Il cielo tornerà ad essere blu, buon primo Maggio

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”

Parole testuali della nostra amata costituzione, scritta da cuori umani che hanno fatto la storia e che ci hanno lasciato una bella eredità, a volte troppo spesso dimenticata.

Oggi è il 1 maggio e di cuori eroici ne abbiamo tanti, partendo da tutto il personale medico sanitario che sta affrontando l’emergenza Covid-19.
Per loro oggi non è festa, come non lo è per le forze dell’ordine o per la protezione civile, per i volontari e per tutti quelli che anche oggi si stanno impegnando nel loro lavoro.

Oggi però la festa non è che non è per loro, ma è proprio che oggi, la festa non è di nessuno, e se ci fosse qualcosa da festeggiare in questa giornata sarebbero di certo le persone comuni, quelle che fanno numero ma non fanno notizia.

Oggi gli eroi che andrebbero festeggiati sono tutti quelli che vivono l’assenza di una quotidianità lavorativa e l’incertezza del lavoro futuro. Se prima era difficile arrivare a fine mese, oggi, la situazione del lavoro è una problematica che si tocca con mano.

Oggi non è una vera festa, ma oggi possiamo costruire delle basi che siano una certezza domani, come la sicurezza del lavoro, l’essere messi in regola, la divisione dei compiti sono fattori fondamentali per un lavoratore e li dobbiamo ripristinare.

Se ci pensiamo bene l’etimologia della parola lavoro è da ricondursi al latino labor = fatica. Che fatica è oggi il lavoro?

Questo 1 maggio passerà alla storia non per sciopero o per una protesta che vada a scalfire il muro dei diritti dei lavoratori con lotte che sanno di dignità, questo 1 maggio vede le braccia di quegli stessi lavoratori, che sono ferme lungo i fianchi, perché al momento, non sanno più da dove e come ricominciare a lavorare.

Oggi è festa, ma questa giornata passa con l’amaro in bocca perché al momento il modo in cui poter tornare a lavorare non è una possibilità per tutti. Oggi è festa di calendario, è festa per convenzione, perché da festeggiare ci sarà, se mai sarà, solo il giorno in cui il lavoro sarà ritrovato.

“Chi suda il salario”, cantava Rino Gaetano, oggi è più che mai attuale; che questa paga sia frutto di un lavoro subordinato o di un lavoro autonomo, in questo momento è traballante per i fatti sopracitati.
Ma non possiamo perdere le speranze.

Il cielo è sempre più blu, o quantomeno lo sarà.

Articolo scritto da Agnese Torre & Riccardo Susinno.