#Futura EP.1 – Parliamo con Marketing Espresso

Durante la quarantena causata dal Covid-19, abbiamo parlato con Marco Onorato, fondatore e ideatore del progetto #MarketingEspresso.
Gli argomenti trattati sono diversi, ma soprattutto il mondo del digitale e dei social network collegati al mondo aziendale e sociale.
Online adesso la diretta andata in onda sulla nostra pagina Facebook.
Grazie Marco, alla prossima!
Buona visione.

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Video – “Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia

23 Maggio 1992, una data che non dimenticheremo mai noi palermitani e siciliani.
Il giorno in cui fu effettuato l’attentato al giudice Falcone, ricordata come strage di Capaci.
A Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. 
A Paolo Borsellino, Rocco Chinnici e Carlo Alberto dalla Chiesa.
A tutte le vittime della Mafia. 
A chi ancora oggi combatte e si oppone.
Il nostro pensiero è con voi.

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia

Video sulla nostra pagina Facebook:

Video editato e montato da Gioacchino Sciortino.
Ideato e scritto da Riccardo Susinno.

Replica diretta – 21/05/2020

Ieri è andata in onda sulla nostra pagina Facebook la diretta: “Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia.

La diretta di Maieuticar che ha lo scopo di contribuire alla sensibilizzazione ed alla commemorazione delle vittime della Mafia.
Ospiti: Maurizio Ortolan, Gianluca Maria Calì e Francesco Mongiovì.

Moderatori della diretta Riccardo Susinno e Agnese Torre.

Monologo iniziale: – “Lettera di Manfredi Borsellino” Agnese Torre

Letture durante la diretta:
– “In ricordo di Falcone di Paolo Borsellino” legge Riccardo Susinno
– “Citazioni di Giovanni Falcone” legge Vanessa Occhione
– “A voi” testo e lettura di Riccardo Susinno

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia

Qui la replica su YouTube:

Tre Lettere per domani: Pensieri AntiMafia

Lettera di Riccardotalè ma è a stissa ‘cosa’
In questi giorni mi chiedevo come potessi spiegare il terribile fenomeno ‘Cosa Nostra’ ad un bambino.
Questa lettera inizia così:
Il 2020 non lo dimenticheremo mai per una cosa piccola piccola ma che è riuscita a mettere in ginocchio una intera società… sto parlando del virus, che oramai conosciamo tutti, denominato in gergo ‘coronavirus’.
Ma tu lo sai che in Sicilia, la mia terra, esiste qualcosa molto più viscido del coronavirus?
Non sto scherzando!

Non ridere, credimi che è come ti dico io.
Ed è anche molto simile alle caratteristiche del coronavirus. 
Infatti, noi siciliani, durante il coronavirus dicevamo “talè ma è a stissa ‘cosa’!”
Non c’è nessuna ricerca scientifica che spieghi bene come sia nata questa cosa… poiché è presente da molte generazioni questa cosa viscida, piccola piccola, che si contagia tra le persone… alcuni dicono che è nata grazie all’ignoranza, altri perché aiutava i più poveri, altri ancora perché ai ‘poteri forti’ conveniva… questa cosa è così cattiva che riesce ad infettare tantissime persone, perfino le istituzioni, persone che erano portavoce ‘del cambiamento’ in realtà erano i primi infetti di questo maledetta cosa… ma tu ti immagini?
Questa orrenda cosa non guarda in faccia la tua età o il tuo sesso, ti attacca togliendoti la vita se ti fai infettare.

Ha tolto la vita a tantissimi imprenditori, politici, operai, studenti, avvocati, bambini, poliziotti, carabinieri, magistrati e chiunque si opponesse al contagio di questa cosa.
Noi in Sicilia abbiamo questa cosa talmente radicata nel territorio e nelle persone che con il tempo, alcuni malvagi, l’hanno fatta così tanto loro così sono arrivati a denominarla ‘cosa nostra’.
Ma d’altronde, come in ogni situazione critica, ci sono degli eroi che cercano di sistemare il tutto.
Come per la ‘resistenza’ al coronavirus abbiamo avuto medici, infermieri, personale sanitario, volontari e tantissime persone in prima linea a fermare e aiutare le persone che erano infetti, anche in Sicilia ci sono state tantissime persone che si sono opposte.
Queste persone con tanto coraggio e volontà di cambiamento hanno iniziato a far capire quanto questa ‘cosa’ in realtà fosse una ‘cosa nica nica’ e schifosa.
Sì, tantissimi erano.

Ricordo Giovanni, Paolo, Carlo Alberto, Rocco, Giuseppe, Ninni, Pino, Piersanti, Boris e potrei continuare ore ed ore ad elencare persone che hanno combattuto questa maledetta ‘cosa nostra’.
Ma sai cos’è la cosa più bella ed unica che caratterizza tutte le persone che da lassù in cielo ci guardano? Che loro ci hanno lasciato il vaccino da loro trovato.
Hanno lasciato, alle nuove generazioni e future, la possibilità di avere tutti gli strumenti per non essere infettati da questo virus… e ti dirò di più…  abbiamo una volta per tutte la possibilità di poter eliminare questa schifosa cosa dalla mia amata Sicilia e da tutto il mondo.

Grazie a loro.

Lettera di Vanessail sogno
Ho fatto un sogno stanotte, mi trovavo in un’antica cascina e c’era un tavolo rotondo. Seduto a questo tavolo c’era un uomo con un pizzetto (avrà avuto una cinquantina d’anni) intento a leggere un giornale. Ad un tratto ha alzato lo sguardo e mi ha detto: <<Ogni mattina mi alzo e vengo qui fuori, apro il giornale e attendo che la notizia di ieri sia diversa da quella di oggi. A volte lo è davvero… all’apparenza. Ma niente è come appare, e sai da dove me ne accorgo? Dal titolo. Se il titolo contiene una parola, beh allora la notizia di ieri non è così diversa da quella di oggi. Le parole sono importanti, ricordalo sempre. Ma ce ne una che è più importante di altre. Ed è la parola Mafia. Questa parola ha la capacità di cucirsi addosso agli uomini, di rendere una terra aspra, di essere radicata come l’inchiostro su un foglio bianco. Può macchiare, sbiadire ma rimane lì. A volte viene sostituita da sinonimi, ma la sostanza non cambia>>. Leggi qui: “19 Luglio 1992 ucciso il magistrato Paolo Borsellino, un uomo che ha combattuto la criminalità organizzata e si è distinto per essere stato l’uomo simbolo dell’ antimafia.” << AHH… ed è per questo che sei morti tu Paolo?? Per essere stato o per essere stato antimafia? Cuntari na’ sai! (Raccontare non sai)>>.
Un uomo robusto, arriva alle mie spalle con in mano un bicchiere di vino: <<Signorina favorisce? Meglio di no… è giovane lei. Allora? Sei stato? O sei stato antimafia? Vede … si pensa che noi siamo morti per essere stati fino al midollo l’anima del pool antimafia, ma io sono. Sono stato prima, quand’ero in vita, lo sono adesso che sono morto e penso, anzi credo con certezza, di esserlo stato prima ancora di nascere.
L’essere è il problema li giù, non quell’altra parola accanto che rende le notizie pane per prender pesci. Io Giovanni dichiaro di essere stato, in vita e dopo la morte. Noi non siamo morti per quella parola lì, noi siamo morti per essere stati. Essere stati con principi, essere stati di pugno, essere stati scomodi, essere stati onesti, essere stati indomabili, essere stati cittadini, essere stati…Vede? Gradisce un po’ d’acqua. L’acqua prima fonte d’essere. Semplice e trasparente, disseta tutti ed è vitale eppure provano sempre a renderladiversa da com’è. Le ricorda qualcosa? Che notizia mi porta dalla terra dell’arance? Oh… qui ce n’è in abbondanza, ma il profumo … quello è nostro!!ah…riesco a sentirlo ancora nei miei ricordi…>>. <<Giovà, la signorina ha da fare… c’è sempre da fare laggiù … lasciala andare… non annoiarla>>. <<Pallaaaa….palla…. >> grida un bambino. Una palla rossa piomba ai miei piedi: << è mia, grazie… vieni a giocare con me?>>. <<Peppino>>, disse l’uomo con il pizzetto. << ma dico: ci si presenta così ad una signorina? dove son finite le buone maniere>>. <<Eh si…>> (continua il ragazzino imbarazzato) << Ciao, Piacere Giuseppe Di Matteo, vieni a giocare a palla con me e gli altri? siamo lì>>. Mi prende la mano e prova a trascinarmi con sé. <<Peppino, Peppino lascia stare la signorina… lei, adesso deve andare>>. <<ok ciao>>, rispose il ragazzino, <<io vado>>. <<Si, forse è meglio che vada anch’io>> risposi. Mi sono avvicinata al tavolo, ho preso la bottiglia ed ho versato un po’ di vino dentro dei bicchieri, li ho dati ai due uomini seduti di fronte a me ed ho alzato il mio: “Agli uomini di CAS-A NOSTRA, quelli che hanno reso la mia casa, la mia terra, migliore. Quelli che sono stati, che sono e che saranno sempre nelle nostre memorie. A voi … Con la promessa che il giornale di domani sarà davvero diverso da quello di ieri e avanti ieri. A voi e alle vostre idee che sono indelebili. A voi, che siete morti per il semplice fatto di esser stati GRANDI UOMINI!”. Mi sono svegliata sorridendo, un sorriso come quello che ho lasciato sui loro volti… che ha tanto il significato di “Non li avete uccisi: Le loro idee camminano sulle nostre gambe”.


Lettera di Agneseessere umano = essere antimafia
Hai presente la sensazione di pienezza che ti pervade quando guardi un paesaggio, ma ad un tratto in quella meraviglia il tuo occhio viene attratto da qualcosa di insolito e si posa su una rottura dell’armonia del creato, un incendio ha lasciato una chiazza nera su quel panorama e capisci subito che quell’armonia che c’era prima è inevitabilmente spezzata, ci vorrà molto tempo prima che la natura le possa donare nuovamente vita e giustizia.
Ecco questo è quello che penso quando sento parlare di Mafia.
Una macchia nera nella bellezza infinita della vita. La mafia, o “cosa nostra” hanno la stessa forza e violenza d’un incendio che va a distruggere la vita e la fragilità intima delle persone.
Aggressioni, intimidazioni, soprusi, eccidi sono macchie nere che vanno a rompere l’armonia della bellezza, eppure in mezzo a tutto questo continuano a brillare luci che ci guidano come fari sul sentiero della legalità, attraverso le parole che risuonano come echi lontani nella storia, noi possiamo scegliere da che parte stare.
L’essere umano è fatto per amare e generare la vita in ogni sua forma e misura. Lo spirito di condivisione che guarda verso l’orizzonte con la speranza del cambiamento, ci mostra che anche noi nel nostro piccolo possiamo fare la differenza, è l’eredità lasciataci da persone che hanno datola propria vita combattendo
contro la violenza e contro la mafia.
La natura dopo un incendio non si arrende, giorno dopo giorno continua a lavorare per far rinascere la bellezza, finché quando meno ce lo saremmo aspettati, comparirà una ginestra a ricordarci che anche dove c’è stata distruzione può tornare la vita, la bellezza, e sarà il segno che l’eredità lasciataci da chi prima di noi ha dato la vita per rompere il circolo della violenza ha dato i suoi frutti, perché noi abbiamo continuato a ricordare, abbiamo continuato a combattere abbiamo continuato a dire no alla mafia, perché quella macchia nera nel paesaggio a noi non ci piace, e non potremo mai abituarci ad essa.

Immagini storiche della strage di Capaci – 23 Maggio 1992.

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia.

Campagna di sensibilizzazione e commemorazione vittime della Mafia.

La settimana che va dal 18 al 23 Maggio è una delle più sentite in Sicilia.

Il 23 Maggio è la data in cui il magistrato Giovanni Falcone è stato fatto saltare in aria dall’attentato organizzato da ‘Cosa Nostra’, insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Una morte brutale, orrenda, che ancora oggi mette i brividi, per eliminare una persona che ha lottato ogni giorno la Mafia e la criminalità organizzata.

Questo attentato ha lasciato una ferita a tutti i cittadini onesti, che difficilmente si potrà rimarginare se non con un impegno quotidiano verso un dovere civico e un senso di legalità che dovrà accompagnare, nelle scelte, tutte le nostre vite.

Una giornata che ogni anno risveglia la coscienza di tantissime persone che hanno compreso come sia fondamentale e di vitale importanza la non accettazione e il rifiuto di questo fenomeno: la Mafia, cancro del nostro paese.

Così come Falcone, simbolo della lotta contro la Mafia, in questa settimana vogliamo ricordare tutte le vittime della Mafia, creando messaggi e contenuti antimafia e che rappresentino legalità e senso civico.

Quest’anno sarà una commemorazione diversa; forse anche unica nella storia Italiana.
Visti i decreti in atto e l’emergenza causata dal Covid-19, non saranno possibili assembramenti.
Non ci saranno marce o manifestazioni studentesche, ma il ricordo di un momento così importante e delicato, per l’intera popolazione Italiana, è un dovere che possiamo adempiere utilizzando i social, creando un network insieme.

Infatti useremo i canali social di Maieuticar per divulgare il messaggio, cercando di arrivare a più persone possibili.

Dobbiamo rimanere lo stesso attivi, senza dimenticare.

Segui la nostra pagina Facebook per non perdere i contenuti di questa settimana.



Tra i tanti appuntamenti vi anticipiamo di seguire la diretta Facebook di Giovedì 21 alle ore 18.00, dove ci saranno ospiti che racconteranno la lotta alla Mafia vissuta in prima persona:

Maurizio Ortolan, autore del libro ‘Io Sbirro a Palermo’; ha fatto parte della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo ed è stato agente di scorta di Francesco Marino Mannoia e altri “pentiti” di mafia di peso, dattilografo con i giudici di Palermo durante gli interrogatori, interprete dei “pizzini” di Bernardo Provenzano.

Gianluca Maria Calì, , noto imprenditore Siciliano, fondatore della concessionaria “CalìCar”; si è opposto al pizzo richiesto dalla Mafia, ricevendo intimidazioni e minacce di morte.
Ricordiamo tra i tanti atti subiti, l’incendio che la Mafia ha commesso presso il suo show-room, bruciando diverse autovetture.


Francesco Mongiovì, per gli amici “Ciccio”; è stato sovrintendente Capo della Polizia di Stato, già componente della scorta del giudice Giovanni Falcone (Quarto Savona 15) e della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo, attualmente responsabile per i progetti sulla legalità del sindacato di polizia UIL Sicurezza.

EVENTO FACEBOOK:

Il team che ha lavorato per questa iniziativa:
Riccardo Susinno – Organizzazione/ Comunicazione/ Redazione
Agnese Torre – Comunicazione/ Redazione/ Grafica
Vanessa Occhione – Redazione
Gioacchino Sciortino – Video Maker
Carmelo Sardina – Regia/ Video Maker

Quel ramo del lago di Como… i luoghi de ‘I Promessi Sposi’

E’ il primo romanzo storico della letteratura italiana, per cui è toccato a tutti, MA PROPRIO A TUTTI, gli italiani studiarselo. Ambientato tra il 1628 e il 1630 in Lombardia, durante il dominio spagnolo, la versione che si studia a scuola è quella definitiva del 1840-42.
Agli occhi dei suoi contemporanei, e a dire il vero anche dei posteri, Manzoni ha lavorato come il miglior storiografo e ricercatore dei suoi tempi.

Pagine intere del suo romanzo si sono basate su veri documenti recuperati negli archivi dell’epoca. Primo fra tutti, e citerò solo questo giusto per far capire la cifra di questo immenso autore, la descrizione della Grande Peste del 1629-1631.

I Promessi Sposi nella parlata italiana

Superfluo parlare della trama del romanzo. Chi non conosce l’amore contrastato di Renzo (che nella prima versione del libro si chiamava Fermo. Che nome sfigato…) e Lucia? Tanto è superfluo che, infatti, non ve ne parlo proprio.
Piuttosto, è interessare rimarcare quanto alcuni dei personaggi del romanzo manzoniano siano entrati nel colloquiare italiano come prototipi di un certo modo d’essere.
Qualche esempio: Don Abbondio è diventato il simbolo della codardia e del servilismo. 
Don Rodrigo, invece, dell’arroganza ignorante. Ma vogliamo parlare del celeberrimo Azzeccagarbugli? “L’avvocato delle cause perse”, lo definisce Renzo nel capitolo V del romanzo. E niente, fa già ridere così. La definizione vi suona familiare, vero?

Sulle orme dell’amore di Renzo e Lucia
«Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…»
Questo è l’incipit famosissimo del romanzo di Manzoni. In realtà, la storia non rimane confinata in luoghi ristretti ma abbraccia un’area vastissima, compresa tra Lecco, Milano e Monza.
E’, quindi, possibile per un lettore ripercorrere dal vivo le tappe de I promessi Sposi? Certo che si! E vediamo insieme quali luoghi esistono nella realtà ed è possibile visitare…

Cosa vedere a Lecco?

La casa di Lucia
A Lecco si trova quella che, secondo gli studiosi, corrisponderebbe alla casa di Lucia Mondella. In realtà, i luoghi identificati sarebbero due.
Il più accreditato è una casa che si trova nel quartiere di Olate, ma se lo volete visitare rimarrete delusi. E’ diventato una casa privata e nemmeno messa benissimo da un punto di vista strutturale.

Tanto che, come riporta un articolo di un quotidiano di Lecco del 2011 che ho trovato in rete, l’edificio è stato chiuso al pubblico. Resta, però, visibile la targa d’ingresso, con la dicitura della probabile ‘casa di Lucia’.
Il secondo luogo, invece, è ad Acquate, altro quartiere lecchese. Si tratta di un antico rustico cheospita un’ osteria. E sapete come si chiama? 
Osteria Casa di Lucia!

Castello dell’Innominato
Nel romanzo il castello non ha una posizione geografica precisa. Per identificarlo ci si è basati sulla reale persona alla quale è quasi sicuro il Manzoni si sia ispirato per creare il personaggio dell’Innominato. Stiamo parlando di Francesco Bernardino Visconti, dei Visconti di Brignano.
Il castello del Visconti, pertanto, o meglio quello che ne resta, è ormai convenzionalmente riconosciuto come il castello dell’Innominato del romanzo manzoniano. I suoi ruderi si trovano in località Somasca, nel comune di Vercurago, appena sotto l’estremità orientale del lago di Como.
Dell’originale roccaforte sono rimaste le mura perimetrali, alcuni tratti dei bastioni e delle torri e la scalinata che porta all’ingresso del castello, completamente lavorata nella pietra.



Palazzotto di Don Rodrigo
Il Palazzotto di Don Rodrigo si trova precisamente sul promontorio dello Zucco. L’edificio è praticamente rimasto uguale alla descrizione del Manzoni fino al 1938, quando venne abbattuto e ricostruito prendendo il nome di Villa Guzzi. Attualmente è sede del CONI, per cui non è aperto alle visite al pubblico, ma se ne può ammirare il bellissimo giardino esterno.



Convento di Fra Cristoforo
Fra Cristoforo, il cappuccino menzionato più volte dal Manzoni, è una figura importante all’interno del romanzo e il suo convento esiste veramente, identificato con quello che si trova nel rione di Pescarenico, a Lecco.

Si tratta della chiesa dedicata ai Santi Lucia e Materno e la sua struttura è rimasta la stessa dalla metà del Cinquecento (ovviamente fatti i naturali lavori di manutenzione nel corso dei secoli).Anche la figura di Fra Cristoforo è ispirata ad un personaggio realmente esistito, il nobile Lodovico Picenardi. E qui scatta la meraviglia dei risultati che Google restituisce quando si fanno ricerche approfondite. Perché, a voler restare puntuali nella definizione ‘convento di Fra Cristoforo’ si scopre che esiste un altro convento dei cappuccini, ma a Cremona.
Si potrebbe vedere, sì, ma restando lungo la strada, in via Mantova. E’ ormai in completo decadimento, come denuncia questo articolo, che vi consiglio, comunque, di leggere, in modo da capire il motivo di questa doppia attribuzione in merito al convento del cappuccino manzoniano

Cosa vedere a Milano?

Il lazzaretto
Luogo di dolore e di morte, le pagine più drammatiche del romanzo sono ambientate qui.
A Milano il lazzaretto è esistito veramente, costruito tra Quattrocento e Cinquecento, ma oggi non ve n’è più traccia, se non in piccoli frammenti di mura che si possono vedere in Via San Gregorio, nel quartiere di Porta Venezia.
Ma, si sa, anche i frammenti parlano di storia e ad un lettore appassionato possono trasmettere emozioni.


Forno delle Grucce
Immaginate, nell’Italia di quasi 400 anni fa, una folla inferocita e prostrata dalla peste che assalta il forno di Milano per accaparrarsi quanto più pane e farina possibili. Siamo nel giorno di San Martino del 1628. Il forno si trovava nella Corsia dei Servi, una strada che oggi è diventata il centralissimo Corso Vittorio Emanuele.
Il forno non esiste più, ma è rimasta una targa commemorativa compresa tra i civici 3 e 5.

Cosa vedere a Monza?

Convento della Monaca di Monza
Ebbene sì, anche questo personaggio, che nel romanzo prende il nome di Gertrude, è realmente esistito. Così come il convento. Il Manzoni si era ispirato alla reale vicenda di Marianna de Leyva y Marino – figlia del conte di Monza che prese il velo con il nome di Suor Virginia – e del suo amante, il conte Gian Paolo Osio, che nel romanzo si identifica con il personaggio di Egidio.
Il monastero vero e proprio, che si trovava alla sinistra della chiesa dei Santi Margherita e Maurizio, venne abbattuto nel 1956 e oggi è un palazzo. Se guardate la foto di copertina di questo articolo, potete osservare quel muro bianco con l’ingresso ad arco, che era quello del vecchio convento.

Articolo di Katia Pisani.

Leggi gli altri articoli della rubrica ‘Letteratura & Viaggi’:
VIAGGIO NELL’ISOLA DI MONTECRISTO
LA SICILIA DE ‘IL GATTOPARDO’

5 libri da leggere almeno una volta nella vita

L’approccio che si ha con la lettura nei nostri primi anni di scuola non è quasi mai positivo. Spesso infatti i professori danno il compito di leggere un libro al mese e scrivere una piccola relazione in cui deve essere riassunta la storia e devono essere raccontate le sensazioni provate. I ragazzi, provando un senso di costrizione e non riuscendo a capire il motivo dell’obbligo della lettura, si allontanano pian piano dai libri.

La lettura è un’attività soggettiva: il bambino, il ragazzo o l’adulto deve essere libero di scegliere cosa leggere e quando leggerlo. Non sempre i libri che vengono assegnati durante le vacanze estive rappresentano lo stato d’animo di chi deve leggerli. Così si evitano i libri come se fossero spazzatura, perché non è ciò che si vuole realmente fare. 
Col senno di poi, io riesco a capire l’intento dei professori a scuola: proporre una lista di libri che dovrebbero essere letti una volta nella vita. Quando si è giovani e piccoli è difficile capirlo, ma quando si cresce e ci si approccia, volontariamente o meno, alla lettura di un libro importante, si capisce che ciò che ci viene assegnato durante gli anni scolastici non è altro che un trampolino di lancio verso il mondo che ci aspetta. 

Quali sono i libri che dovremmo tutti leggere almeno una volta nella vita? E’ difficile stilare una lista completa, perché sono così tanti da non poter essere in alcun modo raggruppati in un unico foglio. Provo comunque a consigliarvi cinque libri da leggere per riuscire a capire meglio certe dinamiche della vita. A parere mio, quelli che tra poco vi elencherò sono libri che tutti noi dovremmo leggere almeno una volta nella vita.

  • Per questo mi chiamo Giovanni di Luigi Garlando.
    Il libro ha vinto, nel 2004, il Premio Ostia, il Premio Piccoli Lettori e il Premio Città di Penne. Parla di un papà che racconta al figlio, in chiave infantile, la storia di Giovanni Falcone. Il piccolo si chiama Giovanni, ma il papà non si accontenta di chiamarlo così. Vuole raccontargli la storia del suo nome e l’origine di esso. Così il giorno del suo decimo compleanno gli regala una bella gita attraverso la città ed è proprio durante quella giornata che il bambino scopre chi è Giovanni Falcone e perché anche lui si chiama Giovanni. E’ un libro che va letto e custodito nel cuore, perché attraversa la realtà con gli occhi di un padre che deve raccontare la Mafia al figlio. E’ dura, difficile e quasi impossibile, ma con le giuste parole anche la Mafia può essere spiegata a un bambino. 

  • Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.
    E’ un classico della letteratura italiana del 1900 ma è ancora molto attuale. Racconta la storia di Mattia Pascal che, dopo aver vinto un’ingente somma di denaro, decide di scappare per evitare di dover spiegazioni alla moglie, la quale potrebbe volere una parte di bottino, e cambiare nome. Si trasforma così in Adriano Meis e vive la sua vita di giorno in giorno, lontano da casa e dalla certezza degli affetti. Insegna come trovarsi o ritrovarsi, come affrontare la vita senza programmarla. Questo è un libro che va letto per trarne insegnamento e capire fino a che punto può spingersi un uomo che non si sente più “sé stesso”.

  • Mille splendidi soli di Khaled Hosseini.
    Pubblicato nel 2007, è un libro ancora molto attuale. Racconta la storia di due bambine, Mariam e Laila, i cui destini si incontreranno casualmente. In Afghanistan le donne vengono date in sposa in età infantile e subiscono così dei traumi psicologici non piccoli. Sarà proprio al fine di Mariam, che si ritrova tra le braccia di un uomo di quarant’anni già sposato e violento. Incontrerà lungo il suo cammino Laila, che in certi momenti la aiuterà a combattere. Laila è molto diversa da Mariam, perché nonostante tutto crede ancora nella rinascita di un paese alla deriva e nella realizzazione dei propri sogni. E’ un libro che va letto per rendersi conto di cosa succede dall’altra parte del mondo, in Oriente, dove in alcuni paesi le cose accadono in maniera diversa dall’Occidente. In primis, come si vede nel libro, la figura della donna. 

  • Anna Karenina di Lev Tolstoj.
    Ambientato nella Russia dell’Ottocento. Sposata con Aleksej Aleksandrovis Karein, Anna si innamora di Aleksej Kirillovis Vronkij, per il quale decide di sfidare la propria morale e tradire così il marito. Anna ha un figlio per il quale cerca di non cadere tra le braccia dell’amante, ma la passione e la voglia di trasgressione sono troppo forti per poter essere represse sotto l’amore per il piccolo. Anna abbandonerà il tetto coniugale, suscitando il disprezzo di tutta la famiglia e del mondo nobile a cui appartiene. Anna è un personaggio rivoluzionario, difficile da comprendere nell’Ottocento ma molto vicino all’ideale di donna moderna, libera e non sottomessa. Affronterà l’amore dell’amante e lo inseguirà fin quando non ci sarà più motivo di farlo, ma non potrà tornare alla vita di prima, che non sente più sua e che quasi odia. E’ un libro che va letto per capire quanto sia difficile rispettare i canoni di una società alla quale non si sente di appartenere. Nonostante la mole di pagine sia alta, questo libro si legge d’un fiato.

  • IT di Stephen King.
    Pubblicato nel 1987, racconta la storia di un gruppo di amici che si ritrovano a dover affrontare un pagliaccio assassino. Mangia i bambini, li rapisce e li porta nella sua tana. Così i ragazzi del gruppo cercano di capire come fare a ucciderlo, ma non riescono e si ritrovano da adulti a dover affrontare un nuovo attacco. Gli amici, divisi dal tempo, si ritrovano a Derry quando sono già uomini e donne per salvare i bambini di quel tempo ed evitare che IT prenda il sopravvento sulla città. E’ un libro che parla di amicizia, di tempo e di coraggio. Va letto con la consapevolezza di ritrovarsi davanti a scene aberranti e davanti a un pagliaccio, ma anche con la consapevolezza di ritrovarsi davanti a una storia di amicizia che non finisce nel tempo, nonostante le incomprensioni e i diverbi. IT rappresenta la parte inconscia della nostra personalità, corrispondente all’ES in psicologia. La lettura va affrontata in maniera ragionata, ma è un libro che tutti possono leggere e capire. Di IT esiste anche la miniserie tv degli anni ’90 e il film, diviso in due parti, del 2017 e del 2018.

Questi sono i libri che secondo me non devono mancare nella libreria di nessuno, perché insegnano valori fondamentali per affrontare la vita. Chiaro è che tutti i libri insegnano qualcosa, ma ci sono libri che insegnano e libri che guidano.
Questi, secondo me, guidano il lettore a diventare una persona consapevole


Articolo di Alessia Grasselli.