Nord-Sud, trova le differenze

“Eh ma qui al nord è tutto diverso, da noi si lavora sul serio” oppure “Sì ma vuoi mettere come si vive da noi al sud? Non c’è paragone”.

L’Italia è il Paese dei luoghi comuni per antonomasia: italiani pizza, mafia e mandolino, Luca Toni, Berlusconi, maccheroni…e chi più ne ha più ne metta.

Italia paese di campanilismi, regionali e provinciali, addirittura rionali (il palio di Siena vi dice nulla?). Abbiamo panorami mozzafiato da nord a sud, dalla Alpi alle verdi colline toscane, dalle scogliere campane alle bianche spiagge del Salento; e come dimenticare le nostre isole, con le loro bellezze e tradizioni.
A noi italiani non manca proprio nulla, eppure tentiamo sempre di guardare alle differenze territoriali piuttosto che apprezzare la ricchezza di un intero paese.

Perché questa ricchezza risiede proprio nella diversità, e qui sorge spontanea una domanda: siamo così diversi tra nord e sud?

Analizziamo alcuni punti: partiamo dal divario economico, nota dolente ed oggetto di dibattito da quando Garibaldi ha compiuto l’impresa dei Mille.
Senza politicizzare il tutto, va da sé che per il tessuto sociale e urbano che caratterizzano settentrione e mezzogiorno, alcune macro-differenze ci sono eccome.

Il nord viene da una tradizione industriale più longeva, sviluppandosi prima intorno al famoso “triangolo industriale” Milano-Torino-Genova, per poi espandere la sua crescita al nord-est e al fenomeno tutto italiano della micro-imprenditorialità.
Il sud, storicamente legato all’anacronistico “latifondo” è sempre rimasto un po’ indietro rispetto ai fratelli nordici, complici evidenti carenze infrastrutturali ed economiche, oltre a piaghe sociali quali brigantaggio prima e poi mafia, appoggiandosi spesso a politiche sociali che strizzavano l’occhio a un forte interventismo dello stato (vedi Cassa del Mezzogiorno).

Ma andando oltre le cause storiche dell’inizio di questo divario, quantomeno economico, possiamo notare anche una forte influenza climatica, che nel tempo è andato a incidere sullo stile di vita degli abitanti di nord e sud Italia.
Possiamo dire infatti che il territorio influenza anche la personalità dei suoi abitanti, e l’Italia ne è un perfetto esempio. Non è un cliché infatti che il cittadino medio settentrionale sia di carattere più schivo e riservato, a tratti burbero, mentre la “passione latina” del meridionale è molto più presente: “l’ospitalità del sud”. Parliamo di calore, non solo climatico, ma anche umano.

Queste sono, a mio avviso le differenze maggiori, ma in questo articolo vorrei concludere soffermandomi su quelli che sono i tratti comuni che ci contraddistinguono.

Uso tre parole per sintetizzare il tutto: creatività, passione, empatia.

La creatività è la dote che contraddistingue tutto il popolo italiano nel mondo, non solo per l’arte, la moda, i motori e la cucina, ma anche per l’essere italiano, quello spirito che ci fa emergere nel bene e nel male in tutto quello in cui ci cimentiamo, perché, alla fine è inevitabile parlare di Italia.

La passione è nella nostra cultura da sempre, nord o sud, la passione nella propria attività la puoi notare nell’imprenditore veneto come nel pizzicagnolo romano, nell’attore salentino come nel commerciante lombardo. È la stessa passione per la squadra di calcio del paese, la stessa per la partita a briscola con gli amici del bar, la stessa passione di due ragazzi che si baciano a Ponte Milvio, non siamo noi, è il nostro Bel Paese che ci rende così, focosi e romantici, rissosi e bonari.

E l’empatia, perché, nonostante tutto, fra italiani ci capiamo, perché siamo cresciuti con gli stessi valori, fra un piatto di pasta e le ginocchia sbucciate giocando a pallone, fra un “l’Italia chiamò” urlato con vigore e una notte prima degli esami passata ascoltando Venditti. Passano le generazioni ma siamo sempre noi, cambiano le regioni ma quei ragazzi un po’ cresciuti rimangono. Perché quando uno del nord va al sud si innamora, e quando uno del sud si trasferisce al nord pensa…no niente, lo so anche io, si sta meglio al sud, scherzavo!

Articolo scritto da Andrea Caenazzo.

C’era un burattino che voleva diventare bambino…Carlo Collodi e il suo Pinocchio

Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, è l’autore di uno dei più famosi libri al mondo di narrativa per bambini. Il suo Le avventure di Pinocchio – Storia di un burattino è stato tradotto in più di 250 lingue ed è diventato il soggetto di cartoni animati (la versione Disney del 1940  resta la più bella), musical teatrali e film, sia per la tv che per il cinema.

Ricordiamo, a tal proposito, lo sceneggiato tv in 6 puntate trasmesse dalla Rai nel 1972, per la regia di Luigi Comencini, con la Lollobrigida nei panni della Fata Turchina e Nino Manfredi in quelli di Mastro Geppetto; il Pinocchio di Benigni del 2002 (con la trovata simbolica, una genialata, dell’ombra del burattino che va via quando Pinocchio diventa bambino) e quello di Garrone del 2019, in cui, curiosamente, ritroviamo Benigni nel ruolo di Geppetto. 

La metafora del romanzo? Quella del ‘non dire le bugie, altrimenti ti cresce il naso come a Pinocchio’ è la lezione in formato bambini. 

Considerando il libro nella sua complessità, ogni lettore può trarre un insegnamento diverso.
Ci troviamo davanti a quello che può definirsi, a tutti gli effetti, un romanzo di formazione

La molteplicità di personaggi, umani e animali (antropomorfizzati, nel libro), amplifica le possibilità. Anche quelli cosiddetti minori hanno il loro rilievo nella narrazione. Anche quelli che fanno una brutta fine. Come il grillo parlante, universalmente riconosciuto come la ‘coscienza’ di Pinocchio, il quale lo uccide lanciandogli contro un martello in un moto di stizza.

Le strade di Carlo Collodi
Lorenzini, nato a Firenze il 24 novembre 1826, rimase molto legato al paese d’origine della madre, il comune di Collodi, appunto, nel comune di Pesci (Pistoia), da cui deriva il suo nome d’arte.
Molto affezionato alla terra nativa, un percorso turistico sulle orme di Pinocchio non può trascurare i luoghi biografici del suo papà di penna. 

Firenze
Le case di Collodi
Quella in cui Lorenzini è nato si trova in via Taddea 21 e riporta la targa “In questa casa nacque nel 1826 Carlo Lorenzini detto il Collodi, padre di Pinocchio. 29 ottobre XX”.
In via de’ Rondinelli,7, invece, nel Palazzo Ginori (si, quello delle ceramiche), Collodi visse da adulto e qui morì il 26 ottobre 1980.
Nel centenario della pubblicazione di Pinocchio, sulla facciata del palazzo è stata inaugurata una targa che così recita:

Le  statue dedicate a Pinocchio
In Piazza del Mercato Centrale, a 100 metri da via Taddea dove Collodi era nato, c’è una statua molto particolare realizzata nel 2006 (per il 180° anniversario della nascita di Collodi) e dedicata al burattino.
Una statua in bronzo di un metro e 90 centimetri su una base in marmo di 70, che raffigura, da un lato Pinocchio che guarda dal buco di una serratura il grillo parlante e, dall’altro, che si affaccia sulla copertina di un libro.

Nel luglio 2019, invece, il Lions Club di Firenze ha donato un’altra statua in bronzo dedicata a Pinocchio da installare nel giardino dell’Orticoltura.(via Bolognese,17-con ingresso in via Vittorio Emanuele II, n.4).  L’opera ‘gemella’ di questa statua si trova in un parco pubblico di Kyoto, in Giappone.

Collodi, Pescia. Parco di Pinocchio
A Collodi si trova il Parco di Pinocchio, interamente dedicato al romanzo di Carlo Lorenzini. Aperto nel 1956, al suo interno ricrea tutti i luoghi delle avventure del burattino, celebrato nel Museo che offre mostre a tema. 
Nel Parco trovate di tutto. E’ prevalentemente di tipo ludico-didattico, ideato per i bambini, ma la visita è veramente interessante anche per gli adulti. 

Innanzitutto perché è vicinissimo al borgo antico di Collodi, quello in cui Lorenzini ha trascorso i suoi anni da bambino e a cui era rimasto legatissimo.

E ancora, ci troviamo la splendida Villa Garzoni (attualmente non visitabile perché in fase di restauro, ma la sua facciata è spettacolare) con il Giardino Storico ricco di statue, giochi d’acqua e un labirinto con un ponte.

A proposito del Museo di cui abbiamo dato cenno prima, sapete come è stato chiamato? Dantocchio!
Dalla fusione di due nomi-chiave per la letteratura italiana nel mondo, il Museo è un omaggio al celebre burattino e alla figura del Divin Maestro Alighieri, in un percorso multimediale che cerca di spiegare a bambini e ragazzi la magia della fantasia collodiana e l’intensità della Divina Commedia narrata ‘dalla voce’ di quel Dante dall’inconfondibile profilo. 

Vi siete persi gli altri itinerari turistico-letterari? Nessun problema!

Li potete trovare ai seguenti link:
QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO… I LUOGHI DE ‘I PROMESSI SPOSI’
LA SICILIA DE ‘IL GATTOPARDO’
VIAGGIO NELL’ISOLA DI MONTECRISTO

Articolo e rubrica scritta e ideata da Katia Pisani.
Portali di Katia: QUI e QUI

Tre Lettere per domani: Pensieri AntiMafia

Lettera di Riccardotalè ma è a stissa ‘cosa’
In questi giorni mi chiedevo come potessi spiegare il terribile fenomeno ‘Cosa Nostra’ ad un bambino.
Questa lettera inizia così:
Il 2020 non lo dimenticheremo mai per una cosa piccola piccola ma che è riuscita a mettere in ginocchio una intera società… sto parlando del virus, che oramai conosciamo tutti, denominato in gergo ‘coronavirus’.
Ma tu lo sai che in Sicilia, la mia terra, esiste qualcosa molto più viscido del coronavirus?
Non sto scherzando!

Non ridere, credimi che è come ti dico io.
Ed è anche molto simile alle caratteristiche del coronavirus. 
Infatti, noi siciliani, durante il coronavirus dicevamo “talè ma è a stissa ‘cosa’!”
Non c’è nessuna ricerca scientifica che spieghi bene come sia nata questa cosa… poiché è presente da molte generazioni questa cosa viscida, piccola piccola, che si contagia tra le persone… alcuni dicono che è nata grazie all’ignoranza, altri perché aiutava i più poveri, altri ancora perché ai ‘poteri forti’ conveniva… questa cosa è così cattiva che riesce ad infettare tantissime persone, perfino le istituzioni, persone che erano portavoce ‘del cambiamento’ in realtà erano i primi infetti di questo maledetta cosa… ma tu ti immagini?
Questa orrenda cosa non guarda in faccia la tua età o il tuo sesso, ti attacca togliendoti la vita se ti fai infettare.

Ha tolto la vita a tantissimi imprenditori, politici, operai, studenti, avvocati, bambini, poliziotti, carabinieri, magistrati e chiunque si opponesse al contagio di questa cosa.
Noi in Sicilia abbiamo questa cosa talmente radicata nel territorio e nelle persone che con il tempo, alcuni malvagi, l’hanno fatta così tanto loro così sono arrivati a denominarla ‘cosa nostra’.
Ma d’altronde, come in ogni situazione critica, ci sono degli eroi che cercano di sistemare il tutto.
Come per la ‘resistenza’ al coronavirus abbiamo avuto medici, infermieri, personale sanitario, volontari e tantissime persone in prima linea a fermare e aiutare le persone che erano infetti, anche in Sicilia ci sono state tantissime persone che si sono opposte.
Queste persone con tanto coraggio e volontà di cambiamento hanno iniziato a far capire quanto questa ‘cosa’ in realtà fosse una ‘cosa nica nica’ e schifosa.
Sì, tantissimi erano.

Ricordo Giovanni, Paolo, Carlo Alberto, Rocco, Giuseppe, Ninni, Pino, Piersanti, Boris e potrei continuare ore ed ore ad elencare persone che hanno combattuto questa maledetta ‘cosa nostra’.
Ma sai cos’è la cosa più bella ed unica che caratterizza tutte le persone che da lassù in cielo ci guardano? Che loro ci hanno lasciato il vaccino da loro trovato.
Hanno lasciato, alle nuove generazioni e future, la possibilità di avere tutti gli strumenti per non essere infettati da questo virus… e ti dirò di più…  abbiamo una volta per tutte la possibilità di poter eliminare questa schifosa cosa dalla mia amata Sicilia e da tutto il mondo.

Grazie a loro.

Lettera di Vanessail sogno
Ho fatto un sogno stanotte, mi trovavo in un’antica cascina e c’era un tavolo rotondo. Seduto a questo tavolo c’era un uomo con un pizzetto (avrà avuto una cinquantina d’anni) intento a leggere un giornale. Ad un tratto ha alzato lo sguardo e mi ha detto: <<Ogni mattina mi alzo e vengo qui fuori, apro il giornale e attendo che la notizia di ieri sia diversa da quella di oggi. A volte lo è davvero… all’apparenza. Ma niente è come appare, e sai da dove me ne accorgo? Dal titolo. Se il titolo contiene una parola, beh allora la notizia di ieri non è così diversa da quella di oggi. Le parole sono importanti, ricordalo sempre. Ma ce ne una che è più importante di altre. Ed è la parola Mafia. Questa parola ha la capacità di cucirsi addosso agli uomini, di rendere una terra aspra, di essere radicata come l’inchiostro su un foglio bianco. Può macchiare, sbiadire ma rimane lì. A volte viene sostituita da sinonimi, ma la sostanza non cambia>>. Leggi qui: “19 Luglio 1992 ucciso il magistrato Paolo Borsellino, un uomo che ha combattuto la criminalità organizzata e si è distinto per essere stato l’uomo simbolo dell’ antimafia.” << AHH… ed è per questo che sei morti tu Paolo?? Per essere stato o per essere stato antimafia? Cuntari na’ sai! (Raccontare non sai)>>.
Un uomo robusto, arriva alle mie spalle con in mano un bicchiere di vino: <<Signorina favorisce? Meglio di no… è giovane lei. Allora? Sei stato? O sei stato antimafia? Vede … si pensa che noi siamo morti per essere stati fino al midollo l’anima del pool antimafia, ma io sono. Sono stato prima, quand’ero in vita, lo sono adesso che sono morto e penso, anzi credo con certezza, di esserlo stato prima ancora di nascere.
L’essere è il problema li giù, non quell’altra parola accanto che rende le notizie pane per prender pesci. Io Giovanni dichiaro di essere stato, in vita e dopo la morte. Noi non siamo morti per quella parola lì, noi siamo morti per essere stati. Essere stati con principi, essere stati di pugno, essere stati scomodi, essere stati onesti, essere stati indomabili, essere stati cittadini, essere stati…Vede? Gradisce un po’ d’acqua. L’acqua prima fonte d’essere. Semplice e trasparente, disseta tutti ed è vitale eppure provano sempre a renderladiversa da com’è. Le ricorda qualcosa? Che notizia mi porta dalla terra dell’arance? Oh… qui ce n’è in abbondanza, ma il profumo … quello è nostro!!ah…riesco a sentirlo ancora nei miei ricordi…>>. <<Giovà, la signorina ha da fare… c’è sempre da fare laggiù … lasciala andare… non annoiarla>>. <<Pallaaaa….palla…. >> grida un bambino. Una palla rossa piomba ai miei piedi: << è mia, grazie… vieni a giocare con me?>>. <<Peppino>>, disse l’uomo con il pizzetto. << ma dico: ci si presenta così ad una signorina? dove son finite le buone maniere>>. <<Eh si…>> (continua il ragazzino imbarazzato) << Ciao, Piacere Giuseppe Di Matteo, vieni a giocare a palla con me e gli altri? siamo lì>>. Mi prende la mano e prova a trascinarmi con sé. <<Peppino, Peppino lascia stare la signorina… lei, adesso deve andare>>. <<ok ciao>>, rispose il ragazzino, <<io vado>>. <<Si, forse è meglio che vada anch’io>> risposi. Mi sono avvicinata al tavolo, ho preso la bottiglia ed ho versato un po’ di vino dentro dei bicchieri, li ho dati ai due uomini seduti di fronte a me ed ho alzato il mio: “Agli uomini di CAS-A NOSTRA, quelli che hanno reso la mia casa, la mia terra, migliore. Quelli che sono stati, che sono e che saranno sempre nelle nostre memorie. A voi … Con la promessa che il giornale di domani sarà davvero diverso da quello di ieri e avanti ieri. A voi e alle vostre idee che sono indelebili. A voi, che siete morti per il semplice fatto di esser stati GRANDI UOMINI!”. Mi sono svegliata sorridendo, un sorriso come quello che ho lasciato sui loro volti… che ha tanto il significato di “Non li avete uccisi: Le loro idee camminano sulle nostre gambe”.


Lettera di Agneseessere umano = essere antimafia
Hai presente la sensazione di pienezza che ti pervade quando guardi un paesaggio, ma ad un tratto in quella meraviglia il tuo occhio viene attratto da qualcosa di insolito e si posa su una rottura dell’armonia del creato, un incendio ha lasciato una chiazza nera su quel panorama e capisci subito che quell’armonia che c’era prima è inevitabilmente spezzata, ci vorrà molto tempo prima che la natura le possa donare nuovamente vita e giustizia.
Ecco questo è quello che penso quando sento parlare di Mafia.
Una macchia nera nella bellezza infinita della vita. La mafia, o “cosa nostra” hanno la stessa forza e violenza d’un incendio che va a distruggere la vita e la fragilità intima delle persone.
Aggressioni, intimidazioni, soprusi, eccidi sono macchie nere che vanno a rompere l’armonia della bellezza, eppure in mezzo a tutto questo continuano a brillare luci che ci guidano come fari sul sentiero della legalità, attraverso le parole che risuonano come echi lontani nella storia, noi possiamo scegliere da che parte stare.
L’essere umano è fatto per amare e generare la vita in ogni sua forma e misura. Lo spirito di condivisione che guarda verso l’orizzonte con la speranza del cambiamento, ci mostra che anche noi nel nostro piccolo possiamo fare la differenza, è l’eredità lasciataci da persone che hanno datola propria vita combattendo
contro la violenza e contro la mafia.
La natura dopo un incendio non si arrende, giorno dopo giorno continua a lavorare per far rinascere la bellezza, finché quando meno ce lo saremmo aspettati, comparirà una ginestra a ricordarci che anche dove c’è stata distruzione può tornare la vita, la bellezza, e sarà il segno che l’eredità lasciataci da chi prima di noi ha dato la vita per rompere il circolo della violenza ha dato i suoi frutti, perché noi abbiamo continuato a ricordare, abbiamo continuato a combattere abbiamo continuato a dire no alla mafia, perché quella macchia nera nel paesaggio a noi non ci piace, e non potremo mai abituarci ad essa.

Immagini storiche della strage di Capaci – 23 Maggio 1992.

E dopo che facciamo?

“E dopo che facciamo?” Quante volte hai pronunciato questa frase?

Magari avevi finito di fare la doccia e hai detto a voce alta: “ Ho quasi finito, e dopo che facciamo?” oppure hai dei figli e ti senti ripetere costantemente, “Mamma, Papà, e dopo che facciamo?” o sei proprio tu il figlio o la figlia che lo chiede.

Oppure era un sabato o un venerdì sera e nella chat di gruppo con gli amici è uscita la domanda “E dopo che facciamo?”

Già, una semplice frase racchiude un’infinità di possibilità.

Questo “dopo” apre l’orizzonte a qualcosa che in realtà non sappiamo bene neanche noi. In questi mesi abbiamo espresso tanti desideri, una lista infinita di “poi vorrei…”, e adesso?

Ecco adesso abbiamo una lista e una vita per poterla realizzare, con le dovute accortezze e precauzioni, rispettando le norme, con attenzione e cura per noi e per i nostri cari, ma il “dopo” è arrivato o manca qual tanto che basta per ricominciare a sognare. E come ogni nuovo arrivo mette un po’ paura.

Non siamo più le stesse persone che eravamo due mesi fa, non lo saremmo state comunque, perché in ogni giornata può accadere qualcosa che ci cambia e ci trasforma, ma adesso, adesso siamo tutti un po’ cambiati.

La condivisone di un momento critico che è stato lo stesso per ognuno di noi, ci ha portati a cambiare. Certo ognuno lo ha vissuto a modo suo.

Ma a casa c’eravamo tutti, chi era in preda all’isteria del lievito madre, chi con la scusa delle passeggiatine clandestine ha continuato a fare come voleva, chi invece ha avuto più di una volta il desiderio di lanciare il computer durante lo smartworking, chi aveva l’ansia delle lezioni online, chi ha avuto gli esami a distanza, oppure tutti quelli delle lauree non festeggiate, dei compleanni in solitaria, chi ancora ha avuto l’ansia degli amori appena nati perché chissà se avrebbero resistito alla quarantena, o quelli degli amori appena finiti che hanno contribuito a rendere le giornate più pesanti, chi ci è andato pesante con l’alcol perché per un secondo allontanava i pensieri, chi ha letto libri, chi ha visto i film e le serie tv che non aveva mai avuto il tempo di vedere, le abbiamo iniziate e adesso quando le finiremo?

Dopo che faremo? Come ricominceremo? A casa abbiamo ricostruito o distrutto noi stessi, le nostre convinzioni, e le nostre paure. E adesso?

Adesso ci siamo noi, con le nostre preoccupazioni e le nostre speranze, perché adesso c’è un Italia da ricostruire e tanto amore da ritrovare.

Abbiamo messo da parte la parola noi e adesso dobbiamo andare a riprenderla, ognuno a modo suo e con il giusto rispetto degli altri.

Io se potessi esprimere un desiderio, vorrei che adesso fossimo più consapevoli di quanto la presenza degli altri nelle nostre vite ci illumini e che se dobbiamo arrivare da qualche parte è più bello se ci arriviamo insieme. Ognuno con la sua peculiarità.

Perché ora sappiamo quanto vale quell’abbraccio che prima davamo con poca importanza, con abitudine e di fretta, senza darci peso.

Ora lo sappiamo quanto vale un bacio, una carezza, vedere il sorriso non solo negli occhi, ma nelle labbra, sentire la pelle, sentire l’amore.

Ora lo sappiamo perché è quello che ci è mancato e probabilmente che ci continuerà a mancare ancora un pò, ma adesso è il tempo di ricominciare a vivere come se fosse la prima volta, di innamorarci di nuovo della vita o di chi vogliamo come se non lo avessimo mai fatto, con rispetto, cura ed attenzione, perché ciò che c’è stato non si ripeta per colpa dell’avventatezza e del poco rispetto delle regole.

Quindi, dopo che facciamo? Io direi: Andiamo o vediamo come poterlo fare, ma non dimentichiamo!

Articolo di Agnese Torre.

Amiamo l’Italia anche domani

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a numerose manifestazioni d’affetto per il nostro Paese: le serenate dai balconi, l’inno di Mameli trasmesso a reti unificate in tutte le radio, bandiere sventolate con orgoglio nelle terrazze e in generale un sentimento di solidarietà che ha invaso tutta la penisola.

Non eravamo più abituati a tanto patriottismo, ci mancava davvero quello spirito d’italianità che ci contraddistingue solitamente solo con i nostri azzurri del calcio e, probabilmente, tanti di quei tricolori svolazzanti portavano ancora addosso la polvere delle cantine da quell’ormai lontana estate del 2006, quando Marco Civoli ai microfoni Rai urlava emozionato “il cielo è azzurro sopra Berlino! Siamo campioni del Mondo!”.

Si sa che poche cose smuovono un popolo latino come il nostro, una è sicuramente il calcio, l’altro fattore lo stiamo conoscendo ora, e si chiama dolore. Il dolore che invade una nazione intera che, dopo la Cina, sperimenta per prima sulla propria pelle un sentimento di paura e immobilità che pian piano ha invaso prima il resto d’Europa, poi il mondo intero.

La vera domanda è: quanto durerà questa ritrovata unità nazionale che ci ha travolto improvvisamente?

Le continue lotte Nord-Sud e gli inutili campanilismi sono stati messi da parte per affrontare come fronte unito un nemico comune, che non fa distinzioni territoriali.

Anche una parte della politica sembra aver capito che gli interessi di un popolo vengono prima di quelli partitici, anche se, come sempre, ci sono delle eccezioni, ma noi non faremo nomi e cognomi.

Quando tutto sarà finito, perché prima o poi finirà, ci troveremo a raccogliere i cocci di una Nazione la cui economia è stata messa in ginocchio da qualcosa di più imponderabile di ciò che ha scatenato la crisi del 2008, qualcosa di strutturalmente diverso, che non significa necessariamente peggiore.

Perché allora è crollato un determinato tipo di sistema economico basato sui mutui subprime che, a catena, ha scatenato una spirale recessiva sempre peggiore anche fuori dagli USA.

In questo caso parliamo di una sospensione economica “forzata”, paragonabile a quella causata da una guerra, alla quale necessariamente seguirà una ripresa.

E quando ci sarà questa ripresa, noi dovremo esserci.
Parlo di noi rivolgendomi a tutti quei giovani che per primi hanno il dovere di credere in una Nazione che solo ora ha riscoperto l’unità e l’amore di un popolo che ha un enorme potenziale per dare di più e far vedere al resto d’Europa che le risorse umane non mancano. Perché è giusto valorizzare non solo le nostre bellezze culturali e paesaggistiche, ma anche le menti brillanti che ogni giorno vengono sfornate dalle università italiane.

Abbandoniamo definitivamente questo stereotipo prettamente italiano che vede nel mito esterofilo una promessa di successo, come se la soluzione a tutti i mali fosse scappare in un altro paese e lasciare la scuola che ci ha formato culturalmente, donandoci quella creatività, quell’estro e quel genio che ha reso l’Italia patria di Dante, Leonardo, Galileo, Alessandro Volta e Brunelleschi.

Certo, i problemi strutturali ci sono, nessuno lo nega, ma siamo sicuri che la soluzione sia lasciare che qualcun altro se ne occupi? Oppure spetta a noi rimboccarci le maniche e dare per primi l’esempio di una generazione che vuole essere ricordata per quella che ha avuto il coraggio di prendere per mano l’Italia e tirarla fuori dal guado della crisi scatenata dal Coronavirus?

Le eccellenze italiane non mancano, ma dovrebbero essere ancor più valorizzate ed essere guardate come esempio, piuttosto che prendere come punto di riferimento solo le Start Up della silicon valley.

La silicon valley italiana può essere la Lombardia, la Sicilia, la Toscana, il Veneto o l’Umbria; ogni regione, ogni comune, ogni frazione può essere la culla di qualcosa di importante se i primi a crederci siamo noi giovani.

E allora ben vengano le iniziative personali, le idee pazze, le idee improbabili, i progetti fatti con amici con l’idea di sbarcare il lunario, anche se potremmo fallire miseramente. Perché l’importante è rialzarsi ogni volta, credere ciecamente in ciò che si fa e non abbandonare gli obiettivi solo perché qualcuno dice che “in Italia non funziona niente”.

La verità è che in Italia non vogliamo far funzionare niente, perché è la scusa dei mediocri, di quelli che si arrendono e preferiscono dare la colpa a un sistema malato, facendo combattere qualcun altro contro i mulini a vento.

Il Coronavirus ce lo sta insegnando: otteniamo risultati solo se siamo uniti, se tutti agiamo con solidarietà e determinazione.

Quindi non ascoltiamo le cassandre della crisi, chi sputa nel piatto dove ha mangiato per una vita, prevedendo per le nuove generazioni un futuro di stenti dove l’unica soluzione possibile è fuggire, come i nostri bis-nonni con il mito dell’America.

Il mito è l’Italia, lo è sempre stato, non lo riconosciamo perché siamo sempre stati troppo impegnati a farci la guerra per una partita di pallone, a proclamare le indipendenze regionali o a riempirci la bocca con il populismo da social network.

Abbiamo un patrimonio immenso, una civiltà che tutto il mondo ci invidia e ora abbiamo anche dimostrato di poter essere anche un popolo davvero unito.

Dimostriamolo sempre, per davvero, prendiamoci per mano noi giovani per primi e senza guardare indietro puntiamo al futuro, mantenendo i piedi sulla terra del Paese più bello del mondo.

Articolo scritto da Andrea Caenazzo

#ancheperte video finale

La campagna di sensibilizzazione contro il Revenge Porn #ancheperte, ideata da Maieuticar, si è conclusa con l’elaborazione del video messaggio lanciato Venerdì alle ore 19.00 sui propri canali social.

Ringraziamo tutti i partecipanti che hanno messo la faccia, ringraziamo tutti gli enti partecipanti e soprattutto ringraziamo chi ha condiviso, apprezzato e compreso il messaggio di #ancheperte

VIDEO:

Enti che hanno collaborato con noi
Un quadrifoglio per ogni partecipante al video

Ringraziamo i seguenti enti:
Comitato Giovane Baarìa
Avanti Giurisprudenza
Consulta Giovanile di Carini
Parru Cu Tia
Marketing Espresso

Ringraziamo i seguenti portali:
Passione Libri
Orange Romance
Pensieri alla Luna
Biggeye
Benessere Donna e Mamma

Un ringraziamento speciale a:

Comunicazione & Social Media Manager: Agnese Torre

Grafiche: Giovanni Sciortino

Editing & Montaggio Video: Giacchino Sciortino

Coordinamento & Gestione Campagna: Riccardo Susinno

Grazie a tutti coloro che condividono i valori che il nostro progetto porta avanti, grazie a tutti i lettori e fruitori dei nostri contenuti, insieme possiamo iniziare una Nuova Era.

Il team di Maieuticar


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”La mia libertà di mostrare, la tua scelta di bloccare la violenza” la legge parla chiaro #ancheperte

Alla luce di una recente inchiesta di Wired in cui è esploso il caso di cyber crime sulla piattaforma Telegram, dove migliaia di utenti si scambiano materiale pornografico e pedopornografico, la realtà digitale ‘Maieuticar’ vuole agire attuando un processo sensibilizzazione attraverso i social per prevenire tale fenomeno affinché lo strumento social sia utilizzato correttamente e non diventi arma di prevaricazione sociale e personale. 

In Italia ci sono moltissime vittime di revenge porn, la maggior parte sono ragazze consumate dalla vergogna o giovani donne che a seguito della fine di una relazione trovano la propria intimità violata. E la quarantena che stiamo vivendo, sta portando sempre più in superficie questa aberrante realtà. È per questo motivo che abbiamo pensato di realizzare un video in cui varie persone daranno voce all’articolo Dispositivo n.612-ter del Codice penale, entrato in vigore il 19 luglio 2019. 

Questo non solo per sensibilizzare le persone contro un cyber crime come può essere il revenge porn, ma anche per ricordare agli utenti del web che esiste una legge e come tale, bisogna rispettarla.
Chiediamo a tutti i lettori e all’intera comunità, se interessati e volenterosi di metterci la faccia, di partecipare alla nostra iniziativa che consiste in una raccolta di video in cui si recita il testo di legge che prevede tale reato.

Quello che ti chiediamo, per contribuire alla nostra campagna è semplice: registra un video in cui leggi il testo dell’articolo 612-ter che ti alleghiamo, ed alla fine della lettura ti chiediamo di ripetere lo slogan della campagna che è: “La mia libertà di mostrare, la tua scelta di bloccare la violenza” la legge parla chiaro #ancheperte.

Se scegli di partecipare alla campagna metteremo il tuo nome nei ringraziamenti finali del video.
Riusciamo insieme a coinvolgere e creare in rete un bel movimento che sprigioni energie positive contro questi fenomeni nocivi per la società?
Noi ci crediamo!


La scelta dell’hashtag #ancheperte è un omaggio alla canzone di Battisti, ma è anche un omaggio alle donne ed a tutte quelle persone che si trovano in situazioni di difficoltà.
È importante essere uniti contro questi fenomeni, perciò ti ringraziamo per il tuo contributo. 

Partecipare è semplice, qui in seguito le istruzioni per poterci aiutare:

ISTRUZIONI PER IL VIDEO: 

Per la Ripresa video ti chiediamo: 

1- Registra il video anche con il tuo Smartphone in Orizzontale;
2- Tienilo su un supporto fisso, un cavalletto, o appoggialo in modo tale che l’immagine sia stabile, se non hai nessuno che può aiutarti a riprenderti. Il testo, che trovi in seguito, lo puoi tranquillamente leggere con un cellulare, palmare o su carta!
3- Parla a voce alta, e scandisci bene le parole, affinché in lettura non si
perdano le parole che dici.

4- Registra il video e poi invialo a questo numero (su Whatsapp): 328 1732 666 

TESTO DELL’ARTICOLO DA LEGGERE: 

«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 5.000 a euro 15.000. 
La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. 
La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. 
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio». 

“La mia libertà di mostrare, la tua scelta di bloccare la violenza” la legge parla chiaro #ancheperte 


Contattaci per avere maggiori informazioni e per partecipare alla nostra campagna di sensibilizzazione.

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Ringraziamenti:
Da un’idea di Riccardo Susinno.
Con la gentile collaborazione di Agnese Torre con il ruolo di gestione comunicazione e social media manager.

Lavoro grafico a cura di Giovanni Sciortino.
Video maker della campagna di sensibilizzazione Gioacchino Sciortino.
Ringraziamo tutte le persone che aiutano il nostro progetto collaborando con noi.
Ringraziamo tutte le associazioni e gli enti no profit che stanno contribuendo alla diffusione della campagna di sensibilizzazione.
Grazie a chi sta condividendo l’idea, aiutandoci ad avere una voce più forte e coese.

COVID-19: Meccanismo d’azione e possibili terapie

Uno dei fattori aggravanti dell’epidemia è dato dal fraintendimento delle informazioni da parte della popolazione e la creazione di teorie cospirazionistiche.
C’è una quantità sbalorditiva di disinformazione che si propaga online. Ad oggi, la teoria della cospirazione più preoccupante circolante online, riguardante la SARS-CoV-2, è quella relativa alla progettazione effettuata in laboratorio dai cinesi, con obiettivi politici o economici.

Come spesso accade in questi casi la “scienza” viene utilizzata per sostenere le teorie della cospirazione.
Sono tantissime le fake news in circolazione online; dalla possibile soluzione miracolosa dell’acqua calda con limone alla trasmissione attraverso la zanzara.

Forse molte persone non hanno saputo che il “coronavirus” è un tipo di virus millenario e che questo nuovo ceppo (SARS-CoV-2), causa una malattia il cui nome ufficiale è COVID-19: “CO” per “corona” (perché questa famiglia virale presenta sulla sua superficie dei peplomeri, non perché viene trasmessa attraverso una popolare birra messicana), “VI” per virus, “D” per malattia e “19” per anno in cui è stato identificato.

Le infezioni da SARS-CoV-2 sono ormai diffuse e sono stati confermati circa 1.136.862 casi e 63.025 morti.
I ricercatori stanno studiando per capire quale sia il meccanismo con il quale il virus si diffonde così facilmente. Alcune analisi genetiche e strutturali hanno identificato una caratteristica chiave del virus, una proteina sulla sua superficie, chiamata proteina del picco, che potrebbe spiegare perché infetta le cellule umane così velocemente.
Altri gruppi di ricerca stanno studiando il recettore, ovvero, quella porta, attraverso la quale il nuovo coronavirus entra nei tessuti umani. Sia il recettore cellulare che la proteina del picco offrono dei potenziali bersagli per i futuri farmaci, attraverso i quali si potrebbe bloccare il patogeno, ma i ricercatori affermano che è troppo presto per esserne del tutto certi.
Sicuramente tutto ciò potrebbe aiutare a comprendere la trasmissione del virus, la chiave del suo contenimento e della prevenzione futura.
Il nuovo virus si diffonde molto più facilmente di quello che ha causato la sindrome respiratoria acuta grave, o SARS (anch’esso appartenete alla famiglia dei coronavirus), e ha infettato più di dieci volte il numero di persone che hanno contratto la SARS.

Meccanismo di azione

Per infettare una cellula, i coronavirus usano una proteina spike che si lega alla membrana cellulare, un processo che viene attivato da specifici enzimi cellulari. Le analisi genomiche effettuate sul COVID-19 hanno rivelato che la sua proteina spike è differente rispetto a quella degli altri coronavirus e suggerisce che la proteina ha un sito su di essa che viene attivato da un enzima della cellula ospite chiamato furina.

Questa scoperta è molto significativa perché la furina si trova in molti tessuti umani, inclusi polmoni, fegato e intestino tenue, il che significa che il virus ha il potenziale per attaccare più organi del nostro corpo.
Tutto ciò potrebbe spiegare alcuni dei sintomi osservati nelle persone affette da COVID-19, come l’insufficienza epatica.

La precedente SARS-CoV o altri coronavirus a differenza del COVID-19 non hanno siti di attivazione della furina. Gli studi dimostrano che il sito di attivazione della furina “imposta il virus in modo molto diverso rispetto alla SARS-CoV in termini di ingresso nelle cellule dell’ospite e questo meccanismo probabilmente influenza la stabilità del virus e quindi la sua trasmissione”.

Numerosi ricercatori hanno identificato il sito di attivazione attraverso il quale il virus si diffonde in modo efficiente tra gli umani. Essi hanno notato che questi stessi siti si trovano anche in altri virus che si diffondono facilmente tra le persone, inclusi gravi ceppi del virus dell’influenza. Su questi virus, il sito di attivazione si trova su una proteina chiamata emoagglutinina.

Alcuni ricercatori sono molto cauti nel sopravvalutare il ruolo del sito di attivazione grazie al quale il COVID-19 si diffonde così facilmente e sono molto diffidenti riguardo il ruolo che avrebbe il sito di attivazione della furina sui virus dell’influenza e quelli sul COVID-19.
Ad esempio il virus dell’influenza che ha causato la più mortale pandemia registrata, l’influenza spagnola del 1918, non ha nemmeno un sito di attivazione della furina.

Sono necessari ulteriori studi su colture cellulari o modelli animali per testare la funzione del sito di attivazione, questo perché i coronavirus sono imprevedibili e le buone ipotesi spesso si rivelano errate.

Possibili terapie

Gli studi su possibili terapie, come: molecole che andrebbero a bloccare la furina e metodi per la rimozione o modifica della proteina spike sono attualmente in corso.

I ricercatori stanno identificando un’altra caratteristica che potrebbe spiegare perché la SARS- CoV-2 infetta le cellule umane così facilmente. Gli esperimenti hanno dimostrato che la proteina spike presente sulla SARS-CoV-2 si lega a un recettore, denominato AT1, che regola l’angiotensina 2 o“ACE2” (ormone octapeptidico), con un’affinità di almeno dieci volte superiore rispetto alla proteina spike che era presente nel virus della SARS-CoV.

Tutto ciò suggerisce che il recettore è un altro potenziale bersaglio per possibili vaccini o terapie. Ad esempio, un farmaco che blocca il recettore AT1, come i sartani o la saralasina, potrebbe rendere il processo di attacco del COVID-19 più difficile.

Articolo scritto da Gioacchino Sciortino, Studente di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche (LM-13) Università degli Studi di Palermo.

Fonti articolo:
1. World Health Organization, Coronavirus disease (COVID-2019) situation reports; https://www.who.int/emergencies/ diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports/

2. P. Wu, X. Hao, E. H. Y. Lau, J. Y. Wong, K. S. M. Leung, J. T. Wu, B. J. Cowling, G. M. Leung, Real-time tentative assessment of the epidemiological characteristics of novel coronavirus infections in Wuhan, China, as at 22 January 2020.

3.http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp? lingua=italiano&id=5338&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto

“Viaggiamo” tra le bellezze dei musei: Virtual Tour

Questo viaggio inizia dove sei, niente valigie da preparare, niente biglietti da acquistare in anticipo o last minute, niente sveglia presto e corsa in aeroporto, niente di tutto questo. Stavolta viaggiamo comodamente nelle nostre case, perché se c’è un tempo per “fare le valigie e mollare tutto” c’è un tempo per rimanere a casa ed aspettare. Stavolta si viaggia, con la fantasia e l’entusiasmo di chi della libertà non vuole essere privo.

L’iniziativa, promossa da alcuni musei è quello di creare dei tour virtuali per rendere disponibili le bellezze artistiche in un momento in cui non è permesso partire. Contenuti multimediali, gallerie fotografiche che accorciano le distanze e consentono di avvicinarci ad un mondo affascinante come quello della cultura e dei viaggi. Per cui, allacciate le cinture… siamo pronti a partire!

Iniziamo da Milano, visitando la “Pinacoteca di Brera”. È una delle più famose gallerie nazionali d’arte antica e moderna presenti in Italia. Grandi capolavori sono presenti al suo interno, dall’arte prestorica a quella contemporanea. Per visitarla non ti resta che cliccare qui . 

Pinacoteca di Brera

Facciamo un salto a Firenze. Città d’arte, rinomata per le sue bellezze storiche ed artistiche, soprattutto per la famosa “Galleria degli Uffizi”. Insieme al “Corridoio Vasariano”, “Palazzo Pitti” e “Giardino dei Boboli” costituiscono uno dei musei più importanti al mondo. Giotto, Botticelli, Tiziano e Caravaggio sono solo alcuni dei nomi degli artisti presenti al suo interno. Per scoprine altri clicca qui.

Galleria degli Uffizi

Non possiamo non visitare i “Musei Vaticani“, la Cappella Sistina merita indubbiamente un po’ del nostro tempo… e non è l’unica. Un virtual tour alla scoperta di tante bellezze, dal Museo Gregoriano Egizio fino alla Sala dei Chiaroscuri. Clicca qui per scoprire tanto altro ancora.

Musei Vaticani

Ok, dato che il nostro budget è illimitato, perché non andiamo oltre il “Bel Paese”?

Iniziamo dalla culla della civiltà greca: Atene. Al “National Archaeological Museum” tra reperti, sculture e tesori inestimabili, clicca qui.

National Archaeological Museum


Voliamo in Spagna con il “Museo del Prado” e poi al museo più famoso della Francia: “Louvre”. 


Abbiamo ancora un po’ di tempo perché non “facciamo un salto” in Inghilterra? Il suo museo è tra più importanti al mondo “The British Museum“.
Io aggiungerei pure una tappa a San Pietroburgo per visitare il “Museo dell’Ermitage”.

Adesso, “tenetevi forte” si vola oltre oceano, andiamo negli Stati Uniti d’America.
La Grande Mela, New York ospita tra i musei più importanti al mondo il “MoMA”. 
Artisti di ogni parte del mondo sognano di poter esporre la propria opera all’interno di questo ineguagliabile museo.

MoMA

L’ultima tappa del nostro tour è Washington, esattamente visiteremo il “National Gallery of Art.

National Gallery of Art

Il nostro viaggio termina qui, spero che sia stato un modo piacevole per affrontare queste giornate di “pause forzate” attraverso le bellezze culturali, spinti dall’amore per i viaggi e per la libertà, in attesa di poter andare realmente a visitare questi fantastici tesori.

Articolo scritto e ideato da Vanessa Occhione
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Piccola biografia: Vanessa.Classe’90. Siciliana Inguaribile sognatrice, creativa per natura “vivo” coi piedi a terra e il naso perennemente all’insù all’insegna di particolari, luoghi insoliti e non ricercati, da poter raccontare attraverso mille sfumature. Scrivo di viaggi ma sogno un giorno di poter viaggiare per scrivere.

I segreti per sopravvivere alla quarantena!

Per te che sei abituato o abituata ad andare sempre di corsa questi giorni possono essere difficili, ma possono essere complicati anche per te che invece a casa sei abituato o abituata a viverci in solitudine, e ti ritrovi con degli intrusi che invadono il tuo spazio, si lo so, sono solo i membri della tua famiglia, ma la convivenza ravvicinata e forzata senza più distinzione degli spazi può essere motivo di malessere. 

Qualunque sia il tuo caso, a casa dobbiamo starci tutti perché non c’è altro che tu possa fare per prenderti cura di chi ami. 

Quindi passati i primi giorni di vacanza in cui un pó per gioco e un pó per paura hai preso la forma del divano, è arrivato il momento di ritrovare una tua routine personale. 

Non perché bisogna essere necessariamente produttivi, ma perché anche se questa ti sembra una pausa dalla tua vita, non lo è. La tua vita è dove sei tu, in ogni momento, in ogni ora. Tu sei qui adesso a casa tua, e io lo sono a casa mia, ma non abbiamo finito di esistere. 

I nostri impegni sono cambiati e probabilmente ci vorrà ancora qualche tempo prima che tu ed io possiamo tornare alle nostre abitudini, quindi cerca di trovare dei nuovi ritmi per te stesso o te stessa. 

Non dico che tu debba alzarti ogni mattina alle sei, ma cerca di mantenere invariati o almeno non troppo casuali gli orari del sonno e del cibo. 

Cerca di non andare a dormire troppo tardi, così la mattina avrai tempo per dedicarti comunque a qualcosa. Cerca di essere regolare con i pasti e di non eccedere con gli spuntini, stare a casa è una tentazione, ma prova ad ascoltare il tuo corpo, mangia quando hai fame e non quando devi riempire il vuoto delle cose che eri abituato a fare, questo ti aiuterà a mantenere una routine quotidiana e farà bene anche al tuo corpo. 

Sia benedetto chi ha inventato il pigiama, io stessa sono una grandissima fan del pigiama, ne ho di tutti i tipi, ma non posso restare in pigiama per giorni, o meglio potrei farlo, ma non credo sia una buona idea. Prova a lavarti, e magari metti degli abiti comodi ma mantieni una distinzione tra il pigiama e il resto della giornata. Ma soprattutto fai in modo che le persone anche se in quarantena possano stare nella tua stessa stanza, quindi lavati, non solo le mai. 

Una donna quando ha i capelli puliti si sente meglio, fallo per te stessa perché l’unica vera persona per la quale devi sentirti e vederti bella, sei tu. E voi uomini non perdete la vostra routine quotidiana se siete soliti fare la barba, fatela, lo stesso discorso vale anche per voi. Prendetevi cura del vostro corpo, specialmente ora ha bisogno di coccole. 

In questi giorni le possibilità sono davvero tante, così tante che potrebbe esserci l’imbarazzo della scelta. Hai il tempo di dedicarti a tutte quelle cose che hai sempre rimandato per mancanza di tempo, pulizie, telefonate, progetti, passioni, libri, film. Insomma quello di cui avevi bisogno era solo il tempo, ora lo hai, godine ogni singolo istante, ma soprattutto, sta vicino alle persone che ami. 

Chiamale, scrivi, manda messaggi, foto, condividi con loro ciò che stai facendo. Abbiamo la fortuna di vivere nel mondo della tecnologia digitale, abbiamo solo bisogno di spolverare un po’ di fantasia perché abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per superare questo momento. Ci mancano gli abbracci e uscire di casa, ma sono certa che con un pizzico di creatività possiamo superare insieme questo momento. Coraggio, andrà tutto bene. 

Articolo scritto e ideato da Agnese Torre
Segui il blog ‘Pensieri alla Luna’ di Agnese: QUI
Piccola biografia: Laureata in Sociologia ed attualmente laureanda Magistrale in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Roma Tre, ha intrapreso una formazione improntata sul sociale, la comunicazione e il digital marketing. 
Contemporaneamente alla formazione accademica ha intrapreso gli studi attoriali e lavora come attrice professionista ed insegnate di teatro e dizione a Roma, favorendo progetti artistico-culturali che riescano a far combaciare l’arte e il sociale.