Quel ramo del lago di Como… i luoghi de ‘I Promessi Sposi’

E’ il primo romanzo storico della letteratura italiana, per cui è toccato a tutti, MA PROPRIO A TUTTI, gli italiani studiarselo. Ambientato tra il 1628 e il 1630 in Lombardia, durante il dominio spagnolo, la versione che si studia a scuola è quella definitiva del 1840-42.
Agli occhi dei suoi contemporanei, e a dire il vero anche dei posteri, Manzoni ha lavorato come il miglior storiografo e ricercatore dei suoi tempi.

Pagine intere del suo romanzo si sono basate su veri documenti recuperati negli archivi dell’epoca. Primo fra tutti, e citerò solo questo giusto per far capire la cifra di questo immenso autore, la descrizione della Grande Peste del 1629-1631.

I Promessi Sposi nella parlata italiana

Superfluo parlare della trama del romanzo. Chi non conosce l’amore contrastato di Renzo (che nella prima versione del libro si chiamava Fermo. Che nome sfigato…) e Lucia? Tanto è superfluo che, infatti, non ve ne parlo proprio.
Piuttosto, è interessare rimarcare quanto alcuni dei personaggi del romanzo manzoniano siano entrati nel colloquiare italiano come prototipi di un certo modo d’essere.
Qualche esempio: Don Abbondio è diventato il simbolo della codardia e del servilismo. 
Don Rodrigo, invece, dell’arroganza ignorante. Ma vogliamo parlare del celeberrimo Azzeccagarbugli? “L’avvocato delle cause perse”, lo definisce Renzo nel capitolo V del romanzo. E niente, fa già ridere così. La definizione vi suona familiare, vero?

Sulle orme dell’amore di Renzo e Lucia
«Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…»
Questo è l’incipit famosissimo del romanzo di Manzoni. In realtà, la storia non rimane confinata in luoghi ristretti ma abbraccia un’area vastissima, compresa tra Lecco, Milano e Monza.
E’, quindi, possibile per un lettore ripercorrere dal vivo le tappe de I promessi Sposi? Certo che si! E vediamo insieme quali luoghi esistono nella realtà ed è possibile visitare…

Cosa vedere a Lecco?

La casa di Lucia
A Lecco si trova quella che, secondo gli studiosi, corrisponderebbe alla casa di Lucia Mondella. In realtà, i luoghi identificati sarebbero due.
Il più accreditato è una casa che si trova nel quartiere di Olate, ma se lo volete visitare rimarrete delusi. E’ diventato una casa privata e nemmeno messa benissimo da un punto di vista strutturale.

Tanto che, come riporta un articolo di un quotidiano di Lecco del 2011 che ho trovato in rete, l’edificio è stato chiuso al pubblico. Resta, però, visibile la targa d’ingresso, con la dicitura della probabile ‘casa di Lucia’.
Il secondo luogo, invece, è ad Acquate, altro quartiere lecchese. Si tratta di un antico rustico cheospita un’ osteria. E sapete come si chiama? 
Osteria Casa di Lucia!

Castello dell’Innominato
Nel romanzo il castello non ha una posizione geografica precisa. Per identificarlo ci si è basati sulla reale persona alla quale è quasi sicuro il Manzoni si sia ispirato per creare il personaggio dell’Innominato. Stiamo parlando di Francesco Bernardino Visconti, dei Visconti di Brignano.
Il castello del Visconti, pertanto, o meglio quello che ne resta, è ormai convenzionalmente riconosciuto come il castello dell’Innominato del romanzo manzoniano. I suoi ruderi si trovano in località Somasca, nel comune di Vercurago, appena sotto l’estremità orientale del lago di Como.
Dell’originale roccaforte sono rimaste le mura perimetrali, alcuni tratti dei bastioni e delle torri e la scalinata che porta all’ingresso del castello, completamente lavorata nella pietra.



Palazzotto di Don Rodrigo
Il Palazzotto di Don Rodrigo si trova precisamente sul promontorio dello Zucco. L’edificio è praticamente rimasto uguale alla descrizione del Manzoni fino al 1938, quando venne abbattuto e ricostruito prendendo il nome di Villa Guzzi. Attualmente è sede del CONI, per cui non è aperto alle visite al pubblico, ma se ne può ammirare il bellissimo giardino esterno.



Convento di Fra Cristoforo
Fra Cristoforo, il cappuccino menzionato più volte dal Manzoni, è una figura importante all’interno del romanzo e il suo convento esiste veramente, identificato con quello che si trova nel rione di Pescarenico, a Lecco.

Si tratta della chiesa dedicata ai Santi Lucia e Materno e la sua struttura è rimasta la stessa dalla metà del Cinquecento (ovviamente fatti i naturali lavori di manutenzione nel corso dei secoli).Anche la figura di Fra Cristoforo è ispirata ad un personaggio realmente esistito, il nobile Lodovico Picenardi. E qui scatta la meraviglia dei risultati che Google restituisce quando si fanno ricerche approfondite. Perché, a voler restare puntuali nella definizione ‘convento di Fra Cristoforo’ si scopre che esiste un altro convento dei cappuccini, ma a Cremona.
Si potrebbe vedere, sì, ma restando lungo la strada, in via Mantova. E’ ormai in completo decadimento, come denuncia questo articolo, che vi consiglio, comunque, di leggere, in modo da capire il motivo di questa doppia attribuzione in merito al convento del cappuccino manzoniano

Cosa vedere a Milano?

Il lazzaretto
Luogo di dolore e di morte, le pagine più drammatiche del romanzo sono ambientate qui.
A Milano il lazzaretto è esistito veramente, costruito tra Quattrocento e Cinquecento, ma oggi non ve n’è più traccia, se non in piccoli frammenti di mura che si possono vedere in Via San Gregorio, nel quartiere di Porta Venezia.
Ma, si sa, anche i frammenti parlano di storia e ad un lettore appassionato possono trasmettere emozioni.


Forno delle Grucce
Immaginate, nell’Italia di quasi 400 anni fa, una folla inferocita e prostrata dalla peste che assalta il forno di Milano per accaparrarsi quanto più pane e farina possibili. Siamo nel giorno di San Martino del 1628. Il forno si trovava nella Corsia dei Servi, una strada che oggi è diventata il centralissimo Corso Vittorio Emanuele.
Il forno non esiste più, ma è rimasta una targa commemorativa compresa tra i civici 3 e 5.

Cosa vedere a Monza?

Convento della Monaca di Monza
Ebbene sì, anche questo personaggio, che nel romanzo prende il nome di Gertrude, è realmente esistito. Così come il convento. Il Manzoni si era ispirato alla reale vicenda di Marianna de Leyva y Marino – figlia del conte di Monza che prese il velo con il nome di Suor Virginia – e del suo amante, il conte Gian Paolo Osio, che nel romanzo si identifica con il personaggio di Egidio.
Il monastero vero e proprio, che si trovava alla sinistra della chiesa dei Santi Margherita e Maurizio, venne abbattuto nel 1956 e oggi è un palazzo. Se guardate la foto di copertina di questo articolo, potete osservare quel muro bianco con l’ingresso ad arco, che era quello del vecchio convento.

Articolo di Katia Pisani.

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LA SICILIA DE ‘IL GATTOPARDO’

La Sicilia de ‘Il Gattopardo’

Nel mondo, ‘Il Gattopardo’ è uno dei romanzi della letteratura italiana più famosi.
Il
capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, edito nel 1958- quando l’autore era già morto da un anno- propone al lettore uno spaccato della Sicilia di fine Ottocento, in un momento storico particolarmente turbolento della storia del sud Italia: l’arrivo di Garibaldi nel Regno delle Due Sicilie e il collasso della casata dei Borbone.

Non c’è un italiano che non conosca una delle frasi-chiave del libro, benché, magari, non ne sappia attribuire espressamente la paternità all’opera di Tomasi.

Parafrasata, la conosciamo più o meno così: cambiare tutto per non cambiare niente. In realtà, la frase esatta, leggendo il libro, sarebbe ‘Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi’ ed è diventata la spiegazione migliore, concisa ma migliore, dell’immobilismo politico del nostro Paese, anche a distanza di decenni dalla scrittura di questo libro.

Un modo di fare politica che ormai è conosciuto anche all’estero. Il libro non ha bisogno di riassunto. Per chi non ne ha letto la versione cartacea, resta sempre la meravigliosa trasposizione cinematografica del 1963, quello con la famosa scena del ballo con la coppia Alain Delon-Claudia Cardinale, che sono il Tancredi e l’Angelica del libro.
Piccolo appunto, se vi capitasse di leggere il romanzo.

Noterete che il personaggio che giganteggia è quello del Principe Fabrizio Salina (nel film interpretato da Burt Lancaster), figura mitica al pari di quella del gattopardo, il felino africano (esiste veramente) rappresentato sullo stemma della casata Salina e, nella realtà, della casata dei Tomasi di Lampedusa. Il Principe Salina è stato plasmato sulla figura reale del bisnonno di Tomasi di Lampedusa, Giulio Fabrizio Tomasi.



Il romanzo di Tomasi Di Lampedusa, Il Gattopardo

I luoghi del Gattopardo

Può un lettore visitare la Sicilia, o almeno parte di essa, ripercorrendo i luoghi magici del Gattopardo? La risposta è si e più sotto possiamo leggere le tappe fondamentali di questo viaggio sospeso tra passato e presente.

Santa Margherita di Belice, Agrigento

Parco letterario e Museo del Gattopardo

Il Parco letterario e Museo del Gattopardo è incentrato interamente sulla figura e sulle opere di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il Museo ha sede nel Palazzo Filangeri-Cutò, edificio di proprietà della famiglia della madre di Tomasi di Lampedusa, che qui ci trascorse tante estati della sua infanzia. Su dichiarazione stessa dello scrittore, si evince che l’edificio sia stato il modello per il Palazzo di Donnafugata, il feudo di villeggiatura estiva del Principe Salina.
Il feudo di Donna fugata, invece, aveva avuto come modello il borgo di Palma di Montechiaro.
Il Museo espone lettere, foto d’epoca e altri oggetti appartenuti allo scrittore, in particolar modo la copia autentica dell’originale manoscritto e del dattiloscritto de Il Gattopardo, donato dal figlio adottivo Gioacchino Lanza Tomasi.

Palma di Montechiaro, Agrigento
La fondazione di Palma di Montechiaro risale al 3 maggio 1637 ed è legata a doppio filo alla dinastia dei Tomasi, tra capitani d’arma arrivati al seguito di Marcantonio Colonna e duchi che avevano preferito la vita monacale.
La storia della famiglia, scritta più nel dettaglio, la trovate nella apposita sezione del comune di Palma di Montechiaro.


Giuseppe Tomasi visitò Palma nell’estate e nell’autunno 1955. La sua famiglia non aveva più beni immobili ed erano lontani i tempi in cui i Tomasi erano stati i signori di queste terre, ma godevano ancora di molto rispetto, tanto che fu oggetto di una accoglienza calorosissima.
Palma venne assunta come modello per il feudo di Donnafugata. Lo testimonia, nel libro, anche l’episodio della visita del Principe Fabrizio al Monastero Benedettino, edificio realmente esistente del paesino

La Chiesa Madre
Nel romanzo è alternativamente chiamata Chiesa Madre e Duomo.
Uno dei più splendidi esempi di arte barocca siciliana, si trova alla sommità di una lunga scalinata, di cui si accenna pure nel libro.

Monastero delle Benedettine
Il Monastero fu edificato negli anni 1653-1659, frutto della trasformazione di quel Palazzo Ducale che era stata la prima dimora dei Tomasi a Palma.
Qui si ritirarono in convento le figlie e la moglie di Giulio Tomasi (fratello di Carlo, il primo duca di Palma) tra cui Isabella Domenica, oggi venerata con il nome di Suor Maria Crocefissa della Concezione, a cui fa riferimento lo scrittore quando parla della Beata Corbèra e il relativo episodio della “lettera del diavolo”, una missiva scritta in caratteri incomprensibili, in realtà oggi decifrati, conservata all’interno del convento.

Una strada che profuma di letteratura.
Da Agrigento passa anche la S.S. 640, la cosiddetta ‘Strada degli Scrittori’.

Si tratta, in realtà, di un grosso circuito turistico che intende promuovere tutta la filiera eno-gastronomica, l’ospitalità alberghiera ed extra-alberghiera, le eccellenze culturali e i tesori naturalistici della Sicilia.

La strada è dedicata a Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Camilleri, Russello e Pier Maria Rosso di San Secondo.

Articolo di Katia Pisani.

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QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO… I LUOGHI DE ‘I PROMESSI SPOSI’

Viaggio nell’isola di Montecristo

Avete mai letto ‘Il Conte di Montecristo‘, il famoso romanzo di Alexandre Dumas?

L’isola, turisticamente, è diventata famosa grazie all’opera dello scrittore francese, almeno nell’immaginario. Le trasposizioni cinematografiche del romanzo non sono state girate qui, invece, visto che l’isola è una riserva protetta dagli anni ’70. Per cui, tutti i paesaggi che avete potuto vedere sul piccolo e grande schermo non sono quelle reali.

Breve trama del romanzo

La storia si colloca tra il periodo di prigionia all’Isola d’Elba di Napoleone Bonaparte e il governo di Luigi Filippo d’Orléans, ultimo Re di Francia prima dell’Impero di Napoleone III.
Nel romanzo, molto complesso,  si avvicendano moltissimi personaggi, che ruotano attorno alla figura del protagonista Edmond Dantès, giovane marinaio di 19 anni fidanzato con la catalana Mercédès e futuro capitano della nave Pharaon.
La sua vita cambia radicalmente quando, a causa di un carteggio tra bonapartisti di cui è stato inconsapevolmente consegnatario, viene accusato di aver preso parte al ritorno  di  Napoleone  dall’Isola  d’Elba  e  pertanto  viene condannato  al  carcere ingiustamente, restando prigioniero per 14 anni nel Castello di If.
In carcere la sua fortuna sarà la conoscenza con lo scienziato Faria, precettore della ricca famiglia Spada e anche lui prigioniero nel castello, dal quale sta tentando di evadere scavando un tunnel. Solo che dei calcoli sbagliati, anziché portarlo al di fuori del castello, l’hanno portato nella cella di Edmond.
I due diventano grandi amici e lo scienziato svela ad Edmond l’esistenza di un tesoro nascosto nell’isola di Montecristo.
Purtroppo Faria muore e Edmond riesce a fuggire di prigione proprio sostituendosi al suo cadavere. Da qui inizia la sua voglia di vendetta. Riuscendo ad arrivare a Montecristo e trovando il famoso tesoro di cui gli aveva parlato Faria, Edmond si trasforma nel suo alter ego Conte di Montecristo. Da questo momento in poi, il suo scopo sarà riavvicinare tutte le persone del suo passato per regolarne i conti e vestirà, da grande trasformista, i panni di diversi personaggi, tra i quali anche quello delle leggende persiane di Simbad ilmarinaio.

Viaggio sull’Isola di Montecristo

Se la lettura del romanzo vi ha in minima parte solleticato la fantasia, è naturale che vi sia venuta voglia di sapere come è fatta l’isola veramente.
Se volete visitarla, però, sappiate che la lista d’attesa è lunga. Più in basso, spiego il perché.
Geograficamente, Montecristo è la più remota delle sette isole che formano il Parco dell’Arcipelago Toscano.

Ci vogliono due ore di navigazione per arrivarci: il battello salpa da Porto Azzurro, all’Isola d’Elba, alle 9,30 e lascia i visitatori nella baia di Cala Maestra.

Isola vista dall’alto – Copyright Foto

Cosa vedere a Montecristo

A Montecristo si arriva via mare, ma l’isola è una destinazione per trekker, perché c’è solo  da  camminare  e  anche  tanto.  Per  precisare, le  scarpe  da  trekking  sono obbligatorie, pena la non accettazione ai percorsi. Ve ne controllano la conformità le guide messe a disposizione dal Parco.

Già, perché per tutelare la biodiversità dell’isola non ci si può avventurare per conto proprio,  ma  bisogna  affidarsi  alle  guide,  che  hanno  predisposto  tre  percorsi autorizzati. Tutti partono dall’attracco di Cala Maestra e ritornano giù, sempre in località  Cala  Maestra,  a Villa  Reale,  l’unica  costruzione  dell’isola,  sede  di  un piccolo MuseoNaturalistico.

Primo percorso: Cala Maestra-Belvedere-VillaReale

Lungo 2 km, porta su al Belvedere, il punto panoramico che si affaccia su quella Cala Maestra da cui si è arrivati all’isola.

– Copyright Foto –

Secondo percorso: Cala Maestra- Monastero-Villa Reale

Lungo poco più di 3 km, conduce alle rovine del Monastero benedettino fondato nel 445 d.C. dal Vescovo di Palermo Mamiliano e in cui i monaci benedettini hanno risieduto fino alla metà del 1500.
Attorno al Monastero aleggia la leggenda (su cui in parte è ricamata anche la trama del romanzo di Dumas) secondo la quale sotto il suo altare si trovasse un tesoro nascosto, motivo per il quale l’isola era frequentemente soggetta agli assalti dei pirati.

Terzo percorso: Cala Maestra- Grotta- VillaReale

Snodandosi per 3,600 km, è quello che porta alla Grotta di San Mamiliano, a poca distanza dall’omonimo Monastero.

La leggenda popolare attribuisce al luogo la vera ‘casa’ del Santo, che viveva qui da eremita.  La  cavità  è  nota  anche  come  ‘Grotta  del  Drago’,  perché  si  crede  che Mamiliano qui ne abbia ucciso uno. Sul luogo sarebbe sgorgata una sorgente d’acqua purissima tutt’ora esistente.

– Copyright Foto –

Fauna e flora dell’isola di Montecristo

Lungo i percorsi, troverete tante capre di montagna.  La specie locale si chiama proprio capra di Montecristo, sebbene non sia autoctona.

A   Montecristo   vive   anche   una rara   specie   di   ranadell’area   sardo-corsa, il discoglassosardo.

Le piantine autoctone custodite nell’OrtoBotanicodel Museo Naturalistico di Villa Reale sono il vero tesoro di Montecristo. Sono state messe al riparo dalla ingordigia delle stesse capre, ghiotte di qualsiasi seme. Sono state capaci di ridurre anche la presenza del leccio, di cui esistono pochi esemplari millenari sull’omonimo Collodei Lecci, a 560 metri d’altezza.

Sempre a riparo dai morsi delle capre, nell’Orto Botanico sono state ricostituite le piantine di corbezzolo, che in passato tappezzavano l’intera isola.

Prenotare per Montecristo. Una lunga attesa…
Se andate sul sito ufficiale di prenotazione all’indirizzo, QUI, potete vedere che per il 2020 le prenotazioni sono già al completo. Come suggerito, provate a riaffacciarvi al sito dal 1 giugno.

Data la sua natura di riserva naturalistica, l’isola ha ingresso contingentato. Per il 2020 erano previsti 2000 ingressi massimi relativi alle visite e i biglietti sono stati già tutti venduti.

Il sito che vi ho linkato sopra vi serve, comunque, per avere tutte le informazioni sulla visita: costi, orari, abbigliamento richiesto e tutte le condizioni di prenotazione.
Se  avete  un  natante  privato,  c’è  possibilità  di  chiedere  l’autorizzazione ai Carabinieri del Nucleo Biodiversità di Follonica per il semplice accesso all’isola.
Non  potete  usufruire  dei  percorsi  autorizzati,  ma  avrete  accesso  a  Villa  Reale, all’Orto Botanico e al Museo Naturalistico.
Consiglio  delle  guide,  valido  SEMPRE:  mai  lasciare  aperti  i  cancelli  dell’Orto Botanico. Si espongono le piantine all’assalto delle fauci delle capre.

CURIOSITA’: Lo sapete che le vicende di Edmond Dantès sembrerebbero ispirate alla reale vita di un ciabattino francese dal nome Pierre Picaud?

Le foto utilizzate non hanno uno scopo commerciale e non sono di nostra proprietà, sono utilizzate solo a scopo promozionale dell’Isola di Montecristo.

Articolo scritto e ideato da Katia.
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Presentazione Katia: Classe 1980, nata in Germania, cresciuta nella calda Puglia respirando il profumo di focaccia barese, dal 2015 vivo tra le cupole rinascimentali della splendida Toscana.
Sono laureata in lingue e la mia è una famiglia inter-adriatica, perché unisce Italia e Albania. Viaggio poco nella realtà ma tanto con la mente, grazie alla lettura e alla scrittura, le mie più grandi passioni.
Vivo ogni giorno come fosse l’ultimo, non dico mai di no a prescindere e dedico ogni  traguardo raggiunto a mia figlia Alba, il  miglior regalo che la vita potesse farmi alla soglia dei 40.