Mia Cara Sicilia…

Cara Sicilia,

scrivo questa lettera per dirti che ci vuole coraggio andare via da te, ma credimi ci vuole molto più coraggio a restare.
Ho pensato di fare la valigia un milione di volte, inizialmente pensi che una sola non basti, vorresti portarti tutto: amici, affetti e qualcosa buona da mangiare, perché non si sa mai.

Poi, con gli anni ti rendi conto che la valigia si fa sempre più piccola, qualche ricordo, un po’ di speranza, dei maglioni per il freddo (a cui non siamo abituati) e tanto tanto coraggio.
Credimi è una valigia pesante, nonostante questo è più facile da trascinare per il mondo rispetto al rimpianto di una vita sprecata.

Si, sprecata. Perché c’è solo una vita e non si può vivere sperando che le cose cambiano. Si va via da una terra che “potrebbe” ma “non è”, che “vorrebbe” ma ”non può”. Si preparano valigie ogni qual volta si sente dire “è stato sempre così…”, si preparano valigie ogni volta che invece di meritarsi qualcosa ci si accontenta, perché “tanto le cose non cambiano” perché la meritocrazia qui non esiste. Tante volte ti ho accusato di non meritarmi e tu in silenzio da brava madre mi hai lasciato sfogare. Tante volte ho detto “il mare non mi basta più…”, “Tu, non mi basti più… “Tu, non capisci questa voglia mia di fare e questi muri chiusi ovunque” e tu mi hai mostrato un mare calmo ed un vulcano in eruzione.

Io, che mi fermo per strada a fare una fotografia, io che scrivo di te per sentirti ancora mia. Io, che ogni tanto ho bisogno di andar via da qui e tu mi lasci fare… forse perché sai che poi da “brava figlia” ritorno da te… sempre a casa… con l’aria di chi ha visto il mondo e vuole insegnarti ad essere genitore.

Cara Sicilia, ti ho rimproverata di essere “chiusa e bigotta” e tu mi hai mostrato i testi di Pirandello e Camilleri, di essere sempliciotta e tu mi hai mostrato il barocco e la caponatina, di non essere fertile ed hai fatto fiorire le ginestre, di non farcela e mi hai mostrato la tua storia. Vorrei incolparti per tutto quello che non va, perché a volte è l’unica cosa che sappiamo fare noi figli.

La verità è che sì, forse vivere qui è diverso, si dà di più rispetto a ciò che se ne ricava.

E’ una realtà scomoda con cui bisogna fare i conti ogni giorno. Ma tu non c’entri nulla e per capirlo mi è bastato andare oltre l’isola. Il problema non sei tu, il problema siamo noi. Noi che pensiamo di possedere il mondo e che questo oggi non possa cambiare. Il problema non sei tu, il problema è la società che invece di darsi da fare per cambiare le cose, preferisce i luoghi comuni perché semplicemente è più comodo per TUTTI. Da Nord a Sud, da Est a Ovest.

A volte penso che il nostro è un odio e amore, ma in fondo si sa che la fine dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza, ed io non riesco ad esserlo. Io non mi arrendo, che sia qui o dall’altro lato del mondo poco importa, perché accontentarsi, non fa per me.

Ma tu? Che ne sarà di te?

Mia cara Sicilia, hai perso “i cervelli” in fuga per il mondo ma forse qualche sognatore c’è ancora…

Mia cara Sicilia, ti chiedo scusa se a volte ti ho fatto credere di non essere abbastanza.

Con affetto Vanessa

Articolo scritto da Vanessa Occhione

Alcuni scatti della nostra Sicilia…

Viaggio nell’isola di Montecristo

Avete mai letto ‘Il Conte di Montecristo‘, il famoso romanzo di Alexandre Dumas?

L’isola, turisticamente, è diventata famosa grazie all’opera dello scrittore francese, almeno nell’immaginario. Le trasposizioni cinematografiche del romanzo non sono state girate qui, invece, visto che l’isola è una riserva protetta dagli anni ’70. Per cui, tutti i paesaggi che avete potuto vedere sul piccolo e grande schermo non sono quelle reali.

Breve trama del romanzo

La storia si colloca tra il periodo di prigionia all’Isola d’Elba di Napoleone Bonaparte e il governo di Luigi Filippo d’Orléans, ultimo Re di Francia prima dell’Impero di Napoleone III.
Nel romanzo, molto complesso,  si avvicendano moltissimi personaggi, che ruotano attorno alla figura del protagonista Edmond Dantès, giovane marinaio di 19 anni fidanzato con la catalana Mercédès e futuro capitano della nave Pharaon.
La sua vita cambia radicalmente quando, a causa di un carteggio tra bonapartisti di cui è stato inconsapevolmente consegnatario, viene accusato di aver preso parte al ritorno  di  Napoleone  dall’Isola  d’Elba  e  pertanto  viene condannato  al  carcere ingiustamente, restando prigioniero per 14 anni nel Castello di If.
In carcere la sua fortuna sarà la conoscenza con lo scienziato Faria, precettore della ricca famiglia Spada e anche lui prigioniero nel castello, dal quale sta tentando di evadere scavando un tunnel. Solo che dei calcoli sbagliati, anziché portarlo al di fuori del castello, l’hanno portato nella cella di Edmond.
I due diventano grandi amici e lo scienziato svela ad Edmond l’esistenza di un tesoro nascosto nell’isola di Montecristo.
Purtroppo Faria muore e Edmond riesce a fuggire di prigione proprio sostituendosi al suo cadavere. Da qui inizia la sua voglia di vendetta. Riuscendo ad arrivare a Montecristo e trovando il famoso tesoro di cui gli aveva parlato Faria, Edmond si trasforma nel suo alter ego Conte di Montecristo. Da questo momento in poi, il suo scopo sarà riavvicinare tutte le persone del suo passato per regolarne i conti e vestirà, da grande trasformista, i panni di diversi personaggi, tra i quali anche quello delle leggende persiane di Simbad ilmarinaio.

Viaggio sull’Isola di Montecristo

Se la lettura del romanzo vi ha in minima parte solleticato la fantasia, è naturale che vi sia venuta voglia di sapere come è fatta l’isola veramente.
Se volete visitarla, però, sappiate che la lista d’attesa è lunga. Più in basso, spiego il perché.
Geograficamente, Montecristo è la più remota delle sette isole che formano il Parco dell’Arcipelago Toscano.

Ci vogliono due ore di navigazione per arrivarci: il battello salpa da Porto Azzurro, all’Isola d’Elba, alle 9,30 e lascia i visitatori nella baia di Cala Maestra.

Isola vista dall’alto – Copyright Foto

Cosa vedere a Montecristo

A Montecristo si arriva via mare, ma l’isola è una destinazione per trekker, perché c’è solo  da  camminare  e  anche  tanto.  Per  precisare, le  scarpe  da  trekking  sono obbligatorie, pena la non accettazione ai percorsi. Ve ne controllano la conformità le guide messe a disposizione dal Parco.

Già, perché per tutelare la biodiversità dell’isola non ci si può avventurare per conto proprio,  ma  bisogna  affidarsi  alle  guide,  che  hanno  predisposto  tre  percorsi autorizzati. Tutti partono dall’attracco di Cala Maestra e ritornano giù, sempre in località  Cala  Maestra,  a Villa  Reale,  l’unica  costruzione  dell’isola,  sede  di  un piccolo MuseoNaturalistico.

Primo percorso: Cala Maestra-Belvedere-VillaReale

Lungo 2 km, porta su al Belvedere, il punto panoramico che si affaccia su quella Cala Maestra da cui si è arrivati all’isola.

– Copyright Foto –

Secondo percorso: Cala Maestra- Monastero-Villa Reale

Lungo poco più di 3 km, conduce alle rovine del Monastero benedettino fondato nel 445 d.C. dal Vescovo di Palermo Mamiliano e in cui i monaci benedettini hanno risieduto fino alla metà del 1500.
Attorno al Monastero aleggia la leggenda (su cui in parte è ricamata anche la trama del romanzo di Dumas) secondo la quale sotto il suo altare si trovasse un tesoro nascosto, motivo per il quale l’isola era frequentemente soggetta agli assalti dei pirati.

Terzo percorso: Cala Maestra- Grotta- VillaReale

Snodandosi per 3,600 km, è quello che porta alla Grotta di San Mamiliano, a poca distanza dall’omonimo Monastero.

La leggenda popolare attribuisce al luogo la vera ‘casa’ del Santo, che viveva qui da eremita.  La  cavità  è  nota  anche  come  ‘Grotta  del  Drago’,  perché  si  crede  che Mamiliano qui ne abbia ucciso uno. Sul luogo sarebbe sgorgata una sorgente d’acqua purissima tutt’ora esistente.

– Copyright Foto –

Fauna e flora dell’isola di Montecristo

Lungo i percorsi, troverete tante capre di montagna.  La specie locale si chiama proprio capra di Montecristo, sebbene non sia autoctona.

A   Montecristo   vive   anche   una rara   specie   di   ranadell’area   sardo-corsa, il discoglassosardo.

Le piantine autoctone custodite nell’OrtoBotanicodel Museo Naturalistico di Villa Reale sono il vero tesoro di Montecristo. Sono state messe al riparo dalla ingordigia delle stesse capre, ghiotte di qualsiasi seme. Sono state capaci di ridurre anche la presenza del leccio, di cui esistono pochi esemplari millenari sull’omonimo Collodei Lecci, a 560 metri d’altezza.

Sempre a riparo dai morsi delle capre, nell’Orto Botanico sono state ricostituite le piantine di corbezzolo, che in passato tappezzavano l’intera isola.

Prenotare per Montecristo. Una lunga attesa…
Se andate sul sito ufficiale di prenotazione all’indirizzo, QUI, potete vedere che per il 2020 le prenotazioni sono già al completo. Come suggerito, provate a riaffacciarvi al sito dal 1 giugno.

Data la sua natura di riserva naturalistica, l’isola ha ingresso contingentato. Per il 2020 erano previsti 2000 ingressi massimi relativi alle visite e i biglietti sono stati già tutti venduti.

Il sito che vi ho linkato sopra vi serve, comunque, per avere tutte le informazioni sulla visita: costi, orari, abbigliamento richiesto e tutte le condizioni di prenotazione.
Se  avete  un  natante  privato,  c’è  possibilità  di  chiedere  l’autorizzazione ai Carabinieri del Nucleo Biodiversità di Follonica per il semplice accesso all’isola.
Non  potete  usufruire  dei  percorsi  autorizzati,  ma  avrete  accesso  a  Villa  Reale, all’Orto Botanico e al Museo Naturalistico.
Consiglio  delle  guide,  valido  SEMPRE:  mai  lasciare  aperti  i  cancelli  dell’Orto Botanico. Si espongono le piantine all’assalto delle fauci delle capre.

CURIOSITA’: Lo sapete che le vicende di Edmond Dantès sembrerebbero ispirate alla reale vita di un ciabattino francese dal nome Pierre Picaud?

Le foto utilizzate non hanno uno scopo commerciale e non sono di nostra proprietà, sono utilizzate solo a scopo promozionale dell’Isola di Montecristo.

Articolo scritto e ideato da Katia.
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Presentazione Katia: Classe 1980, nata in Germania, cresciuta nella calda Puglia respirando il profumo di focaccia barese, dal 2015 vivo tra le cupole rinascimentali della splendida Toscana.
Sono laureata in lingue e la mia è una famiglia inter-adriatica, perché unisce Italia e Albania. Viaggio poco nella realtà ma tanto con la mente, grazie alla lettura e alla scrittura, le mie più grandi passioni.
Vivo ogni giorno come fosse l’ultimo, non dico mai di no a prescindere e dedico ogni  traguardo raggiunto a mia figlia Alba, il  miglior regalo che la vita potesse farmi alla soglia dei 40.