PARLIAMO CON… MARTA BASSO

Dopo aver conosciuto Marta Basso presso la mia facoltà per un incontro organizzato da ‘Starting Finance‘ le ho chiesto se fosse possibile scambiare 2 chiacchiere per regalare dei punti di ispirazione a tutti i lettori del nostro blog.
Marta ha accettato immediatamente e devo dire che il risultato è unico!

Piccola biografia di Marta:
Marta Basso è “quella che vedi sempre su Linkedin”; 26enne vicentina laureata in management a Ca’ Foscari e alla Hult International Business School, è imprenditrice, autrice e speaker. Dopo aver studiato tra Venezia, Londra e San Francisco, e  alcuni anni di esperienza lavorando nel mondo del vino, è diventata CEO for One Month di Adecco Group Italy nel 2017 e riconosciuta come uno dei migliori studenti del 2016 dal Parlamento Italiano. Da piccola voleva essere Lilli Gruber, oggi racconta storie davanti alla telecamera. Lavora come consulente in ambito innovazione early-stage, collaborazione startup-aziende, e intrapreneurship, il tema di questo libro. È la mamma del movimento #StopWhining, nonchè co-founder di Millennial Warriors, social business che aiuta le aziende a risolvere ilproblema del generational gap.

Ciao Marta! Come stai? 
Visto che sei stata a Palermo di recente, potresti dirci cosa ti piace di più della nostra terra? Quali sono le differenze più evidenti tra la tua città e la nostra? O quelle che avverti maggiormente?

“Ciao Ric! Bene grazie.
Io adoro la Sicilia e adoro Palermo, ci sono stata circa 10 anni fa a Palermo e mi è piaciuta tantissimo.
La cosa assurda è che sono stata a Palermo poco prima che uscisse il mio primo libro, avevo 18 anni circa, e ci sono tornata giusto prima che esca (metá novembre) il mio nuovo libro. Dalla poesia a un saggio sulla collaborazione startup aziende, un bel salto!
E’ una città che ha mille contrasti ed è proprio questo che adoro, ed è una delle mie città preferite in Italia.
E’ una città diversa dalle città del nord, ma soprattutto la differenza l’avverto nelle persone (palermitane e siciliane in generale) poiché sono molto accoglienti e disponibili.
Concludendo per me Palermo è una città in cui quando posso cerco sempre di andare, sia per lavoro che per vacanza”


Ci puoi spiegare meglio l’idea di ‘Millennial Warriors?’ Fondatori e mission organizzativa?

“L’idea di Millennial Warriors nasce dall’incontro tra me e Alessandro Sandionigi, quando ci siamo incontrati abbiamo capito che nonostante le differenti esperienze lavorative, poiché io sono più concentrata sulla comunicazione mentre Ale è più settorializzato sul lato commerciale, sentivamo lo stesso problema di pregiudizio nei confronti dei giovani italiani, ma sopratutto di ‘collegamento’ tra diverse generazioni.
Per questo ci siamo attivati sia per il sociale sia per il business per risolvere tale problema; quindi la mission è quella di collegare varie generazioni, come quello che abbiamo portato a Palermo, sia tramite la consulenza strategica e comunicative per le aziende.”

Una cosa che mi ha colpito molto del tuo intervento in facoltà è stato inerente l’idea che c’è ormai uno stile di ‘imprenditoria’ diversa, ovvero basata solo su ‘sogni’ senza basarsi sui sacrifici e impegni.
Puoi dirci cosa pensi a riguardo?
Quali sono le cause e quali sono le conseguenze, e se pensi che si possa arginarsi questo fenomeno?

“Io sono molto preoccupata di questa Narrativa che racconta che tutti possono fare gli imprenditori, o meglio, che fare l’imprenditore sia così semplice.
Io penso che se fossimo tutti nati in un epoca lontana dalle ‘start-up’ nessuno avrebbe questo prurito di fare l’imprenditore, o forse si avrebbe lo stesso, ma non penseremmo minimamente fosse così semplice.
Secondo me questo concetto ha frenato un’intera generazione di imprenditori, generando una marea di gente infelice per le scelte, sbagliate, prese.
Oggi abbiamo la fortuna di sapere che l’imprenditoria è solo una delle tante strade da poter percorrere e questo ci aiuta davvero tanto, ma si deve essere sinceri sempre con se stessi e comprendere se effettivamente si ha la voglia di sbattersi per un proprio progetto, che comunque non necessariamente significa ‘fondare un’azienda’, poiché un’idea potrebbe diventare una strada che può seguire un’altra azienda.
Non tutti hanno la voglia o la forza di creare progetti imprenditoriali, ma no per questo significhi che siano degli sfigati, non voglio che passi questo messaggio.
C’è bisogno di una narrativa diversa, che racconti anche i momenti bui e complicati, non solo la fase del ‘successo’.
Non è un caso che personalmente ho deciso di documentare anche dei momenti complicati personali, anche tramite dei semplici video, che possano sensibilizzare dunque altre persone. Io sento questa necessità di raccontare che tutto questo non è così semplice e non mi sento in grado di dire soltanto ‘credi forte forte e ci riesci’, ecco ci vuole sangue, sudore, poche ore di sonno, sbattersi e mettersi in discussione, ed oltretutto, un grande imprenditore deve mettere da parte il proprio ego, non si crea un business per il proprio ego bensì si mette il proprio ego al servizio del business”

Come pensi si evolveranno i social network tra 10 anni?

“Questa è la domanda da un milione di dollari!
Onestamente ti dico che non voglio sapere rispondere, poiché questa voglia di conoscere il futuro potrebbe non farci godere o migliorare il presente.
Ma comunque cerco di rispondere, secondo me prima o poi nascerà un social ‘solo voce’ o ‘solo video’, secondo me saranno questi i trend che andranno forte.
In realtà penso e spero che i social media diventino un posto dove poter fare sempre più marketing e che i contenuti possano diventare qualcosa di vero, fresco e non costruito quindi fake.
Più che chiederci il futuro dei social, penso e lavoro al presente dei social, perché penso che nessuno li utilizza in maniera efficace, secondo il mio punto di vista sfruttiamo solo il 10% della potenzialità dei social nonostante abbiamo sempre il cellulare in mano!

Non demonizziamo i social, bensì l’uso sbagliato che facciamo di loro.
Credo che oggi è molto più semplice che diverse aziende ti notano, creando dei contenuti sui social è più semplice creare un contatto lavorativo.”

Preferisci comunicare più su Facebook o Instagram? Perché?

“Preferisco comunicare su Instagram anche se non sono una fan sfegatata.
Non sono mai stata attratta tantissimo da Facebook, uno dei tanti motivi per cui preferisco utilizzare Instagram rispetto Fb è che ha meno contenuti da sfogliare, cioè trovi o solo video o solo foto quindi è targettizzato.
Ormai Facebook è fuori target per me, per te e i lettori del tuo blog, anche per questo lo utilizzo poco.
Di Instagram mi piacciono tantissimo le Stories e Instagram Tv.
Nonostante tutto è importante comprendere che Facebook non è morto, anzi è il miglior strumento per effettuare strategia di targettizzazione della propria clientela.
Attendo con ansia lo sviluppo di Tik-Tok, mi sta piacendo tantissimo!”

Se ci puoi consigliare 3 libri quali ci consiglieresti?

Bellissima domanda!
Allora consiglio “La Peste” di Albert Camus; in generale consiglio la lettura di questo autore che personalmente mi ha ispirato e formato tantissimo nel mio percorso di vita e di business, poiché è necessario “diventare le persone che siamo” così come recita ‘Nietzsche’, solo comprendendo la condizione umana possiamo essere solidali tra noi essere umani, possiamo cambiare il mondo ma tutti assieme e non avendo pensieri individualistici, ma un fine comune.
Collegandomi con questa concezione, il 2′ libro che consiglio ai tuoi lettori è “The Intrapreneur: Confessions of a Corporate Insurgent” di Gib Bulloch.
Gib era un dipendente di una grande società di consulenza che ha inventato una delle prime forme di social business, e l’ha fatto da Intrapreneur, cioè chi fa l’imprenditore all’interno di un’azienda, i così detti ‘creativi-sognatori con volontà di fare’, e Gib racconta in questo libro l’esaurimento che stava avendo così comprendendo che la sua missione nella vita era altro, molto più importante e alta di ciò che stava facendo.
Un altro libro è ‘Un mondo a tre zeri’ di Muhammad Yunus, questo libro mi ha fatto capire l’importanza del business a impatto sociale.
Te ne dico un altro!
L’ultimo ‘l’amore ai tempi del colera’ di Gabriel Garcia Marquez, autore che ho considerato quasi come un nonno! Mi ha aiutato tantissimo, tale libro racconta il valore della pazienza quando amiamo realmente qualcosa, cioè quando abbiamo un obiettivo molto chiaro che ci fa svegliare ogni giorno col fuoco dentro!

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Articolo di Riccardo Susinno.

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