Un libro da leggere: Per questo mi chiamo Giovanni, di Luigi Garlando

Leggere libri che parlano di fatti realmente accaduti non è sempre facile, soprattutto quando il tema trattato è delicato come quello della Mafia. Succede così, ti propongono un libro per capire l’argomento, tu svogliatamente lo leggi anche se pensi che non ti piacerà e a fine lettura ti ritrovi all’inizio per rileggerlo di nuovo. 

È quello che è successo a me con “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando nel 2010. Frequentavo la prima media e la mia professoressa diede a tutti il compito di leggere questo libro. Io non sapevo chi fosse Giovanni, non capivo il titolo del libro e non capivo la trama. Lo iniziai ugualmente, non volevo prendere un brutto voto. Dopo qualche giorno ci comunicò che avremmo affrontato insieme la lettura durante l’ora di narrativa, così mi tranquillizzai e iniziai ad ascoltare questa storia. Inutile dire che me ne innamorai e l’ho riletto almeno una decina di volte. 

DI COSA PARLA?

Il libro parla di un papà che, per il decimo compleanno di suo figlio, decide di regalargli una passeggiata al mare. In quell’occasione decide anche di raccontagli una storia importante: l’origine del suo nome.
Inizia così il ricordo e il racconto della vita di Giovanni Falcone, tutta dedicata alla lotta contro la Mafia, contro Cosa Nostra. Una vita di sacrificio, di rinunce, di paure e di minacce vissuta nella consapevolezza che prima o poi sarebbe giunta al termine per mano di quegli uomini. Il bambino ascolta, fa domande, si interessa, cerca di capire le dinamiche e cerca di mettersi nei panni di quell’uomo così forte, che non piangeva mai, nemmeno per un taglietto al ginocchio.

PERCHÉ LEGGERLO?

Per leggere questo libro ci vuole massimo qualche ora, poiché conta circa 140 pagine. È un racconto intenso, pieno di dettagli, di ricordi, di particolari sulla vita di Falcone che non tutti conoscono. Parla anche la sorella, che ha scritto la prefazione nel libro, e spiega al bambino che Giovanni era forte sempre, anche quando nessuno riusciva. 

Penso che questo libro debba essere letto da tutti i ragazzi delle scuole medie, perché adatto a un pubblico di giovani e soprattutto perché insegna il valore della vita e del coraggio. Insegna che l’omertà non è da forti, insegna che il silenzio va sconfitto, che la paura va aggirata e che la Mafia va combattuta. Non bisogna cadere nel timore di perdere tutto, nel timore che da un giorno all’altro il negozio in centro venga incendiato, nella paura di non riuscirci. Perché solo parlandone la Mafia si può sconfiggere. Giovanni Falcone è stato ucciso durante un viaggio, perché al suo passaggio hanno fatto esplodere l’autostrada. Insieme a lui è morta la moglie e sono morte le persone della sua scorta. 

Leggere questo libro significa scavare nella vita di un uomo che ha combattuto per il suo paese, per il suo popolo, per la sua città. Leggere questo libro significa leggere un’anima buona, un’anima tutta dedicata alla vita, alla giustizia, alla lealtà. 

Ve lo consiglio, nonostante esistano centinaia di libri su Falcone, questo racconta una storia semplice quanto intensa. Adatto a un pubblico sia giovane che adulto, “Per questo mi chiamo Giovanni” è un libro che non si può non leggere. 

Articolo scritto da Alessia Grasselli.

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Tutto è possibile, anche l’impossibile

Lo so, pensare che tutto sia possibile anche l’impossibile ti sembra una di quelle belle frasi fatte, di quelle che dici agli altri, ma che non valgono davvero per te.

Chissà perché gli altri all’interno della tua mente sono capaci di scalare le vette più alte, di superare gli ostacoli più impervi, mentre tu sei solo in grado di stare fermo o ferma sul divano.
Quando è stato che la tua mente ha iniziato a vederti incapace di raggiungere ciò che ami? Perché il problema è solamente lì, dentro di te.
Tu come essere umano hai tutte le capacità del mondo con te e se dovessero esserci impedimenti fisici, barriere architettoniche o mentali, ci sono lo stesso infinite possibilità di ovviare al problema. Quello che per prima cosa devi risolvere per raggiungere il tuo impossibile è dentro di te.
Io non ti dico che devi andare a scalare l’Everest. Ne tantomeno ti dico che ti basta uno schiocco di dita per raggiungere i tuoi traguardi. Per ogni cosa c’è un tempo, ed è il tempo che ci vuole, ne un minuto in più, ne un minuto in meno.

Ho sempre creduto che le cose arrivino a noi, quando noi siamo pronti ad accoglierle, e quello che voglio dirti in queste righe, è che tu hai la possibilità con le tue scelte e le tue azioni di realizzare i tuoi desideri.

C’è sempre una strada, anche quando non la vedi, anche quando tutto è buio, ed anche quando tutto ti sembra perduto, le tue possibilità sono lì dentro di te. Ascoltati, tu sei in grado di raggiungere ciò che credi sia impossibile, perché i limiti che hai, te li imponi da solo, o da sola.

Mi spiego meglio, ci sono cose in cui tu riesci benissimo, mentre a me, quelle stesse cose sembrano impossibili. Io non sono mai stata brava in matematica, ma ho amici e familiari che invece sono bravissimi, per me, però, la matematica è sempre stata impossibile. Io ad esempio, so recitare, (o almeno ci provo) e tante persone nel corso degli anni mi hanno sempre detto che non riuscivano a capire come io riuscissi a parlare davanti a 200 o 300 persone senza scappare a nascondermi, visto che nella mia vita sono una persona molto riservata, mentre sulla scena, nel mio lavoro, sono tutt’altro, e per loro, quello che facevo io era impossibile.

Ora io ho preso due esempi, anche sciocchi se vogliamo, ma spero ti siano stati utili per capire, che quello che tu credi impossibile per te, è facile per un’altra persona, perciò il metro di paragone dell’impossibile è soggettivo e non universale e pertanto può essere cambiato.
Perché davanti all’impossibile della matematica io non avrei mai dovuto iscrivermi al liceo scientifico, ed al primo anno, mi sarei dovuta ritirare e invece mi sono diplomata senza perdere neanche un anno.

Quello che voglio dirti, è che concentrarti su i tuoi limiti a volte ti distoglie dalle tue capacità. Un pesce non vola, e un insetto non nuota, ma un essere umano può volare anche senza avere le ali, e può nuotare senza avere le branchie, devi solo capire da che punto di vista stai affrontando il problema.

Concentrati su ciò che sai fare e se non ci riesci, impegnati affinché tu possa migliorare, perché se ami qualcosa, se la desideri con tutto il tuo essere, vuoi che questa cosa si realizzi e non c’è impossibile che tenga, non c’è difficoltà che non si possa superare, non c’è una nuova strada che non si possa scoprire e sperimentare e questo vale per me, come per te, vale per la vita, per ciò che vuoi, per chi sei davvero.

Ascoltati e poi inizia con il fare un passo verso ciò che desideri. È terrorizzante, perché devi lasciare il divano, questa cosa ti porterà a muoverti, ad andare lontano, magari a lasciare le tue certezze, ma ne troverai di nuove, scoprirai ciò che ti rappresenta davvero.
Qualunque sia il tuo desiderio, fai un passo, vedrai che quel piccolo passo ne porterà un altro ed un altro e ad un tratto sarai più vicino al tuo impossibile, che magari nel frattempo oltre ad essere più vicino, sarà anche diventato realtà ed avrà lasciato il posto ad un nuovo impossibile.

Perché nella vita si cambia e se si accetta questo, se si accetta il cambiamento, si accetta che l’impossibile è solo dentro di noi, che è relativo in base al punto di vista che lo osserva, ma soprattutto, che tu possiedi tutti gli strumenti per renderlo possibile.

Articolo di Agnese Torre.

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E DOPO CHE FACCIAMO?
SII GENTILE

E dopo che facciamo?

“E dopo che facciamo?” Quante volte hai pronunciato questa frase?

Magari avevi finito di fare la doccia e hai detto a voce alta: “ Ho quasi finito, e dopo che facciamo?” oppure hai dei figli e ti senti ripetere costantemente, “Mamma, Papà, e dopo che facciamo?” o sei proprio tu il figlio o la figlia che lo chiede.

Oppure era un sabato o un venerdì sera e nella chat di gruppo con gli amici è uscita la domanda “E dopo che facciamo?”

Già, una semplice frase racchiude un’infinità di possibilità.

Questo “dopo” apre l’orizzonte a qualcosa che in realtà non sappiamo bene neanche noi. In questi mesi abbiamo espresso tanti desideri, una lista infinita di “poi vorrei…”, e adesso?

Ecco adesso abbiamo una lista e una vita per poterla realizzare, con le dovute accortezze e precauzioni, rispettando le norme, con attenzione e cura per noi e per i nostri cari, ma il “dopo” è arrivato o manca qual tanto che basta per ricominciare a sognare. E come ogni nuovo arrivo mette un po’ paura.

Non siamo più le stesse persone che eravamo due mesi fa, non lo saremmo state comunque, perché in ogni giornata può accadere qualcosa che ci cambia e ci trasforma, ma adesso, adesso siamo tutti un po’ cambiati.

La condivisone di un momento critico che è stato lo stesso per ognuno di noi, ci ha portati a cambiare. Certo ognuno lo ha vissuto a modo suo.

Ma a casa c’eravamo tutti, chi era in preda all’isteria del lievito madre, chi con la scusa delle passeggiatine clandestine ha continuato a fare come voleva, chi invece ha avuto più di una volta il desiderio di lanciare il computer durante lo smartworking, chi aveva l’ansia delle lezioni online, chi ha avuto gli esami a distanza, oppure tutti quelli delle lauree non festeggiate, dei compleanni in solitaria, chi ancora ha avuto l’ansia degli amori appena nati perché chissà se avrebbero resistito alla quarantena, o quelli degli amori appena finiti che hanno contribuito a rendere le giornate più pesanti, chi ci è andato pesante con l’alcol perché per un secondo allontanava i pensieri, chi ha letto libri, chi ha visto i film e le serie tv che non aveva mai avuto il tempo di vedere, le abbiamo iniziate e adesso quando le finiremo?

Dopo che faremo? Come ricominceremo? A casa abbiamo ricostruito o distrutto noi stessi, le nostre convinzioni, e le nostre paure. E adesso?

Adesso ci siamo noi, con le nostre preoccupazioni e le nostre speranze, perché adesso c’è un Italia da ricostruire e tanto amore da ritrovare.

Abbiamo messo da parte la parola noi e adesso dobbiamo andare a riprenderla, ognuno a modo suo e con il giusto rispetto degli altri.

Io se potessi esprimere un desiderio, vorrei che adesso fossimo più consapevoli di quanto la presenza degli altri nelle nostre vite ci illumini e che se dobbiamo arrivare da qualche parte è più bello se ci arriviamo insieme. Ognuno con la sua peculiarità.

Perché ora sappiamo quanto vale quell’abbraccio che prima davamo con poca importanza, con abitudine e di fretta, senza darci peso.

Ora lo sappiamo quanto vale un bacio, una carezza, vedere il sorriso non solo negli occhi, ma nelle labbra, sentire la pelle, sentire l’amore.

Ora lo sappiamo perché è quello che ci è mancato e probabilmente che ci continuerà a mancare ancora un pò, ma adesso è il tempo di ricominciare a vivere come se fosse la prima volta, di innamorarci di nuovo della vita o di chi vogliamo come se non lo avessimo mai fatto, con rispetto, cura ed attenzione, perché ciò che c’è stato non si ripeta per colpa dell’avventatezza e del poco rispetto delle regole.

Quindi, dopo che facciamo? Io direi: Andiamo o vediamo come poterlo fare, ma non dimentichiamo!

Articolo di Agnese Torre.

Smart Working: Non solo in quarantena

“Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto”.
Lucio Anneo Seneca

Stiamo attraversando un periodo storico in cui la consapevolezza del nostro tempo diventa sempre più forte. Molti si stanno ingegnando per far trascorrere rapidamente le lunghe giornate di quarantena, fra un libro, una serie tv o una serenata dal balcone.
L’Italia è bloccata in un limbo temporale che sembra non passare mai, eppure una parte del mondo lavorativo non si ferma e tanti professionisti stanno scoprendo le potenzialità di uno strumento che potrebbe avere un’improvvisa crescita: lo smart working.
Ma che cos’è esattamente lo smart working? Bisogna fare chiarezza su un concetto di non facile definizione che, troppo spesso, viene erroneamente associato a un’evoluzione del telelavoro.

Altro errore che si può fare è di considerare “smart” qualsiasi tipo di lavoro da remoto, come ad esempio quello svolto abitualmente da freelance e nomad worker; lo smart working è infatti rivolto alle organizzazioni, profit e no-profit, quindi presuppone necessariamente una dimensione aziendale strutturata.
Stiamo dunque parlando di una modalità di lavoro che prevede una maggior responsabilizzazione dei dipendenti, in un’ottica win-win in grado di bilanciare la vita privata e lavorativa del professionista, senza intaccarne la produttività.

In Italia i numeri sono incoraggianti per quanto riguarda le aziende medio-grandi che, secondo uno studio dell’Osservatorio smart working della School of Management del Politecnico di Milano, in oltre il 60% dei casi hanno attivato modalità di smart working.

Le piccole aziende rimangono più indietro, complice una gestione spesso ancorata a una concezione del lavoro più tradizionale, in cui si teme la perdita del controllo sull’operato dei dipendenti, a scapito della produttività.
Lo smart working, infatti, presuppone una classe manageriale matura, in grado di dare feedback e monitorare il lavoro attraverso KPI innovativi, responsabilizzando in primis i lavoratori con un rapporto di fiducia reciproco.

Non sorprende che realtà all’avanguardia come Microsoft e Accenture, solo per citarne alcune, siano fra le prime in Italia da diversi anni per l’utilizzo dello smart working fra i dipendenti, complice anche l’esigenza di un’ottimizzazione degli spazi aziendali, come nel caso della stessa Microsoft nella sua avveniristica sede milanese.
Sempre parlando di numeri, secondo l’Osservatorio del Politecnico, gli smart worker sono mediamente più soddisfatti del proprio lavoro rispetto agli omologhi “tradizionali” (31% contro il 23%), ciò si misura anche con un miglioramento dei rapporti con i superiori (25% contro il 19% di gradimento).

Senza addentrarci nei meandri giuridici e gestionali, i benefici di questa tipologia di lavoro sono evidenti, non solo in termini di qualità della vita, ma anche economici.

Si stima che uno smart worker ha una media di 4000 € risparmiati all’anno, fra spostamenti, abbonamenti ai mezzi e ristoro. Un risparmio evidente che fa bene anche all’ambiente, che vedrebbe notevolmente ridotte le emissioni di CO2.

E gli svantaggi? Siamo animali sociali, infatti, secondo il Rapporto sullo stato del lavoro a distanza del 2018 di Buffer, il 20% degli intervistati ha indicato come maggior difficoltà del lavoro da remoto proprio la solitudine.
Per questo motivo stanno diventando sempre più frequenti gli spazi di co-working, in cui poter sviluppare la propria socialità anche lontano dal proprio ufficio, condividendo gli ambienti con professionisti di diversi settori.

Altro campanello d’allarme, secondo le rilevazioni della Cardiff University, è la tendenza a fare straordinari che vede chi lavora da remoto portato a staccarsi difficilmente dal proprio monitor. Il 44% degli intervistati che lavora da remoto ammette di far fatica a rilassarsi dopo una giornata lavorativa, contro il 38% dei lavoratori in ufficio.

Quindi davvero non è tutto oro ciò che luccica? La verità probabilmente, come sempre, sta nel mezzo: un bilanciamento della vita privata e lavorativa per molti è più di un’opportunità, sta diventando un’esigenza.

Ce ne accorgiamo con la sveglia al mattino, con il freddo del pavimento poggiando il piede fuori dal letto, nello stress che provocano gli spostamenti urbani e nella stanchezza alla sera che preclude il tempo da dedicare ai propri affetti.

Ci rendiamo conto della necessità di prendere le redini delle nostre vite quando il week-end diventa una pausa fisiologica per il nostro organismo, che deve ricaricare le pile per la settimana lavorativa.

Il rapporto con i colleghi, la condivisione di idee e la socializzazione vanno di pari passo con una maggior libertà e responsabilizzazione del lavoratore che, in molti casi, vede un incremento della soddisfazione personale. 

Smart Working significa anche questo: poter programmare e gestire il proprio tempo, senza lo stress del timbro di un cartellino o di un treno in partenza, valorizzando ogni secondo, anche per se stessi.

È un periodo storico incerto, in cui l’Italia e gli italiani si sentono rinchiusi in un confine paranormale, che siano le frontiere o le mura di casa. Stiamo prendendo consapevolezza di valori che prima davamo per scontato e che, forse, ora apprezziamo di più.
Uno di questi è proprio il tempo, quello che ora sembra non passare più, nel silenzio delle città e il lontano ronzio delle poche macchine in circolazione.
Non sprecarlo è un dovere, non solo lo rende migliore, ma lascia anche spazio all’espressione della propria personalità, regalandoci, anche ora, un po’ più di ottimismo.

Articolo scritto e ideato da Andrea Caenazzo.
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Presentazione personale:
Mi presento, sono Andrea Caenazzo, ragazzo italo-brasiliano di 28 anni, vivo a Padova fino dai primi mesi.
Dopo gli studi del liceo classico mi sono laureato in Politica Internazionale e Diplomazia anche se mi definisco più un creativo che un ”diplomatico”.
Nonostante le origini sudamericane sono un tipo riservato, preferisco esprimermi con la scrittura, passione che ho coltivato fin da piccolo, sia con la composizione di poesie che di canzoni e brevi racconti.

English at home: Impara l’Inglese gratis a casa

Clausura forzata causa Coronavirus.

Al di là della normale apprensione data da una situazione che, letteralmente, è da viversi giorno per giorno, in quanto le proiezioni a 24 ore non sono capaci a farle nemmeno i medici che stanno combattendo il virus, ci siamo resi conto che, paradossalmente, questa pandemia ci sta dando una preziosa occasione, quella di riappropriarci dei nostri ritmi e delle nostre vite.

Che fare in casa? 

La famosa ironia…’sono bloccato a casa e ho scoperto che ci vivono delle persone che dicono di essere la mia famiglia’.

Ora, in casa si stanno riscoprendo le proprie passioni: chi ama i libri e ci si fionda, dato che normalmente non ha nemmeno il tempo di leggerne il titolo seduto sul wc; chi è bravo col bricolage, e sarà capace di costruirsi da solo il set panche da birreria, da piazzare in giardino per fare festa grande quando l’emergenza sarà passata.

Ancora, chi crea nuovi menù culinari che (compatibilmente con le restrizioni alle uscite per fare la spesa) Masterchef levati proprio.

C’è chi svacca sul divano di casa l’intera giornata, navigando in internet come un novello Cristoforo Colombo verso le Americhe. 

C’è chi internet lo usa per cazzeggiare, chi per informarsi. Poi c’è chi lo usa per lavorare da casa. Ora li chiamano smart workers e sono fighi, perché si immolano alla causa lavorativa portandosi le rogne a casa. Peccato che fino a tre settimane fa erano quelli che ‘tanto lavori da casa e non fai un cazzo’ . E vabbè…

Lingue straniere, queste (s)conosciute…

Io amo le lingue straniere, mi ci sono laureata anche. Internet non l’ho mai abbandonato, nemmeno dopo aver preso il famoso pezzo di carta.

Anzi, la rete è stata la mia salvezza nel contenere di un buon 60% il costo complessivo del materiale didattico per l’Università. 

Qualcuno di voi vorrebbe approfittare della clausura per rispolverare una lingua ormai caduta nel dimenticatoio o, coraggiosamente, per avventurarsi nello studio di una nuova?

Per diffusione a livello mondiale, quindi anche in Italia, e con l’idea di aiutarvi a coinvolgere bambini e ragazzi chiusi in casa, vi illustro le migliori risorse on line per lo studio della lingua inglese.

Oltre l’inglese

Per chi volesse, comunque,  provare ad affacciarsi ad un’altra lingua, esiste il fantastico sito della Goethe-Verlag, indirizzo sito.

Potrete scegliere tutte le lingue che volete, per poter avere una infarinatura di base delle parole utili nelle conversazioni di ogni giorno. Il sito, tecnicamente, non spiega regole di sintassi e grammaticali. Almeno, non come farebbe un corso di lingua fatto coi crismi, ma, considerando che si tratta di una risorsa completamente gratuita, è comunque eccezionale nei contenuti resi disponibili.

Per chi ha bisogno di avere tutto scritto, il Goethe-Verlag ha anche una sua collana di libri su Amazon. Trovate le indicazioni d’acquisto sul sito. 

Occhio che esiste anche una versione APP del sito, disponibile sia per Android che per Apple. 

Altra risorsa in rete, che sicuramente tutti conoscete, è Babbel. Credo che non ci sia bisogno di presentarvelo. La pubblicità in tv scartavetra almeno quattro volte al giorno nei periodi migliori. Per cui vi metto direttamente il link per navigare nel sito https://it.babbel.com/

Anche qui, il sito è traslato in una sua versione APP. Rispetto al Goethe-Verlag, il Babbel ha un unico vantaggio: il corso è completo. Cioè fatto secondo i famosi livelli di lingua per sintassi e grammatica (c’è il solito test d’ingresso per vedere da che livello partire).

Due gli svantaggi, che poi dipendono dai punti di vista: solo (diciamo…), 14 lingue tra cui scegliere e livelli didattici avanzati a pagamento.

Ma ora passiamo alla lingua della Highlander per eccellenza, la Queen a cui il Coronavirus fa una pippa, perché la sua, di corona, non gliela scalfisce nessuno.

Benvenuti nella mia brevissima guida delle risorse in rete per la lingua inglese. Ho preferito inserire quelle che io stessa ho utilizzato e scoperto durante gli anni dell’Uni (sono siti per l’apprendimento a vario livello, alcuni anche pensati per la didattica ai bambini), in maniera tale che possa rispondere ad eventuali domande che mi vorrete porre. 

BRITISH COUNCIL
Tre categorie d’insegnamento: LearnEnglish Central, per adolescenti e adulti; LearnEnglish Kids, per i bambini che stanno imparando l’inglese; LearnEnglish Professional per migliorare l’inglese professionale e per la preparazione agli esami come IELTS. Il link che vi ho inserito è quello dedicato alle risorse gratuite. 

BCC (in inglese)
Un must-have per chi l’inglese lo mastica già almeno a livello medio e vuole tenerlo allenato. Il famoso network britannico offre una bella opportunità per migliorare il proprio livello di inglese. BBC Skills non è un corso ma raccoglie schede, fogli di lavoro, quiz e giochi destinati a quanti vogliono migliorare le loro competenze di base in lettura e scrittura. Sempre la BBC ha prodotto una “soap opera” suddivisa in tantissimi brevi episodi: si intitola The Flatmates ed ovviamente è stata concepita a fini didattici proprio per capire ed esercitare l’inglese.

Se cliccate QUI ne vedete il primo episodio. Testo completo e possibilità di scaricare l’audio in mp3.

ENGLISH GRATIS 
Graficamente, il sito è spaventoso. Lo dico col sorriso in bocca. Un’accozzaglia di scritte e colori che rendono un po’ macchinosa la navigazione. Menomale che, subito sulla sinistra, c’è il selettore risorse, da dove, IN TEORIA, dovreste riuscire a dare un ordine agli argomenti.
Io vi dico, cliccate a caso, spunterà la risorsa che fa per voi! E’ un caos ordinato, questo sito e, meraviglia, ha anche un blog. Dedicato soprattutto a chi l’inglese lo insegna, sia agli adulti che ai bambini. Magari tra di voi addetti ai lavori questo sito non era conosciuto. Magari ve lo siete snobbato. Io lo trovo interessantissimo.

TALK ENGLISH
Grammatica di base per iniziare a capire la lingua inglese, ma lo scopo dichiarato del sito è quello di rendervi fluenti nel parlato. 
Ci sono sezioni sull’inglese idiomatico, sull’inglese business e una per sostenere un colloquio di lavoro in lingua.

JOHN PETER SLOAN
Troppo forte, John…E che facevo, non lo mettevo in elenco? Ma quando mai!
Il giullare della lingua inglese, l’Ambasciatore dell’idioma della Highlander coronata citata a metà articolo, in Italia è famosissimo per i suoi libri sull’apprendimento divertente della lingua di Elisabetta. Ma anche i suoi semi-demenziali video su Youtube hanno il loro perché.
Il sito, in realtà, è più un contenitore di pubblicità alla sua scuola in Italia e agli spettacoli in giro per lo Stivale, ma le sezioni Audio Guide e Free Download, benché relative al contenuto dei suoi libri, possono essere scaricate gratuitamente. Sta, poi, a voi, valutare un eventuale acquisto dei suoi libri. 

WORDREFERENCE
Cito questa risorsa perché, pur non essendo di un corso di lingua, è un complemento di studio obbligatorio. Penso che ogni studente lo conosca, consento l’ignoranza di tale strumento solo agli over 60. 
Wordreference è probabilmente il migliore dizionario di lingue on line tra quelli gratuiti. Io lo uso spesso nei miei lavori di traduzione, per evitare di stare a sfogliare i dizionari cartacei. 
Se volete un’idea dell’utilità di questo strumento, guardate cosa esce se si vuol tradurre, ad esempio, in inglese la parola italiana ‘studiare’.
Aprite il link https://www.wordreference.com/iten/studiare

Articolo scritto e ideato da Katia.
Segui i suoi blog: QUI e QUI
Classe 1980, nata in Germania, cresciuta nella calda Puglia respirando il profumo di focaccia barese, dal 2015 vivo tra le cupole rinascimentali della splendida Toscana.
Sono laureata in lingue e la mia è una famiglia inter-adriatica, perché unisce Italia e Albania. Viaggio poco nella realtà ma tanto con la mente, grazie alla lettura e alla scrittura, le mie più grandi passioni.
Vivo ogni giorno come fosse l’ultimo, non dico mai di no a prescindere e dedico ogni  traguardo raggiunto a mia figlia Alba, il  miglior regalo che la vita potesse farmi alla soglia dei 40. 

I segreti per sopravvivere alla quarantena!

Per te che sei abituato o abituata ad andare sempre di corsa questi giorni possono essere difficili, ma possono essere complicati anche per te che invece a casa sei abituato o abituata a viverci in solitudine, e ti ritrovi con degli intrusi che invadono il tuo spazio, si lo so, sono solo i membri della tua famiglia, ma la convivenza ravvicinata e forzata senza più distinzione degli spazi può essere motivo di malessere. 

Qualunque sia il tuo caso, a casa dobbiamo starci tutti perché non c’è altro che tu possa fare per prenderti cura di chi ami. 

Quindi passati i primi giorni di vacanza in cui un pó per gioco e un pó per paura hai preso la forma del divano, è arrivato il momento di ritrovare una tua routine personale. 

Non perché bisogna essere necessariamente produttivi, ma perché anche se questa ti sembra una pausa dalla tua vita, non lo è. La tua vita è dove sei tu, in ogni momento, in ogni ora. Tu sei qui adesso a casa tua, e io lo sono a casa mia, ma non abbiamo finito di esistere. 

I nostri impegni sono cambiati e probabilmente ci vorrà ancora qualche tempo prima che tu ed io possiamo tornare alle nostre abitudini, quindi cerca di trovare dei nuovi ritmi per te stesso o te stessa. 

Non dico che tu debba alzarti ogni mattina alle sei, ma cerca di mantenere invariati o almeno non troppo casuali gli orari del sonno e del cibo. 

Cerca di non andare a dormire troppo tardi, così la mattina avrai tempo per dedicarti comunque a qualcosa. Cerca di essere regolare con i pasti e di non eccedere con gli spuntini, stare a casa è una tentazione, ma prova ad ascoltare il tuo corpo, mangia quando hai fame e non quando devi riempire il vuoto delle cose che eri abituato a fare, questo ti aiuterà a mantenere una routine quotidiana e farà bene anche al tuo corpo. 

Sia benedetto chi ha inventato il pigiama, io stessa sono una grandissima fan del pigiama, ne ho di tutti i tipi, ma non posso restare in pigiama per giorni, o meglio potrei farlo, ma non credo sia una buona idea. Prova a lavarti, e magari metti degli abiti comodi ma mantieni una distinzione tra il pigiama e il resto della giornata. Ma soprattutto fai in modo che le persone anche se in quarantena possano stare nella tua stessa stanza, quindi lavati, non solo le mai. 

Una donna quando ha i capelli puliti si sente meglio, fallo per te stessa perché l’unica vera persona per la quale devi sentirti e vederti bella, sei tu. E voi uomini non perdete la vostra routine quotidiana se siete soliti fare la barba, fatela, lo stesso discorso vale anche per voi. Prendetevi cura del vostro corpo, specialmente ora ha bisogno di coccole. 

In questi giorni le possibilità sono davvero tante, così tante che potrebbe esserci l’imbarazzo della scelta. Hai il tempo di dedicarti a tutte quelle cose che hai sempre rimandato per mancanza di tempo, pulizie, telefonate, progetti, passioni, libri, film. Insomma quello di cui avevi bisogno era solo il tempo, ora lo hai, godine ogni singolo istante, ma soprattutto, sta vicino alle persone che ami. 

Chiamale, scrivi, manda messaggi, foto, condividi con loro ciò che stai facendo. Abbiamo la fortuna di vivere nel mondo della tecnologia digitale, abbiamo solo bisogno di spolverare un po’ di fantasia perché abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per superare questo momento. Ci mancano gli abbracci e uscire di casa, ma sono certa che con un pizzico di creatività possiamo superare insieme questo momento. Coraggio, andrà tutto bene. 

Articolo scritto e ideato da Agnese Torre
Segui il blog ‘Pensieri alla Luna’ di Agnese: QUI
Piccola biografia: Laureata in Sociologia ed attualmente laureanda Magistrale in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Roma Tre, ha intrapreso una formazione improntata sul sociale, la comunicazione e il digital marketing. 
Contemporaneamente alla formazione accademica ha intrapreso gli studi attoriali e lavora come attrice professionista ed insegnate di teatro e dizione a Roma, favorendo progetti artistico-culturali che riescano a far combaciare l’arte e il sociale.