremmo continuare per diversi paragrafi citando i suoi versi, ma hai già intuito di chi stiamo parlando: Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra.
Oggi il padre del Rap Italiano compie 43 anni, ed è da quando ha 17 anni che è legato alla scena Hip-Hop.

Sì, era il 1996, all’epoca Fabri Fil, quando ha registrato il suo primo demotape, con il gruppo storico ‘Uomini Di Mare‘ composto da lui e Dj Lato.
Il progetto Fabri Fibra inizia ufficialmente nel 2002, il suo debutto da solista avviene con ‘Turbe Giovanili‘ (le strumentali erano prodotto dal noto cantante ‘Neffa’).
Si trasferisce a Milano, iniziano le rime.
Parte il viaggio di un personaggio unico nel panorama nazionale, che l’Italia prima o poi dovrà ringraziare per tutto ciò che ha fatto.

Gli album ufficiali di Fabri Fibra da solista (in ordine di tempo):

Ma questo articolo non ha l’obiettivo di elencare i successi o la carriera di Fabri Fibra, poiché Fabrizio non ha bisogno di un’ennesimo articolo banale, bensì vogliamo focalizzarci sulla sua comunicazione, sul marketing utilizzato da #doppiaF e sulla sua intelligenza imprenditoriale, che solo un artista come Fibra ha potuto portare avanti in Italia, con mille difficoltà.

Superfluo dire che Fabri Fibra ha talento, ma è importante comprendere che non è stata soltanto questa la sua carta vincente.
Perché solo il talento non porta al successo se non si è bravi a vendere, comunicare e spiegare bene il proprio prodotto.

Il talento ci deve essere, ma non è l’unica cosa che conta, soprattutto se per avere successo devi far comprendere che la wave che stai rappresentando è un movimento dove è possibile creare un business, perché, cari lettori, nel 2006 nessuna casa discografica voleva investire sulla scena rap.

Il rap era una musica anti-sistema, quindi nessuno aveva la garanzia di successo e di un ritorno economico dell’investimento effettuato, in termini strettamente economici si aveva un ROI abbastanza basso. Non è come oggi.
D’altronde, come dice lo stesso Fibra: “Le Major oggi danno il grano, quante rime hai? 10 anni fa il rap italiano era tipo l’Aids”

Ma Fibra è riuscito ad entrare in Major e quindi ha trovato chi finanziasse e investisse sul suo progetto perché è sempre stato un professionista determinato, ed un professionista sa bene che deve organizzare la propria strategia creandosi un’identità unica nel settore.
Fibra si è differenziato da tutti gli altri artisti della scena Rap.

Infatti, nel 2006, con l’album ‘Tradimento’ ha ricevuto un contratto da ‘Universal Music Group’ ed è stato il primo artista del rap italiano ad avere un contratto con una casa discografica di questo calibro, infatti, il 2006 è l’anno del suo successo.
Vende circa 100.000 copie, porta in tutto lo stivale la sua musica, inizia il percorso tanto sudato e voluto.
Viene etichettato come lo status symbol dell’intera scena Hip-Hop italiana.

Ma non è stato così semplice, poiché firmare con la Major non è nemmeno sinonimo di successo. Quindi arriviamo a comprendere l’intelligenza e la furbizia di Fibra nell’intuire benissimo che deve arrivare a più persone possibili con la propria musica.
Deve diventare un fenomeno musicale compreso e riconoscibile.

Fabri sa che il rap è pieno di parole e quindi vuole far comprendere i suoi testi a più persone possibili, quindi abbandona il suo ermetismo di Turbe Giovanili ed inizia a fare delle rime comprensibili a tutti gli italiani.
Così che tutte le persone possano cantare ovunque le sue canzoni e che quindi possano apprezzare al meglio il suo prodotto musicale (anche se ciò non è sinonimo di comprensione totale dei suoi testi, poiché questo vi assicuro che non è immediato, un testo di FF può essere interpretato in tantissimi modi nonostante la semplicità comunicativa).

Quindi questa è la prova vivente che Fibra prima di essere un grande artista è un grande comunicatore.
Sa comunicare benissimo, quello che pensa lo riesce a spiegare in maniera eccellente tramite le parole che utilizza nei suoi testi.

Fabri nel suo primo disco ha ripetuto in 17 track il suo nome ‘Fibra‘ fino allo sfinimento. Non c’è una canzone dove non si sente ‘Fiibra‘.
Basti pensare al suo inno, ovvero ‘Applausi per Fibra‘, solo questa canzone ci fa capire quanta volontà aveva di arrivare dov’è adesso.
Ripetere il proprio nome fino allo sfinimento è la tecnica più vecchia del marketing, ma che è ancora oggi la più efficace.
Era il proprio marchio di fabbrica. Ha brandizzato ogni canzone, e tramite esse, il suo personaggio prendeva sempre più una propria identità e consistenza.
Fibra voleva entrare in testa a tutti coloro che ascoltassero anche per sbaglio la sua canzone. Ed è stato così. D’altronde è l’obiettivo di ogni azienda che vuole essere unica nel proprio settore, essere riconoscibile immediatamente dai consumatori finali.

Qui il brano storico:

Da sempre il fibroga ha utilizzato nel corso della sua carriera delle strategie di comunicazione, marketing e di vendita che gli hanno garantito il successo assoluto.
Ad esempio, nel video ‘Mal di stomaco‘ dove fingeva la propria morte. All’epoca metà degli ascoltatori credevano realmente fosse morto, c’erano forum invasi di notizie del genere.
Aumentavano le views e l’interesse verso questo personaggio ‘mistico’.

Backstage del video ‘Mal Di Stomaco’


Fibra ha sempre giocato su questo. Ha anche capito che doveva parlare di ‘argomenti scomodi’ per essere ascoltato, voleva parlare di argomenti che nessuno trattava, ma non solo per una scelta stilistica, ma anche perché doveva dire certe cose se voleva conquistarsi il suo spazio. Non poteva cantare ‘canzoni d’amore’ banali.
Basta guardare alcune sue interviste del 2006 o del 2008 per comprendere come il suo personaggio ‘dava fastidio’. Non c’era un’intervista dove non gli facevano domande strane, le quali non avevano nessun collegamento con la sua musica o la promo del disco.
Ma fibra sapeva benissimo che doveva farlo.
Il politicamente scorretto ha sempre fatto parte del mondo Fibra. Anche tramite i video questo era palese, basti pensare al video ‘Vip In Trip’, dove fa una satira politica verso la casta politica.
Così come anche con ‘Pronti Partenza Via’ giocando con il cognome ‘Monti’, riusciva a creare sempre più interesse nei suoi progetti e nella sua musica. Fibra è più mistico di Shiva.
Qui il video ‘Vip In Trip’

Nel 2015 arriva qualcosa di mai visto nel panorama musicale italiano.
Fibra pubblica ‘Squallor‘ il 7 aprile 2015 senza fare nessuna promo. Arriva l’annuncio tramite i suoi canali social, così random.
Senza passare tramite un inedito radiofonico, senza rilasciare nemmeno interviste. Ha utilizzato solo la propria forza e i propri canali social, questo ci fa comprendere come anche l’industria musicale abbia subito una rivoluzione digitale non di poco conto.

Potrebbe essere giudicato un ‘suicidio’ commerciale questa scelta, ma in realtà è stata una scelta molto studiata.
Questo album era dedicato ad una nicchia di mercato, ovvero ai suoi fans più stretti, non cercava nuovi ascoltatori Fibra, infatti all’interno dell’album non troviamo delle ‘Hit’ in stile ‘Tranne Te’ per comprenderci, ma era un momento in cui l’artista si voleva ritrovare musicalmente e nel mercato medesimo.
Oltretutto inizia un’importante collaborazione con uno street brand londinese ‘Hero’s Heroine’ (sito: https://www.herosheroine.it).
Lo stile di questo brand è unico nel panorama italiano continuando per diverse collaborazione come ‘No Future‘ e l’ultima annunciata il 12 ottobre FucktHeromance.
Il titolare è Massimilano Sartor che ci ha concesso queste foto dell’ultima collezione uscita.
Per maggiori informazioni visitare il sito web.
Qui alcune foto:

Nel 2017 arriva il suo ultimo disco ufficiale ‘Fenomeno‘.
In questo disco Fibra ritrova se stesso in tutti i brani, è all’apice dell’espressione artistica. Il suo brand, il suo stile, il suo personaggio è affermato in tutta la nazione.
Si effettua la promo passando per le radio ed interviste, Fibra torna nelle orbite dei grandi numeri. Infatti Fenomeno è l’incoronazione del suo percorso, poiché oltre a fare il disco di platino e suonare in giro per circa 2 anni, è il primo artista italiano a passare su Beats 1 Radio!

Possiamo notare anche che i titoli dei suoi dischi sono semplici e diretti, la maggior parte è formata da una semplice parola, così da essere immediata la comprensione del titolo e del disco, dove, oltretutto, in copertina troviamo sempre la la sua faccia.
Qui si comprende ancora come Fibra abbia avuto sempre in testa una comunicazione diretta e comprensibile a tutti.
Ha sempre attuato un branding importante per crearsi una propria identità nel mercato musicale.

Il 4 Ottobre è stato annunciato l’ultimo lavoro in uscita il 25 ottobre, ‘Il tempo vola 2002-2020’, dove troveremo delle track inedite e una raccolta dei suoi successi durante la sua ventennale carriera musicale.

Qui i link di Amazon per acquistare il disco:
‘Il tempo vola 2002 – 2020’

Comunicazione semplice e diretta, argomenti scottanti ed unici, stile differente dalla concorrenza, marketing e branding di se stesso e dei propri prodotti: questi gli elementi del successo targato Fabri Fibra, proprio per questo non è da considerare solo un artista ma ha tutte le caratteristiche di un imprenditore.
D’altronde non esiste azienda al mondo che non cerca di attuare queste mosse nei propri settori e mercati.

Ovviamente da comprendere anche che dietro Fibra c’è un team, prima di tutti dobbiamo ricordare ‘Paola Zukar‘, il suo manager. Una donna che sicuramente ha scritto la storia dell’industria musicale e dell’imprenditoria italiana, ma questo continueremo ad analizzarlo in altre sedi.

Concludiamo ringraziando Fabri Fibra, che lasciando i gusti musicali soggettivi, è sicuramente un pezzo di storia musicale e imprenditoriale di questo settore.
Auguri sfiber!

Le foto della collezione ‘hero’s heroine’ sono di proprietà del proprietario Massimiliano Sartor.
L’articolo non ha fini commerciali.

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Articolo di Riccardo Susinno.

PARLIAMO CON… ANTONIO OFANO

Ciao amici!
Oggi abbiamo il piacere di parlare con Antonio Ofano!

Abbiamo conosciuto Antonio grazie alla prima #webserie di maieuticar; ci ha contattato tramite instagram, comprendendo quello che stavamo iniziando ed è stata subito una sinergia unica, aprendo una collaborazione Palermo-Roma.

Prima di passare alle domande che gli abbiamo posto inerenti il web marketing e l’importanza dei social network, qui una piccola bio di Antonio:

Antonio Ofano è un marketing manager specialist che aiuta professionsti, imprenditori e aziende a crescere sul web grazie agli strumenti del digitale.
Si occupa di funnel, pubblicità, leads, crescita di vari business sul digitale e gestione e-commerce per conto clienti.

Ha avviato anche un corso per gli studenti, con più di 50 studenti iscritti al suo corso.

Iniziamo!

Ciao Antonio, prima di parlare dell’argomento principale, siccome io amo Roma e soprattutto la fantastica Carbonara, tu che sei di Roma, dove ci consigli mangiare una buonissima carbonara?!
“Ciao Riccardo. Allora, sarò sincero, io non vado pazzo per la carbonara, preferisco la Pizza. Ma c’è una zona fantastica chiamata ‘Ariccia’, dove si mangia davvero bene. Quindi se vi trovate a Roma, vi consiglio passare da lì!”

Sarà fatto, senza dubbio!
Andando a noi, Antonio da quanto tempo lavori con il web? Che formazione hai avuto?

“Lavoro da 2 anni con il web, mentre studiavo all’Università mi sono preso diversi certificati importanti, sia di google che di Facebook e Instagram.
Anche se le certificazioni non sono sinonimo di bravura.
Ho concluso gli studi e mi sono laureato in Economia Internazionale, ho continuato con altre certificazioni, ma soprattutto ho letto tanti libri per piacere e cultura personale”


Quindi sei la prova vivente che oltre alla formazione culturale è importante, nel nostro settore, mettersi in gioco e fare!
Ma secondo te come si evolverà il marketing delle aziende tra 10 anni?

“Questo nessuno può saperlo, è possibile che tra 10 anni i social non ci saranno più, o ci saranno altri network probabilmente.
Ma la cosa che so è che le aziende per essere competitive devono investire in ricerca e sviluppo, quindi stare al passo con i tempi.
Se così non si fa, come alcune aziende storiche non hanno fatto in passato con l’introduzione del web marketing diversi anni fa, saranno destinate ad estinguersi.”


Chiaro! Ma invece che mentalità hanno gli imprenditori dalle tue parti nel settore del marketing? Sono propensi o no?

“Beh, come saprai anche tu, nel Meridione e nel Sud Italia, la mentalità è un pò chiusa. L’imprenditore da noi è ancora titubante e non crede tanto nel marketing, ma stiamo provando a far cambiare idea facendo comprendere i vantaggi e soprattutto facendo parlare i risultati ottenuti.

Ci proviamo! Anche se non è semplice.
Ma invece, mi hai detto che hai degli studenti, potresti spiegare meglio ciò che fai? Il tuo corso ha certificazioni?

Ho visto le tue instagram stories e sono davvero curioso!
“Si abbiamo creato un corso, con altri soci, che spiega il mio lavoro, quindi business online, gestire business online, avviare un e-commerce, campagne online di marketing, e in generale quindi il lavoro digitale a 360′.
Il nostro corso è interamente gratuito ed ha anche una certificazione a fine corso.


Wow, fantastico!
Ma quindi cosa consigli ad un giovane che sta leggendo questa mini intervista e che ha la volontà di entrare nel business online?

“Consiglio a tutte le persone che leggeranno quest’intervista che la vita è un crescere, continuamente, quindi non chiudersi mai le porte ed avere una visione aperta senza limiti.
Se pensi che il mondo digitale non fa per te, ti consiglio di prendere in considerazione lo sviluppo del mondo e della società in generale, quindi crescere sempre. Leggere. Studiare ed ampliare i propri orizzonti. Ovviamente il business online rappresenta questa visione del mondo senza limiti.


Secondo te Facebook potrà mai chiudere?
Sinceramente non credo, Facebook ormai è un ecosistema affermato.
C’è ormai tutto il mondo li dentro, da questo social passano milioni di persone che condividono proprie idee, opinioni, ci sono tutte le aziende che vendono i propri prodotti, aziende che investono grandissimi capitali dentro questo ecosistema. E’ un mondo ormai, come se fosse una realtà fondamentale per tutti noi. Facebook è come se fosse una grandissima piazza dove possiamo trovare di tutto. Per le aziende ormai è un elemento di marketing di vitale importanza.


Fighissima questa concezione di ‘ecosistema’!
Ma invece come ti muovi su instagram?

Su instagram mi muovo in base all’attività da effettuare. Ci sono diverse analisi da fare e quindi delineare la strategia prima di tutto, che si basa sempre sull’obiettivo della campagna pubblicitaria.
Instagram è il social che serve per mandare un messaggio che suscita emozioni, infatti si utilizzano foto e video, proprio per generare queste emozioni al fruitore.


Sì, sono d’accordo. Possiamo dire che Facebook è più ‘istituzionalizzata’ rispetto Instagram; ma invece che pensi di questo nuovo social chiamato ‘Tik-Tok’?
Tik Tok sta prendendo tanto spazio, ma non è uno strumento fondamentale per il marketing poiché ha un target di età davvero bassa, va da 10 a 18 anni principalmente. Io che ho 23 anni non ci sono iscritto. Poi ovviamente dipende la strategia, se sono un’azienda che ha prodotto o servizi per bambini o comunque adolescenti potrei utilizzare tale canale, altrimenti ora come ora non avrebbe senso, a mio avviso.

Antonio, grazie mille per questa chiacchierata.
E’ stato davvero piacevole scambiare queste battute con te!
Alla prossima!

I canali di Antonio:
Blog: https://thedigitaltube.net/ 
Instagram: https://www.instagram.com/mr_ofano_antonio/?hl=it
Pagina facebook: https://www.facebook.com/ofanoantonio/


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#CONSIGLIO1: NON DARGLI RETTA!

Reading: 1.5 min.
C’è una scena nell’ultimo film di Tarantino ‘C’era una volta… a Hollywood‘ che mi ha gasato particolarmente, ovvero quando lo stunt-man, Cliff, dice al protagonista della pellicola, Rick Dalton (interpretato da DiCaprio), appena sceso dalla macchina per andare sul set, soffrendo la sbornia della notte precedente, questa frase: “Ehi ricordati che sei Rick Dalton, cazzo!”


Dovremmo avere tutti un Cliff nella propria vita.
Abbiamo tutti il diritto ad avere un amico, un parente o un professore del genere, ovvero qualcuno che ci dica:
“Ei, ricordati chi sei! Fregatene del periodo brutto che stai passando, sei forte e ci riuscirai! Spacchi!”.
D’altronde la frase significa questo.

Ma molto spesso nessuno ci dice questa frase che rappresenta un concetto chiaro di approccio alla vita e… quindi?
Che si fa? Non andiamo più avanti?
Non portiamo più avanti un progetto solo per una difficoltà?
Ci lasciamo consumare dalla disperazione?!

No! Nemmeno per sogno!
Saremo noi stessi a ricordarcelo, guardandoci allo specchio (come Eminem nel video di ‘Lose Yourself ‘) e tornando più forti di prima!

Anzi spesso accade il contrario, ovvero di sentirci dire la solita farse noiosa del tipo Non ci riuscirai mai, evita..ma serio? Dai! Ma è impossibile, che stupido! Chi ca**o sei!? Ma va? Pff, sfigato”.

Se questa frase viene recepita in un momento complicato della nostra vita potrebbe realmente causare dei cambiamenti drastici, ad esempio lasciare un progetto che poteva andare a gonfie vele o altro.

Ma tranquillo. Ti svelo un segreto, anzi, mi permetto di darti il mio primo #consiglio:
Se ti sentirai dire questa frase significa che sei a buon punto.
Credimi.
Significa che la tua idea è così ambiziosa e fuori dal comune che potrai riuscirci. Non dargli retta!

Mi spiego meglio. 

Molto spesso quando le persone, anzi mi metto in mezzo anch’io, quando tutti noi diciamo che qualcosa sia impossibile ad altre persone.. è perché magari non abbiamo la stessa visione della persona che riesce a vedere e proiettarsi in quella realtà.

Ovvio, non bisogna essere dei pazzi furiosi (Montemagno cit), se io dicessi che domani entro un mese riuscirò ad andare sulla luna, sarei letteralmente un pazzo, poiché direi qualcosa che non potrei letteralmente fare nella mia condizione di oggi, o se dicessi che domani alle 13.00 aprirò un’azienda che fatturerà milioni di euro.
Ecco questo è essere dei folli. Questo è non avere na progettualità ma sognare ed essere degli incoscienti.

Ma il mio discorso è basato su una persona che ha una progettualità, ha uno studio dietro le azioni che sta compiendo, ha una razionalità e possibilità nel farlo.

Prova, studia, progetta, programma, suda ed impegnati a realizzare ciò per cui sei portato, ma l’importante che ti vedi integralmente proiettato per quello che stai facendo, perché solo con scelte razionali e programmate potrai riuscire, e non sarà impossibile in relazione alle tue risorse economiche ed umane.
Essere decisi e determinati è la chiave di vittoria.
Essere incoscienti e folli potrebbe portare ad una sconfitta.
Ma mettersi in gioco è la cosa più complicata per tutti, mentre giudicare e buttare giù di morale altra gente, è cosa comune.
Scegli da che parte devi stare, ma sicuramente se hai letto questo articolo, sarai dalla parte di chi ha voglia di fare, studiare le mosse ed agire, quindi:
“Ehi, ricordati chi sei, cazzo!”

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Articolo di Riccardo Susinno.



CHIARA FERRAGNI – ORGOGLIO ITALIANO

Reading: 3 min.

Se parliamo di marketing, comunicazione, influencer, imprenditorialità e rivoluzione  digitale non possiamo non parlare di una delle persone che ha saputo cavalcare l’onda in maniera fantastica, diventando una vera star unica nel panorama mondiale: Chiara Ferragni.

Chiara Ferragni è il miglior esempio per comprendere la rivoluzione digitale che è avvenuta nel nostro secolo.
Per recepire come i social network abbiano rivoluzionato la concezione e le modalità di fare business, studiare la storia di Chiara è la via maestra!

La magia di Chiara inizia nell’ottobre del 2009 quando decide di aprire un blog chiamato “The Blonde Salad“, secondo la stessa Chiara il significato del titolo era dato dal fatto che il blog fosse “un’insalata” di gusti inerenti la moda e tutto ciò che alla bellissima e visionaria Chiara piaceva in quel momento, dunque raccontava il suo punto di vista sulla moda dando dei consigli a tutte le ragazze curiose che chiedevano informazioni.

Nulla di particolare viene naturale da dire… ma è stata geniale e innovativa ai tempi!
L’idea di tale blog nasce con l’ex fidanzato, Riccardo Pozzoli, con cui investe 10 euro per il dominio Internet (quelli che noi comuni mortali spendiamo il sabato in 10 minuti) e 500 euro per una fotocamera.

Iniziano gli scatti, comincia la rivoluzione.. la Ferragni non potrà prevedere ciò che diventerà diversi anni dopo.

Chiara lavora assiduamente al suo blog, allo stesso tempo porta avanti gli studi presso l’Università Bocconi di Milano e, nel 2010, viene premiata come ‘One of the biggest breakout street-style stars of the year‘: il successo è alle porte. 
Viene anche incoronata come ‘Blogger of the Moment‘, con oltre 1 milione di visite sul blog e 12 milioni di impression mensili. 
Nel 2015 è stata oggetto di un caso di studio della Harvard Business School, studiata come un caso aziendale da analizzare e comprendere (solo quest’ultima frase potrebbe dare forza al nostro titolo).

Oggi “The Blonde Salad” non è un semplice blog, ma è un e-commerce, una vera e propria attività imprenditoriale
(Link del blog -> https://www.theblondesalad.com/it-IT).

Una Chiara Ferragni agli esordi del suo blog!

Potremmo continuare ore ed ore ad elencare tutti i successi ottenuti da Chiara, ma l’obiettivo di questo articolo non è elencare i successi di Chiara, bensì far comprendere il motivo per il quale, chi scrive questo testo, è orgoglioso, grato e a favore di Chiara.

Perché sono orgoglioso di Chiara Ferragni?
Partendo dal presupposto che è una donna.
Purtroppo in Italia, per una questione culturale e storica, le donne non hanno avuto una vita semplice nel settore imprenditoriale, quindi proprio per questo Chiara per me è una delle migliori rappresentanti dell’imprenditoria italiana, senza divisione alcuna di sesso.
Personalmente credo che le donne abbiano quella sensibilità in più che anche sul lato imprenditoriale può essere una carta vincente.
Quindi il lavoro di Chiara, dal mio punto di vista, può anche sensibilizzare ad una tematica sociale importantissima, quale la parità dei sessi (ma non voglio distogliere l’attenzione dall’argomento principale dell’articolo).

Chiara rappresenta un orgoglio italiano: una pioniera della rivoluzione digitale che ha trasmesso creatività ed intraprendenza anche oltreoceano.
Non sappiamo ancora chi abbia la meglio tra lo Spaghetto e La Ferragni, di certo il Made in Italy nel mondo è da sempre una garanzia.

Ma se parliamo di Chiara non possiamo non analizzare i suoi haters, e Chiara ne ha infiniti; ma non solo semplici haters frustrati dalla loro vita che iniziano ad odiare tutte le persone che si mettono in gioco, in fondo questa tipologia di ‘haters’ li abbiamo un po’ tutti; ma gli haters della Ferragni sono più perfidi e cattivi, sono i cosiddetti leoni da tastiera fondamentalmente, poiché la insultano: per l’aspetto fisico, perché non ha un seno preponderante, per i suoi piedi, per i suoi vestiti, per il suo lavoro (e qui ritorneremo in merito), per suo figlio, per la sua maternità, perché mette il bikini e tanto altro.
Ma una cosa che mi ha portato a comprendere l’intelligenza, la semplicità e caratura di questa splendida donna sono state alcune sue risposte date.
Qui alcuni esempi di risposta o insulti:


E’ veramente disarmante il fatto che una persona come lei debba avere così tante persone che la disprezzano per il successo che sta avendo attaccandola esteticamente (ma questo fa capire la pochezza e la frustrazione di queste persone infelici) o solo perché è una mamma (wtf!?), o altro.

Sto dedicando del tempo ‘agli haters della Ferragni’ perché voglio analizzare una tipologia di commenti, che si tramuta in un pensiero comune in diverse persone di età avanzata (e non solo) del nostro paese, ovvero:”Vai a lavorare!1 Il tUo non e lavOrò!1 Alza MatToni1!”

Ti starai chiedendo “ma seriamente esiste gente del genere che pensa che Chiara non lavori?”, ebbene mio/a caro/a, purtroppo si.
Ma forse hanno ragione perché Chiara non lavora.
Chiara investe, produce, finanzia, crea, idealizza e realizza.
Sarebbe troppo semplice categorizzarla solo nel perimetro ‘lavorativo’ della società. Chiara è qualcosa in più.
Purtroppo c’è una grossa fetta di popolazione che non comprende la nuova era lavorativa, ma sono legati ai lavori ‘standard’.

Perché dobbiamo ammirare il lavoro di Chiara?
Semplice. La Ferragni è il simbolo, anzi, la regina della nuova era imprenditoriale.
Rappresenta tutti noi giovani che per investire non hanno bisogno di avere milioni di euro per acquistare fabbricati, macchinari, effettuare procedimenti di ammortamenti o altro.
Chiara rappresenta quel business smart, fresh, cool, detto in termini tecnici quel business ‘dematerializzato’.
Se non ci fosse stata Chiara non esisterebbe tutta questa cascata di ‘influencer’, non ci saremmo avvicinati così tanto al mondo digitale; mi permetto di dire che Chiara ha portato una ventata di freschezza, forse nel 2009 ancora prematura per l’Italia.. Chiara era avanti di almeno 5/6 anni (avvalora la tesi il fatto che ha riscosso, in un primo momento, un grande successo all’estero.. mentre altri connazionali la insultano sui social!)

La Ferragni successivamente si è sposata con Fedez, noto cantante italiano.
Uniti, la giovane coppia ha creato un movimento sui social network che gli ha permesso di creare uno degli eventi più seguiti e discussi in tutto il mondo: #TheFerragnez.

The Ferragnez

Il matrimonio, il quale solitamente dovrebbe essere un evento privato, è stato reso un evento pubblico facendone un business pazzesco, lucrandoci anche.
Per comprendere la portata di tale evento, sono riusciti a chiudere un accordo con ‘Alitalia‘.
Se questa non è una mentalità imprenditoriale, cari lettori, non saprei più definire tale figura!


La coppia ha avuto anche un figlio, chiamato Leone.
Per farla breve: ho visto più foto di Leone che quelle mie personali da piccolo.
Ma non è un offesa, poiché la coppia, tramite soprattutto le instagram stories, rende pubblici dei momenti davvero divertenti del piccolissimo Leone, e l’hanno fatto diventare anche un movimento in rete, infatti è famosissimo.
Anche qui notiamo la furbizia nei due personaggi, nel rendere un qualcosa di naturale e semplice (il papà che gioca col figlio per esempio), qualcosa di virale in rete ed unico!
Che poi sia giusto o sbagliato, non è in questa sede che voglio affrontare temi morali, bensì analizzare la forza di Chiara e Fedez nell’essere dei mostri del marketing e di business, quindi in un’unica parola: dei grandi imprenditori 2.0.


Se ci fosse un po’ di Chiara in tutti noi forse saremmo tutti delle persone più felici, o quantomeno, con qualche ambizione in più.

Concludo questo articolo affermando che sono totalmente a favore di Chiara e di chi, come lei, porta un’innovazione in qualsiasi circuito della società.

Chiara non è da attaccare per il suo ‘lavoro’, bensì dovremmo tutti apprendere da lei e cercare di gettare delle basi solide per poterci permettere tutti noi una vita piena di successi personali.

Quando questo concetto sarà condiviso da più persone possibili, sicuramente il mondo sarà un posto più giusto e meritocratico.

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Grazie!

Articolo di Riccardo Susinno