Replica diretta – 21/05/2020

Ieri è andata in onda sulla nostra pagina Facebook la diretta: “Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia.

La diretta di Maieuticar che ha lo scopo di contribuire alla sensibilizzazione ed alla commemorazione delle vittime della Mafia.
Ospiti: Maurizio Ortolan, Gianluca Maria Calì e Francesco Mongiovì.

Moderatori della diretta Riccardo Susinno e Agnese Torre.

Monologo iniziale: – “Lettera di Manfredi Borsellino” Agnese Torre

Letture durante la diretta:
– “In ricordo di Falcone di Paolo Borsellino” legge Riccardo Susinno
– “Citazioni di Giovanni Falcone” legge Vanessa Occhione
– “A voi” testo e lettura di Riccardo Susinno

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia

Qui la replica su YouTube:

Tre Lettere per domani: Pensieri AntiMafia

Lettera di Riccardotalè ma è a stissa ‘cosa’
In questi giorni mi chiedevo come potessi spiegare il terribile fenomeno ‘Cosa Nostra’ ad un bambino.
Questa lettera inizia così:
Il 2020 non lo dimenticheremo mai per una cosa piccola piccola ma che è riuscita a mettere in ginocchio una intera società… sto parlando del virus, che oramai conosciamo tutti, denominato in gergo ‘coronavirus’.
Ma tu lo sai che in Sicilia, la mia terra, esiste qualcosa molto più viscido del coronavirus?
Non sto scherzando!

Non ridere, credimi che è come ti dico io.
Ed è anche molto simile alle caratteristiche del coronavirus. 
Infatti, noi siciliani, durante il coronavirus dicevamo “talè ma è a stissa ‘cosa’!”
Non c’è nessuna ricerca scientifica che spieghi bene come sia nata questa cosa… poiché è presente da molte generazioni questa cosa viscida, piccola piccola, che si contagia tra le persone… alcuni dicono che è nata grazie all’ignoranza, altri perché aiutava i più poveri, altri ancora perché ai ‘poteri forti’ conveniva… questa cosa è così cattiva che riesce ad infettare tantissime persone, perfino le istituzioni, persone che erano portavoce ‘del cambiamento’ in realtà erano i primi infetti di questo maledetta cosa… ma tu ti immagini?
Questa orrenda cosa non guarda in faccia la tua età o il tuo sesso, ti attacca togliendoti la vita se ti fai infettare.

Ha tolto la vita a tantissimi imprenditori, politici, operai, studenti, avvocati, bambini, poliziotti, carabinieri, magistrati e chiunque si opponesse al contagio di questa cosa.
Noi in Sicilia abbiamo questa cosa talmente radicata nel territorio e nelle persone che con il tempo, alcuni malvagi, l’hanno fatta così tanto loro così sono arrivati a denominarla ‘cosa nostra’.
Ma d’altronde, come in ogni situazione critica, ci sono degli eroi che cercano di sistemare il tutto.
Come per la ‘resistenza’ al coronavirus abbiamo avuto medici, infermieri, personale sanitario, volontari e tantissime persone in prima linea a fermare e aiutare le persone che erano infetti, anche in Sicilia ci sono state tantissime persone che si sono opposte.
Queste persone con tanto coraggio e volontà di cambiamento hanno iniziato a far capire quanto questa ‘cosa’ in realtà fosse una ‘cosa nica nica’ e schifosa.
Sì, tantissimi erano.

Ricordo Giovanni, Paolo, Carlo Alberto, Rocco, Giuseppe, Ninni, Pino, Piersanti, Boris e potrei continuare ore ed ore ad elencare persone che hanno combattuto questa maledetta ‘cosa nostra’.
Ma sai cos’è la cosa più bella ed unica che caratterizza tutte le persone che da lassù in cielo ci guardano? Che loro ci hanno lasciato il vaccino da loro trovato.
Hanno lasciato, alle nuove generazioni e future, la possibilità di avere tutti gli strumenti per non essere infettati da questo virus… e ti dirò di più…  abbiamo una volta per tutte la possibilità di poter eliminare questa schifosa cosa dalla mia amata Sicilia e da tutto il mondo.

Grazie a loro.

Lettera di Vanessail sogno
Ho fatto un sogno stanotte, mi trovavo in un’antica cascina e c’era un tavolo rotondo. Seduto a questo tavolo c’era un uomo con un pizzetto (avrà avuto una cinquantina d’anni) intento a leggere un giornale. Ad un tratto ha alzato lo sguardo e mi ha detto: <<Ogni mattina mi alzo e vengo qui fuori, apro il giornale e attendo che la notizia di ieri sia diversa da quella di oggi. A volte lo è davvero… all’apparenza. Ma niente è come appare, e sai da dove me ne accorgo? Dal titolo. Se il titolo contiene una parola, beh allora la notizia di ieri non è così diversa da quella di oggi. Le parole sono importanti, ricordalo sempre. Ma ce ne una che è più importante di altre. Ed è la parola Mafia. Questa parola ha la capacità di cucirsi addosso agli uomini, di rendere una terra aspra, di essere radicata come l’inchiostro su un foglio bianco. Può macchiare, sbiadire ma rimane lì. A volte viene sostituita da sinonimi, ma la sostanza non cambia>>. Leggi qui: “19 Luglio 1992 ucciso il magistrato Paolo Borsellino, un uomo che ha combattuto la criminalità organizzata e si è distinto per essere stato l’uomo simbolo dell’ antimafia.” << AHH… ed è per questo che sei morti tu Paolo?? Per essere stato o per essere stato antimafia? Cuntari na’ sai! (Raccontare non sai)>>.
Un uomo robusto, arriva alle mie spalle con in mano un bicchiere di vino: <<Signorina favorisce? Meglio di no… è giovane lei. Allora? Sei stato? O sei stato antimafia? Vede … si pensa che noi siamo morti per essere stati fino al midollo l’anima del pool antimafia, ma io sono. Sono stato prima, quand’ero in vita, lo sono adesso che sono morto e penso, anzi credo con certezza, di esserlo stato prima ancora di nascere.
L’essere è il problema li giù, non quell’altra parola accanto che rende le notizie pane per prender pesci. Io Giovanni dichiaro di essere stato, in vita e dopo la morte. Noi non siamo morti per quella parola lì, noi siamo morti per essere stati. Essere stati con principi, essere stati di pugno, essere stati scomodi, essere stati onesti, essere stati indomabili, essere stati cittadini, essere stati…Vede? Gradisce un po’ d’acqua. L’acqua prima fonte d’essere. Semplice e trasparente, disseta tutti ed è vitale eppure provano sempre a renderladiversa da com’è. Le ricorda qualcosa? Che notizia mi porta dalla terra dell’arance? Oh… qui ce n’è in abbondanza, ma il profumo … quello è nostro!!ah…riesco a sentirlo ancora nei miei ricordi…>>. <<Giovà, la signorina ha da fare… c’è sempre da fare laggiù … lasciala andare… non annoiarla>>. <<Pallaaaa….palla…. >> grida un bambino. Una palla rossa piomba ai miei piedi: << è mia, grazie… vieni a giocare con me?>>. <<Peppino>>, disse l’uomo con il pizzetto. << ma dico: ci si presenta così ad una signorina? dove son finite le buone maniere>>. <<Eh si…>> (continua il ragazzino imbarazzato) << Ciao, Piacere Giuseppe Di Matteo, vieni a giocare a palla con me e gli altri? siamo lì>>. Mi prende la mano e prova a trascinarmi con sé. <<Peppino, Peppino lascia stare la signorina… lei, adesso deve andare>>. <<ok ciao>>, rispose il ragazzino, <<io vado>>. <<Si, forse è meglio che vada anch’io>> risposi. Mi sono avvicinata al tavolo, ho preso la bottiglia ed ho versato un po’ di vino dentro dei bicchieri, li ho dati ai due uomini seduti di fronte a me ed ho alzato il mio: “Agli uomini di CAS-A NOSTRA, quelli che hanno reso la mia casa, la mia terra, migliore. Quelli che sono stati, che sono e che saranno sempre nelle nostre memorie. A voi … Con la promessa che il giornale di domani sarà davvero diverso da quello di ieri e avanti ieri. A voi e alle vostre idee che sono indelebili. A voi, che siete morti per il semplice fatto di esser stati GRANDI UOMINI!”. Mi sono svegliata sorridendo, un sorriso come quello che ho lasciato sui loro volti… che ha tanto il significato di “Non li avete uccisi: Le loro idee camminano sulle nostre gambe”.


Lettera di Agneseessere umano = essere antimafia
Hai presente la sensazione di pienezza che ti pervade quando guardi un paesaggio, ma ad un tratto in quella meraviglia il tuo occhio viene attratto da qualcosa di insolito e si posa su una rottura dell’armonia del creato, un incendio ha lasciato una chiazza nera su quel panorama e capisci subito che quell’armonia che c’era prima è inevitabilmente spezzata, ci vorrà molto tempo prima che la natura le possa donare nuovamente vita e giustizia.
Ecco questo è quello che penso quando sento parlare di Mafia.
Una macchia nera nella bellezza infinita della vita. La mafia, o “cosa nostra” hanno la stessa forza e violenza d’un incendio che va a distruggere la vita e la fragilità intima delle persone.
Aggressioni, intimidazioni, soprusi, eccidi sono macchie nere che vanno a rompere l’armonia della bellezza, eppure in mezzo a tutto questo continuano a brillare luci che ci guidano come fari sul sentiero della legalità, attraverso le parole che risuonano come echi lontani nella storia, noi possiamo scegliere da che parte stare.
L’essere umano è fatto per amare e generare la vita in ogni sua forma e misura. Lo spirito di condivisione che guarda verso l’orizzonte con la speranza del cambiamento, ci mostra che anche noi nel nostro piccolo possiamo fare la differenza, è l’eredità lasciataci da persone che hanno datola propria vita combattendo
contro la violenza e contro la mafia.
La natura dopo un incendio non si arrende, giorno dopo giorno continua a lavorare per far rinascere la bellezza, finché quando meno ce lo saremmo aspettati, comparirà una ginestra a ricordarci che anche dove c’è stata distruzione può tornare la vita, la bellezza, e sarà il segno che l’eredità lasciataci da chi prima di noi ha dato la vita per rompere il circolo della violenza ha dato i suoi frutti, perché noi abbiamo continuato a ricordare, abbiamo continuato a combattere abbiamo continuato a dire no alla mafia, perché quella macchia nera nel paesaggio a noi non ci piace, e non potremo mai abituarci ad essa.

Immagini storiche della strage di Capaci – 23 Maggio 1992.

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia.

Campagna di sensibilizzazione e commemorazione vittime della Mafia.

La settimana che va dal 18 al 23 Maggio è una delle più sentite in Sicilia.

Il 23 Maggio è la data in cui il magistrato Giovanni Falcone è stato fatto saltare in aria dall’attentato organizzato da ‘Cosa Nostra’, insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Una morte brutale, orrenda, che ancora oggi mette i brividi, per eliminare una persona che ha lottato ogni giorno la Mafia e la criminalità organizzata.

Questo attentato ha lasciato una ferita a tutti i cittadini onesti, che difficilmente si potrà rimarginare se non con un impegno quotidiano verso un dovere civico e un senso di legalità che dovrà accompagnare, nelle scelte, tutte le nostre vite.

Una giornata che ogni anno risveglia la coscienza di tantissime persone che hanno compreso come sia fondamentale e di vitale importanza la non accettazione e il rifiuto di questo fenomeno: la Mafia, cancro del nostro paese.

Così come Falcone, simbolo della lotta contro la Mafia, in questa settimana vogliamo ricordare tutte le vittime della Mafia, creando messaggi e contenuti antimafia e che rappresentino legalità e senso civico.

Quest’anno sarà una commemorazione diversa; forse anche unica nella storia Italiana.
Visti i decreti in atto e l’emergenza causata dal Covid-19, non saranno possibili assembramenti.
Non ci saranno marce o manifestazioni studentesche, ma il ricordo di un momento così importante e delicato, per l’intera popolazione Italiana, è un dovere che possiamo adempiere utilizzando i social, creando un network insieme.

Infatti useremo i canali social di Maieuticar per divulgare il messaggio, cercando di arrivare a più persone possibili.

Dobbiamo rimanere lo stesso attivi, senza dimenticare.

Segui la nostra pagina Facebook per non perdere i contenuti di questa settimana.



Tra i tanti appuntamenti vi anticipiamo di seguire la diretta Facebook di Giovedì 21 alle ore 18.00, dove ci saranno ospiti che racconteranno la lotta alla Mafia vissuta in prima persona:

Maurizio Ortolan, autore del libro ‘Io Sbirro a Palermo’; ha fatto parte della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo ed è stato agente di scorta di Francesco Marino Mannoia e altri “pentiti” di mafia di peso, dattilografo con i giudici di Palermo durante gli interrogatori, interprete dei “pizzini” di Bernardo Provenzano.

Gianluca Maria Calì, , noto imprenditore Siciliano, fondatore della concessionaria “CalìCar”; si è opposto al pizzo richiesto dalla Mafia, ricevendo intimidazioni e minacce di morte.
Ricordiamo tra i tanti atti subiti, l’incendio che la Mafia ha commesso presso il suo show-room, bruciando diverse autovetture.


Francesco Mongiovì, per gli amici “Ciccio”; è stato sovrintendente Capo della Polizia di Stato, già componente della scorta del giudice Giovanni Falcone (Quarto Savona 15) e della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo, attualmente responsabile per i progetti sulla legalità del sindacato di polizia UIL Sicurezza.

EVENTO FACEBOOK:

Il team che ha lavorato per questa iniziativa:
Riccardo Susinno – Organizzazione/ Comunicazione/ Redazione
Agnese Torre – Comunicazione/ Redazione/ Grafica
Vanessa Occhione – Redazione
Gioacchino Sciortino – Video Maker
Carmelo Sardina – Regia/ Video Maker

Realtà e libri: Ciò che inferno non è. La mafia a Brancaccio.

Ciò che inferno non è” è il terzo un romanzo di Alessandro d’Avenia pubblicato nel 2015 da Mondadori. Il titolo è, per certi versi, molto ambiguo: cos’è l’inferno? Rispondere a questa domanda sembra complicato, perché chi non si è avvicinato al lato brutto della vita e della Storia non riesce a darle una risposta. L’autore però, attraverso le pagine di questo racconto, riesce a far vivere e conoscere la vicenda di Padre Pino Puglisi ai giovani e a descrivere appieno cos’è l’inferno e cosa invece non lo è.

Vi faccio un breve riassunto del libro per poi spiegarvi alcuni punti fondamentali.
Il libro racconta la storia vera del periodo antecedente l’uccisione di Puglisi

E’ estate e Federico, studente diciassettenne del liceo classico Vittorio Emanuele II, sta per partire verso Oxford per una vacanza-studio. Un giorno, però, Padre Pino Puglisi, il suo professore di religione, gli chiede se può aiutarlo con i ragazzi di Brancaccio prima della partenza.
Federico accetta e si ritrova ben presto in una nuova vita, che gli sembra estranea ma che lo riguarda da vicino. Tra le strade di Brancaccio, dove a comandare è Cosa Nostra, dovrà dare, insieme al suo professore, un’alternativa ai ragazzi che vivono per strada. Perché i bambini possono essere salvati dalla mafia solo offrendo loro un’alternativa.

Padre Pino Puglisi, soprannominato 3P

Attivista, educatore e professore, Pino Puglisi ha dedicato l’intera vita ad aiutare i figli dei mafiosi e i ragazzi abbandonati alla strada. Non ha mai cercato di riportare sulla giusta via quelli che erano già nel brutto giro della Mafia, ma cercava, attraverso giochi e attività di gruppo, di non farvi entrare i giovani che vivevano per strada e che vedevano i mafiosi come eroi. Puglisi è sempre stato un personaggio scomodo per la Mafia, perché con carattere buono e disponibile, il professore non ha mai abbassato la testa. Al contrario, ha sempre tenuto il sorriso sulla bocca e la testa alta, ha sempre guardato negli occhi il nemico senza mai averne paura e non si è mai arreso. Ha continuato, nonostante sapesse il rischio che stava correndo, a diffondere amore e rispetto. Anche nel momento dell’uccisione, e penso sia il punto più importante del libro, Puglisi, con tono calmo e con il sorriso addosso, ha guardato negli occhi il suo assassino e gli ha detto “Me l’aspettavo”. Perché lui sapeva che la morte lo avrebbe aspettato davanti all’ingresso della sua abitazione, ma non l’hai temuta. Il 25 maggio è stato proclamato beato sul prato del Foro Italico di Palermo. 

Il sorriso che ha fatto pentire un criminale

La cosa più sconvolgente della storia di Puglisi è che il suo assassino, Salvatore Grigoli, arrestato il 19 giugno 1997, poco dopo l’arresto iniziò a collaborare con la giustizia confessando 46 omicidi e intraprendendo un percorso di pentimento e conversione. Lui stesso disse che a farlo riflettere fu proprio il sorriso di Pino Puglisi. Incredibile come un sorriso possa fare pentire un mafioso… vero? L’amore che Puglisi ha donato a Brancaccio è stato tanto, non ha mai smesso di offrirsi al sociale. Il suo sorriso verrà ricordato per sempre anche dai mafiosi. 

Cos’è dunque l’inferno? L’inferno in questo libro è proprio la Mafia. “L’inferno è l’anestesia di non sentire più vivere ciò che è vivo”, perché la Mafia oscura tutto, è un mondo nero che toglie desiderio e vita alla realtà. Nel romanzo però non si parla mai di Brancaccio o di Palermo come luoghi da evitare, al contrario viene spesso detto che la Sicilia è un posto meraviglioso. Dai greci Palermo venne definita Panormus, che tradotto significa “Tutto porto” e, come inciso sotto la statua del genio di Palermo a palazzo Pretorio, “Panormus, conca aurea, suos devorat alienos nutrit – Palermo, conca d’oro, divora i suoi e nutre gli stranieri”. D’Avenia spiegò questa frase dicendo che Palermo è un porto per tutti, sia per chi vi abita sia per chi è straniero. 

Un geografo arabo scrisse di Palermo che fa girare il cervello a chi la guarda. Lo annoda su sé stesso, fino a slogarlo come un’articolazione. Tutto porto. Tutto abbraccia. E tutto stritola. […] In un porto non c’è spazio per la malinconia, chi ce l’ha la nasconde dove è bene che stia: nelle parole di cui sono fatte le storie. Tutto porto. Tutte storie. Tutte voci.”

La frase che più mi ha colpita di questo romanzo è “Ci sono posti in cui l’inferno non può arrivare, neanche all’inferno”. L’ho interpretata pensando al fatto che l’amore, tassello essenziale in questa storia, che lega Federico, Maria, Dario, Serena, Totò, Lucia e tanti altri, non può sempre essere intaccato dalla Mafia. L’inferno (la Mafia) certe volte non può arrivare ad uccidere l’amore neanche all’inferno (I quartieri di Brancaccio). Pino Puglisi ha insegnato che se lo si vuole davvero, si può trovare sempre un’alternativa all’inferno. Federico, innamorato di Lucia, cerca in tutti i modi di convincerla a vedere la vita con occhi consapevoli, ma i suoi occhi sono pieni di luce, di sogni, di amore e non riesce a cogliere completamente la tristezza in cui è immerso Brancaccio. 

Padre Pino Puglisi

Perché leggere questo libro?

Attraverso questo libro viene comunicata ai lettori un grande pezzo di realtà e di storia: la Mafia a Palermo. Leggerlo significa immergersi nelle vicende attraverso gli occhi del narratore che in questo caso coincide con l’autore. D’Avenia vive in prima persona tutto ciò che racconta, perché anche lui è stato alunno di Pino Puglisi e ha avuto la fortuna di conoscere il suo sorriso. Leggerlo significa rendersi conto, attraverso un libro, di ciò che accade nel mondo e di ciò che accade a causa della Mafia. Leggerlo significa capire che non sono Palermo o Brancaccio il problema, ma le persone che si fanno gli eroi ammazzando gli altri. Che sia Palermo, Brancaccio, Modena o Trieste, la Mafia non fa differenza: è sempre Mafia.

Articolo di Alessia Grasselli.

INTERVISTA – FABRIZIO LA MONICA- FILM E CINEMATOGRAFIA

Ad inizio Febbraio abbiamo svolto una bellissima chiacchierata con #FabrizioLaMonica, noto #regista bagherese e cinefilo da sempre. Operante nel settore cinematografico siciliano e fondatore di #KàlamaFilm, una società di produzione e formazione cinematografica, nata a Palermo nell’ottobre del 2017.
Abbiamo parlato durante l’intervista di tantissimi argomenti, dal processo creativo per la costruzione di un film all’avvento di Netflix e le conseguenze che il cinema ha subito, abbiamo anche affrontato la parte promozionale di un film e il rapporto con i social network. Fabrizio ci racconta anche le difficoltà di creare e distribuire un #film in #Sicilia, e in generale, le caratteristiche di uno spettatore italiano.
Buona visione!

Lavori di Fabrizio: VORK AND THE BEAST – film completo: QUI
DIO NON TI ODIA – trailer ufficiale: QUI
IL BUIO DEL GIORNO – Trailer ufficiale: QUI
Pagina Facebook di #KàlamaFilm: QUI

Intervista video integrale sul nostro canale YouTube:

Alcuni frame dei lavori di Fabrizio La Monica:

Preparazione intervista da parte dei nostri operatori:

Un’idea di Riccardo Susinno;
Montaggio: Gioacchino Sciortino;
Regia: Carmelo Sardina;
Collaboratore: Manuel Gutierrez;
Località: Libreria Interno 95, Bagheria (PA);

Ringraziamo la Libreria ‘Interno 95’ per la disponibilità e cordialità.
Ringraziamo Manuel Gutierrez per averci aiutato nelle riprese dell’intervista.
Grazia a Fabrizio La Monica per aver accettato l’invito e per la sua gentilezza.