Tre Lettere per domani: Pensieri AntiMafia

Lettera di Riccardotalè ma è a stissa ‘cosa’
In questi giorni mi chiedevo come potessi spiegare il terribile fenomeno ‘Cosa Nostra’ ad un bambino.
Questa lettera inizia così:
Il 2020 non lo dimenticheremo mai per una cosa piccola piccola ma che è riuscita a mettere in ginocchio una intera società… sto parlando del virus, che oramai conosciamo tutti, denominato in gergo ‘coronavirus’.
Ma tu lo sai che in Sicilia, la mia terra, esiste qualcosa molto più viscido del coronavirus?
Non sto scherzando!

Non ridere, credimi che è come ti dico io.
Ed è anche molto simile alle caratteristiche del coronavirus. 
Infatti, noi siciliani, durante il coronavirus dicevamo “talè ma è a stissa ‘cosa’!”
Non c’è nessuna ricerca scientifica che spieghi bene come sia nata questa cosa… poiché è presente da molte generazioni questa cosa viscida, piccola piccola, che si contagia tra le persone… alcuni dicono che è nata grazie all’ignoranza, altri perché aiutava i più poveri, altri ancora perché ai ‘poteri forti’ conveniva… questa cosa è così cattiva che riesce ad infettare tantissime persone, perfino le istituzioni, persone che erano portavoce ‘del cambiamento’ in realtà erano i primi infetti di questo maledetta cosa… ma tu ti immagini?
Questa orrenda cosa non guarda in faccia la tua età o il tuo sesso, ti attacca togliendoti la vita se ti fai infettare.

Ha tolto la vita a tantissimi imprenditori, politici, operai, studenti, avvocati, bambini, poliziotti, carabinieri, magistrati e chiunque si opponesse al contagio di questa cosa.
Noi in Sicilia abbiamo questa cosa talmente radicata nel territorio e nelle persone che con il tempo, alcuni malvagi, l’hanno fatta così tanto loro così sono arrivati a denominarla ‘cosa nostra’.
Ma d’altronde, come in ogni situazione critica, ci sono degli eroi che cercano di sistemare il tutto.
Come per la ‘resistenza’ al coronavirus abbiamo avuto medici, infermieri, personale sanitario, volontari e tantissime persone in prima linea a fermare e aiutare le persone che erano infetti, anche in Sicilia ci sono state tantissime persone che si sono opposte.
Queste persone con tanto coraggio e volontà di cambiamento hanno iniziato a far capire quanto questa ‘cosa’ in realtà fosse una ‘cosa nica nica’ e schifosa.
Sì, tantissimi erano.

Ricordo Giovanni, Paolo, Carlo Alberto, Rocco, Giuseppe, Ninni, Pino, Piersanti, Boris e potrei continuare ore ed ore ad elencare persone che hanno combattuto questa maledetta ‘cosa nostra’.
Ma sai cos’è la cosa più bella ed unica che caratterizza tutte le persone che da lassù in cielo ci guardano? Che loro ci hanno lasciato il vaccino da loro trovato.
Hanno lasciato, alle nuove generazioni e future, la possibilità di avere tutti gli strumenti per non essere infettati da questo virus… e ti dirò di più…  abbiamo una volta per tutte la possibilità di poter eliminare questa schifosa cosa dalla mia amata Sicilia e da tutto il mondo.

Grazie a loro.

Lettera di Vanessail sogno
Ho fatto un sogno stanotte, mi trovavo in un’antica cascina e c’era un tavolo rotondo. Seduto a questo tavolo c’era un uomo con un pizzetto (avrà avuto una cinquantina d’anni) intento a leggere un giornale. Ad un tratto ha alzato lo sguardo e mi ha detto: <<Ogni mattina mi alzo e vengo qui fuori, apro il giornale e attendo che la notizia di ieri sia diversa da quella di oggi. A volte lo è davvero… all’apparenza. Ma niente è come appare, e sai da dove me ne accorgo? Dal titolo. Se il titolo contiene una parola, beh allora la notizia di ieri non è così diversa da quella di oggi. Le parole sono importanti, ricordalo sempre. Ma ce ne una che è più importante di altre. Ed è la parola Mafia. Questa parola ha la capacità di cucirsi addosso agli uomini, di rendere una terra aspra, di essere radicata come l’inchiostro su un foglio bianco. Può macchiare, sbiadire ma rimane lì. A volte viene sostituita da sinonimi, ma la sostanza non cambia>>. Leggi qui: “19 Luglio 1992 ucciso il magistrato Paolo Borsellino, un uomo che ha combattuto la criminalità organizzata e si è distinto per essere stato l’uomo simbolo dell’ antimafia.” << AHH… ed è per questo che sei morti tu Paolo?? Per essere stato o per essere stato antimafia? Cuntari na’ sai! (Raccontare non sai)>>.
Un uomo robusto, arriva alle mie spalle con in mano un bicchiere di vino: <<Signorina favorisce? Meglio di no… è giovane lei. Allora? Sei stato? O sei stato antimafia? Vede … si pensa che noi siamo morti per essere stati fino al midollo l’anima del pool antimafia, ma io sono. Sono stato prima, quand’ero in vita, lo sono adesso che sono morto e penso, anzi credo con certezza, di esserlo stato prima ancora di nascere.
L’essere è il problema li giù, non quell’altra parola accanto che rende le notizie pane per prender pesci. Io Giovanni dichiaro di essere stato, in vita e dopo la morte. Noi non siamo morti per quella parola lì, noi siamo morti per essere stati. Essere stati con principi, essere stati di pugno, essere stati scomodi, essere stati onesti, essere stati indomabili, essere stati cittadini, essere stati…Vede? Gradisce un po’ d’acqua. L’acqua prima fonte d’essere. Semplice e trasparente, disseta tutti ed è vitale eppure provano sempre a renderladiversa da com’è. Le ricorda qualcosa? Che notizia mi porta dalla terra dell’arance? Oh… qui ce n’è in abbondanza, ma il profumo … quello è nostro!!ah…riesco a sentirlo ancora nei miei ricordi…>>. <<Giovà, la signorina ha da fare… c’è sempre da fare laggiù … lasciala andare… non annoiarla>>. <<Pallaaaa….palla…. >> grida un bambino. Una palla rossa piomba ai miei piedi: << è mia, grazie… vieni a giocare con me?>>. <<Peppino>>, disse l’uomo con il pizzetto. << ma dico: ci si presenta così ad una signorina? dove son finite le buone maniere>>. <<Eh si…>> (continua il ragazzino imbarazzato) << Ciao, Piacere Giuseppe Di Matteo, vieni a giocare a palla con me e gli altri? siamo lì>>. Mi prende la mano e prova a trascinarmi con sé. <<Peppino, Peppino lascia stare la signorina… lei, adesso deve andare>>. <<ok ciao>>, rispose il ragazzino, <<io vado>>. <<Si, forse è meglio che vada anch’io>> risposi. Mi sono avvicinata al tavolo, ho preso la bottiglia ed ho versato un po’ di vino dentro dei bicchieri, li ho dati ai due uomini seduti di fronte a me ed ho alzato il mio: “Agli uomini di CAS-A NOSTRA, quelli che hanno reso la mia casa, la mia terra, migliore. Quelli che sono stati, che sono e che saranno sempre nelle nostre memorie. A voi … Con la promessa che il giornale di domani sarà davvero diverso da quello di ieri e avanti ieri. A voi e alle vostre idee che sono indelebili. A voi, che siete morti per il semplice fatto di esser stati GRANDI UOMINI!”. Mi sono svegliata sorridendo, un sorriso come quello che ho lasciato sui loro volti… che ha tanto il significato di “Non li avete uccisi: Le loro idee camminano sulle nostre gambe”.


Lettera di Agneseessere umano = essere antimafia
Hai presente la sensazione di pienezza che ti pervade quando guardi un paesaggio, ma ad un tratto in quella meraviglia il tuo occhio viene attratto da qualcosa di insolito e si posa su una rottura dell’armonia del creato, un incendio ha lasciato una chiazza nera su quel panorama e capisci subito che quell’armonia che c’era prima è inevitabilmente spezzata, ci vorrà molto tempo prima che la natura le possa donare nuovamente vita e giustizia.
Ecco questo è quello che penso quando sento parlare di Mafia.
Una macchia nera nella bellezza infinita della vita. La mafia, o “cosa nostra” hanno la stessa forza e violenza d’un incendio che va a distruggere la vita e la fragilità intima delle persone.
Aggressioni, intimidazioni, soprusi, eccidi sono macchie nere che vanno a rompere l’armonia della bellezza, eppure in mezzo a tutto questo continuano a brillare luci che ci guidano come fari sul sentiero della legalità, attraverso le parole che risuonano come echi lontani nella storia, noi possiamo scegliere da che parte stare.
L’essere umano è fatto per amare e generare la vita in ogni sua forma e misura. Lo spirito di condivisione che guarda verso l’orizzonte con la speranza del cambiamento, ci mostra che anche noi nel nostro piccolo possiamo fare la differenza, è l’eredità lasciataci da persone che hanno datola propria vita combattendo
contro la violenza e contro la mafia.
La natura dopo un incendio non si arrende, giorno dopo giorno continua a lavorare per far rinascere la bellezza, finché quando meno ce lo saremmo aspettati, comparirà una ginestra a ricordarci che anche dove c’è stata distruzione può tornare la vita, la bellezza, e sarà il segno che l’eredità lasciataci da chi prima di noi ha dato la vita per rompere il circolo della violenza ha dato i suoi frutti, perché noi abbiamo continuato a ricordare, abbiamo continuato a combattere abbiamo continuato a dire no alla mafia, perché quella macchia nera nel paesaggio a noi non ci piace, e non potremo mai abituarci ad essa.

Immagini storiche della strage di Capaci – 23 Maggio 1992.

5 motivi per cui dovresti iniziare a scrivere

Scrivere è per molti una passione, par altri una condanna, spesso legata agli anni della scuola o l’Università in cui eravamo costretti a riempire pagine di fogli bianche con nozioni che avevamo faticosamente appreso con più o meno piacere.

La scrittura certo non si improvvisa e non sono qui per dare consigli su cosa o come scrivere, tuttavia vorrei condividere con voi alcuni motivi per i quali dovresti vedere la scrittura come un piacevole sfogo e un modo unico per comunicare, finendo (forse) per innamorartene.

1- Scrivere ti permetta di fare ordine fra le idee

Tante volte succede che facendo ordine nella nostra stanza ci capita di trovare qualcosa che pensavamo di aver dimenticato o perduto da qualche parte.
Con la scrittura è uguale: alle nostre idee serve un certo rigore per essere trovate o semplicemente rispolverate dopo averle abbandonate in qualche meandro della mente.
Scrivendo ci abituiamo a mettere in ordine le nostre idee in un pensiero razionale e coerente, molto spesso rileggendo ciò che scriviamo capita di notare particolari a cui non avremmo fatto caso se ci fossimo affidati alla nostra immaginazione.
È un po’ come essere dentro un labirinto e improvvisamente sollevarsi e volare, oltre quelle siepi che ci offuscavano la vista, per osservare il percorso dall’alto e vedere chiaramente la strada che dobbiamo seguire per trovare l’uscita.



2- Scrivere ti regala le chiavi per il tuo mondo personale

In quanti di noi si sono persi a fantasticare ad occhi aperti un mondo parallelo in cui le cose sono esattamente come le immaginiamo? 
Ebbene, scrivendo quelle immagini potranno prendere magicamente vita, fra le parole ci sono montagne verdi, fra le righe del tuo testo si potranno scorgere quelle cascate mozzafiato che fanno da arcobaleno a un castello incastonato fra le rocce.
E senza volare troppo con la fantasia, scrivendo puoi dare una forma concreta alle tue idee, divulgarle in modo chiaro e scorrevole, facendole scorrere come un fiume diretto al mondo esterno.



3- Scrivere ti fa conoscere un’altra parte di te

Chi si avvicina alla scrittura per la prima volta spesso si trova a fare i conti con la parte più riflessiva di sé che non conosceva, quella più profonda che, costretta a concentrarsi nel momento magico in cui le idee si trasformano in parole, vede quel fluire come un qualcosa di estraneo ma incredibilmente attraente.
È facile innamorarsi di ciò che si scrive, ma bisogna fare attenzione a mantenere la nostra anima critica viva, per non cadere in un pericoloso “narcisismo letterario”.
Narcisismo che si trasforma in curiosità quando si comprende il potenziale del nostro riflettere sulle idee che prima osservavamo con sincera devozione e ora invece selezioniamo accuratamente come un cercatore d’oro scarta le pepite di poco valore.



4- Scrivere ti rende responsabile delle tue idee

Il famoso proverbio latino verba volant, scripta manent è la sintesi perfetta di questo punto.
Scrivendo abbiamo la possibilità di diffondere in modo rapido e diretto le nostre idee, i nostri pensieri circa uno specifico argomento o semplicemente le nostre storie.

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” direbbe lo zio Ben al nipote Peter Parker, alias Spiderman. E in effetti gli scrittori sono un po’ dei supereroi armati di penna, una penna che tante volte può veramente ferirne più che una spada. Per questo scrivere offre la chance di responsabilizzarsi e diventare “maturi” idealmente parlando, ovvero mettere sulle spalle onori ed oneri di ciò che decidiamo di portare alla luce con le nostre parole.
Una responsabilità quasi scontata, ma non per tutti.


5- Scrivere ti rende libero.

C’è poco da dire, poche cose come la scrittura sono sinonimo di libertà, da quando ci si batteva per combattere l’analfabetismo alle lotte contro le tirannie per la libertà di stampa.
Gli ideali romantici quando si parla di scrittura si sprecano, ma al giorno d’oggi in Italia parlare di libertà vuol dire anche parlare di scelta. Scelta di metterci la faccia e dire la nostra con un articolo su un blog, una poesia, una canzone, un libro o un racconto breve, anche con un murales.

Scrivere ti rende libero perché poche cose ti regalano l’ebrezza di vedere le tue idee prendere forma e poterle condividere con il mondo, sentirle apprezzate o, al contrario, criticate. 
Scrivere ti rende libero perché nulla al mondo vale come la forma delle tue idee, e il padrone sei tu, con le tue parole, le tue figure retoriche e il tuo stile.

Scrivere ti rende libero perché, in fondo, non c’è nulla come scrivere.

Articolo scritto da Andrea Caenazzo.