Nord-Sud, trova le differenze

“Eh ma qui al nord è tutto diverso, da noi si lavora sul serio” oppure “Sì ma vuoi mettere come si vive da noi al sud? Non c’è paragone”.

L’Italia è il Paese dei luoghi comuni per antonomasia: italiani pizza, mafia e mandolino, Luca Toni, Berlusconi, maccheroni…e chi più ne ha più ne metta.

Italia paese di campanilismi, regionali e provinciali, addirittura rionali (il palio di Siena vi dice nulla?). Abbiamo panorami mozzafiato da nord a sud, dalla Alpi alle verdi colline toscane, dalle scogliere campane alle bianche spiagge del Salento; e come dimenticare le nostre isole, con le loro bellezze e tradizioni.
A noi italiani non manca proprio nulla, eppure tentiamo sempre di guardare alle differenze territoriali piuttosto che apprezzare la ricchezza di un intero paese.

Perché questa ricchezza risiede proprio nella diversità, e qui sorge spontanea una domanda: siamo così diversi tra nord e sud?

Analizziamo alcuni punti: partiamo dal divario economico, nota dolente ed oggetto di dibattito da quando Garibaldi ha compiuto l’impresa dei Mille.
Senza politicizzare il tutto, va da sé che per il tessuto sociale e urbano che caratterizzano settentrione e mezzogiorno, alcune macro-differenze ci sono eccome.

Il nord viene da una tradizione industriale più longeva, sviluppandosi prima intorno al famoso “triangolo industriale” Milano-Torino-Genova, per poi espandere la sua crescita al nord-est e al fenomeno tutto italiano della micro-imprenditorialità.
Il sud, storicamente legato all’anacronistico “latifondo” è sempre rimasto un po’ indietro rispetto ai fratelli nordici, complici evidenti carenze infrastrutturali ed economiche, oltre a piaghe sociali quali brigantaggio prima e poi mafia, appoggiandosi spesso a politiche sociali che strizzavano l’occhio a un forte interventismo dello stato (vedi Cassa del Mezzogiorno).

Ma andando oltre le cause storiche dell’inizio di questo divario, quantomeno economico, possiamo notare anche una forte influenza climatica, che nel tempo è andato a incidere sullo stile di vita degli abitanti di nord e sud Italia.
Possiamo dire infatti che il territorio influenza anche la personalità dei suoi abitanti, e l’Italia ne è un perfetto esempio. Non è un cliché infatti che il cittadino medio settentrionale sia di carattere più schivo e riservato, a tratti burbero, mentre la “passione latina” del meridionale è molto più presente: “l’ospitalità del sud”. Parliamo di calore, non solo climatico, ma anche umano.

Queste sono, a mio avviso le differenze maggiori, ma in questo articolo vorrei concludere soffermandomi su quelli che sono i tratti comuni che ci contraddistinguono.

Uso tre parole per sintetizzare il tutto: creatività, passione, empatia.

La creatività è la dote che contraddistingue tutto il popolo italiano nel mondo, non solo per l’arte, la moda, i motori e la cucina, ma anche per l’essere italiano, quello spirito che ci fa emergere nel bene e nel male in tutto quello in cui ci cimentiamo, perché, alla fine è inevitabile parlare di Italia.

La passione è nella nostra cultura da sempre, nord o sud, la passione nella propria attività la puoi notare nell’imprenditore veneto come nel pizzicagnolo romano, nell’attore salentino come nel commerciante lombardo. È la stessa passione per la squadra di calcio del paese, la stessa per la partita a briscola con gli amici del bar, la stessa passione di due ragazzi che si baciano a Ponte Milvio, non siamo noi, è il nostro Bel Paese che ci rende così, focosi e romantici, rissosi e bonari.

E l’empatia, perché, nonostante tutto, fra italiani ci capiamo, perché siamo cresciuti con gli stessi valori, fra un piatto di pasta e le ginocchia sbucciate giocando a pallone, fra un “l’Italia chiamò” urlato con vigore e una notte prima degli esami passata ascoltando Venditti. Passano le generazioni ma siamo sempre noi, cambiano le regioni ma quei ragazzi un po’ cresciuti rimangono. Perché quando uno del nord va al sud si innamora, e quando uno del sud si trasferisce al nord pensa…no niente, lo so anche io, si sta meglio al sud, scherzavo!

Articolo scritto da Andrea Caenazzo.

E dopo che facciamo?

“E dopo che facciamo?” Quante volte hai pronunciato questa frase?

Magari avevi finito di fare la doccia e hai detto a voce alta: “ Ho quasi finito, e dopo che facciamo?” oppure hai dei figli e ti senti ripetere costantemente, “Mamma, Papà, e dopo che facciamo?” o sei proprio tu il figlio o la figlia che lo chiede.

Oppure era un sabato o un venerdì sera e nella chat di gruppo con gli amici è uscita la domanda “E dopo che facciamo?”

Già, una semplice frase racchiude un’infinità di possibilità.

Questo “dopo” apre l’orizzonte a qualcosa che in realtà non sappiamo bene neanche noi. In questi mesi abbiamo espresso tanti desideri, una lista infinita di “poi vorrei…”, e adesso?

Ecco adesso abbiamo una lista e una vita per poterla realizzare, con le dovute accortezze e precauzioni, rispettando le norme, con attenzione e cura per noi e per i nostri cari, ma il “dopo” è arrivato o manca qual tanto che basta per ricominciare a sognare. E come ogni nuovo arrivo mette un po’ paura.

Non siamo più le stesse persone che eravamo due mesi fa, non lo saremmo state comunque, perché in ogni giornata può accadere qualcosa che ci cambia e ci trasforma, ma adesso, adesso siamo tutti un po’ cambiati.

La condivisone di un momento critico che è stato lo stesso per ognuno di noi, ci ha portati a cambiare. Certo ognuno lo ha vissuto a modo suo.

Ma a casa c’eravamo tutti, chi era in preda all’isteria del lievito madre, chi con la scusa delle passeggiatine clandestine ha continuato a fare come voleva, chi invece ha avuto più di una volta il desiderio di lanciare il computer durante lo smartworking, chi aveva l’ansia delle lezioni online, chi ha avuto gli esami a distanza, oppure tutti quelli delle lauree non festeggiate, dei compleanni in solitaria, chi ancora ha avuto l’ansia degli amori appena nati perché chissà se avrebbero resistito alla quarantena, o quelli degli amori appena finiti che hanno contribuito a rendere le giornate più pesanti, chi ci è andato pesante con l’alcol perché per un secondo allontanava i pensieri, chi ha letto libri, chi ha visto i film e le serie tv che non aveva mai avuto il tempo di vedere, le abbiamo iniziate e adesso quando le finiremo?

Dopo che faremo? Come ricominceremo? A casa abbiamo ricostruito o distrutto noi stessi, le nostre convinzioni, e le nostre paure. E adesso?

Adesso ci siamo noi, con le nostre preoccupazioni e le nostre speranze, perché adesso c’è un Italia da ricostruire e tanto amore da ritrovare.

Abbiamo messo da parte la parola noi e adesso dobbiamo andare a riprenderla, ognuno a modo suo e con il giusto rispetto degli altri.

Io se potessi esprimere un desiderio, vorrei che adesso fossimo più consapevoli di quanto la presenza degli altri nelle nostre vite ci illumini e che se dobbiamo arrivare da qualche parte è più bello se ci arriviamo insieme. Ognuno con la sua peculiarità.

Perché ora sappiamo quanto vale quell’abbraccio che prima davamo con poca importanza, con abitudine e di fretta, senza darci peso.

Ora lo sappiamo quanto vale un bacio, una carezza, vedere il sorriso non solo negli occhi, ma nelle labbra, sentire la pelle, sentire l’amore.

Ora lo sappiamo perché è quello che ci è mancato e probabilmente che ci continuerà a mancare ancora un pò, ma adesso è il tempo di ricominciare a vivere come se fosse la prima volta, di innamorarci di nuovo della vita o di chi vogliamo come se non lo avessimo mai fatto, con rispetto, cura ed attenzione, perché ciò che c’è stato non si ripeta per colpa dell’avventatezza e del poco rispetto delle regole.

Quindi, dopo che facciamo? Io direi: Andiamo o vediamo come poterlo fare, ma non dimentichiamo!

Articolo di Agnese Torre.