Amiamo l’Italia anche domani

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a numerose manifestazioni d’affetto per il nostro Paese: le serenate dai balconi, l’inno di Mameli trasmesso a reti unificate in tutte le radio, bandiere sventolate con orgoglio nelle terrazze e in generale un sentimento di solidarietà che ha invaso tutta la penisola.

Non eravamo più abituati a tanto patriottismo, ci mancava davvero quello spirito d’italianità che ci contraddistingue solitamente solo con i nostri azzurri del calcio e, probabilmente, tanti di quei tricolori svolazzanti portavano ancora addosso la polvere delle cantine da quell’ormai lontana estate del 2006, quando Marco Civoli ai microfoni Rai urlava emozionato “il cielo è azzurro sopra Berlino! Siamo campioni del Mondo!”.

Si sa che poche cose smuovono un popolo latino come il nostro, una è sicuramente il calcio, l’altro fattore lo stiamo conoscendo ora, e si chiama dolore. Il dolore che invade una nazione intera che, dopo la Cina, sperimenta per prima sulla propria pelle un sentimento di paura e immobilità che pian piano ha invaso prima il resto d’Europa, poi il mondo intero.

La vera domanda è: quanto durerà questa ritrovata unità nazionale che ci ha travolto improvvisamente?

Le continue lotte Nord-Sud e gli inutili campanilismi sono stati messi da parte per affrontare come fronte unito un nemico comune, che non fa distinzioni territoriali.

Anche una parte della politica sembra aver capito che gli interessi di un popolo vengono prima di quelli partitici, anche se, come sempre, ci sono delle eccezioni, ma noi non faremo nomi e cognomi.

Quando tutto sarà finito, perché prima o poi finirà, ci troveremo a raccogliere i cocci di una Nazione la cui economia è stata messa in ginocchio da qualcosa di più imponderabile di ciò che ha scatenato la crisi del 2008, qualcosa di strutturalmente diverso, che non significa necessariamente peggiore.

Perché allora è crollato un determinato tipo di sistema economico basato sui mutui subprime che, a catena, ha scatenato una spirale recessiva sempre peggiore anche fuori dagli USA.

In questo caso parliamo di una sospensione economica “forzata”, paragonabile a quella causata da una guerra, alla quale necessariamente seguirà una ripresa.

E quando ci sarà questa ripresa, noi dovremo esserci.
Parlo di noi rivolgendomi a tutti quei giovani che per primi hanno il dovere di credere in una Nazione che solo ora ha riscoperto l’unità e l’amore di un popolo che ha un enorme potenziale per dare di più e far vedere al resto d’Europa che le risorse umane non mancano. Perché è giusto valorizzare non solo le nostre bellezze culturali e paesaggistiche, ma anche le menti brillanti che ogni giorno vengono sfornate dalle università italiane.

Abbandoniamo definitivamente questo stereotipo prettamente italiano che vede nel mito esterofilo una promessa di successo, come se la soluzione a tutti i mali fosse scappare in un altro paese e lasciare la scuola che ci ha formato culturalmente, donandoci quella creatività, quell’estro e quel genio che ha reso l’Italia patria di Dante, Leonardo, Galileo, Alessandro Volta e Brunelleschi.

Certo, i problemi strutturali ci sono, nessuno lo nega, ma siamo sicuri che la soluzione sia lasciare che qualcun altro se ne occupi? Oppure spetta a noi rimboccarci le maniche e dare per primi l’esempio di una generazione che vuole essere ricordata per quella che ha avuto il coraggio di prendere per mano l’Italia e tirarla fuori dal guado della crisi scatenata dal Coronavirus?

Le eccellenze italiane non mancano, ma dovrebbero essere ancor più valorizzate ed essere guardate come esempio, piuttosto che prendere come punto di riferimento solo le Start Up della silicon valley.

La silicon valley italiana può essere la Lombardia, la Sicilia, la Toscana, il Veneto o l’Umbria; ogni regione, ogni comune, ogni frazione può essere la culla di qualcosa di importante se i primi a crederci siamo noi giovani.

E allora ben vengano le iniziative personali, le idee pazze, le idee improbabili, i progetti fatti con amici con l’idea di sbarcare il lunario, anche se potremmo fallire miseramente. Perché l’importante è rialzarsi ogni volta, credere ciecamente in ciò che si fa e non abbandonare gli obiettivi solo perché qualcuno dice che “in Italia non funziona niente”.

La verità è che in Italia non vogliamo far funzionare niente, perché è la scusa dei mediocri, di quelli che si arrendono e preferiscono dare la colpa a un sistema malato, facendo combattere qualcun altro contro i mulini a vento.

Il Coronavirus ce lo sta insegnando: otteniamo risultati solo se siamo uniti, se tutti agiamo con solidarietà e determinazione.

Quindi non ascoltiamo le cassandre della crisi, chi sputa nel piatto dove ha mangiato per una vita, prevedendo per le nuove generazioni un futuro di stenti dove l’unica soluzione possibile è fuggire, come i nostri bis-nonni con il mito dell’America.

Il mito è l’Italia, lo è sempre stato, non lo riconosciamo perché siamo sempre stati troppo impegnati a farci la guerra per una partita di pallone, a proclamare le indipendenze regionali o a riempirci la bocca con il populismo da social network.

Abbiamo un patrimonio immenso, una civiltà che tutto il mondo ci invidia e ora abbiamo anche dimostrato di poter essere anche un popolo davvero unito.

Dimostriamolo sempre, per davvero, prendiamoci per mano noi giovani per primi e senza guardare indietro puntiamo al futuro, mantenendo i piedi sulla terra del Paese più bello del mondo.

Articolo scritto da Andrea Caenazzo

Revenge Porn, l’intimità violata

Il termine anglosassone “Revenge Porn”, o “revenge pornography”, associa la parola “vendetta” (revenge) a quella di pornografia ed è uno dei fenomeni dell’era 2.0.
Si tratta di una pratica, più diffusa di quanto in realtà si pensi e consiste nella diffusione illecita di immagini e video, a sfondo sessuale, su internet senza il consenso dei “protagonisti” che ritrovano a volte ignari le proprie foto private sul web.

Vittime, spesso di una vendetta, dopo la fine di una relazione con la quale il proprio ex partner decide di vendicarsi inviando le foto intime della vittima ad amici o gruppi sul web. Ed è quello che emerge da un’inchiesta di Wired sul colosso di messaggistica instantanea Telegram, una rete di 21 canali con quasi 50mila di iscritti e oltre 30 mila messaggi al giorno dove vengono postate e vendute foto intime di donne (spesso di ragazzine minorenni) e uomini. Utenti, che tramite un nickname, in anonimato scambia o acquista materiale pornografico e pedopornografico ad insaputa delle vittime. Ma non solo, spesso il tutto è accompagnato da link sui profili privati delle vittime o numeri di cellulari delle stesse.
Basta leggere qualche commento, per capire come questo fenomeno nasconde in realtà un fenomeno sociale ben più preoccupante, ed è quello di chi si sente in diritto di esercitare il proprio potere sul corpo di qualcun altro anche solo tramite la diffusione di un’immagine.

Perché se è vero che spesso le vittime sono inconsapevoli degli scatti, è anche vero che capita che questi scatti siano fatti proprio dalle stesse vittime, che durante una relazione magari “giocano” con il proprio partner, inviando loro foto, video o messaggi con riferimenti hot. Viviamo nell’era digitale, il mondo 2.0 che spesso si “mescola” con il mondo reale, dove le relazioni non sono più fatti di incontri al bar, cene romantiche o chiacchiere in palestra, ma sono fatti pure di like, condivisione dei propri momenti della giornata, di video e di selfie con amici, partner e familiari.

La linea sottile fra le due realtà tende a svanire così pure i commenti di chi si sente in diritto di giudicare gli altri, sempre. “Se l’è cercata”, ”è stata ingenua”, “quella gonna è troppo corta, quella maglietta troppo scollata”, frasi allusive, intenzioni, opinioni che si celano dietro ad un sistema corrotto e falso moralista, che giustifica azioni ingiustificabili, invece di condannare chi viola il diritto alla libertà.

L’uomo è un animale sociale, approvazione, appartenenza, condivisone sono tante sfumature di un unico rapporto, quello basato sulla fiducia. Ed è per questo che bisogna sempre pensare che la fiducia così come la libertà, sono due facce della stessa medaglia. Considera sempre, al di là del rapporto che hai con la persona a cui la invii, che questo può cambiare o che per sbaglio (smarrimento del telefono, hackeraggio, invio sbagliato, etc) queste immagini possono essere diffuse. Qualsiasi immagine su internet lascia una scia identificativa e non sarà difficile risalire al proprietario dell’immagine. Se invece sei o pensi di essere vittima di revenge porn, contatta (anche se sei minorenne) la polizia postale o l’associazione

Inviare una propria foto, qualsiasi sia il rifermento, o scegliere un abito piuttosto che un altro è la libertà di ognuno di noi, nonché il diritto personale di poter decidere. Il nostro dovere è quello di creare un sistema nel mondo in cui la dominazione (metaforica e non) sull’altro sia solo un vecchio ricordo. Un sistema che lasci che ogni donna ed ogni uomo abbia il diritto di esprimersi come consentire la non proliferazione della Pornografia Non Consensuale (NCP & “Revenge Porn”) così senza fine di Lucro e di promozione sociale Permesso Negato, che si occupa di applicare nel concreto tecnologie, strategie e policy per come altre forme di violenza ed odio online, facilitando l’individuazione, il recupero, il reporting e la rimozione dei contenuti dalle principali piattaforme online.

Un sistema che lasci che ogni donna ed ogni uomo abbia il diritto di esprimersi come meglio creda, e soprattutto che abbia gli strumenti per contrastare quei fenomeni che ne limitano la libertà. 

Il reato di renvenge porn è punibile dalla legge: nell’Agosto 2019 è entrato in vigore l’art. 612 ter c.p.: la campagna di sensibilizzazione #ancheperte, ideata da Maieuticar, per contrastare il Revenge Porn e far comprendere che tale fenomeno, oltre che disumano, è anche reato, recita tale testo della legge.

Video #ancheperte:

Articolo di Vanessa Occhione.

#ancheperte video finale

La campagna di sensibilizzazione contro il Revenge Porn #ancheperte, ideata da Maieuticar, si è conclusa con l’elaborazione del video messaggio lanciato Venerdì alle ore 19.00 sui propri canali social.

Ringraziamo tutti i partecipanti che hanno messo la faccia, ringraziamo tutti gli enti partecipanti e soprattutto ringraziamo chi ha condiviso, apprezzato e compreso il messaggio di #ancheperte

VIDEO:

Enti che hanno collaborato con noi
Un quadrifoglio per ogni partecipante al video

Ringraziamo i seguenti enti:
Comitato Giovane Baarìa
Avanti Giurisprudenza
Consulta Giovanile di Carini
Parru Cu Tia
Marketing Espresso

Ringraziamo i seguenti portali:
Passione Libri
Orange Romance
Pensieri alla Luna
Biggeye
Benessere Donna e Mamma

Un ringraziamento speciale a:

Comunicazione & Social Media Manager: Agnese Torre

Grafiche: Giovanni Sciortino

Editing & Montaggio Video: Giacchino Sciortino

Coordinamento & Gestione Campagna: Riccardo Susinno

Grazie a tutti coloro che condividono i valori che il nostro progetto porta avanti, grazie a tutti i lettori e fruitori dei nostri contenuti, insieme possiamo iniziare una Nuova Era.

Il team di Maieuticar


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”La mia libertà di mostrare, la tua scelta di bloccare la violenza” la legge parla chiaro #ancheperte

Alla luce di una recente inchiesta di Wired in cui è esploso il caso di cyber crime sulla piattaforma Telegram, dove migliaia di utenti si scambiano materiale pornografico e pedopornografico, la realtà digitale ‘Maieuticar’ vuole agire attuando un processo sensibilizzazione attraverso i social per prevenire tale fenomeno affinché lo strumento social sia utilizzato correttamente e non diventi arma di prevaricazione sociale e personale. 

In Italia ci sono moltissime vittime di revenge porn, la maggior parte sono ragazze consumate dalla vergogna o giovani donne che a seguito della fine di una relazione trovano la propria intimità violata. E la quarantena che stiamo vivendo, sta portando sempre più in superficie questa aberrante realtà. È per questo motivo che abbiamo pensato di realizzare un video in cui varie persone daranno voce all’articolo Dispositivo n.612-ter del Codice penale, entrato in vigore il 19 luglio 2019. 

Questo non solo per sensibilizzare le persone contro un cyber crime come può essere il revenge porn, ma anche per ricordare agli utenti del web che esiste una legge e come tale, bisogna rispettarla.
Chiediamo a tutti i lettori e all’intera comunità, se interessati e volenterosi di metterci la faccia, di partecipare alla nostra iniziativa che consiste in una raccolta di video in cui si recita il testo di legge che prevede tale reato.

Quello che ti chiediamo, per contribuire alla nostra campagna è semplice: registra un video in cui leggi il testo dell’articolo 612-ter che ti alleghiamo, ed alla fine della lettura ti chiediamo di ripetere lo slogan della campagna che è: “La mia libertà di mostrare, la tua scelta di bloccare la violenza” la legge parla chiaro #ancheperte.

Se scegli di partecipare alla campagna metteremo il tuo nome nei ringraziamenti finali del video.
Riusciamo insieme a coinvolgere e creare in rete un bel movimento che sprigioni energie positive contro questi fenomeni nocivi per la società?
Noi ci crediamo!


La scelta dell’hashtag #ancheperte è un omaggio alla canzone di Battisti, ma è anche un omaggio alle donne ed a tutte quelle persone che si trovano in situazioni di difficoltà.
È importante essere uniti contro questi fenomeni, perciò ti ringraziamo per il tuo contributo. 

Partecipare è semplice, qui in seguito le istruzioni per poterci aiutare:

ISTRUZIONI PER IL VIDEO: 

Per la Ripresa video ti chiediamo: 

1- Registra il video anche con il tuo Smartphone in Orizzontale;
2- Tienilo su un supporto fisso, un cavalletto, o appoggialo in modo tale che l’immagine sia stabile, se non hai nessuno che può aiutarti a riprenderti. Il testo, che trovi in seguito, lo puoi tranquillamente leggere con un cellulare, palmare o su carta!
3- Parla a voce alta, e scandisci bene le parole, affinché in lettura non si
perdano le parole che dici.

4- Registra il video e poi invialo a questo numero (su Whatsapp): 328 1732 666 

TESTO DELL’ARTICOLO DA LEGGERE: 

«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 5.000 a euro 15.000. 
La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. 
La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. 
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio». 

“La mia libertà di mostrare, la tua scelta di bloccare la violenza” la legge parla chiaro #ancheperte 


Contattaci per avere maggiori informazioni e per partecipare alla nostra campagna di sensibilizzazione.

Comunicato stampa ufficiale: QUI
Sulla nostra pagina Instagram: QUI




Ringraziamenti:
Da un’idea di Riccardo Susinno.
Con la gentile collaborazione di Agnese Torre con il ruolo di gestione comunicazione e social media manager.

Lavoro grafico a cura di Giovanni Sciortino.
Video maker della campagna di sensibilizzazione Gioacchino Sciortino.
Ringraziamo tutte le persone che aiutano il nostro progetto collaborando con noi.
Ringraziamo tutte le associazioni e gli enti no profit che stanno contribuendo alla diffusione della campagna di sensibilizzazione.
Grazie a chi sta condividendo l’idea, aiutandoci ad avere una voce più forte e coese.

Lucio Battisti nella cultura popolare Italiana: pensieri e parole

In questi giorni di quarantena ho compreso quanto l’identità di una comunità passi per la condivisione di alcuni fattori che, comunemente e naturalmente, vengono assorbiti dai vari soggetti che fanno parte di quella determinata comunità, o che si identificano in quell’ecosistema di valori etici, morali, costituzionali e storici, che d’altronde, formano le diverse culture di ogni paese.
Questo fattore è più acuto in un periodo complicato, come quello che stiamo vivendo, dove ogni soggetto cerca ‘una culla’ che lo accudisca.


In Italia abbiamo avuto una cultura piena di tantissimi fattori che l’hanno forgiata o comunque indirizzata, ma sicuramente, nella cultura nazional-popolare del Bel paese un grande artefice è stata l’industria musicale con i suoi artisti visionari, creativi e, molto spesso, in contro tendenza con la moda del momento.
Basti pensare che uno degli spettacoli ed eventi più attesi dell’Italia è proprio il festival di Sanremo; tale evento, di caratura mondiale, viene finanziato con i tributi e tasse che ogni cittadino paga all’erario, quindi, possiamo comprendere quanto l’arte musicale sia di fondamentale importanza per l’Italia e gli Italiani.
E’ la forma d’arte che sicuramente ci sensibilizza ed orienta più facilmente.


D’altronde, nel mondo, la musica è una delle forme d’arte più comunicative che esista, soprattutto in un periodo in cui per accedervi bastano dei semplici click su piattaforme digitali.


Tanti artisti hanno influenzato la cultura nazional-popolare, ma ho deciso di iniziare questa rubrica, che tratterà diversi autori, con uno degli artisti italiani più riconosciuti ed eterni: Lucio Battisti.

Molti dei suoi versi sono diventati degli slogan per noi tutti, basti pensare a “lo scopriremo solo vivendo!”, “è la paura che inquina e uccide i sentimenti”, “una giornata uggiosa” e tanti altri (lo stesso Mogol in un’intervista alla Rai affermò tale concetto).

Lucio ha realizzato circa 20 album in quasi 28 anni di carriera musicale.
Ma la domanda che mi sono posto per scrivere tale articolo è stata:
”Come mai Lucio Battisti ha influenzato così tanto la cultura popolare rispetto altri artisti italiani?”

Secondo me ci sono tanti fattori, tutti importanti e intercambiabili.

Il primo riguarda il momento storico in cui Lucio ebbe successo.
Erano gli anni 70’, anni non semplici per l’Italia.
Manifestazioni in piazza, politica studentesca scottante, attacchi terroristici di movimenti estremisti, attentati, guerre di Mafia e tanto altro che hanno caratterizzato quegli anni.


In un momento così crudo, di sangue e instabilità, alle radio e ai vinili si poteva ascoltare un ragazzo che, invece, parlava di storie d’amore e di vita. Un sognatore. Un visionario che raccontava amori passati, amori futuri e camminate su delle colline e monti, magari con un fiore in bocca in mezzo a qualche ciliegio, rincorrendo un sogno o un amore infranto.


Lucio aveva una sensibilità innata, dove i suoi testi raccontano storie d’amore, ricordi, di speranza e di vita.
Possiamo così comprendere come un Italiano, in quel periodo, poteva ‘rifugiarsi’ nelle canzoni di Lucio, dimenticando il periodo aspro e complicato che stava vivendo lo stivale.
Arriviamo così al secondo fattore che ha portato Lucio nella cultura nazional-popolare che è proprio il suo disimpegno ai contenuti politici e il distacco dai giornalisti.


Lucio non ha mai toccato tematiche politiche e stava lontano dai giornalisti, lo stesso Lucio, in un intervista ha dichiarato che voleva solo raccontarsi con la musica, senza più apparizioni in tv o live musicali.
Esistevano solo i suoi vinili. La sua musica, i suoi versi.

Questo ha portato ad un distacco tra l’artista e tutti gli ascoltatori, questa lontananza è riuscita a far ad apprezzare maggiormente l’artista e, per tutti gli ascoltatori, immedesimarsi nei suoi versi.

Era il rifugio di tutti. Quindi immaginiamo come possa aver dato conforto e aiuto, o anche semplicemente far passare dei momenti divertenti e spensierati ad una moltitudine di persone, staccando dalla vita politica, studentesca, lavorativa e dal mondo intero.


Ma d’altronde oggi è ancora in grado di farlo.
Mi ha sorpreso la presenza di commenti, su YouTube, attualissimi, dove ringraziano Lucio ‘per la vicinanza’ in questo periodo complicato per noi tutti, a fine articolo trovi i commenti.

Quindi, Lucio è tutt’ora una culla per noi Italiani. Riusciamo a sognare ascoltando la sua voce, che è eterna.
Tutti gli italiani hanno un amico che può consolare, riuscendoci a  farci immaginare cieli immensi e praterie dove poter correre, rotolare e respirare piano.

Non è un caso, se in un periodo complicato come quello che il sistema sanitario italiano sta vivendo, per colpa del viscido COVID-19, il personale sanitario in prima linea, in trincea, ha utilizzato le note de ‘il mio canto libero’ per creare ‘un inno’ per affrontare questa emergenza.

A tutti noi che ci aspetta una ripresa socio-economico incredibile per il nostro paese, forse, ripartendo da alcuni concetti di benevolenza, amore e coraggio, che Lucio ha inciso nei suoi vinili, potrebbero rendere questa risalita più gagliarda e coesa, producendo una Italia più rosa, fresca, unita ed eterna.
Amarci di più, basterebbe questo.


Grazie Lucio.

Alcuni commenti attuali su YouTube:

Alcune foto di Lucio Battisti trovate sul web e condivise senza scopo commerciale o di lucro.

Articolo di Riccardo Susinno.

INTERVISTA – FABRIZIO LA MONICA- FILM E CINEMATOGRAFIA

Ad inizio Febbraio abbiamo svolto una bellissima chiacchierata con #FabrizioLaMonica, noto #regista bagherese e cinefilo da sempre. Operante nel settore cinematografico siciliano e fondatore di #KàlamaFilm, una società di produzione e formazione cinematografica, nata a Palermo nell’ottobre del 2017.
Abbiamo parlato durante l’intervista di tantissimi argomenti, dal processo creativo per la costruzione di un film all’avvento di Netflix e le conseguenze che il cinema ha subito, abbiamo anche affrontato la parte promozionale di un film e il rapporto con i social network. Fabrizio ci racconta anche le difficoltà di creare e distribuire un #film in #Sicilia, e in generale, le caratteristiche di uno spettatore italiano.
Buona visione!

Lavori di Fabrizio: VORK AND THE BEAST – film completo: QUI
DIO NON TI ODIA – trailer ufficiale: QUI
IL BUIO DEL GIORNO – Trailer ufficiale: QUI
Pagina Facebook di #KàlamaFilm: QUI

Intervista video integrale sul nostro canale YouTube:

Alcuni frame dei lavori di Fabrizio La Monica:

Preparazione intervista da parte dei nostri operatori:

Un’idea di Riccardo Susinno;
Montaggio: Gioacchino Sciortino;
Regia: Carmelo Sardina;
Collaboratore: Manuel Gutierrez;
Località: Libreria Interno 95, Bagheria (PA);

Ringraziamo la Libreria ‘Interno 95’ per la disponibilità e cordialità.
Ringraziamo Manuel Gutierrez per averci aiutato nelle riprese dell’intervista.
Grazia a Fabrizio La Monica per aver accettato l’invito e per la sua gentilezza.

Viaggio nell’isola di Montecristo

Avete mai letto ‘Il Conte di Montecristo‘, il famoso romanzo di Alexandre Dumas?

L’isola, turisticamente, è diventata famosa grazie all’opera dello scrittore francese, almeno nell’immaginario. Le trasposizioni cinematografiche del romanzo non sono state girate qui, invece, visto che l’isola è una riserva protetta dagli anni ’70. Per cui, tutti i paesaggi che avete potuto vedere sul piccolo e grande schermo non sono quelle reali.

Breve trama del romanzo

La storia si colloca tra il periodo di prigionia all’Isola d’Elba di Napoleone Bonaparte e il governo di Luigi Filippo d’Orléans, ultimo Re di Francia prima dell’Impero di Napoleone III.
Nel romanzo, molto complesso,  si avvicendano moltissimi personaggi, che ruotano attorno alla figura del protagonista Edmond Dantès, giovane marinaio di 19 anni fidanzato con la catalana Mercédès e futuro capitano della nave Pharaon.
La sua vita cambia radicalmente quando, a causa di un carteggio tra bonapartisti di cui è stato inconsapevolmente consegnatario, viene accusato di aver preso parte al ritorno  di  Napoleone  dall’Isola  d’Elba  e  pertanto  viene condannato  al  carcere ingiustamente, restando prigioniero per 14 anni nel Castello di If.
In carcere la sua fortuna sarà la conoscenza con lo scienziato Faria, precettore della ricca famiglia Spada e anche lui prigioniero nel castello, dal quale sta tentando di evadere scavando un tunnel. Solo che dei calcoli sbagliati, anziché portarlo al di fuori del castello, l’hanno portato nella cella di Edmond.
I due diventano grandi amici e lo scienziato svela ad Edmond l’esistenza di un tesoro nascosto nell’isola di Montecristo.
Purtroppo Faria muore e Edmond riesce a fuggire di prigione proprio sostituendosi al suo cadavere. Da qui inizia la sua voglia di vendetta. Riuscendo ad arrivare a Montecristo e trovando il famoso tesoro di cui gli aveva parlato Faria, Edmond si trasforma nel suo alter ego Conte di Montecristo. Da questo momento in poi, il suo scopo sarà riavvicinare tutte le persone del suo passato per regolarne i conti e vestirà, da grande trasformista, i panni di diversi personaggi, tra i quali anche quello delle leggende persiane di Simbad ilmarinaio.

Viaggio sull’Isola di Montecristo

Se la lettura del romanzo vi ha in minima parte solleticato la fantasia, è naturale che vi sia venuta voglia di sapere come è fatta l’isola veramente.
Se volete visitarla, però, sappiate che la lista d’attesa è lunga. Più in basso, spiego il perché.
Geograficamente, Montecristo è la più remota delle sette isole che formano il Parco dell’Arcipelago Toscano.

Ci vogliono due ore di navigazione per arrivarci: il battello salpa da Porto Azzurro, all’Isola d’Elba, alle 9,30 e lascia i visitatori nella baia di Cala Maestra.

Isola vista dall’alto – Copyright Foto

Cosa vedere a Montecristo

A Montecristo si arriva via mare, ma l’isola è una destinazione per trekker, perché c’è solo  da  camminare  e  anche  tanto.  Per  precisare, le  scarpe  da  trekking  sono obbligatorie, pena la non accettazione ai percorsi. Ve ne controllano la conformità le guide messe a disposizione dal Parco.

Già, perché per tutelare la biodiversità dell’isola non ci si può avventurare per conto proprio,  ma  bisogna  affidarsi  alle  guide,  che  hanno  predisposto  tre  percorsi autorizzati. Tutti partono dall’attracco di Cala Maestra e ritornano giù, sempre in località  Cala  Maestra,  a Villa  Reale,  l’unica  costruzione  dell’isola,  sede  di  un piccolo MuseoNaturalistico.

Primo percorso: Cala Maestra-Belvedere-VillaReale

Lungo 2 km, porta su al Belvedere, il punto panoramico che si affaccia su quella Cala Maestra da cui si è arrivati all’isola.

– Copyright Foto –

Secondo percorso: Cala Maestra- Monastero-Villa Reale

Lungo poco più di 3 km, conduce alle rovine del Monastero benedettino fondato nel 445 d.C. dal Vescovo di Palermo Mamiliano e in cui i monaci benedettini hanno risieduto fino alla metà del 1500.
Attorno al Monastero aleggia la leggenda (su cui in parte è ricamata anche la trama del romanzo di Dumas) secondo la quale sotto il suo altare si trovasse un tesoro nascosto, motivo per il quale l’isola era frequentemente soggetta agli assalti dei pirati.

Terzo percorso: Cala Maestra- Grotta- VillaReale

Snodandosi per 3,600 km, è quello che porta alla Grotta di San Mamiliano, a poca distanza dall’omonimo Monastero.

La leggenda popolare attribuisce al luogo la vera ‘casa’ del Santo, che viveva qui da eremita.  La  cavità  è  nota  anche  come  ‘Grotta  del  Drago’,  perché  si  crede  che Mamiliano qui ne abbia ucciso uno. Sul luogo sarebbe sgorgata una sorgente d’acqua purissima tutt’ora esistente.

– Copyright Foto –

Fauna e flora dell’isola di Montecristo

Lungo i percorsi, troverete tante capre di montagna.  La specie locale si chiama proprio capra di Montecristo, sebbene non sia autoctona.

A   Montecristo   vive   anche   una rara   specie   di   ranadell’area   sardo-corsa, il discoglassosardo.

Le piantine autoctone custodite nell’OrtoBotanicodel Museo Naturalistico di Villa Reale sono il vero tesoro di Montecristo. Sono state messe al riparo dalla ingordigia delle stesse capre, ghiotte di qualsiasi seme. Sono state capaci di ridurre anche la presenza del leccio, di cui esistono pochi esemplari millenari sull’omonimo Collodei Lecci, a 560 metri d’altezza.

Sempre a riparo dai morsi delle capre, nell’Orto Botanico sono state ricostituite le piantine di corbezzolo, che in passato tappezzavano l’intera isola.

Prenotare per Montecristo. Una lunga attesa…
Se andate sul sito ufficiale di prenotazione all’indirizzo, QUI, potete vedere che per il 2020 le prenotazioni sono già al completo. Come suggerito, provate a riaffacciarvi al sito dal 1 giugno.

Data la sua natura di riserva naturalistica, l’isola ha ingresso contingentato. Per il 2020 erano previsti 2000 ingressi massimi relativi alle visite e i biglietti sono stati già tutti venduti.

Il sito che vi ho linkato sopra vi serve, comunque, per avere tutte le informazioni sulla visita: costi, orari, abbigliamento richiesto e tutte le condizioni di prenotazione.
Se  avete  un  natante  privato,  c’è  possibilità  di  chiedere  l’autorizzazione ai Carabinieri del Nucleo Biodiversità di Follonica per il semplice accesso all’isola.
Non  potete  usufruire  dei  percorsi  autorizzati,  ma  avrete  accesso  a  Villa  Reale, all’Orto Botanico e al Museo Naturalistico.
Consiglio  delle  guide,  valido  SEMPRE:  mai  lasciare  aperti  i  cancelli  dell’Orto Botanico. Si espongono le piantine all’assalto delle fauci delle capre.

CURIOSITA’: Lo sapete che le vicende di Edmond Dantès sembrerebbero ispirate alla reale vita di un ciabattino francese dal nome Pierre Picaud?

Le foto utilizzate non hanno uno scopo commerciale e non sono di nostra proprietà, sono utilizzate solo a scopo promozionale dell’Isola di Montecristo.

Articolo scritto e ideato da Katia.
Segui i suoi blog: QUI e QUI
Presentazione Katia: Classe 1980, nata in Germania, cresciuta nella calda Puglia respirando il profumo di focaccia barese, dal 2015 vivo tra le cupole rinascimentali della splendida Toscana.
Sono laureata in lingue e la mia è una famiglia inter-adriatica, perché unisce Italia e Albania. Viaggio poco nella realtà ma tanto con la mente, grazie alla lettura e alla scrittura, le mie più grandi passioni.
Vivo ogni giorno come fosse l’ultimo, non dico mai di no a prescindere e dedico ogni  traguardo raggiunto a mia figlia Alba, il  miglior regalo che la vita potesse farmi alla soglia dei 40.