#Futura EP.1 – Parliamo con Marketing Espresso

Durante la quarantena causata dal Covid-19, abbiamo parlato con Marco Onorato, fondatore e ideatore del progetto #MarketingEspresso.
Gli argomenti trattati sono diversi, ma soprattutto il mondo del digitale e dei social network collegati al mondo aziendale e sociale.
Online adesso la diretta andata in onda sulla nostra pagina Facebook.
Grazie Marco, alla prossima!
Buona visione.

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5 libri da leggere almeno una volta nella vita

L’approccio che si ha con la lettura nei nostri primi anni di scuola non è quasi mai positivo. Spesso infatti i professori danno il compito di leggere un libro al mese e scrivere una piccola relazione in cui deve essere riassunta la storia e devono essere raccontate le sensazioni provate. I ragazzi, provando un senso di costrizione e non riuscendo a capire il motivo dell’obbligo della lettura, si allontanano pian piano dai libri.

La lettura è un’attività soggettiva: il bambino, il ragazzo o l’adulto deve essere libero di scegliere cosa leggere e quando leggerlo. Non sempre i libri che vengono assegnati durante le vacanze estive rappresentano lo stato d’animo di chi deve leggerli. Così si evitano i libri come se fossero spazzatura, perché non è ciò che si vuole realmente fare. 
Col senno di poi, io riesco a capire l’intento dei professori a scuola: proporre una lista di libri che dovrebbero essere letti una volta nella vita. Quando si è giovani e piccoli è difficile capirlo, ma quando si cresce e ci si approccia, volontariamente o meno, alla lettura di un libro importante, si capisce che ciò che ci viene assegnato durante gli anni scolastici non è altro che un trampolino di lancio verso il mondo che ci aspetta. 

Quali sono i libri che dovremmo tutti leggere almeno una volta nella vita? E’ difficile stilare una lista completa, perché sono così tanti da non poter essere in alcun modo raggruppati in un unico foglio. Provo comunque a consigliarvi cinque libri da leggere per riuscire a capire meglio certe dinamiche della vita. A parere mio, quelli che tra poco vi elencherò sono libri che tutti noi dovremmo leggere almeno una volta nella vita.

  • Per questo mi chiamo Giovanni di Luigi Garlando.
    Il libro ha vinto, nel 2004, il Premio Ostia, il Premio Piccoli Lettori e il Premio Città di Penne. Parla di un papà che racconta al figlio, in chiave infantile, la storia di Giovanni Falcone. Il piccolo si chiama Giovanni, ma il papà non si accontenta di chiamarlo così. Vuole raccontargli la storia del suo nome e l’origine di esso. Così il giorno del suo decimo compleanno gli regala una bella gita attraverso la città ed è proprio durante quella giornata che il bambino scopre chi è Giovanni Falcone e perché anche lui si chiama Giovanni. E’ un libro che va letto e custodito nel cuore, perché attraversa la realtà con gli occhi di un padre che deve raccontare la Mafia al figlio. E’ dura, difficile e quasi impossibile, ma con le giuste parole anche la Mafia può essere spiegata a un bambino. 

  • Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.
    E’ un classico della letteratura italiana del 1900 ma è ancora molto attuale. Racconta la storia di Mattia Pascal che, dopo aver vinto un’ingente somma di denaro, decide di scappare per evitare di dover spiegazioni alla moglie, la quale potrebbe volere una parte di bottino, e cambiare nome. Si trasforma così in Adriano Meis e vive la sua vita di giorno in giorno, lontano da casa e dalla certezza degli affetti. Insegna come trovarsi o ritrovarsi, come affrontare la vita senza programmarla. Questo è un libro che va letto per trarne insegnamento e capire fino a che punto può spingersi un uomo che non si sente più “sé stesso”.

  • Mille splendidi soli di Khaled Hosseini.
    Pubblicato nel 2007, è un libro ancora molto attuale. Racconta la storia di due bambine, Mariam e Laila, i cui destini si incontreranno casualmente. In Afghanistan le donne vengono date in sposa in età infantile e subiscono così dei traumi psicologici non piccoli. Sarà proprio al fine di Mariam, che si ritrova tra le braccia di un uomo di quarant’anni già sposato e violento. Incontrerà lungo il suo cammino Laila, che in certi momenti la aiuterà a combattere. Laila è molto diversa da Mariam, perché nonostante tutto crede ancora nella rinascita di un paese alla deriva e nella realizzazione dei propri sogni. E’ un libro che va letto per rendersi conto di cosa succede dall’altra parte del mondo, in Oriente, dove in alcuni paesi le cose accadono in maniera diversa dall’Occidente. In primis, come si vede nel libro, la figura della donna. 

  • Anna Karenina di Lev Tolstoj.
    Ambientato nella Russia dell’Ottocento. Sposata con Aleksej Aleksandrovis Karein, Anna si innamora di Aleksej Kirillovis Vronkij, per il quale decide di sfidare la propria morale e tradire così il marito. Anna ha un figlio per il quale cerca di non cadere tra le braccia dell’amante, ma la passione e la voglia di trasgressione sono troppo forti per poter essere represse sotto l’amore per il piccolo. Anna abbandonerà il tetto coniugale, suscitando il disprezzo di tutta la famiglia e del mondo nobile a cui appartiene. Anna è un personaggio rivoluzionario, difficile da comprendere nell’Ottocento ma molto vicino all’ideale di donna moderna, libera e non sottomessa. Affronterà l’amore dell’amante e lo inseguirà fin quando non ci sarà più motivo di farlo, ma non potrà tornare alla vita di prima, che non sente più sua e che quasi odia. E’ un libro che va letto per capire quanto sia difficile rispettare i canoni di una società alla quale non si sente di appartenere. Nonostante la mole di pagine sia alta, questo libro si legge d’un fiato.

  • IT di Stephen King.
    Pubblicato nel 1987, racconta la storia di un gruppo di amici che si ritrovano a dover affrontare un pagliaccio assassino. Mangia i bambini, li rapisce e li porta nella sua tana. Così i ragazzi del gruppo cercano di capire come fare a ucciderlo, ma non riescono e si ritrovano da adulti a dover affrontare un nuovo attacco. Gli amici, divisi dal tempo, si ritrovano a Derry quando sono già uomini e donne per salvare i bambini di quel tempo ed evitare che IT prenda il sopravvento sulla città. E’ un libro che parla di amicizia, di tempo e di coraggio. Va letto con la consapevolezza di ritrovarsi davanti a scene aberranti e davanti a un pagliaccio, ma anche con la consapevolezza di ritrovarsi davanti a una storia di amicizia che non finisce nel tempo, nonostante le incomprensioni e i diverbi. IT rappresenta la parte inconscia della nostra personalità, corrispondente all’ES in psicologia. La lettura va affrontata in maniera ragionata, ma è un libro che tutti possono leggere e capire. Di IT esiste anche la miniserie tv degli anni ’90 e il film, diviso in due parti, del 2017 e del 2018.

Questi sono i libri che secondo me non devono mancare nella libreria di nessuno, perché insegnano valori fondamentali per affrontare la vita. Chiaro è che tutti i libri insegnano qualcosa, ma ci sono libri che insegnano e libri che guidano.
Questi, secondo me, guidano il lettore a diventare una persona consapevole


Articolo di Alessia Grasselli.

Mia Cara Sicilia…

Cara Sicilia,

scrivo questa lettera per dirti che ci vuole coraggio andare via da te, ma credimi ci vuole molto più coraggio a restare.
Ho pensato di fare la valigia un milione di volte, inizialmente pensi che una sola non basti, vorresti portarti tutto: amici, affetti e qualcosa buona da mangiare, perché non si sa mai.

Poi, con gli anni ti rendi conto che la valigia si fa sempre più piccola, qualche ricordo, un po’ di speranza, dei maglioni per il freddo (a cui non siamo abituati) e tanto tanto coraggio.
Credimi è una valigia pesante, nonostante questo è più facile da trascinare per il mondo rispetto al rimpianto di una vita sprecata.

Si, sprecata. Perché c’è solo una vita e non si può vivere sperando che le cose cambiano. Si va via da una terra che “potrebbe” ma “non è”, che “vorrebbe” ma ”non può”. Si preparano valigie ogni qual volta si sente dire “è stato sempre così…”, si preparano valigie ogni volta che invece di meritarsi qualcosa ci si accontenta, perché “tanto le cose non cambiano” perché la meritocrazia qui non esiste. Tante volte ti ho accusato di non meritarmi e tu in silenzio da brava madre mi hai lasciato sfogare. Tante volte ho detto “il mare non mi basta più…”, “Tu, non mi basti più… “Tu, non capisci questa voglia mia di fare e questi muri chiusi ovunque” e tu mi hai mostrato un mare calmo ed un vulcano in eruzione.

Io, che mi fermo per strada a fare una fotografia, io che scrivo di te per sentirti ancora mia. Io, che ogni tanto ho bisogno di andar via da qui e tu mi lasci fare… forse perché sai che poi da “brava figlia” ritorno da te… sempre a casa… con l’aria di chi ha visto il mondo e vuole insegnarti ad essere genitore.

Cara Sicilia, ti ho rimproverata di essere “chiusa e bigotta” e tu mi hai mostrato i testi di Pirandello e Camilleri, di essere sempliciotta e tu mi hai mostrato il barocco e la caponatina, di non essere fertile ed hai fatto fiorire le ginestre, di non farcela e mi hai mostrato la tua storia. Vorrei incolparti per tutto quello che non va, perché a volte è l’unica cosa che sappiamo fare noi figli.

La verità è che sì, forse vivere qui è diverso, si dà di più rispetto a ciò che se ne ricava.

E’ una realtà scomoda con cui bisogna fare i conti ogni giorno. Ma tu non c’entri nulla e per capirlo mi è bastato andare oltre l’isola. Il problema non sei tu, il problema siamo noi. Noi che pensiamo di possedere il mondo e che questo oggi non possa cambiare. Il problema non sei tu, il problema è la società che invece di darsi da fare per cambiare le cose, preferisce i luoghi comuni perché semplicemente è più comodo per TUTTI. Da Nord a Sud, da Est a Ovest.

A volte penso che il nostro è un odio e amore, ma in fondo si sa che la fine dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza, ed io non riesco ad esserlo. Io non mi arrendo, che sia qui o dall’altro lato del mondo poco importa, perché accontentarsi, non fa per me.

Ma tu? Che ne sarà di te?

Mia cara Sicilia, hai perso “i cervelli” in fuga per il mondo ma forse qualche sognatore c’è ancora…

Mia cara Sicilia, ti chiedo scusa se a volte ti ho fatto credere di non essere abbastanza.

Con affetto Vanessa

Articolo scritto da Vanessa Occhione

Alcuni scatti della nostra Sicilia…

Il cielo tornerà ad essere blu, buon primo Maggio

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”

Parole testuali della nostra amata costituzione, scritta da cuori umani che hanno fatto la storia e che ci hanno lasciato una bella eredità, a volte troppo spesso dimenticata.

Oggi è il 1 maggio e di cuori eroici ne abbiamo tanti, partendo da tutto il personale medico sanitario che sta affrontando l’emergenza Covid-19.
Per loro oggi non è festa, come non lo è per le forze dell’ordine o per la protezione civile, per i volontari e per tutti quelli che anche oggi si stanno impegnando nel loro lavoro.

Oggi però la festa non è che non è per loro, ma è proprio che oggi, la festa non è di nessuno, e se ci fosse qualcosa da festeggiare in questa giornata sarebbero di certo le persone comuni, quelle che fanno numero ma non fanno notizia.

Oggi gli eroi che andrebbero festeggiati sono tutti quelli che vivono l’assenza di una quotidianità lavorativa e l’incertezza del lavoro futuro. Se prima era difficile arrivare a fine mese, oggi, la situazione del lavoro è una problematica che si tocca con mano.

Oggi non è una vera festa, ma oggi possiamo costruire delle basi che siano una certezza domani, come la sicurezza del lavoro, l’essere messi in regola, la divisione dei compiti sono fattori fondamentali per un lavoratore e li dobbiamo ripristinare.

Se ci pensiamo bene l’etimologia della parola lavoro è da ricondursi al latino labor = fatica. Che fatica è oggi il lavoro?

Questo 1 maggio passerà alla storia non per sciopero o per una protesta che vada a scalfire il muro dei diritti dei lavoratori con lotte che sanno di dignità, questo 1 maggio vede le braccia di quegli stessi lavoratori, che sono ferme lungo i fianchi, perché al momento, non sanno più da dove e come ricominciare a lavorare.

Oggi è festa, ma questa giornata passa con l’amaro in bocca perché al momento il modo in cui poter tornare a lavorare non è una possibilità per tutti. Oggi è festa di calendario, è festa per convenzione, perché da festeggiare ci sarà, se mai sarà, solo il giorno in cui il lavoro sarà ritrovato.

“Chi suda il salario”, cantava Rino Gaetano, oggi è più che mai attuale; che questa paga sia frutto di un lavoro subordinato o di un lavoro autonomo, in questo momento è traballante per i fatti sopracitati.
Ma non possiamo perdere le speranze.

Il cielo è sempre più blu, o quantomeno lo sarà.

Articolo scritto da Agnese Torre & Riccardo Susinno.