5 libri da leggere almeno una volta nella vita

L’approccio che si ha con la lettura nei nostri primi anni di scuola non è quasi mai positivo. Spesso infatti i professori danno il compito di leggere un libro al mese e scrivere una piccola relazione in cui deve essere riassunta la storia e devono essere raccontate le sensazioni provate. I ragazzi, provando un senso di costrizione e non riuscendo a capire il motivo dell’obbligo della lettura, si allontanano pian piano dai libri.

La lettura è un’attività soggettiva: il bambino, il ragazzo o l’adulto deve essere libero di scegliere cosa leggere e quando leggerlo. Non sempre i libri che vengono assegnati durante le vacanze estive rappresentano lo stato d’animo di chi deve leggerli. Così si evitano i libri come se fossero spazzatura, perché non è ciò che si vuole realmente fare. 
Col senno di poi, io riesco a capire l’intento dei professori a scuola: proporre una lista di libri che dovrebbero essere letti una volta nella vita. Quando si è giovani e piccoli è difficile capirlo, ma quando si cresce e ci si approccia, volontariamente o meno, alla lettura di un libro importante, si capisce che ciò che ci viene assegnato durante gli anni scolastici non è altro che un trampolino di lancio verso il mondo che ci aspetta. 

Quali sono i libri che dovremmo tutti leggere almeno una volta nella vita? E’ difficile stilare una lista completa, perché sono così tanti da non poter essere in alcun modo raggruppati in un unico foglio. Provo comunque a consigliarvi cinque libri da leggere per riuscire a capire meglio certe dinamiche della vita. A parere mio, quelli che tra poco vi elencherò sono libri che tutti noi dovremmo leggere almeno una volta nella vita.

  • Per questo mi chiamo Giovanni di Luigi Garlando.
    Il libro ha vinto, nel 2004, il Premio Ostia, il Premio Piccoli Lettori e il Premio Città di Penne. Parla di un papà che racconta al figlio, in chiave infantile, la storia di Giovanni Falcone. Il piccolo si chiama Giovanni, ma il papà non si accontenta di chiamarlo così. Vuole raccontargli la storia del suo nome e l’origine di esso. Così il giorno del suo decimo compleanno gli regala una bella gita attraverso la città ed è proprio durante quella giornata che il bambino scopre chi è Giovanni Falcone e perché anche lui si chiama Giovanni. E’ un libro che va letto e custodito nel cuore, perché attraversa la realtà con gli occhi di un padre che deve raccontare la Mafia al figlio. E’ dura, difficile e quasi impossibile, ma con le giuste parole anche la Mafia può essere spiegata a un bambino. 

  • Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.
    E’ un classico della letteratura italiana del 1900 ma è ancora molto attuale. Racconta la storia di Mattia Pascal che, dopo aver vinto un’ingente somma di denaro, decide di scappare per evitare di dover spiegazioni alla moglie, la quale potrebbe volere una parte di bottino, e cambiare nome. Si trasforma così in Adriano Meis e vive la sua vita di giorno in giorno, lontano da casa e dalla certezza degli affetti. Insegna come trovarsi o ritrovarsi, come affrontare la vita senza programmarla. Questo è un libro che va letto per trarne insegnamento e capire fino a che punto può spingersi un uomo che non si sente più “sé stesso”.

  • Mille splendidi soli di Khaled Hosseini.
    Pubblicato nel 2007, è un libro ancora molto attuale. Racconta la storia di due bambine, Mariam e Laila, i cui destini si incontreranno casualmente. In Afghanistan le donne vengono date in sposa in età infantile e subiscono così dei traumi psicologici non piccoli. Sarà proprio al fine di Mariam, che si ritrova tra le braccia di un uomo di quarant’anni già sposato e violento. Incontrerà lungo il suo cammino Laila, che in certi momenti la aiuterà a combattere. Laila è molto diversa da Mariam, perché nonostante tutto crede ancora nella rinascita di un paese alla deriva e nella realizzazione dei propri sogni. E’ un libro che va letto per rendersi conto di cosa succede dall’altra parte del mondo, in Oriente, dove in alcuni paesi le cose accadono in maniera diversa dall’Occidente. In primis, come si vede nel libro, la figura della donna. 

  • Anna Karenina di Lev Tolstoj.
    Ambientato nella Russia dell’Ottocento. Sposata con Aleksej Aleksandrovis Karein, Anna si innamora di Aleksej Kirillovis Vronkij, per il quale decide di sfidare la propria morale e tradire così il marito. Anna ha un figlio per il quale cerca di non cadere tra le braccia dell’amante, ma la passione e la voglia di trasgressione sono troppo forti per poter essere represse sotto l’amore per il piccolo. Anna abbandonerà il tetto coniugale, suscitando il disprezzo di tutta la famiglia e del mondo nobile a cui appartiene. Anna è un personaggio rivoluzionario, difficile da comprendere nell’Ottocento ma molto vicino all’ideale di donna moderna, libera e non sottomessa. Affronterà l’amore dell’amante e lo inseguirà fin quando non ci sarà più motivo di farlo, ma non potrà tornare alla vita di prima, che non sente più sua e che quasi odia. E’ un libro che va letto per capire quanto sia difficile rispettare i canoni di una società alla quale non si sente di appartenere. Nonostante la mole di pagine sia alta, questo libro si legge d’un fiato.

  • IT di Stephen King.
    Pubblicato nel 1987, racconta la storia di un gruppo di amici che si ritrovano a dover affrontare un pagliaccio assassino. Mangia i bambini, li rapisce e li porta nella sua tana. Così i ragazzi del gruppo cercano di capire come fare a ucciderlo, ma non riescono e si ritrovano da adulti a dover affrontare un nuovo attacco. Gli amici, divisi dal tempo, si ritrovano a Derry quando sono già uomini e donne per salvare i bambini di quel tempo ed evitare che IT prenda il sopravvento sulla città. E’ un libro che parla di amicizia, di tempo e di coraggio. Va letto con la consapevolezza di ritrovarsi davanti a scene aberranti e davanti a un pagliaccio, ma anche con la consapevolezza di ritrovarsi davanti a una storia di amicizia che non finisce nel tempo, nonostante le incomprensioni e i diverbi. IT rappresenta la parte inconscia della nostra personalità, corrispondente all’ES in psicologia. La lettura va affrontata in maniera ragionata, ma è un libro che tutti possono leggere e capire. Di IT esiste anche la miniserie tv degli anni ’90 e il film, diviso in due parti, del 2017 e del 2018.

Questi sono i libri che secondo me non devono mancare nella libreria di nessuno, perché insegnano valori fondamentali per affrontare la vita. Chiaro è che tutti i libri insegnano qualcosa, ma ci sono libri che insegnano e libri che guidano.
Questi, secondo me, guidano il lettore a diventare una persona consapevole


Articolo di Alessia Grasselli.

5 motivi per cui dovresti iniziare a scrivere

Scrivere è per molti una passione, par altri una condanna, spesso legata agli anni della scuola o l’Università in cui eravamo costretti a riempire pagine di fogli bianche con nozioni che avevamo faticosamente appreso con più o meno piacere.

La scrittura certo non si improvvisa e non sono qui per dare consigli su cosa o come scrivere, tuttavia vorrei condividere con voi alcuni motivi per i quali dovresti vedere la scrittura come un piacevole sfogo e un modo unico per comunicare, finendo (forse) per innamorartene.

1- Scrivere ti permetta di fare ordine fra le idee

Tante volte succede che facendo ordine nella nostra stanza ci capita di trovare qualcosa che pensavamo di aver dimenticato o perduto da qualche parte.
Con la scrittura è uguale: alle nostre idee serve un certo rigore per essere trovate o semplicemente rispolverate dopo averle abbandonate in qualche meandro della mente.
Scrivendo ci abituiamo a mettere in ordine le nostre idee in un pensiero razionale e coerente, molto spesso rileggendo ciò che scriviamo capita di notare particolari a cui non avremmo fatto caso se ci fossimo affidati alla nostra immaginazione.
È un po’ come essere dentro un labirinto e improvvisamente sollevarsi e volare, oltre quelle siepi che ci offuscavano la vista, per osservare il percorso dall’alto e vedere chiaramente la strada che dobbiamo seguire per trovare l’uscita.



2- Scrivere ti regala le chiavi per il tuo mondo personale

In quanti di noi si sono persi a fantasticare ad occhi aperti un mondo parallelo in cui le cose sono esattamente come le immaginiamo? 
Ebbene, scrivendo quelle immagini potranno prendere magicamente vita, fra le parole ci sono montagne verdi, fra le righe del tuo testo si potranno scorgere quelle cascate mozzafiato che fanno da arcobaleno a un castello incastonato fra le rocce.
E senza volare troppo con la fantasia, scrivendo puoi dare una forma concreta alle tue idee, divulgarle in modo chiaro e scorrevole, facendole scorrere come un fiume diretto al mondo esterno.



3- Scrivere ti fa conoscere un’altra parte di te

Chi si avvicina alla scrittura per la prima volta spesso si trova a fare i conti con la parte più riflessiva di sé che non conosceva, quella più profonda che, costretta a concentrarsi nel momento magico in cui le idee si trasformano in parole, vede quel fluire come un qualcosa di estraneo ma incredibilmente attraente.
È facile innamorarsi di ciò che si scrive, ma bisogna fare attenzione a mantenere la nostra anima critica viva, per non cadere in un pericoloso “narcisismo letterario”.
Narcisismo che si trasforma in curiosità quando si comprende il potenziale del nostro riflettere sulle idee che prima osservavamo con sincera devozione e ora invece selezioniamo accuratamente come un cercatore d’oro scarta le pepite di poco valore.



4- Scrivere ti rende responsabile delle tue idee

Il famoso proverbio latino verba volant, scripta manent è la sintesi perfetta di questo punto.
Scrivendo abbiamo la possibilità di diffondere in modo rapido e diretto le nostre idee, i nostri pensieri circa uno specifico argomento o semplicemente le nostre storie.

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” direbbe lo zio Ben al nipote Peter Parker, alias Spiderman. E in effetti gli scrittori sono un po’ dei supereroi armati di penna, una penna che tante volte può veramente ferirne più che una spada. Per questo scrivere offre la chance di responsabilizzarsi e diventare “maturi” idealmente parlando, ovvero mettere sulle spalle onori ed oneri di ciò che decidiamo di portare alla luce con le nostre parole.
Una responsabilità quasi scontata, ma non per tutti.


5- Scrivere ti rende libero.

C’è poco da dire, poche cose come la scrittura sono sinonimo di libertà, da quando ci si batteva per combattere l’analfabetismo alle lotte contro le tirannie per la libertà di stampa.
Gli ideali romantici quando si parla di scrittura si sprecano, ma al giorno d’oggi in Italia parlare di libertà vuol dire anche parlare di scelta. Scelta di metterci la faccia e dire la nostra con un articolo su un blog, una poesia, una canzone, un libro o un racconto breve, anche con un murales.

Scrivere ti rende libero perché poche cose ti regalano l’ebrezza di vedere le tue idee prendere forma e poterle condividere con il mondo, sentirle apprezzate o, al contrario, criticate. 
Scrivere ti rende libero perché nulla al mondo vale come la forma delle tue idee, e il padrone sei tu, con le tue parole, le tue figure retoriche e il tuo stile.

Scrivere ti rende libero perché, in fondo, non c’è nulla come scrivere.

Articolo scritto da Andrea Caenazzo.