Smart Working: Non solo in quarantena

“Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto”.
Lucio Anneo Seneca

Stiamo attraversando un periodo storico in cui la consapevolezza del nostro tempo diventa sempre più forte. Molti si stanno ingegnando per far trascorrere rapidamente le lunghe giornate di quarantena, fra un libro, una serie tv o una serenata dal balcone.
L’Italia è bloccata in un limbo temporale che sembra non passare mai, eppure una parte del mondo lavorativo non si ferma e tanti professionisti stanno scoprendo le potenzialità di uno strumento che potrebbe avere un’improvvisa crescita: lo smart working.
Ma che cos’è esattamente lo smart working? Bisogna fare chiarezza su un concetto di non facile definizione che, troppo spesso, viene erroneamente associato a un’evoluzione del telelavoro.

Altro errore che si può fare è di considerare “smart” qualsiasi tipo di lavoro da remoto, come ad esempio quello svolto abitualmente da freelance e nomad worker; lo smart working è infatti rivolto alle organizzazioni, profit e no-profit, quindi presuppone necessariamente una dimensione aziendale strutturata.
Stiamo dunque parlando di una modalità di lavoro che prevede una maggior responsabilizzazione dei dipendenti, in un’ottica win-win in grado di bilanciare la vita privata e lavorativa del professionista, senza intaccarne la produttività.

In Italia i numeri sono incoraggianti per quanto riguarda le aziende medio-grandi che, secondo uno studio dell’Osservatorio smart working della School of Management del Politecnico di Milano, in oltre il 60% dei casi hanno attivato modalità di smart working.

Le piccole aziende rimangono più indietro, complice una gestione spesso ancorata a una concezione del lavoro più tradizionale, in cui si teme la perdita del controllo sull’operato dei dipendenti, a scapito della produttività.
Lo smart working, infatti, presuppone una classe manageriale matura, in grado di dare feedback e monitorare il lavoro attraverso KPI innovativi, responsabilizzando in primis i lavoratori con un rapporto di fiducia reciproco.

Non sorprende che realtà all’avanguardia come Microsoft e Accenture, solo per citarne alcune, siano fra le prime in Italia da diversi anni per l’utilizzo dello smart working fra i dipendenti, complice anche l’esigenza di un’ottimizzazione degli spazi aziendali, come nel caso della stessa Microsoft nella sua avveniristica sede milanese.
Sempre parlando di numeri, secondo l’Osservatorio del Politecnico, gli smart worker sono mediamente più soddisfatti del proprio lavoro rispetto agli omologhi “tradizionali” (31% contro il 23%), ciò si misura anche con un miglioramento dei rapporti con i superiori (25% contro il 19% di gradimento).

Senza addentrarci nei meandri giuridici e gestionali, i benefici di questa tipologia di lavoro sono evidenti, non solo in termini di qualità della vita, ma anche economici.

Si stima che uno smart worker ha una media di 4000 € risparmiati all’anno, fra spostamenti, abbonamenti ai mezzi e ristoro. Un risparmio evidente che fa bene anche all’ambiente, che vedrebbe notevolmente ridotte le emissioni di CO2.

E gli svantaggi? Siamo animali sociali, infatti, secondo il Rapporto sullo stato del lavoro a distanza del 2018 di Buffer, il 20% degli intervistati ha indicato come maggior difficoltà del lavoro da remoto proprio la solitudine.
Per questo motivo stanno diventando sempre più frequenti gli spazi di co-working, in cui poter sviluppare la propria socialità anche lontano dal proprio ufficio, condividendo gli ambienti con professionisti di diversi settori.

Altro campanello d’allarme, secondo le rilevazioni della Cardiff University, è la tendenza a fare straordinari che vede chi lavora da remoto portato a staccarsi difficilmente dal proprio monitor. Il 44% degli intervistati che lavora da remoto ammette di far fatica a rilassarsi dopo una giornata lavorativa, contro il 38% dei lavoratori in ufficio.

Quindi davvero non è tutto oro ciò che luccica? La verità probabilmente, come sempre, sta nel mezzo: un bilanciamento della vita privata e lavorativa per molti è più di un’opportunità, sta diventando un’esigenza.

Ce ne accorgiamo con la sveglia al mattino, con il freddo del pavimento poggiando il piede fuori dal letto, nello stress che provocano gli spostamenti urbani e nella stanchezza alla sera che preclude il tempo da dedicare ai propri affetti.

Ci rendiamo conto della necessità di prendere le redini delle nostre vite quando il week-end diventa una pausa fisiologica per il nostro organismo, che deve ricaricare le pile per la settimana lavorativa.

Il rapporto con i colleghi, la condivisione di idee e la socializzazione vanno di pari passo con una maggior libertà e responsabilizzazione del lavoratore che, in molti casi, vede un incremento della soddisfazione personale. 

Smart Working significa anche questo: poter programmare e gestire il proprio tempo, senza lo stress del timbro di un cartellino o di un treno in partenza, valorizzando ogni secondo, anche per se stessi.

È un periodo storico incerto, in cui l’Italia e gli italiani si sentono rinchiusi in un confine paranormale, che siano le frontiere o le mura di casa. Stiamo prendendo consapevolezza di valori che prima davamo per scontato e che, forse, ora apprezziamo di più.
Uno di questi è proprio il tempo, quello che ora sembra non passare più, nel silenzio delle città e il lontano ronzio delle poche macchine in circolazione.
Non sprecarlo è un dovere, non solo lo rende migliore, ma lascia anche spazio all’espressione della propria personalità, regalandoci, anche ora, un po’ più di ottimismo.

Articolo scritto e ideato da Andrea Caenazzo.
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Presentazione personale:
Mi presento, sono Andrea Caenazzo, ragazzo italo-brasiliano di 28 anni, vivo a Padova fino dai primi mesi.
Dopo gli studi del liceo classico mi sono laureato in Politica Internazionale e Diplomazia anche se mi definisco più un creativo che un ”diplomatico”.
Nonostante le origini sudamericane sono un tipo riservato, preferisco esprimermi con la scrittura, passione che ho coltivato fin da piccolo, sia con la composizione di poesie che di canzoni e brevi racconti.

I segreti per sopravvivere alla quarantena!

Per te che sei abituato o abituata ad andare sempre di corsa questi giorni possono essere difficili, ma possono essere complicati anche per te che invece a casa sei abituato o abituata a viverci in solitudine, e ti ritrovi con degli intrusi che invadono il tuo spazio, si lo so, sono solo i membri della tua famiglia, ma la convivenza ravvicinata e forzata senza più distinzione degli spazi può essere motivo di malessere. 

Qualunque sia il tuo caso, a casa dobbiamo starci tutti perché non c’è altro che tu possa fare per prenderti cura di chi ami. 

Quindi passati i primi giorni di vacanza in cui un pó per gioco e un pó per paura hai preso la forma del divano, è arrivato il momento di ritrovare una tua routine personale. 

Non perché bisogna essere necessariamente produttivi, ma perché anche se questa ti sembra una pausa dalla tua vita, non lo è. La tua vita è dove sei tu, in ogni momento, in ogni ora. Tu sei qui adesso a casa tua, e io lo sono a casa mia, ma non abbiamo finito di esistere. 

I nostri impegni sono cambiati e probabilmente ci vorrà ancora qualche tempo prima che tu ed io possiamo tornare alle nostre abitudini, quindi cerca di trovare dei nuovi ritmi per te stesso o te stessa. 

Non dico che tu debba alzarti ogni mattina alle sei, ma cerca di mantenere invariati o almeno non troppo casuali gli orari del sonno e del cibo. 

Cerca di non andare a dormire troppo tardi, così la mattina avrai tempo per dedicarti comunque a qualcosa. Cerca di essere regolare con i pasti e di non eccedere con gli spuntini, stare a casa è una tentazione, ma prova ad ascoltare il tuo corpo, mangia quando hai fame e non quando devi riempire il vuoto delle cose che eri abituato a fare, questo ti aiuterà a mantenere una routine quotidiana e farà bene anche al tuo corpo. 

Sia benedetto chi ha inventato il pigiama, io stessa sono una grandissima fan del pigiama, ne ho di tutti i tipi, ma non posso restare in pigiama per giorni, o meglio potrei farlo, ma non credo sia una buona idea. Prova a lavarti, e magari metti degli abiti comodi ma mantieni una distinzione tra il pigiama e il resto della giornata. Ma soprattutto fai in modo che le persone anche se in quarantena possano stare nella tua stessa stanza, quindi lavati, non solo le mai. 

Una donna quando ha i capelli puliti si sente meglio, fallo per te stessa perché l’unica vera persona per la quale devi sentirti e vederti bella, sei tu. E voi uomini non perdete la vostra routine quotidiana se siete soliti fare la barba, fatela, lo stesso discorso vale anche per voi. Prendetevi cura del vostro corpo, specialmente ora ha bisogno di coccole. 

In questi giorni le possibilità sono davvero tante, così tante che potrebbe esserci l’imbarazzo della scelta. Hai il tempo di dedicarti a tutte quelle cose che hai sempre rimandato per mancanza di tempo, pulizie, telefonate, progetti, passioni, libri, film. Insomma quello di cui avevi bisogno era solo il tempo, ora lo hai, godine ogni singolo istante, ma soprattutto, sta vicino alle persone che ami. 

Chiamale, scrivi, manda messaggi, foto, condividi con loro ciò che stai facendo. Abbiamo la fortuna di vivere nel mondo della tecnologia digitale, abbiamo solo bisogno di spolverare un po’ di fantasia perché abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per superare questo momento. Ci mancano gli abbracci e uscire di casa, ma sono certa che con un pizzico di creatività possiamo superare insieme questo momento. Coraggio, andrà tutto bene. 

Articolo scritto e ideato da Agnese Torre
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Piccola biografia: Laureata in Sociologia ed attualmente laureanda Magistrale in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Roma Tre, ha intrapreso una formazione improntata sul sociale, la comunicazione e il digital marketing. 
Contemporaneamente alla formazione accademica ha intrapreso gli studi attoriali e lavora come attrice professionista ed insegnate di teatro e dizione a Roma, favorendo progetti artistico-culturali che riescano a far combaciare l’arte e il sociale.