La Sicilia de ‘Il Gattopardo’

Nel mondo, ‘Il Gattopardo’ è uno dei romanzi della letteratura italiana più famosi.
Il
capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, edito nel 1958- quando l’autore era già morto da un anno- propone al lettore uno spaccato della Sicilia di fine Ottocento, in un momento storico particolarmente turbolento della storia del sud Italia: l’arrivo di Garibaldi nel Regno delle Due Sicilie e il collasso della casata dei Borbone.

Non c’è un italiano che non conosca una delle frasi-chiave del libro, benché, magari, non ne sappia attribuire espressamente la paternità all’opera di Tomasi.

Parafrasata, la conosciamo più o meno così: cambiare tutto per non cambiare niente. In realtà, la frase esatta, leggendo il libro, sarebbe ‘Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi’ ed è diventata la spiegazione migliore, concisa ma migliore, dell’immobilismo politico del nostro Paese, anche a distanza di decenni dalla scrittura di questo libro.

Un modo di fare politica che ormai è conosciuto anche all’estero. Il libro non ha bisogno di riassunto. Per chi non ne ha letto la versione cartacea, resta sempre la meravigliosa trasposizione cinematografica del 1963, quello con la famosa scena del ballo con la coppia Alain Delon-Claudia Cardinale, che sono il Tancredi e l’Angelica del libro.
Piccolo appunto, se vi capitasse di leggere il romanzo.

Noterete che il personaggio che giganteggia è quello del Principe Fabrizio Salina (nel film interpretato da Burt Lancaster), figura mitica al pari di quella del gattopardo, il felino africano (esiste veramente) rappresentato sullo stemma della casata Salina e, nella realtà, della casata dei Tomasi di Lampedusa. Il Principe Salina è stato plasmato sulla figura reale del bisnonno di Tomasi di Lampedusa, Giulio Fabrizio Tomasi.



Il romanzo di Tomasi Di Lampedusa, Il Gattopardo

I luoghi del Gattopardo

Può un lettore visitare la Sicilia, o almeno parte di essa, ripercorrendo i luoghi magici del Gattopardo? La risposta è si e più sotto possiamo leggere le tappe fondamentali di questo viaggio sospeso tra passato e presente.

Santa Margherita di Belice, Agrigento

Parco letterario e Museo del Gattopardo

Il Parco letterario e Museo del Gattopardo è incentrato interamente sulla figura e sulle opere di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il Museo ha sede nel Palazzo Filangeri-Cutò, edificio di proprietà della famiglia della madre di Tomasi di Lampedusa, che qui ci trascorse tante estati della sua infanzia. Su dichiarazione stessa dello scrittore, si evince che l’edificio sia stato il modello per il Palazzo di Donnafugata, il feudo di villeggiatura estiva del Principe Salina.
Il feudo di Donna fugata, invece, aveva avuto come modello il borgo di Palma di Montechiaro.
Il Museo espone lettere, foto d’epoca e altri oggetti appartenuti allo scrittore, in particolar modo la copia autentica dell’originale manoscritto e del dattiloscritto de Il Gattopardo, donato dal figlio adottivo Gioacchino Lanza Tomasi.

Palma di Montechiaro, Agrigento
La fondazione di Palma di Montechiaro risale al 3 maggio 1637 ed è legata a doppio filo alla dinastia dei Tomasi, tra capitani d’arma arrivati al seguito di Marcantonio Colonna e duchi che avevano preferito la vita monacale.
La storia della famiglia, scritta più nel dettaglio, la trovate nella apposita sezione del comune di Palma di Montechiaro.


Giuseppe Tomasi visitò Palma nell’estate e nell’autunno 1955. La sua famiglia non aveva più beni immobili ed erano lontani i tempi in cui i Tomasi erano stati i signori di queste terre, ma godevano ancora di molto rispetto, tanto che fu oggetto di una accoglienza calorosissima.
Palma venne assunta come modello per il feudo di Donnafugata. Lo testimonia, nel libro, anche l’episodio della visita del Principe Fabrizio al Monastero Benedettino, edificio realmente esistente del paesino

La Chiesa Madre
Nel romanzo è alternativamente chiamata Chiesa Madre e Duomo.
Uno dei più splendidi esempi di arte barocca siciliana, si trova alla sommità di una lunga scalinata, di cui si accenna pure nel libro.

Monastero delle Benedettine
Il Monastero fu edificato negli anni 1653-1659, frutto della trasformazione di quel Palazzo Ducale che era stata la prima dimora dei Tomasi a Palma.
Qui si ritirarono in convento le figlie e la moglie di Giulio Tomasi (fratello di Carlo, il primo duca di Palma) tra cui Isabella Domenica, oggi venerata con il nome di Suor Maria Crocefissa della Concezione, a cui fa riferimento lo scrittore quando parla della Beata Corbèra e il relativo episodio della “lettera del diavolo”, una missiva scritta in caratteri incomprensibili, in realtà oggi decifrati, conservata all’interno del convento.

Una strada che profuma di letteratura.
Da Agrigento passa anche la S.S. 640, la cosiddetta ‘Strada degli Scrittori’.

Si tratta, in realtà, di un grosso circuito turistico che intende promuovere tutta la filiera eno-gastronomica, l’ospitalità alberghiera ed extra-alberghiera, le eccellenze culturali e i tesori naturalistici della Sicilia.

La strada è dedicata a Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Camilleri, Russello e Pier Maria Rosso di San Secondo.

Articolo di Katia Pisani.

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