Sii gentile

Ciao, come stai? Sai noi non ci conosciamo, ma a me sembra che tu ed io ci conosciamo da sempre, e se hai la pazienza di leggere queste righe, ti spiego il perché.

Io ho due mani, due gambe, due occhi, un solo naso, una sola bocca, ho dei capelli, ho anche dei peli, e come ultimo, ma forse per primo sono una donna, certo tu potresti dirmi che tu che stai leggendo queste parole sei un uomo, ed allora alla luce di questo fatto io e te non siamo poi così uguali, anzi siamo proprio diversi, eppure che tu sia un uomo o una donna, perché anche le donne sono tutte diverse lo sai? Beh, io credo che io e te, io qui a scrivere e tu, dall’altra parte dello schermo, siamo uguali e sai perché?

Perché se ti dicono qualcosa di divertente ridi, se ti accade qualcosa di brutto piangi, se sbatti il mignolo del piede sinistro ad uno spigolo urli, se qualcuno ti dice ti amo sei terrorizzato oppure senza fiato dalla felicità, e se qualcuno fa qualcosa che non ti piace, ti arrabbi.

Ecco sulla base di questo, mettiamo che io e te, che non ci conosciamo, che abbiamo una storia diversa, viviamo in luoghi diversi, e la nostra genetica è assolutamente differente, siamo uguali.

Siamo uguali perché io ho le mie battaglie, e tu hai le tue, io ho i miei desideri e tu i tuoi, ma hai a modo tuo ognuna di queste cose.

Quando ci è stato chiesto di fermarci la tua vita era lì con te e le conseguenze di questo blocco, ti hanno portato lontano dai tuoi cari, ti hanno esposto a un rischio altissimo, e questo vale sia per chi ha la possibilità di stare in casa, ma vale soprattutto per tutti quelli che stanno dando il loro tempo per salvare ogni singola vita di questo paese.

C’è chi lavora in un ospedale o nelle forze dell’ordine e anche loro hanno una famiglia, lo sai? Sono madri, padri, mogli, mariti figli, figlie, sorelle, fratelli e magari non possono vedere i propri cari per non metterli a rischio, c’è chi lavora in un supermercato e mette la sua vita in pericolo per permetterti di continuare a mangiare, o ci sei tu che sei a casa, e magari sei tornato dall’estero e non hai potuto abbracciare i tuoi cari anche se non li vedevi da tanto, o tu invece che vivi in casa con dei genitori anziani, malati, disabili, sai che sono fragili e per il loro bene hai limitato la tua vita, o ci sei tu che hai una famiglia e non puoi permetterti di non lavorare se vuoi darle da mangiare.

Quello che sento ripetere più spesso in questi giorni è che dobbiamo limitarci.

Ecco, io direi che forse dire che “ci stiamo limitando”, che “ci stiamo chiudendo” sono parole che portano a pensieri negativi, e ad un senso di oppressione del quale non abbiamo veramente bisogno in questo momento.

Se dobbiamo combattere i pensieri negativi ed evitare il terrorismo psicologico a cui alcuni media che fanno mala informazione ci stanno esponendo, allora iniziamo a utilizzare parole di apertura.

Io, che non sono nessuno, ma so come ci si sente ad essere amata dai miei cari e che faccio del mio meglio per amarli a mia volta, ti direi che noi non ci stiamo limitando, ma ci stiamo prendendo cura, noi non ci stiamo chiudendo in casa, noi ci stiamo preservando, ed ogni atto che compiamo nel restare a casa, nel cercare di diminuire il contagio, o continuando a fare un atto di gentilezza rispondendo con tranquillità nei litigi domestici, o cercando di trovare un senso di buono in questa situazione, lo facciamo per amore e non per paura.

Perché io e te siamo uguali, abbiamo gli stessi bisogni, e il primo tra tutti è quello di essere trattati con gentilezza. Io non so cosa accade nella tua vita oggi, tu non sai cosa accade nella mia vita oggi, ma se siamo uguali, sappiamo che c’è un senso comune di gentilezza che ci dobbiamo a vicenda, anche se non ci conosciamo.

Quel senso di gentilezza che ci spinge a rispettare la fila, a mantenere le direttive che lo stato ci ha si, imposto, ma lo ha fatto perché tiene ai suoi cittadini, non per costrizione, non per dittatura, ma per il bene comune.

Sii gentile, perché siamo uguali, sii gentile perché siamo umani.

Articolo scritto da Agnese Torre.
Segui il blog di Agnese: QUI
Piccola biografia: Laureata in Sociologia ed attualmente laureanda Magistrale in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Roma Tre, ha intrapreso una formazione improntata sul sociale, la comunicazione e il digital marketing. 
Contemporaneamente alla formazione accademica ha intrapreso gli studi attoriali e lavora come attrice professionista ed insegnate di teatro e dizione a Roma, favorendo progetti artistico-culturali che riescano a far combaciare l’arte e il sociale.

POLITICA: SPOT E COMUNICAZIONE

Chi crede che la rivoluzione digitale non sia entrata nel mondo politico non ha compreso in toto l’evolversi della comunicazione dei nostri rappresentanti politici, di qualsiasi tipo, dai politici di fama nazionale ai politici locali che si candidano per amministrare comuni o regioni.

Infatti, proprio per questo ho scritto questo articolo, per studiare ed analizzare assieme l’evoluzione e il cambiamento che si è avuto a livello pubblicitario da parte dei politici e partiti.

Parto affermando che nessuno mai potrà superare o eguagliare l’unico vero politico italiano rivoluzionario e visionario che l’Italia ha avuto:
Antonio La Trippa.
Il suo motto era ripetere sempre ‘Vota Antonio‘, ed è stata la strategia più efficace e innovativa di tutto lo stivale.
Qui il video:

Scherzi a parte, consiglio la visione di questo film di Totò, merita tanto; il film si chiama ‘Gli Onorevoli‘ lo trovate gratuitamente nel canale ‘RaiPlay‘.
Link: https://www.raiplay.it/programmi/glionorevoli/.

Adesso iniziamo!
Per comprendere quanto sia importante la propaganda e la comunicazione facciamo un salto oltreoceano e catapultiamoci in America, ma non per gli hamburger e patatine, bensì per un manifesto storico:

Guardandolo avrai detto ‘questo sta parlando con me!!’… poi leggendo la frase forse hai sperato ‘meglio di no’… sbaglio?!

Cari lettori questo manifesto è storia! Pensate che è stato riutilizzato da diverse campagne pubblicitarie di aziende moderne; ma all’epoca non era di certo utilizzato per affermare la propria azienda o brand, bensì per arruolare nuovi militari tramite lo zio Sam che, con il suo pizzetto bianco su una faccia scolpita, contribuì a reclutare legioni di giovani americani per combattere nella Prima e Seconda guerra mondiale.
Era il 6 aprile 1917.

Ma in questo articolo ho deciso di analizzare fatti italiani, quindi cominciamo l’analisi partendo dagli spot promozionali della vecchia politica, cioè quella degli anni 70/80, così da comprendere l’approccio che si aveva prima verso la propria campagna elettorale, ricordando che i canali di diffusione maggiormente utilizzati erano: Radio, Tv (in un primo momento quella pubblica e non privata) ed ovviamente la propaganda classica in strada (banner, cartelli, volantini ecc).

Partendo dal comprendere che da sempre gli spot sono stati importantissimi, ma logicamente con l’avvento dei social network questi hanno subito una modifica in termini di contenuti e scenografia, anche se prima dei social network ci sono stati alcuni spot davvero ben fatti, come a breve vedremo.

Mi limiterò a fare un breve commento descrittivo inerente lo stile della comunicazione e il fine, quindi non ci basiamo sul ‘partito’ o sul ‘personaggio politico’, poco ci interessa in questo contesto.

Dalle ricerche che ho fatto questo è stato uno dei primi spot pubblicitari dello stivale, poiché risale al 1974.
Tale filmato veniva trasmesso nelle sale cinematografiche e non alla trasmissione nella televisione pubblica – dove gli spot non erano ancora presenti – o nelle reti private – a quell’epoca inesistenti in Italia.
Questo filmato costituisce quindi un antenato dei futuri spot politici destinati alla programmazione televisiva, realizzati dai partiti italiani solo a partire dalle elezioni del 1979.
Come possiamo notare, questo video è molto simpatico, troviamo un approccio ‘leggero’ verso un argomento importantissimo come la votazione di un referendum.
Quindi si effettua un bilanciamento, non usare una comunicazione troppo pesante per un argomento, che di per sé è di vitale importanza.

Guardiamo altri 2 video:

Notiamo una differenza: il primo spot non è stato trasmesso in tv, mentre il secondo sì.
Ciò ha portato una differenza comunicativa:
Il primo è più lungo ed utilizza un metodo ‘cartoon’ cercando di far ‘ragionare’ il fruitore mentre il secondo punta ad emozionare il fruitore, fa leva sulle emozioni della persona; basti pensare l’immagine della sposa o del bimbo con la nonna e la mamma che spegne le candeline.
Comunicazione che, tale partito, ha sempre utilizzato in diverse campagne pubblicitarie.

In questo spot invece notiamo la serietà del politico protagonista che si presenta con un vestiario istituzionale, con giacca e cravatta, con un monologo che di certo non era comprensibile a tutta la popolazione, ma ad un certo ceto sociale selezionato, concludendo il discorso con un motto preciso e riconoscibile.
Questo spot già era differente dal resto. Si nota una distanza tra il politico e il cittadino, come cultura e vestiario, questo concetto negli ultimi anni è stato abbandonato da diversi esponenti politici, ma ci torniamo tra pochissimo.

Qualcosa cambia negli anni 90:

Notiamo come l’intero spot si basa su una parola, accompagnata da una canzone che cerca di emozionare e rendere partecipe.
Nessun monologo, ma una serie di foto accompagnate dal commento di sottofondo che cerca di far comprendere ciò che il partito protagonista ha realizzato (senza parlare di numeri o altro). Anche la scelta delle immagini punta ad una sfera emotiva, soprattutto quelle di stampo religioso o con la bandiera italiana.

Qui notiamo come gli anni 90 trovano un primo cambiamento, poiché troviamo spot decisamente più corti dove si basano molto sulle immagini video utilizzate, lo spot di sopra impressiona abbastanza grazie a questo chiodo che piano piano viene sotterrato. Lo spot non si conclude con il solito motto, bensì con il momento in cui il chiodo viene interamente sotterrato, ed ho colto una metafora: ‘ti deve entrare in testa di votare il nostro partito’, almeno a me ha suscitato questa sensazione.

Sbarca in politica Berlusconi, arrivano nuovi canali televisivi e cambia totalmente la comunicazione e l’approccio alla politica, riesce a comprendere che gli spot e la pubblicità sono elementi fondamentali per prendere più voti possibili.
Analizziamo la sua comunicazione e i suoi spot:

Questo spot risale al 1994. Vediamo decisamente una comunicazione nuova per la politica italiana.
Notiamo che il soggetto politico utilizza un linguaggio comprensibile a tutti, con una parlantina simpatica e determinata allo stesso tempo. Rende l’idea di un politico amico e vicino, nonostante il suo abbigliamento altolocato, ma come notiamo è diverso rispetto al messaggio promozionale che abbiamo visto poco fa del politico ‘Craxi’.
Importante a livello comunicativo il momento in cui afferma ‘…quanta paura vi hanno fatto venire gli altri…’ indicando con il pollice.
Continuiamo con un altro spot ed entriamo nel 2000:

Notiamo l’utilizzo di un messaggio breve, non si parla di numeri o cifre, bensì si tocca la sfera emotiva della persona che guarderà il video: “Si può fare – Sappiamo come farlo – lo faremo presto”, queste 3 frasi rassicurerebbero chiunque abbia dei problemi.
Ho scritto le 3 mini-frasi senza rivedere il video, me le sono ricordate, questo fa comprendere ancor di più la semplicità e chiarezza dello spot pubblicitario.

Una cosa importante che il nuovo millennio ha portato in politica è stato l’utilizzo frequente e diffuso di spot politici simpatici.
Non che prima del 2000 non si utilizzassero, ma dal 2000 in poi si utilizzano con maggior frequenza e utilità.

Tale video risale al 2004.
Questo spot politico mi ha fatto ridere tantissimo.
Si tocca un tema comune a tutti, ovvero ‘il calcio‘, e si effettua la metafora con ‘metti in campo’.
Notiamo una differenza comunicativa rispetto agli spot precedenti.
Non c’è nessuna voce fuori campo che spiega, ma solo delle scritte semplici e comprensibili.

Il ‘Metti a Cassano’ dell’anziano mi ha steso!


Ho scelto altri 5 spot pubblicitari dal 2010 in poi, per comprendere ancora di più l’avvento dei social network e il cambiamento della comunicazione, arrivando a fare spot che hanno, più che contenuti, una forma davvero convincete ed unica.

Ok, riprendetevi vi do il tempo di riprendervi.

Questo spot mi ha spiazzato. Ho passato 10 minuti a ridere.
Nulla da aggiungere, qui l’apoteosi dello spot ‘anti politica’, cioè non importa altro che arrivare al cittadino ‘sbalordendo’, e solo dopo proporre i propri contenuti e le proprie idee.

Ma sicuramente un video del genere diventa virale sui social network, in positivo o in negativo che sia.

Questo video punta invece sulla sfera emotiva del cittadino.
Notiamo che inizialmente il video genera ansia e paura al fruitore, mentre alla fine il politico che propone sicurezza al cittadino generando fiducia e tranquillità, ovviamente, chiedendo il voto con un sottofondo musicale che invoglia a dare fiducia a tale soggetto.

Questo video l’ho scelto per fare un confronto con il primo video che abbiamo visto, quello dove c’era l’omino in uno sfondo bianco, ricordi?
Comprendiamo una differenza abissale inerente la qualità del cartoon e del design. Un video del genere oltre ad avere un costo elevato, è anche complicato da fare per un video maker.
Quindi prendiamo ancor più consapevolezza di come i social abbiano permesso di poter creare dei video dove prima era impossibile passarli o generarli, soprattutto per una questione di durata: i social non hanno limiti, la pubblicità televisiva sì.
Cosa conviene? a te la risposta!

Questo forse è l’esempio di uno spot creato a tavolino.
Attori superlativi, copioni ben scritti, inquadrature pazzesche, recitazione impeccabile, montaggio e sound ottimo.
Questo video esprime la sintesi dell’evoluzione degli spot politici, sembra una scena di una commedia italiana!
Hanno fatto anche una continuazione di questo spot, oltre ad aver ricevuto tantissime parodie, quindi, è diventato virale sui social (in positivo o in negativo poco cambia, basta che sia virale).

Questo è il mio spot preferito, per il concetto espresso.
Notiamo ancora come sono cambiati gli spot pubblicitari per i politici.
Questo video non ha una svista. Il finale non è più lo stesso con il solito ‘motto’ o frase motivazionale, ma si da per assodato che il protagonista sia l’unica scelta razionale e utile.
Oltretutto notiamo come non si basano più gli spot su ‘delle idee’ o ‘proposte effettive’ bensì sul singolo soggetto protagonista.

Nulla da aggiungere, questo è l’esempio di come i social network hanno permesso ai politici di fare ciò che vogliono, ovvero, hanno permesso di comunicare come meglio credono e anche di far diventare ‘gli elettori’, più che tali, una vera e propria ‘community‘.
Quest’azione se fosse stata fatta da un’azienda avrebbe conquistato tantissimi clienti, ma, purtroppo, non è stata fatta da una realtà a scopo di lucro, bensì da un politico.
Ma ha funzionato, poiché ha rafforzato il rapporto con i suoi elettori, quindi penso che il team di comunicazione del politico in questione non voleva arrivare a nuovi elettori, bensì ‘fidelizzare‘ quelli già che ha.

Quindi concludendo l’articolo comprendiamo come da sempre la politica ha avuto un’esigenza di creare degli spot, che prima erano trasmessi in tv o in spazi pubblicitari importanti (come per esempio la pubblicità al cinema) mentre oggi ogni politico riesce ad arrivare al cittadino tramite canali personali generati dai social network.

Oltretutto se prima gli spot cercavano di dare dei messaggi più importanti, oggi puntano soprattutto su una sfera emotiva e sul far primeggiare il protagonista dello spot cercando di strappare qualche risata al cittadino/fruitore dello spot.

Spero sia stato utile questo articolo. Alla prossima!
Fonti: http://www.archivispotpolitici.it/index.php (sito davvero interessante, se sei un appassionato consiglio la visione)
Video: Presi sulla piattaforma ‘YouTube

P.S: Se ti stai chiedendo come ho fatto a scrivere l’articolo guardando tantissimi spot dei politici e senza che mi siano venute delle crisi di panico per le favole che ogni spot ha raccontato, la mia risposta è questa canzone:

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Articolo di Riccardo Susinno.

CHIARA FERRAGNI – ORGOGLIO ITALIANO

Reading: 3 min.

Se parliamo di marketing, comunicazione, influencer, imprenditorialità e rivoluzione  digitale non possiamo non parlare di una delle persone che ha saputo cavalcare l’onda in maniera fantastica, diventando una vera star unica nel panorama mondiale: Chiara Ferragni.

Chiara Ferragni è il miglior esempio per comprendere la rivoluzione digitale che è avvenuta nel nostro secolo.
Per recepire come i social network abbiano rivoluzionato la concezione e le modalità di fare business, studiare la storia di Chiara è la via maestra!

La magia di Chiara inizia nell’ottobre del 2009 quando decide di aprire un blog chiamato “The Blonde Salad“, secondo la stessa Chiara il significato del titolo era dato dal fatto che il blog fosse “un’insalata” di gusti inerenti la moda e tutto ciò che alla bellissima e visionaria Chiara piaceva in quel momento, dunque raccontava il suo punto di vista sulla moda dando dei consigli a tutte le ragazze curiose che chiedevano informazioni.

Nulla di particolare viene naturale da dire… ma è stata geniale e innovativa ai tempi!
L’idea di tale blog nasce con l’ex fidanzato, Riccardo Pozzoli, con cui investe 10 euro per il dominio Internet (quelli che noi comuni mortali spendiamo il sabato in 10 minuti) e 500 euro per una fotocamera.

Iniziano gli scatti, comincia la rivoluzione.. la Ferragni non potrà prevedere ciò che diventerà diversi anni dopo.

Chiara lavora assiduamente al suo blog, allo stesso tempo porta avanti gli studi presso l’Università Bocconi di Milano e, nel 2010, viene premiata come ‘One of the biggest breakout street-style stars of the year‘: il successo è alle porte. 
Viene anche incoronata come ‘Blogger of the Moment‘, con oltre 1 milione di visite sul blog e 12 milioni di impression mensili. 
Nel 2015 è stata oggetto di un caso di studio della Harvard Business School, studiata come un caso aziendale da analizzare e comprendere (solo quest’ultima frase potrebbe dare forza al nostro titolo).

Oggi “The Blonde Salad” non è un semplice blog, ma è un e-commerce, una vera e propria attività imprenditoriale
(Link del blog -> https://www.theblondesalad.com/it-IT).

Una Chiara Ferragni agli esordi del suo blog!

Potremmo continuare ore ed ore ad elencare tutti i successi ottenuti da Chiara, ma l’obiettivo di questo articolo non è elencare i successi di Chiara, bensì far comprendere il motivo per il quale, chi scrive questo testo, è orgoglioso, grato e a favore di Chiara.

Perché sono orgoglioso di Chiara Ferragni?
Partendo dal presupposto che è una donna.
Purtroppo in Italia, per una questione culturale e storica, le donne non hanno avuto una vita semplice nel settore imprenditoriale, quindi proprio per questo Chiara per me è una delle migliori rappresentanti dell’imprenditoria italiana, senza divisione alcuna di sesso.
Personalmente credo che le donne abbiano quella sensibilità in più che anche sul lato imprenditoriale può essere una carta vincente.
Quindi il lavoro di Chiara, dal mio punto di vista, può anche sensibilizzare ad una tematica sociale importantissima, quale la parità dei sessi (ma non voglio distogliere l’attenzione dall’argomento principale dell’articolo).

Chiara rappresenta un orgoglio italiano: una pioniera della rivoluzione digitale che ha trasmesso creatività ed intraprendenza anche oltreoceano.
Non sappiamo ancora chi abbia la meglio tra lo Spaghetto e La Ferragni, di certo il Made in Italy nel mondo è da sempre una garanzia.

Ma se parliamo di Chiara non possiamo non analizzare i suoi haters, e Chiara ne ha infiniti; ma non solo semplici haters frustrati dalla loro vita che iniziano ad odiare tutte le persone che si mettono in gioco, in fondo questa tipologia di ‘haters’ li abbiamo un po’ tutti; ma gli haters della Ferragni sono più perfidi e cattivi, sono i cosiddetti leoni da tastiera fondamentalmente, poiché la insultano: per l’aspetto fisico, perché non ha un seno preponderante, per i suoi piedi, per i suoi vestiti, per il suo lavoro (e qui ritorneremo in merito), per suo figlio, per la sua maternità, perché mette il bikini e tanto altro.
Ma una cosa che mi ha portato a comprendere l’intelligenza, la semplicità e caratura di questa splendida donna sono state alcune sue risposte date.
Qui alcuni esempi di risposta o insulti:


E’ veramente disarmante il fatto che una persona come lei debba avere così tante persone che la disprezzano per il successo che sta avendo attaccandola esteticamente (ma questo fa capire la pochezza e la frustrazione di queste persone infelici) o solo perché è una mamma (wtf!?), o altro.

Sto dedicando del tempo ‘agli haters della Ferragni’ perché voglio analizzare una tipologia di commenti, che si tramuta in un pensiero comune in diverse persone di età avanzata (e non solo) del nostro paese, ovvero:”Vai a lavorare!1 Il tUo non e lavOrò!1 Alza MatToni1!”

Ti starai chiedendo “ma seriamente esiste gente del genere che pensa che Chiara non lavori?”, ebbene mio/a caro/a, purtroppo si.
Ma forse hanno ragione perché Chiara non lavora.
Chiara investe, produce, finanzia, crea, idealizza e realizza.
Sarebbe troppo semplice categorizzarla solo nel perimetro ‘lavorativo’ della società. Chiara è qualcosa in più.
Purtroppo c’è una grossa fetta di popolazione che non comprende la nuova era lavorativa, ma sono legati ai lavori ‘standard’.

Perché dobbiamo ammirare il lavoro di Chiara?
Semplice. La Ferragni è il simbolo, anzi, la regina della nuova era imprenditoriale.
Rappresenta tutti noi giovani che per investire non hanno bisogno di avere milioni di euro per acquistare fabbricati, macchinari, effettuare procedimenti di ammortamenti o altro.
Chiara rappresenta quel business smart, fresh, cool, detto in termini tecnici quel business ‘dematerializzato’.
Se non ci fosse stata Chiara non esisterebbe tutta questa cascata di ‘influencer’, non ci saremmo avvicinati così tanto al mondo digitale; mi permetto di dire che Chiara ha portato una ventata di freschezza, forse nel 2009 ancora prematura per l’Italia.. Chiara era avanti di almeno 5/6 anni (avvalora la tesi il fatto che ha riscosso, in un primo momento, un grande successo all’estero.. mentre altri connazionali la insultano sui social!)

La Ferragni successivamente si è sposata con Fedez, noto cantante italiano.
Uniti, la giovane coppia ha creato un movimento sui social network che gli ha permesso di creare uno degli eventi più seguiti e discussi in tutto il mondo: #TheFerragnez.

The Ferragnez

Il matrimonio, il quale solitamente dovrebbe essere un evento privato, è stato reso un evento pubblico facendone un business pazzesco, lucrandoci anche.
Per comprendere la portata di tale evento, sono riusciti a chiudere un accordo con ‘Alitalia‘.
Se questa non è una mentalità imprenditoriale, cari lettori, non saprei più definire tale figura!


La coppia ha avuto anche un figlio, chiamato Leone.
Per farla breve: ho visto più foto di Leone che quelle mie personali da piccolo.
Ma non è un offesa, poiché la coppia, tramite soprattutto le instagram stories, rende pubblici dei momenti davvero divertenti del piccolissimo Leone, e l’hanno fatto diventare anche un movimento in rete, infatti è famosissimo.
Anche qui notiamo la furbizia nei due personaggi, nel rendere un qualcosa di naturale e semplice (il papà che gioca col figlio per esempio), qualcosa di virale in rete ed unico!
Che poi sia giusto o sbagliato, non è in questa sede che voglio affrontare temi morali, bensì analizzare la forza di Chiara e Fedez nell’essere dei mostri del marketing e di business, quindi in un’unica parola: dei grandi imprenditori 2.0.


Se ci fosse un po’ di Chiara in tutti noi forse saremmo tutti delle persone più felici, o quantomeno, con qualche ambizione in più.

Concludo questo articolo affermando che sono totalmente a favore di Chiara e di chi, come lei, porta un’innovazione in qualsiasi circuito della società.

Chiara non è da attaccare per il suo ‘lavoro’, bensì dovremmo tutti apprendere da lei e cercare di gettare delle basi solide per poterci permettere tutti noi una vita piena di successi personali.

Quando questo concetto sarà condiviso da più persone possibili, sicuramente il mondo sarà un posto più giusto e meritocratico.

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Grazie!

Articolo di Riccardo Susinno


INTRO RUBRICA #CONSIGLIO

Ciao!
Ti do il benvenuto nel blog ‘Maieuticar’!

Il nostro blog ha l’obiettivo di renderti partecipe ai nostri contenuti ed ampliare le tue conoscenze nelle materie economiche, infatti nel nostro portale troverai news di economia, analisi di aziende e di fatti economici, consigli e condivisione di idee imprenditoriali.
Ma non solo, l’idea è anche creare contenuti di svago, dando magari anche una ‘lettura economica’ delle fattispecie analizzate.

Ci sarà anche una mia rubrica che si baserà su delle mie osservazioni, esperienze puramente personali e consigli che mi permetto di dare.. magari da poterti aiutare o saper scegliere l’azione migliore da effettuare nel mondo lavorativo e aziendale!

Mi presento:

Mi chiamo Riccardo Susinno, sono un ragazzo di 20 anni che sta per entrare al terzo anno della facoltà di economia ed amministrazione aziendale.

Il motivo che mi ha spinto ad aprire questo blog è che io amo confrontarmi con persone che hanno punti di vista differenti dal mio, credo tanto nel confronto e nel rispetto delle idee altrui, credo che solo tramite un’analisi condivisa si possa acquisire qualcosa in più.

L’idea è di trasformare questo blog in un momento dinamico di riflessione e considerazioni, ma proverò a non annoiarti!

Quindi il #consiglio che oggi ti do è: iscriviti al blog e seguici sui canali social!!

A presto.

L’IMPORTANZA DEL PERSONAL BRANDING

Oscar Wilde affermava:
”Lo scopo della vita è lo sviluppo di noi stessi, la perfetta realizzazione della nostra natura: è per questo che noi esistiamo.”

Penso sia la migliore citazione per aprire l’analisi e il dibattito su un argomento attuale nel mondo economico-aziendale, ovvero il ‘personal branding’.
Cos’è il ‘personal branding’?  

Il personal branding è il marketing della singola persona; utilizzando termini più tecnici:
è il processo per identificare e comunicare nella maniera più efficace la ragione per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner dovrebbero sceglierti.

Ognuno di noi deve sapersi vendere meglio di altre persone, rispettando ovviamente sempre i valori etici della correttezza e del rispetto.

Ti sei mai chiesto perché a parità di competenze e soft skills scelgono una persona ad un colloquio rispetto un’altra? In condizioni normali, la risposta è perché la persona che viene scelte si è saputa vendere meglio dell’altra.
La persona scelta ha fatto centro, ha usato un linguaggio, un’ impostazione, una presentazione più efficiente ed efficace.

Oppure quante volte ti è capitato che prepari un esame universitario in maniera diligente, studiando bene, comprendendo bene la materia e avendo una visione di insieme, ma l’esame non va come vorresti, mentre vedi uscire altri colleghi contentissimi di avercela fatta?!
Tralasciando i discorsi che riguardano ‘la fortuna’ o similari, la riposta più logica è che i tuoi colleghi si sono venduti meglio di te, ovvero hanno saputo vendere al meglio le proprie competenze, la loro conoscenza e si sono approcciati all’esame in maniera più efficiente, o altro.

Certo il discorso di un esame è complicato e non voglio distogliere l’attenzione dal discorso principale che è il personal branding.

Attenzione: saper vendere bene le proprie qualità, o il proprio progetto, o la proprio persona, non significa e non dobbiamo intendere ‘vendere il nulla’, qui il discorso si basa su persone che hanno abbastanza conoscenze, capacità e razionalità.
Stiamo parlando di persone qualificate. 

Quanto incide quindi il personal branding oggi nel mondo lavorativo? Tantissimo! 

Il sottoscritto vi vuole portare una piccola esperienza personale: 

Quando ho ideato il progetto ‘maieuticar’, dopo aver creato il team, mi sono presentato a diverse aziende per avere gli sponsor e quindi la liquidità per poter effettuare la pubblicità e compiere le varie spese, fondamentalmente ho venduto uno spazio pubblicitario alle varie attività; io avevo un ritorno economico e creavo networking tra diverse realtà locali, mentre le attività avevano un ritorno di immagine; ok, chiarissimo fin qui.. era più o meno maggio, avevo un appuntamento con un’ attività; quindi sveglia presto, cartella in mano e sono andato ad esporre il progetto; la riunione va benissimo, l’azienda dove ero andato a proporre la collaborazione è rimasta davvero soddisfatta del progetto;  io gasatissimo vado a casa sognando di avere il progetto pronto (con mega euforia). 

L’indomani, erano le 16.30 circa di sabato pomeriggio, mi arriva la chiamata di tale azienda.. rispondo con tanta ansia; finisce la chiamata e…..
mi volevano rivedere per un colloquio.
Si, mi volevano inserire nel loro team aziendale! 

Oggi collaboro per questa bellissima azienda e sto crescendo sia professionalmente sia umanamente, mentre continuo i miei studi universitari.

Morale della favola? mi sono saputo vendere, ho superato anche la semplice vendita del servizio offerto (cioè il progetto), quindi il marketing personale è riuscito alla grande. Ho fatto bingo!

Ho portato questa mia esperienza personale per farti comprendere quanto sia importante il personal branding, oggi le aziende cercano questo, cercano le soft skills e la determinazione del singolo.

Tu sei il tuo brand da sviluppare, diffondere, promuovere, creare un’identity, strutturare un sistema di valori e generare un’ottima brand reputation.

Il padre di questi concetti è considerato l’americano Tom Peters il quale parlò per la prima volta di personal branding in un modo talmente chiaro e diretto che aggiungere altro sarebbe davvero superfluo:

Qualsiasi sia la mia estrazione sociale o età, io sono di fatto il Presidente, l’amministratore delegato e il responsabile marketing dell’azienda chiamata “IO S.p.A”. La mia reputazione e la mia credibilità dipendono da quanto efficacemente riesco a comunicare la mia competenza e a distinguermi dagli altri, determinando così la qualità del mio lavoro futuro. 

Articolo scritto da Riccardo Susinno prendendo spunto dall’articolo di Marketing Espresso inerente al ‘personal branding’: https://marketing-espresso.com/personal-branding/