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Nord-Sud, trova le differenze

“Eh ma qui al nord è tutto diverso, da noi si lavora sul serio” oppure “Sì ma vuoi mettere come si vive da noi al sud? Non c’è paragone”.

L’Italia è il Paese dei luoghi comuni per antonomasia: italiani pizza, mafia e mandolino, Luca Toni, Berlusconi, maccheroni…e chi più ne ha più ne metta.

Italia paese di campanilismi, regionali e provinciali, addirittura rionali (il palio di Siena vi dice nulla?). Abbiamo panorami mozzafiato da nord a sud, dalla Alpi alle verdi colline toscane, dalle scogliere campane alle bianche spiagge del Salento; e come dimenticare le nostre isole, con le loro bellezze e tradizioni.
A noi italiani non manca proprio nulla, eppure tentiamo sempre di guardare alle differenze territoriali piuttosto che apprezzare la ricchezza di un intero paese.

Perché questa ricchezza risiede proprio nella diversità, e qui sorge spontanea una domanda: siamo così diversi tra nord e sud?

Analizziamo alcuni punti: partiamo dal divario economico, nota dolente ed oggetto di dibattito da quando Garibaldi ha compiuto l’impresa dei Mille.
Senza politicizzare il tutto, va da sé che per il tessuto sociale e urbano che caratterizzano settentrione e mezzogiorno, alcune macro-differenze ci sono eccome.

Il nord viene da una tradizione industriale più longeva, sviluppandosi prima intorno al famoso “triangolo industriale” Milano-Torino-Genova, per poi espandere la sua crescita al nord-est e al fenomeno tutto italiano della micro-imprenditorialità.
Il sud, storicamente legato all’anacronistico “latifondo” è sempre rimasto un po’ indietro rispetto ai fratelli nordici, complici evidenti carenze infrastrutturali ed economiche, oltre a piaghe sociali quali brigantaggio prima e poi mafia, appoggiandosi spesso a politiche sociali che strizzavano l’occhio a un forte interventismo dello stato (vedi Cassa del Mezzogiorno).

Ma andando oltre le cause storiche dell’inizio di questo divario, quantomeno economico, possiamo notare anche una forte influenza climatica, che nel tempo è andato a incidere sullo stile di vita degli abitanti di nord e sud Italia.
Possiamo dire infatti che il territorio influenza anche la personalità dei suoi abitanti, e l’Italia ne è un perfetto esempio. Non è un cliché infatti che il cittadino medio settentrionale sia di carattere più schivo e riservato, a tratti burbero, mentre la “passione latina” del meridionale è molto più presente: “l’ospitalità del sud”. Parliamo di calore, non solo climatico, ma anche umano.

Queste sono, a mio avviso le differenze maggiori, ma in questo articolo vorrei concludere soffermandomi su quelli che sono i tratti comuni che ci contraddistinguono.

Uso tre parole per sintetizzare il tutto: creatività, passione, empatia.

La creatività è la dote che contraddistingue tutto il popolo italiano nel mondo, non solo per l’arte, la moda, i motori e la cucina, ma anche per l’essere italiano, quello spirito che ci fa emergere nel bene e nel male in tutto quello in cui ci cimentiamo, perché, alla fine è inevitabile parlare di Italia.

La passione è nella nostra cultura da sempre, nord o sud, la passione nella propria attività la puoi notare nell’imprenditore veneto come nel pizzicagnolo romano, nell’attore salentino come nel commerciante lombardo. È la stessa passione per la squadra di calcio del paese, la stessa per la partita a briscola con gli amici del bar, la stessa passione di due ragazzi che si baciano a Ponte Milvio, non siamo noi, è il nostro Bel Paese che ci rende così, focosi e romantici, rissosi e bonari.

E l’empatia, perché, nonostante tutto, fra italiani ci capiamo, perché siamo cresciuti con gli stessi valori, fra un piatto di pasta e le ginocchia sbucciate giocando a pallone, fra un “l’Italia chiamò” urlato con vigore e una notte prima degli esami passata ascoltando Venditti. Passano le generazioni ma siamo sempre noi, cambiano le regioni ma quei ragazzi un po’ cresciuti rimangono. Perché quando uno del nord va al sud si innamora, e quando uno del sud si trasferisce al nord pensa…no niente, lo so anche io, si sta meglio al sud, scherzavo!

Articolo scritto da Andrea Caenazzo.

Un libro da leggere: Per questo mi chiamo Giovanni, di Luigi Garlando

Leggere libri che parlano di fatti realmente accaduti non è sempre facile, soprattutto quando il tema trattato è delicato come quello della Mafia. Succede così, ti propongono un libro per capire l’argomento, tu svogliatamente lo leggi anche se pensi che non ti piacerà e a fine lettura ti ritrovi all’inizio per rileggerlo di nuovo. 

È quello che è successo a me con “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando nel 2010. Frequentavo la prima media e la mia professoressa diede a tutti il compito di leggere questo libro. Io non sapevo chi fosse Giovanni, non capivo il titolo del libro e non capivo la trama. Lo iniziai ugualmente, non volevo prendere un brutto voto. Dopo qualche giorno ci comunicò che avremmo affrontato insieme la lettura durante l’ora di narrativa, così mi tranquillizzai e iniziai ad ascoltare questa storia. Inutile dire che me ne innamorai e l’ho riletto almeno una decina di volte. 

DI COSA PARLA?

Il libro parla di un papà che, per il decimo compleanno di suo figlio, decide di regalargli una passeggiata al mare. In quell’occasione decide anche di raccontagli una storia importante: l’origine del suo nome.
Inizia così il ricordo e il racconto della vita di Giovanni Falcone, tutta dedicata alla lotta contro la Mafia, contro Cosa Nostra. Una vita di sacrificio, di rinunce, di paure e di minacce vissuta nella consapevolezza che prima o poi sarebbe giunta al termine per mano di quegli uomini. Il bambino ascolta, fa domande, si interessa, cerca di capire le dinamiche e cerca di mettersi nei panni di quell’uomo così forte, che non piangeva mai, nemmeno per un taglietto al ginocchio.

PERCHÉ LEGGERLO?

Per leggere questo libro ci vuole massimo qualche ora, poiché conta circa 140 pagine. È un racconto intenso, pieno di dettagli, di ricordi, di particolari sulla vita di Falcone che non tutti conoscono. Parla anche la sorella, che ha scritto la prefazione nel libro, e spiega al bambino che Giovanni era forte sempre, anche quando nessuno riusciva. 

Penso che questo libro debba essere letto da tutti i ragazzi delle scuole medie, perché adatto a un pubblico di giovani e soprattutto perché insegna il valore della vita e del coraggio. Insegna che l’omertà non è da forti, insegna che il silenzio va sconfitto, che la paura va aggirata e che la Mafia va combattuta. Non bisogna cadere nel timore di perdere tutto, nel timore che da un giorno all’altro il negozio in centro venga incendiato, nella paura di non riuscirci. Perché solo parlandone la Mafia si può sconfiggere. Giovanni Falcone è stato ucciso durante un viaggio, perché al suo passaggio hanno fatto esplodere l’autostrada. Insieme a lui è morta la moglie e sono morte le persone della sua scorta. 

Leggere questo libro significa scavare nella vita di un uomo che ha combattuto per il suo paese, per il suo popolo, per la sua città. Leggere questo libro significa leggere un’anima buona, un’anima tutta dedicata alla vita, alla giustizia, alla lealtà. 

Ve lo consiglio, nonostante esistano centinaia di libri su Falcone, questo racconta una storia semplice quanto intensa. Adatto a un pubblico sia giovane che adulto, “Per questo mi chiamo Giovanni” è un libro che non si può non leggere. 

Articolo scritto da Alessia Grasselli.

Leggi anche:
REALTÀ E LIBRI: CIÒ CHE INFERNO NON È. LA MAFIA A BRANCACCIO.

Tutto è possibile, anche l’impossibile

Lo so, pensare che tutto sia possibile anche l’impossibile ti sembra una di quelle belle frasi fatte, di quelle che dici agli altri, ma che non valgono davvero per te.

Chissà perché gli altri all’interno della tua mente sono capaci di scalare le vette più alte, di superare gli ostacoli più impervi, mentre tu sei solo in grado di stare fermo o ferma sul divano.
Quando è stato che la tua mente ha iniziato a vederti incapace di raggiungere ciò che ami? Perché il problema è solamente lì, dentro di te.
Tu come essere umano hai tutte le capacità del mondo con te e se dovessero esserci impedimenti fisici, barriere architettoniche o mentali, ci sono lo stesso infinite possibilità di ovviare al problema. Quello che per prima cosa devi risolvere per raggiungere il tuo impossibile è dentro di te.
Io non ti dico che devi andare a scalare l’Everest. Ne tantomeno ti dico che ti basta uno schiocco di dita per raggiungere i tuoi traguardi. Per ogni cosa c’è un tempo, ed è il tempo che ci vuole, ne un minuto in più, ne un minuto in meno.

Ho sempre creduto che le cose arrivino a noi, quando noi siamo pronti ad accoglierle, e quello che voglio dirti in queste righe, è che tu hai la possibilità con le tue scelte e le tue azioni di realizzare i tuoi desideri.

C’è sempre una strada, anche quando non la vedi, anche quando tutto è buio, ed anche quando tutto ti sembra perduto, le tue possibilità sono lì dentro di te. Ascoltati, tu sei in grado di raggiungere ciò che credi sia impossibile, perché i limiti che hai, te li imponi da solo, o da sola.

Mi spiego meglio, ci sono cose in cui tu riesci benissimo, mentre a me, quelle stesse cose sembrano impossibili. Io non sono mai stata brava in matematica, ma ho amici e familiari che invece sono bravissimi, per me, però, la matematica è sempre stata impossibile. Io ad esempio, so recitare, (o almeno ci provo) e tante persone nel corso degli anni mi hanno sempre detto che non riuscivano a capire come io riuscissi a parlare davanti a 200 o 300 persone senza scappare a nascondermi, visto che nella mia vita sono una persona molto riservata, mentre sulla scena, nel mio lavoro, sono tutt’altro, e per loro, quello che facevo io era impossibile.

Ora io ho preso due esempi, anche sciocchi se vogliamo, ma spero ti siano stati utili per capire, che quello che tu credi impossibile per te, è facile per un’altra persona, perciò il metro di paragone dell’impossibile è soggettivo e non universale e pertanto può essere cambiato.
Perché davanti all’impossibile della matematica io non avrei mai dovuto iscrivermi al liceo scientifico, ed al primo anno, mi sarei dovuta ritirare e invece mi sono diplomata senza perdere neanche un anno.

Quello che voglio dirti, è che concentrarti su i tuoi limiti a volte ti distoglie dalle tue capacità. Un pesce non vola, e un insetto non nuota, ma un essere umano può volare anche senza avere le ali, e può nuotare senza avere le branchie, devi solo capire da che punto di vista stai affrontando il problema.

Concentrati su ciò che sai fare e se non ci riesci, impegnati affinché tu possa migliorare, perché se ami qualcosa, se la desideri con tutto il tuo essere, vuoi che questa cosa si realizzi e non c’è impossibile che tenga, non c’è difficoltà che non si possa superare, non c’è una nuova strada che non si possa scoprire e sperimentare e questo vale per me, come per te, vale per la vita, per ciò che vuoi, per chi sei davvero.

Ascoltati e poi inizia con il fare un passo verso ciò che desideri. È terrorizzante, perché devi lasciare il divano, questa cosa ti porterà a muoverti, ad andare lontano, magari a lasciare le tue certezze, ma ne troverai di nuove, scoprirai ciò che ti rappresenta davvero.
Qualunque sia il tuo desiderio, fai un passo, vedrai che quel piccolo passo ne porterà un altro ed un altro e ad un tratto sarai più vicino al tuo impossibile, che magari nel frattempo oltre ad essere più vicino, sarà anche diventato realtà ed avrà lasciato il posto ad un nuovo impossibile.

Perché nella vita si cambia e se si accetta questo, se si accetta il cambiamento, si accetta che l’impossibile è solo dentro di noi, che è relativo in base al punto di vista che lo osserva, ma soprattutto, che tu possiedi tutti gli strumenti per renderlo possibile.

Articolo di Agnese Torre.

Leggi anche #CrescitaMotivazionale
E DOPO CHE FACCIAMO?
SII GENTILE

C’era un burattino che voleva diventare bambino…Carlo Collodi e il suo Pinocchio

Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, è l’autore di uno dei più famosi libri al mondo di narrativa per bambini. Il suo Le avventure di Pinocchio – Storia di un burattino è stato tradotto in più di 250 lingue ed è diventato il soggetto di cartoni animati (la versione Disney del 1940  resta la più bella), musical teatrali e film, sia per la tv che per il cinema.

Ricordiamo, a tal proposito, lo sceneggiato tv in 6 puntate trasmesse dalla Rai nel 1972, per la regia di Luigi Comencini, con la Lollobrigida nei panni della Fata Turchina e Nino Manfredi in quelli di Mastro Geppetto; il Pinocchio di Benigni del 2002 (con la trovata simbolica, una genialata, dell’ombra del burattino che va via quando Pinocchio diventa bambino) e quello di Garrone del 2019, in cui, curiosamente, ritroviamo Benigni nel ruolo di Geppetto. 

La metafora del romanzo? Quella del ‘non dire le bugie, altrimenti ti cresce il naso come a Pinocchio’ è la lezione in formato bambini. 

Considerando il libro nella sua complessità, ogni lettore può trarre un insegnamento diverso.
Ci troviamo davanti a quello che può definirsi, a tutti gli effetti, un romanzo di formazione

La molteplicità di personaggi, umani e animali (antropomorfizzati, nel libro), amplifica le possibilità. Anche quelli cosiddetti minori hanno il loro rilievo nella narrazione. Anche quelli che fanno una brutta fine. Come il grillo parlante, universalmente riconosciuto come la ‘coscienza’ di Pinocchio, il quale lo uccide lanciandogli contro un martello in un moto di stizza.

Le strade di Carlo Collodi
Lorenzini, nato a Firenze il 24 novembre 1826, rimase molto legato al paese d’origine della madre, il comune di Collodi, appunto, nel comune di Pesci (Pistoia), da cui deriva il suo nome d’arte.
Molto affezionato alla terra nativa, un percorso turistico sulle orme di Pinocchio non può trascurare i luoghi biografici del suo papà di penna. 

Firenze
Le case di Collodi
Quella in cui Lorenzini è nato si trova in via Taddea 21 e riporta la targa “In questa casa nacque nel 1826 Carlo Lorenzini detto il Collodi, padre di Pinocchio. 29 ottobre XX”.
In via de’ Rondinelli,7, invece, nel Palazzo Ginori (si, quello delle ceramiche), Collodi visse da adulto e qui morì il 26 ottobre 1980.
Nel centenario della pubblicazione di Pinocchio, sulla facciata del palazzo è stata inaugurata una targa che così recita:

Le  statue dedicate a Pinocchio
In Piazza del Mercato Centrale, a 100 metri da via Taddea dove Collodi era nato, c’è una statua molto particolare realizzata nel 2006 (per il 180° anniversario della nascita di Collodi) e dedicata al burattino.
Una statua in bronzo di un metro e 90 centimetri su una base in marmo di 70, che raffigura, da un lato Pinocchio che guarda dal buco di una serratura il grillo parlante e, dall’altro, che si affaccia sulla copertina di un libro.

Nel luglio 2019, invece, il Lions Club di Firenze ha donato un’altra statua in bronzo dedicata a Pinocchio da installare nel giardino dell’Orticoltura.(via Bolognese,17-con ingresso in via Vittorio Emanuele II, n.4).  L’opera ‘gemella’ di questa statua si trova in un parco pubblico di Kyoto, in Giappone.

Collodi, Pescia. Parco di Pinocchio
A Collodi si trova il Parco di Pinocchio, interamente dedicato al romanzo di Carlo Lorenzini. Aperto nel 1956, al suo interno ricrea tutti i luoghi delle avventure del burattino, celebrato nel Museo che offre mostre a tema. 
Nel Parco trovate di tutto. E’ prevalentemente di tipo ludico-didattico, ideato per i bambini, ma la visita è veramente interessante anche per gli adulti. 

Innanzitutto perché è vicinissimo al borgo antico di Collodi, quello in cui Lorenzini ha trascorso i suoi anni da bambino e a cui era rimasto legatissimo.

E ancora, ci troviamo la splendida Villa Garzoni (attualmente non visitabile perché in fase di restauro, ma la sua facciata è spettacolare) con il Giardino Storico ricco di statue, giochi d’acqua e un labirinto con un ponte.

A proposito del Museo di cui abbiamo dato cenno prima, sapete come è stato chiamato? Dantocchio!
Dalla fusione di due nomi-chiave per la letteratura italiana nel mondo, il Museo è un omaggio al celebre burattino e alla figura del Divin Maestro Alighieri, in un percorso multimediale che cerca di spiegare a bambini e ragazzi la magia della fantasia collodiana e l’intensità della Divina Commedia narrata ‘dalla voce’ di quel Dante dall’inconfondibile profilo. 

Vi siete persi gli altri itinerari turistico-letterari? Nessun problema!

Li potete trovare ai seguenti link:
QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO… I LUOGHI DE ‘I PROMESSI SPOSI’
LA SICILIA DE ‘IL GATTOPARDO’
VIAGGIO NELL’ISOLA DI MONTECRISTO

Articolo e rubrica scritta e ideata da Katia Pisani.
Portali di Katia: QUI e QUI

#Futura EP.1 – Parliamo con Marketing Espresso

Durante la quarantena causata dal Covid-19, abbiamo parlato con Marco Onorato, fondatore e ideatore del progetto #MarketingEspresso.
Gli argomenti trattati sono diversi, ma soprattutto il mondo del digitale e dei social network collegati al mondo aziendale e sociale.
Online adesso la diretta andata in onda sulla nostra pagina Facebook.
Grazie Marco, alla prossima!
Buona visione.

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Video – “Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia

23 Maggio 1992, una data che non dimenticheremo mai noi palermitani e siciliani.
Il giorno in cui fu effettuato l’attentato al giudice Falcone, ricordata come strage di Capaci.
A Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. 
A Paolo Borsellino, Rocco Chinnici e Carlo Alberto dalla Chiesa.
A tutte le vittime della Mafia. 
A chi ancora oggi combatte e si oppone.
Il nostro pensiero è con voi.

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia

Video sulla nostra pagina Facebook:

Video editato e montato da Gioacchino Sciortino.
Ideato e scritto da Riccardo Susinno.

Replica diretta – 21/05/2020

Ieri è andata in onda sulla nostra pagina Facebook la diretta: “Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia.

La diretta di Maieuticar che ha lo scopo di contribuire alla sensibilizzazione ed alla commemorazione delle vittime della Mafia.
Ospiti: Maurizio Ortolan, Gianluca Maria Calì e Francesco Mongiovì.

Moderatori della diretta Riccardo Susinno e Agnese Torre.

Monologo iniziale: – “Lettera di Manfredi Borsellino” Agnese Torre

Letture durante la diretta:
– “In ricordo di Falcone di Paolo Borsellino” legge Riccardo Susinno
– “Citazioni di Giovanni Falcone” legge Vanessa Occhione
– “A voi” testo e lettura di Riccardo Susinno

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia

Qui la replica su YouTube:

Tre Lettere per domani: Pensieri AntiMafia

Lettera di Riccardotalè ma è a stissa ‘cosa’
In questi giorni mi chiedevo come potessi spiegare il terribile fenomeno ‘Cosa Nostra’ ad un bambino.
Questa lettera inizia così:
Il 2020 non lo dimenticheremo mai per una cosa piccola piccola ma che è riuscita a mettere in ginocchio una intera società… sto parlando del virus, che oramai conosciamo tutti, denominato in gergo ‘coronavirus’.
Ma tu lo sai che in Sicilia, la mia terra, esiste qualcosa molto più viscido del coronavirus?
Non sto scherzando!

Non ridere, credimi che è come ti dico io.
Ed è anche molto simile alle caratteristiche del coronavirus. 
Infatti, noi siciliani, durante il coronavirus dicevamo “talè ma è a stissa ‘cosa’!”
Non c’è nessuna ricerca scientifica che spieghi bene come sia nata questa cosa… poiché è presente da molte generazioni questa cosa viscida, piccola piccola, che si contagia tra le persone… alcuni dicono che è nata grazie all’ignoranza, altri perché aiutava i più poveri, altri ancora perché ai ‘poteri forti’ conveniva… questa cosa è così cattiva che riesce ad infettare tantissime persone, perfino le istituzioni, persone che erano portavoce ‘del cambiamento’ in realtà erano i primi infetti di questo maledetta cosa… ma tu ti immagini?
Questa orrenda cosa non guarda in faccia la tua età o il tuo sesso, ti attacca togliendoti la vita se ti fai infettare.

Ha tolto la vita a tantissimi imprenditori, politici, operai, studenti, avvocati, bambini, poliziotti, carabinieri, magistrati e chiunque si opponesse al contagio di questa cosa.
Noi in Sicilia abbiamo questa cosa talmente radicata nel territorio e nelle persone che con il tempo, alcuni malvagi, l’hanno fatta così tanto loro così sono arrivati a denominarla ‘cosa nostra’.
Ma d’altronde, come in ogni situazione critica, ci sono degli eroi che cercano di sistemare il tutto.
Come per la ‘resistenza’ al coronavirus abbiamo avuto medici, infermieri, personale sanitario, volontari e tantissime persone in prima linea a fermare e aiutare le persone che erano infetti, anche in Sicilia ci sono state tantissime persone che si sono opposte.
Queste persone con tanto coraggio e volontà di cambiamento hanno iniziato a far capire quanto questa ‘cosa’ in realtà fosse una ‘cosa nica nica’ e schifosa.
Sì, tantissimi erano.

Ricordo Giovanni, Paolo, Carlo Alberto, Rocco, Giuseppe, Ninni, Pino, Piersanti, Boris e potrei continuare ore ed ore ad elencare persone che hanno combattuto questa maledetta ‘cosa nostra’.
Ma sai cos’è la cosa più bella ed unica che caratterizza tutte le persone che da lassù in cielo ci guardano? Che loro ci hanno lasciato il vaccino da loro trovato.
Hanno lasciato, alle nuove generazioni e future, la possibilità di avere tutti gli strumenti per non essere infettati da questo virus… e ti dirò di più…  abbiamo una volta per tutte la possibilità di poter eliminare questa schifosa cosa dalla mia amata Sicilia e da tutto il mondo.

Grazie a loro.

Lettera di Vanessail sogno
Ho fatto un sogno stanotte, mi trovavo in un’antica cascina e c’era un tavolo rotondo. Seduto a questo tavolo c’era un uomo con un pizzetto (avrà avuto una cinquantina d’anni) intento a leggere un giornale. Ad un tratto ha alzato lo sguardo e mi ha detto: <<Ogni mattina mi alzo e vengo qui fuori, apro il giornale e attendo che la notizia di ieri sia diversa da quella di oggi. A volte lo è davvero… all’apparenza. Ma niente è come appare, e sai da dove me ne accorgo? Dal titolo. Se il titolo contiene una parola, beh allora la notizia di ieri non è così diversa da quella di oggi. Le parole sono importanti, ricordalo sempre. Ma ce ne una che è più importante di altre. Ed è la parola Mafia. Questa parola ha la capacità di cucirsi addosso agli uomini, di rendere una terra aspra, di essere radicata come l’inchiostro su un foglio bianco. Può macchiare, sbiadire ma rimane lì. A volte viene sostituita da sinonimi, ma la sostanza non cambia>>. Leggi qui: “19 Luglio 1992 ucciso il magistrato Paolo Borsellino, un uomo che ha combattuto la criminalità organizzata e si è distinto per essere stato l’uomo simbolo dell’ antimafia.” << AHH… ed è per questo che sei morti tu Paolo?? Per essere stato o per essere stato antimafia? Cuntari na’ sai! (Raccontare non sai)>>.
Un uomo robusto, arriva alle mie spalle con in mano un bicchiere di vino: <<Signorina favorisce? Meglio di no… è giovane lei. Allora? Sei stato? O sei stato antimafia? Vede … si pensa che noi siamo morti per essere stati fino al midollo l’anima del pool antimafia, ma io sono. Sono stato prima, quand’ero in vita, lo sono adesso che sono morto e penso, anzi credo con certezza, di esserlo stato prima ancora di nascere.
L’essere è il problema li giù, non quell’altra parola accanto che rende le notizie pane per prender pesci. Io Giovanni dichiaro di essere stato, in vita e dopo la morte. Noi non siamo morti per quella parola lì, noi siamo morti per essere stati. Essere stati con principi, essere stati di pugno, essere stati scomodi, essere stati onesti, essere stati indomabili, essere stati cittadini, essere stati…Vede? Gradisce un po’ d’acqua. L’acqua prima fonte d’essere. Semplice e trasparente, disseta tutti ed è vitale eppure provano sempre a renderladiversa da com’è. Le ricorda qualcosa? Che notizia mi porta dalla terra dell’arance? Oh… qui ce n’è in abbondanza, ma il profumo … quello è nostro!!ah…riesco a sentirlo ancora nei miei ricordi…>>. <<Giovà, la signorina ha da fare… c’è sempre da fare laggiù … lasciala andare… non annoiarla>>. <<Pallaaaa….palla…. >> grida un bambino. Una palla rossa piomba ai miei piedi: << è mia, grazie… vieni a giocare con me?>>. <<Peppino>>, disse l’uomo con il pizzetto. << ma dico: ci si presenta così ad una signorina? dove son finite le buone maniere>>. <<Eh si…>> (continua il ragazzino imbarazzato) << Ciao, Piacere Giuseppe Di Matteo, vieni a giocare a palla con me e gli altri? siamo lì>>. Mi prende la mano e prova a trascinarmi con sé. <<Peppino, Peppino lascia stare la signorina… lei, adesso deve andare>>. <<ok ciao>>, rispose il ragazzino, <<io vado>>. <<Si, forse è meglio che vada anch’io>> risposi. Mi sono avvicinata al tavolo, ho preso la bottiglia ed ho versato un po’ di vino dentro dei bicchieri, li ho dati ai due uomini seduti di fronte a me ed ho alzato il mio: “Agli uomini di CAS-A NOSTRA, quelli che hanno reso la mia casa, la mia terra, migliore. Quelli che sono stati, che sono e che saranno sempre nelle nostre memorie. A voi … Con la promessa che il giornale di domani sarà davvero diverso da quello di ieri e avanti ieri. A voi e alle vostre idee che sono indelebili. A voi, che siete morti per il semplice fatto di esser stati GRANDI UOMINI!”. Mi sono svegliata sorridendo, un sorriso come quello che ho lasciato sui loro volti… che ha tanto il significato di “Non li avete uccisi: Le loro idee camminano sulle nostre gambe”.


Lettera di Agneseessere umano = essere antimafia
Hai presente la sensazione di pienezza che ti pervade quando guardi un paesaggio, ma ad un tratto in quella meraviglia il tuo occhio viene attratto da qualcosa di insolito e si posa su una rottura dell’armonia del creato, un incendio ha lasciato una chiazza nera su quel panorama e capisci subito che quell’armonia che c’era prima è inevitabilmente spezzata, ci vorrà molto tempo prima che la natura le possa donare nuovamente vita e giustizia.
Ecco questo è quello che penso quando sento parlare di Mafia.
Una macchia nera nella bellezza infinita della vita. La mafia, o “cosa nostra” hanno la stessa forza e violenza d’un incendio che va a distruggere la vita e la fragilità intima delle persone.
Aggressioni, intimidazioni, soprusi, eccidi sono macchie nere che vanno a rompere l’armonia della bellezza, eppure in mezzo a tutto questo continuano a brillare luci che ci guidano come fari sul sentiero della legalità, attraverso le parole che risuonano come echi lontani nella storia, noi possiamo scegliere da che parte stare.
L’essere umano è fatto per amare e generare la vita in ogni sua forma e misura. Lo spirito di condivisione che guarda verso l’orizzonte con la speranza del cambiamento, ci mostra che anche noi nel nostro piccolo possiamo fare la differenza, è l’eredità lasciataci da persone che hanno datola propria vita combattendo
contro la violenza e contro la mafia.
La natura dopo un incendio non si arrende, giorno dopo giorno continua a lavorare per far rinascere la bellezza, finché quando meno ce lo saremmo aspettati, comparirà una ginestra a ricordarci che anche dove c’è stata distruzione può tornare la vita, la bellezza, e sarà il segno che l’eredità lasciataci da chi prima di noi ha dato la vita per rompere il circolo della violenza ha dato i suoi frutti, perché noi abbiamo continuato a ricordare, abbiamo continuato a combattere abbiamo continuato a dire no alla mafia, perché quella macchia nera nel paesaggio a noi non ci piace, e non potremo mai abituarci ad essa.

Immagini storiche della strage di Capaci – 23 Maggio 1992.

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia.

Campagna di sensibilizzazione e commemorazione vittime della Mafia.

La settimana che va dal 18 al 23 Maggio è una delle più sentite in Sicilia.

Il 23 Maggio è la data in cui il magistrato Giovanni Falcone è stato fatto saltare in aria dall’attentato organizzato da ‘Cosa Nostra’, insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Una morte brutale, orrenda, che ancora oggi mette i brividi, per eliminare una persona che ha lottato ogni giorno la Mafia e la criminalità organizzata.

Questo attentato ha lasciato una ferita a tutti i cittadini onesti, che difficilmente si potrà rimarginare se non con un impegno quotidiano verso un dovere civico e un senso di legalità che dovrà accompagnare, nelle scelte, tutte le nostre vite.

Una giornata che ogni anno risveglia la coscienza di tantissime persone che hanno compreso come sia fondamentale e di vitale importanza la non accettazione e il rifiuto di questo fenomeno: la Mafia, cancro del nostro paese.

Così come Falcone, simbolo della lotta contro la Mafia, in questa settimana vogliamo ricordare tutte le vittime della Mafia, creando messaggi e contenuti antimafia e che rappresentino legalità e senso civico.

Quest’anno sarà una commemorazione diversa; forse anche unica nella storia Italiana.
Visti i decreti in atto e l’emergenza causata dal Covid-19, non saranno possibili assembramenti.
Non ci saranno marce o manifestazioni studentesche, ma il ricordo di un momento così importante e delicato, per l’intera popolazione Italiana, è un dovere che possiamo adempiere utilizzando i social, creando un network insieme.

Infatti useremo i canali social di Maieuticar per divulgare il messaggio, cercando di arrivare a più persone possibili.

Dobbiamo rimanere lo stesso attivi, senza dimenticare.

Segui la nostra pagina Facebook per non perdere i contenuti di questa settimana.



Tra i tanti appuntamenti vi anticipiamo di seguire la diretta Facebook di Giovedì 21 alle ore 18.00, dove ci saranno ospiti che racconteranno la lotta alla Mafia vissuta in prima persona:

Maurizio Ortolan, autore del libro ‘Io Sbirro a Palermo’; ha fatto parte della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo ed è stato agente di scorta di Francesco Marino Mannoia e altri “pentiti” di mafia di peso, dattilografo con i giudici di Palermo durante gli interrogatori, interprete dei “pizzini” di Bernardo Provenzano.

Gianluca Maria Calì, , noto imprenditore Siciliano, fondatore della concessionaria “CalìCar”; si è opposto al pizzo richiesto dalla Mafia, ricevendo intimidazioni e minacce di morte.
Ricordiamo tra i tanti atti subiti, l’incendio che la Mafia ha commesso presso il suo show-room, bruciando diverse autovetture.


Francesco Mongiovì, per gli amici “Ciccio”; è stato sovrintendente Capo della Polizia di Stato, già componente della scorta del giudice Giovanni Falcone (Quarto Savona 15) e della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo, attualmente responsabile per i progetti sulla legalità del sindacato di polizia UIL Sicurezza.

EVENTO FACEBOOK:

Il team che ha lavorato per questa iniziativa:
Riccardo Susinno – Organizzazione/ Comunicazione/ Redazione
Agnese Torre – Comunicazione/ Redazione/ Grafica
Vanessa Occhione – Redazione
Gioacchino Sciortino – Video Maker
Carmelo Sardina – Regia/ Video Maker

Quel ramo del lago di Como… i luoghi de ‘I Promessi Sposi’

E’ il primo romanzo storico della letteratura italiana, per cui è toccato a tutti, MA PROPRIO A TUTTI, gli italiani studiarselo. Ambientato tra il 1628 e il 1630 in Lombardia, durante il dominio spagnolo, la versione che si studia a scuola è quella definitiva del 1840-42.
Agli occhi dei suoi contemporanei, e a dire il vero anche dei posteri, Manzoni ha lavorato come il miglior storiografo e ricercatore dei suoi tempi.

Pagine intere del suo romanzo si sono basate su veri documenti recuperati negli archivi dell’epoca. Primo fra tutti, e citerò solo questo giusto per far capire la cifra di questo immenso autore, la descrizione della Grande Peste del 1629-1631.

I Promessi Sposi nella parlata italiana

Superfluo parlare della trama del romanzo. Chi non conosce l’amore contrastato di Renzo (che nella prima versione del libro si chiamava Fermo. Che nome sfigato…) e Lucia? Tanto è superfluo che, infatti, non ve ne parlo proprio.
Piuttosto, è interessare rimarcare quanto alcuni dei personaggi del romanzo manzoniano siano entrati nel colloquiare italiano come prototipi di un certo modo d’essere.
Qualche esempio: Don Abbondio è diventato il simbolo della codardia e del servilismo. 
Don Rodrigo, invece, dell’arroganza ignorante. Ma vogliamo parlare del celeberrimo Azzeccagarbugli? “L’avvocato delle cause perse”, lo definisce Renzo nel capitolo V del romanzo. E niente, fa già ridere così. La definizione vi suona familiare, vero?

Sulle orme dell’amore di Renzo e Lucia
«Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…»
Questo è l’incipit famosissimo del romanzo di Manzoni. In realtà, la storia non rimane confinata in luoghi ristretti ma abbraccia un’area vastissima, compresa tra Lecco, Milano e Monza.
E’, quindi, possibile per un lettore ripercorrere dal vivo le tappe de I promessi Sposi? Certo che si! E vediamo insieme quali luoghi esistono nella realtà ed è possibile visitare…

Cosa vedere a Lecco?

La casa di Lucia
A Lecco si trova quella che, secondo gli studiosi, corrisponderebbe alla casa di Lucia Mondella. In realtà, i luoghi identificati sarebbero due.
Il più accreditato è una casa che si trova nel quartiere di Olate, ma se lo volete visitare rimarrete delusi. E’ diventato una casa privata e nemmeno messa benissimo da un punto di vista strutturale.

Tanto che, come riporta un articolo di un quotidiano di Lecco del 2011 che ho trovato in rete, l’edificio è stato chiuso al pubblico. Resta, però, visibile la targa d’ingresso, con la dicitura della probabile ‘casa di Lucia’.
Il secondo luogo, invece, è ad Acquate, altro quartiere lecchese. Si tratta di un antico rustico cheospita un’ osteria. E sapete come si chiama? 
Osteria Casa di Lucia!

Castello dell’Innominato
Nel romanzo il castello non ha una posizione geografica precisa. Per identificarlo ci si è basati sulla reale persona alla quale è quasi sicuro il Manzoni si sia ispirato per creare il personaggio dell’Innominato. Stiamo parlando di Francesco Bernardino Visconti, dei Visconti di Brignano.
Il castello del Visconti, pertanto, o meglio quello che ne resta, è ormai convenzionalmente riconosciuto come il castello dell’Innominato del romanzo manzoniano. I suoi ruderi si trovano in località Somasca, nel comune di Vercurago, appena sotto l’estremità orientale del lago di Como.
Dell’originale roccaforte sono rimaste le mura perimetrali, alcuni tratti dei bastioni e delle torri e la scalinata che porta all’ingresso del castello, completamente lavorata nella pietra.



Palazzotto di Don Rodrigo
Il Palazzotto di Don Rodrigo si trova precisamente sul promontorio dello Zucco. L’edificio è praticamente rimasto uguale alla descrizione del Manzoni fino al 1938, quando venne abbattuto e ricostruito prendendo il nome di Villa Guzzi. Attualmente è sede del CONI, per cui non è aperto alle visite al pubblico, ma se ne può ammirare il bellissimo giardino esterno.



Convento di Fra Cristoforo
Fra Cristoforo, il cappuccino menzionato più volte dal Manzoni, è una figura importante all’interno del romanzo e il suo convento esiste veramente, identificato con quello che si trova nel rione di Pescarenico, a Lecco.

Si tratta della chiesa dedicata ai Santi Lucia e Materno e la sua struttura è rimasta la stessa dalla metà del Cinquecento (ovviamente fatti i naturali lavori di manutenzione nel corso dei secoli).Anche la figura di Fra Cristoforo è ispirata ad un personaggio realmente esistito, il nobile Lodovico Picenardi. E qui scatta la meraviglia dei risultati che Google restituisce quando si fanno ricerche approfondite. Perché, a voler restare puntuali nella definizione ‘convento di Fra Cristoforo’ si scopre che esiste un altro convento dei cappuccini, ma a Cremona.
Si potrebbe vedere, sì, ma restando lungo la strada, in via Mantova. E’ ormai in completo decadimento, come denuncia questo articolo, che vi consiglio, comunque, di leggere, in modo da capire il motivo di questa doppia attribuzione in merito al convento del cappuccino manzoniano

Cosa vedere a Milano?

Il lazzaretto
Luogo di dolore e di morte, le pagine più drammatiche del romanzo sono ambientate qui.
A Milano il lazzaretto è esistito veramente, costruito tra Quattrocento e Cinquecento, ma oggi non ve n’è più traccia, se non in piccoli frammenti di mura che si possono vedere in Via San Gregorio, nel quartiere di Porta Venezia.
Ma, si sa, anche i frammenti parlano di storia e ad un lettore appassionato possono trasmettere emozioni.


Forno delle Grucce
Immaginate, nell’Italia di quasi 400 anni fa, una folla inferocita e prostrata dalla peste che assalta il forno di Milano per accaparrarsi quanto più pane e farina possibili. Siamo nel giorno di San Martino del 1628. Il forno si trovava nella Corsia dei Servi, una strada che oggi è diventata il centralissimo Corso Vittorio Emanuele.
Il forno non esiste più, ma è rimasta una targa commemorativa compresa tra i civici 3 e 5.

Cosa vedere a Monza?

Convento della Monaca di Monza
Ebbene sì, anche questo personaggio, che nel romanzo prende il nome di Gertrude, è realmente esistito. Così come il convento. Il Manzoni si era ispirato alla reale vicenda di Marianna de Leyva y Marino – figlia del conte di Monza che prese il velo con il nome di Suor Virginia – e del suo amante, il conte Gian Paolo Osio, che nel romanzo si identifica con il personaggio di Egidio.
Il monastero vero e proprio, che si trovava alla sinistra della chiesa dei Santi Margherita e Maurizio, venne abbattuto nel 1956 e oggi è un palazzo. Se guardate la foto di copertina di questo articolo, potete osservare quel muro bianco con l’ingresso ad arco, che era quello del vecchio convento.

Articolo di Katia Pisani.

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