Tre Lettere per domani: Pensieri AntiMafia

Lettera di Riccardotalè ma è a stissa ‘cosa’
In questi giorni mi chiedevo come potessi spiegare il terribile fenomeno ‘Cosa Nostra’ ad un bambino.
Questa lettera inizia così:
Il 2020 non lo dimenticheremo mai per una cosa piccola piccola ma che è riuscita a mettere in ginocchio una intera società… sto parlando del virus, che oramai conosciamo tutti, denominato in gergo ‘coronavirus’.
Ma tu lo sai che in Sicilia, la mia terra, esiste qualcosa molto più viscido del coronavirus?
Non sto scherzando!

Non ridere, credimi che è come ti dico io.
Ed è anche molto simile alle caratteristiche del coronavirus. 
Infatti, noi siciliani, durante il coronavirus dicevamo “talè ma è a stissa ‘cosa’!”
Non c’è nessuna ricerca scientifica che spieghi bene come sia nata questa cosa… poiché è presente da molte generazioni questa cosa viscida, piccola piccola, che si contagia tra le persone… alcuni dicono che è nata grazie all’ignoranza, altri perché aiutava i più poveri, altri ancora perché ai ‘poteri forti’ conveniva… questa cosa è così cattiva che riesce ad infettare tantissime persone, perfino le istituzioni, persone che erano portavoce ‘del cambiamento’ in realtà erano i primi infetti di questo maledetta cosa… ma tu ti immagini?
Questa orrenda cosa non guarda in faccia la tua età o il tuo sesso, ti attacca togliendoti la vita se ti fai infettare.

Ha tolto la vita a tantissimi imprenditori, politici, operai, studenti, avvocati, bambini, poliziotti, carabinieri, magistrati e chiunque si opponesse al contagio di questa cosa.
Noi in Sicilia abbiamo questa cosa talmente radicata nel territorio e nelle persone che con il tempo, alcuni malvagi, l’hanno fatta così tanto loro così sono arrivati a denominarla ‘cosa nostra’.
Ma d’altronde, come in ogni situazione critica, ci sono degli eroi che cercano di sistemare il tutto.
Come per la ‘resistenza’ al coronavirus abbiamo avuto medici, infermieri, personale sanitario, volontari e tantissime persone in prima linea a fermare e aiutare le persone che erano infetti, anche in Sicilia ci sono state tantissime persone che si sono opposte.
Queste persone con tanto coraggio e volontà di cambiamento hanno iniziato a far capire quanto questa ‘cosa’ in realtà fosse una ‘cosa nica nica’ e schifosa.
Sì, tantissimi erano.

Ricordo Giovanni, Paolo, Carlo Alberto, Rocco, Giuseppe, Ninni, Pino, Piersanti, Boris e potrei continuare ore ed ore ad elencare persone che hanno combattuto questa maledetta ‘cosa nostra’.
Ma sai cos’è la cosa più bella ed unica che caratterizza tutte le persone che da lassù in cielo ci guardano? Che loro ci hanno lasciato il vaccino da loro trovato.
Hanno lasciato, alle nuove generazioni e future, la possibilità di avere tutti gli strumenti per non essere infettati da questo virus… e ti dirò di più…  abbiamo una volta per tutte la possibilità di poter eliminare questa schifosa cosa dalla mia amata Sicilia e da tutto il mondo.

Grazie a loro.

Lettera di Vanessail sogno
Ho fatto un sogno stanotte, mi trovavo in un’antica cascina e c’era un tavolo rotondo. Seduto a questo tavolo c’era un uomo con un pizzetto (avrà avuto una cinquantina d’anni) intento a leggere un giornale. Ad un tratto ha alzato lo sguardo e mi ha detto: <<Ogni mattina mi alzo e vengo qui fuori, apro il giornale e attendo che la notizia di ieri sia diversa da quella di oggi. A volte lo è davvero… all’apparenza. Ma niente è come appare, e sai da dove me ne accorgo? Dal titolo. Se il titolo contiene una parola, beh allora la notizia di ieri non è così diversa da quella di oggi. Le parole sono importanti, ricordalo sempre. Ma ce ne una che è più importante di altre. Ed è la parola Mafia. Questa parola ha la capacità di cucirsi addosso agli uomini, di rendere una terra aspra, di essere radicata come l’inchiostro su un foglio bianco. Può macchiare, sbiadire ma rimane lì. A volte viene sostituita da sinonimi, ma la sostanza non cambia>>. Leggi qui: “19 Luglio 1992 ucciso il magistrato Paolo Borsellino, un uomo che ha combattuto la criminalità organizzata e si è distinto per essere stato l’uomo simbolo dell’ antimafia.” << AHH… ed è per questo che sei morti tu Paolo?? Per essere stato o per essere stato antimafia? Cuntari na’ sai! (Raccontare non sai)>>.
Un uomo robusto, arriva alle mie spalle con in mano un bicchiere di vino: <<Signorina favorisce? Meglio di no… è giovane lei. Allora? Sei stato? O sei stato antimafia? Vede … si pensa che noi siamo morti per essere stati fino al midollo l’anima del pool antimafia, ma io sono. Sono stato prima, quand’ero in vita, lo sono adesso che sono morto e penso, anzi credo con certezza, di esserlo stato prima ancora di nascere.
L’essere è il problema li giù, non quell’altra parola accanto che rende le notizie pane per prender pesci. Io Giovanni dichiaro di essere stato, in vita e dopo la morte. Noi non siamo morti per quella parola lì, noi siamo morti per essere stati. Essere stati con principi, essere stati di pugno, essere stati scomodi, essere stati onesti, essere stati indomabili, essere stati cittadini, essere stati…Vede? Gradisce un po’ d’acqua. L’acqua prima fonte d’essere. Semplice e trasparente, disseta tutti ed è vitale eppure provano sempre a renderladiversa da com’è. Le ricorda qualcosa? Che notizia mi porta dalla terra dell’arance? Oh… qui ce n’è in abbondanza, ma il profumo … quello è nostro!!ah…riesco a sentirlo ancora nei miei ricordi…>>. <<Giovà, la signorina ha da fare… c’è sempre da fare laggiù … lasciala andare… non annoiarla>>. <<Pallaaaa….palla…. >> grida un bambino. Una palla rossa piomba ai miei piedi: << è mia, grazie… vieni a giocare con me?>>. <<Peppino>>, disse l’uomo con il pizzetto. << ma dico: ci si presenta così ad una signorina? dove son finite le buone maniere>>. <<Eh si…>> (continua il ragazzino imbarazzato) << Ciao, Piacere Giuseppe Di Matteo, vieni a giocare a palla con me e gli altri? siamo lì>>. Mi prende la mano e prova a trascinarmi con sé. <<Peppino, Peppino lascia stare la signorina… lei, adesso deve andare>>. <<ok ciao>>, rispose il ragazzino, <<io vado>>. <<Si, forse è meglio che vada anch’io>> risposi. Mi sono avvicinata al tavolo, ho preso la bottiglia ed ho versato un po’ di vino dentro dei bicchieri, li ho dati ai due uomini seduti di fronte a me ed ho alzato il mio: “Agli uomini di CAS-A NOSTRA, quelli che hanno reso la mia casa, la mia terra, migliore. Quelli che sono stati, che sono e che saranno sempre nelle nostre memorie. A voi … Con la promessa che il giornale di domani sarà davvero diverso da quello di ieri e avanti ieri. A voi e alle vostre idee che sono indelebili. A voi, che siete morti per il semplice fatto di esser stati GRANDI UOMINI!”. Mi sono svegliata sorridendo, un sorriso come quello che ho lasciato sui loro volti… che ha tanto il significato di “Non li avete uccisi: Le loro idee camminano sulle nostre gambe”.


Lettera di Agneseessere umano = essere antimafia
Hai presente la sensazione di pienezza che ti pervade quando guardi un paesaggio, ma ad un tratto in quella meraviglia il tuo occhio viene attratto da qualcosa di insolito e si posa su una rottura dell’armonia del creato, un incendio ha lasciato una chiazza nera su quel panorama e capisci subito che quell’armonia che c’era prima è inevitabilmente spezzata, ci vorrà molto tempo prima che la natura le possa donare nuovamente vita e giustizia.
Ecco questo è quello che penso quando sento parlare di Mafia.
Una macchia nera nella bellezza infinita della vita. La mafia, o “cosa nostra” hanno la stessa forza e violenza d’un incendio che va a distruggere la vita e la fragilità intima delle persone.
Aggressioni, intimidazioni, soprusi, eccidi sono macchie nere che vanno a rompere l’armonia della bellezza, eppure in mezzo a tutto questo continuano a brillare luci che ci guidano come fari sul sentiero della legalità, attraverso le parole che risuonano come echi lontani nella storia, noi possiamo scegliere da che parte stare.
L’essere umano è fatto per amare e generare la vita in ogni sua forma e misura. Lo spirito di condivisione che guarda verso l’orizzonte con la speranza del cambiamento, ci mostra che anche noi nel nostro piccolo possiamo fare la differenza, è l’eredità lasciataci da persone che hanno datola propria vita combattendo
contro la violenza e contro la mafia.
La natura dopo un incendio non si arrende, giorno dopo giorno continua a lavorare per far rinascere la bellezza, finché quando meno ce lo saremmo aspettati, comparirà una ginestra a ricordarci che anche dove c’è stata distruzione può tornare la vita, la bellezza, e sarà il segno che l’eredità lasciataci da chi prima di noi ha dato la vita per rompere il circolo della violenza ha dato i suoi frutti, perché noi abbiamo continuato a ricordare, abbiamo continuato a combattere abbiamo continuato a dire no alla mafia, perché quella macchia nera nel paesaggio a noi non ci piace, e non potremo mai abituarci ad essa.

Immagini storiche della strage di Capaci – 23 Maggio 1992.

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia.

Campagna di sensibilizzazione e commemorazione vittime della Mafia.

La settimana che va dal 18 al 23 Maggio è una delle più sentite in Sicilia.

Il 23 Maggio è la data in cui il magistrato Giovanni Falcone è stato fatto saltare in aria dall’attentato organizzato da ‘Cosa Nostra’, insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Una morte brutale, orrenda, che ancora oggi mette i brividi, per eliminare una persona che ha lottato ogni giorno la Mafia e la criminalità organizzata.

Questo attentato ha lasciato una ferita a tutti i cittadini onesti, che difficilmente si potrà rimarginare se non con un impegno quotidiano verso un dovere civico e un senso di legalità che dovrà accompagnare, nelle scelte, tutte le nostre vite.

Una giornata che ogni anno risveglia la coscienza di tantissime persone che hanno compreso come sia fondamentale e di vitale importanza la non accettazione e il rifiuto di questo fenomeno: la Mafia, cancro del nostro paese.

Così come Falcone, simbolo della lotta contro la Mafia, in questa settimana vogliamo ricordare tutte le vittime della Mafia, creando messaggi e contenuti antimafia e che rappresentino legalità e senso civico.

Quest’anno sarà una commemorazione diversa; forse anche unica nella storia Italiana.
Visti i decreti in atto e l’emergenza causata dal Covid-19, non saranno possibili assembramenti.
Non ci saranno marce o manifestazioni studentesche, ma il ricordo di un momento così importante e delicato, per l’intera popolazione Italiana, è un dovere che possiamo adempiere utilizzando i social, creando un network insieme.

Infatti useremo i canali social di Maieuticar per divulgare il messaggio, cercando di arrivare a più persone possibili.

Dobbiamo rimanere lo stesso attivi, senza dimenticare.

Segui la nostra pagina Facebook per non perdere i contenuti di questa settimana.



Tra i tanti appuntamenti vi anticipiamo di seguire la diretta Facebook di Giovedì 21 alle ore 18.00, dove ci saranno ospiti che racconteranno la lotta alla Mafia vissuta in prima persona:

Maurizio Ortolan, autore del libro ‘Io Sbirro a Palermo’; ha fatto parte della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo ed è stato agente di scorta di Francesco Marino Mannoia e altri “pentiti” di mafia di peso, dattilografo con i giudici di Palermo durante gli interrogatori, interprete dei “pizzini” di Bernardo Provenzano.

Gianluca Maria Calì, , noto imprenditore Siciliano, fondatore della concessionaria “CalìCar”; si è opposto al pizzo richiesto dalla Mafia, ricevendo intimidazioni e minacce di morte.
Ricordiamo tra i tanti atti subiti, l’incendio che la Mafia ha commesso presso il suo show-room, bruciando diverse autovetture.


Francesco Mongiovì, per gli amici “Ciccio”; è stato sovrintendente Capo della Polizia di Stato, già componente della scorta del giudice Giovanni Falcone (Quarto Savona 15) e della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo, attualmente responsabile per i progetti sulla legalità del sindacato di polizia UIL Sicurezza.

EVENTO FACEBOOK:

Il team che ha lavorato per questa iniziativa:
Riccardo Susinno – Organizzazione/ Comunicazione/ Redazione
Agnese Torre – Comunicazione/ Redazione/ Grafica
Vanessa Occhione – Redazione
Gioacchino Sciortino – Video Maker
Carmelo Sardina – Regia/ Video Maker

Realtà e libri: Ciò che inferno non è. La mafia a Brancaccio.

Ciò che inferno non è” è il terzo un romanzo di Alessandro d’Avenia pubblicato nel 2015 da Mondadori. Il titolo è, per certi versi, molto ambiguo: cos’è l’inferno? Rispondere a questa domanda sembra complicato, perché chi non si è avvicinato al lato brutto della vita e della Storia non riesce a darle una risposta. L’autore però, attraverso le pagine di questo racconto, riesce a far vivere e conoscere la vicenda di Padre Pino Puglisi ai giovani e a descrivere appieno cos’è l’inferno e cosa invece non lo è.

Vi faccio un breve riassunto del libro per poi spiegarvi alcuni punti fondamentali.
Il libro racconta la storia vera del periodo antecedente l’uccisione di Puglisi

E’ estate e Federico, studente diciassettenne del liceo classico Vittorio Emanuele II, sta per partire verso Oxford per una vacanza-studio. Un giorno, però, Padre Pino Puglisi, il suo professore di religione, gli chiede se può aiutarlo con i ragazzi di Brancaccio prima della partenza.
Federico accetta e si ritrova ben presto in una nuova vita, che gli sembra estranea ma che lo riguarda da vicino. Tra le strade di Brancaccio, dove a comandare è Cosa Nostra, dovrà dare, insieme al suo professore, un’alternativa ai ragazzi che vivono per strada. Perché i bambini possono essere salvati dalla mafia solo offrendo loro un’alternativa.

Padre Pino Puglisi, soprannominato 3P

Attivista, educatore e professore, Pino Puglisi ha dedicato l’intera vita ad aiutare i figli dei mafiosi e i ragazzi abbandonati alla strada. Non ha mai cercato di riportare sulla giusta via quelli che erano già nel brutto giro della Mafia, ma cercava, attraverso giochi e attività di gruppo, di non farvi entrare i giovani che vivevano per strada e che vedevano i mafiosi come eroi. Puglisi è sempre stato un personaggio scomodo per la Mafia, perché con carattere buono e disponibile, il professore non ha mai abbassato la testa. Al contrario, ha sempre tenuto il sorriso sulla bocca e la testa alta, ha sempre guardato negli occhi il nemico senza mai averne paura e non si è mai arreso. Ha continuato, nonostante sapesse il rischio che stava correndo, a diffondere amore e rispetto. Anche nel momento dell’uccisione, e penso sia il punto più importante del libro, Puglisi, con tono calmo e con il sorriso addosso, ha guardato negli occhi il suo assassino e gli ha detto “Me l’aspettavo”. Perché lui sapeva che la morte lo avrebbe aspettato davanti all’ingresso della sua abitazione, ma non l’hai temuta. Il 25 maggio è stato proclamato beato sul prato del Foro Italico di Palermo. 

Il sorriso che ha fatto pentire un criminale

La cosa più sconvolgente della storia di Puglisi è che il suo assassino, Salvatore Grigoli, arrestato il 19 giugno 1997, poco dopo l’arresto iniziò a collaborare con la giustizia confessando 46 omicidi e intraprendendo un percorso di pentimento e conversione. Lui stesso disse che a farlo riflettere fu proprio il sorriso di Pino Puglisi. Incredibile come un sorriso possa fare pentire un mafioso… vero? L’amore che Puglisi ha donato a Brancaccio è stato tanto, non ha mai smesso di offrirsi al sociale. Il suo sorriso verrà ricordato per sempre anche dai mafiosi. 

Cos’è dunque l’inferno? L’inferno in questo libro è proprio la Mafia. “L’inferno è l’anestesia di non sentire più vivere ciò che è vivo”, perché la Mafia oscura tutto, è un mondo nero che toglie desiderio e vita alla realtà. Nel romanzo però non si parla mai di Brancaccio o di Palermo come luoghi da evitare, al contrario viene spesso detto che la Sicilia è un posto meraviglioso. Dai greci Palermo venne definita Panormus, che tradotto significa “Tutto porto” e, come inciso sotto la statua del genio di Palermo a palazzo Pretorio, “Panormus, conca aurea, suos devorat alienos nutrit – Palermo, conca d’oro, divora i suoi e nutre gli stranieri”. D’Avenia spiegò questa frase dicendo che Palermo è un porto per tutti, sia per chi vi abita sia per chi è straniero. 

Un geografo arabo scrisse di Palermo che fa girare il cervello a chi la guarda. Lo annoda su sé stesso, fino a slogarlo come un’articolazione. Tutto porto. Tutto abbraccia. E tutto stritola. […] In un porto non c’è spazio per la malinconia, chi ce l’ha la nasconde dove è bene che stia: nelle parole di cui sono fatte le storie. Tutto porto. Tutte storie. Tutte voci.”

La frase che più mi ha colpita di questo romanzo è “Ci sono posti in cui l’inferno non può arrivare, neanche all’inferno”. L’ho interpretata pensando al fatto che l’amore, tassello essenziale in questa storia, che lega Federico, Maria, Dario, Serena, Totò, Lucia e tanti altri, non può sempre essere intaccato dalla Mafia. L’inferno (la Mafia) certe volte non può arrivare ad uccidere l’amore neanche all’inferno (I quartieri di Brancaccio). Pino Puglisi ha insegnato che se lo si vuole davvero, si può trovare sempre un’alternativa all’inferno. Federico, innamorato di Lucia, cerca in tutti i modi di convincerla a vedere la vita con occhi consapevoli, ma i suoi occhi sono pieni di luce, di sogni, di amore e non riesce a cogliere completamente la tristezza in cui è immerso Brancaccio. 

Padre Pino Puglisi

Perché leggere questo libro?

Attraverso questo libro viene comunicata ai lettori un grande pezzo di realtà e di storia: la Mafia a Palermo. Leggerlo significa immergersi nelle vicende attraverso gli occhi del narratore che in questo caso coincide con l’autore. D’Avenia vive in prima persona tutto ciò che racconta, perché anche lui è stato alunno di Pino Puglisi e ha avuto la fortuna di conoscere il suo sorriso. Leggerlo significa rendersi conto, attraverso un libro, di ciò che accade nel mondo e di ciò che accade a causa della Mafia. Leggerlo significa capire che non sono Palermo o Brancaccio il problema, ma le persone che si fanno gli eroi ammazzando gli altri. Che sia Palermo, Brancaccio, Modena o Trieste, la Mafia non fa differenza: è sempre Mafia.

Articolo di Alessia Grasselli.

Revenge Porn, l’intimità violata

Il termine anglosassone “Revenge Porn”, o “revenge pornography”, associa la parola “vendetta” (revenge) a quella di pornografia ed è uno dei fenomeni dell’era 2.0.
Si tratta di una pratica, più diffusa di quanto in realtà si pensi e consiste nella diffusione illecita di immagini e video, a sfondo sessuale, su internet senza il consenso dei “protagonisti” che ritrovano a volte ignari le proprie foto private sul web.

Vittime, spesso di una vendetta, dopo la fine di una relazione con la quale il proprio ex partner decide di vendicarsi inviando le foto intime della vittima ad amici o gruppi sul web. Ed è quello che emerge da un’inchiesta di Wired sul colosso di messaggistica instantanea Telegram, una rete di 21 canali con quasi 50mila di iscritti e oltre 30 mila messaggi al giorno dove vengono postate e vendute foto intime di donne (spesso di ragazzine minorenni) e uomini. Utenti, che tramite un nickname, in anonimato scambia o acquista materiale pornografico e pedopornografico ad insaputa delle vittime. Ma non solo, spesso il tutto è accompagnato da link sui profili privati delle vittime o numeri di cellulari delle stesse.
Basta leggere qualche commento, per capire come questo fenomeno nasconde in realtà un fenomeno sociale ben più preoccupante, ed è quello di chi si sente in diritto di esercitare il proprio potere sul corpo di qualcun altro anche solo tramite la diffusione di un’immagine.

Perché se è vero che spesso le vittime sono inconsapevoli degli scatti, è anche vero che capita che questi scatti siano fatti proprio dalle stesse vittime, che durante una relazione magari “giocano” con il proprio partner, inviando loro foto, video o messaggi con riferimenti hot. Viviamo nell’era digitale, il mondo 2.0 che spesso si “mescola” con il mondo reale, dove le relazioni non sono più fatti di incontri al bar, cene romantiche o chiacchiere in palestra, ma sono fatti pure di like, condivisione dei propri momenti della giornata, di video e di selfie con amici, partner e familiari.

La linea sottile fra le due realtà tende a svanire così pure i commenti di chi si sente in diritto di giudicare gli altri, sempre. “Se l’è cercata”, ”è stata ingenua”, “quella gonna è troppo corta, quella maglietta troppo scollata”, frasi allusive, intenzioni, opinioni che si celano dietro ad un sistema corrotto e falso moralista, che giustifica azioni ingiustificabili, invece di condannare chi viola il diritto alla libertà.

L’uomo è un animale sociale, approvazione, appartenenza, condivisone sono tante sfumature di un unico rapporto, quello basato sulla fiducia. Ed è per questo che bisogna sempre pensare che la fiducia così come la libertà, sono due facce della stessa medaglia. Considera sempre, al di là del rapporto che hai con la persona a cui la invii, che questo può cambiare o che per sbaglio (smarrimento del telefono, hackeraggio, invio sbagliato, etc) queste immagini possono essere diffuse. Qualsiasi immagine su internet lascia una scia identificativa e non sarà difficile risalire al proprietario dell’immagine. Se invece sei o pensi di essere vittima di revenge porn, contatta (anche se sei minorenne) la polizia postale o l’associazione

Inviare una propria foto, qualsiasi sia il rifermento, o scegliere un abito piuttosto che un altro è la libertà di ognuno di noi, nonché il diritto personale di poter decidere. Il nostro dovere è quello di creare un sistema nel mondo in cui la dominazione (metaforica e non) sull’altro sia solo un vecchio ricordo. Un sistema che lasci che ogni donna ed ogni uomo abbia il diritto di esprimersi come consentire la non proliferazione della Pornografia Non Consensuale (NCP & “Revenge Porn”) così senza fine di Lucro e di promozione sociale Permesso Negato, che si occupa di applicare nel concreto tecnologie, strategie e policy per come altre forme di violenza ed odio online, facilitando l’individuazione, il recupero, il reporting e la rimozione dei contenuti dalle principali piattaforme online.

Un sistema che lasci che ogni donna ed ogni uomo abbia il diritto di esprimersi come meglio creda, e soprattutto che abbia gli strumenti per contrastare quei fenomeni che ne limitano la libertà. 

Il reato di renvenge porn è punibile dalla legge: nell’Agosto 2019 è entrato in vigore l’art. 612 ter c.p.: la campagna di sensibilizzazione #ancheperte, ideata da Maieuticar, per contrastare il Revenge Porn e far comprendere che tale fenomeno, oltre che disumano, è anche reato, recita tale testo della legge.

Video #ancheperte:

Articolo di Vanessa Occhione.

#ancheperte video finale

La campagna di sensibilizzazione contro il Revenge Porn #ancheperte, ideata da Maieuticar, si è conclusa con l’elaborazione del video messaggio lanciato Venerdì alle ore 19.00 sui propri canali social.

Ringraziamo tutti i partecipanti che hanno messo la faccia, ringraziamo tutti gli enti partecipanti e soprattutto ringraziamo chi ha condiviso, apprezzato e compreso il messaggio di #ancheperte

VIDEO:

Enti che hanno collaborato con noi
Un quadrifoglio per ogni partecipante al video

Ringraziamo i seguenti enti:
Comitato Giovane Baarìa
Avanti Giurisprudenza
Consulta Giovanile di Carini
Parru Cu Tia
Marketing Espresso

Ringraziamo i seguenti portali:
Passione Libri
Orange Romance
Pensieri alla Luna
Biggeye
Benessere Donna e Mamma

Un ringraziamento speciale a:

Comunicazione & Social Media Manager: Agnese Torre

Grafiche: Giovanni Sciortino

Editing & Montaggio Video: Giacchino Sciortino

Coordinamento & Gestione Campagna: Riccardo Susinno

Grazie a tutti coloro che condividono i valori che il nostro progetto porta avanti, grazie a tutti i lettori e fruitori dei nostri contenuti, insieme possiamo iniziare una Nuova Era.

Il team di Maieuticar


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”La mia libertà di mostrare, la tua scelta di bloccare la violenza” la legge parla chiaro #ancheperte

Alla luce di una recente inchiesta di Wired in cui è esploso il caso di cyber crime sulla piattaforma Telegram, dove migliaia di utenti si scambiano materiale pornografico e pedopornografico, la realtà digitale ‘Maieuticar’ vuole agire attuando un processo sensibilizzazione attraverso i social per prevenire tale fenomeno affinché lo strumento social sia utilizzato correttamente e non diventi arma di prevaricazione sociale e personale. 

In Italia ci sono moltissime vittime di revenge porn, la maggior parte sono ragazze consumate dalla vergogna o giovani donne che a seguito della fine di una relazione trovano la propria intimità violata. E la quarantena che stiamo vivendo, sta portando sempre più in superficie questa aberrante realtà. È per questo motivo che abbiamo pensato di realizzare un video in cui varie persone daranno voce all’articolo Dispositivo n.612-ter del Codice penale, entrato in vigore il 19 luglio 2019. 

Questo non solo per sensibilizzare le persone contro un cyber crime come può essere il revenge porn, ma anche per ricordare agli utenti del web che esiste una legge e come tale, bisogna rispettarla.
Chiediamo a tutti i lettori e all’intera comunità, se interessati e volenterosi di metterci la faccia, di partecipare alla nostra iniziativa che consiste in una raccolta di video in cui si recita il testo di legge che prevede tale reato.

Quello che ti chiediamo, per contribuire alla nostra campagna è semplice: registra un video in cui leggi il testo dell’articolo 612-ter che ti alleghiamo, ed alla fine della lettura ti chiediamo di ripetere lo slogan della campagna che è: “La mia libertà di mostrare, la tua scelta di bloccare la violenza” la legge parla chiaro #ancheperte.

Se scegli di partecipare alla campagna metteremo il tuo nome nei ringraziamenti finali del video.
Riusciamo insieme a coinvolgere e creare in rete un bel movimento che sprigioni energie positive contro questi fenomeni nocivi per la società?
Noi ci crediamo!


La scelta dell’hashtag #ancheperte è un omaggio alla canzone di Battisti, ma è anche un omaggio alle donne ed a tutte quelle persone che si trovano in situazioni di difficoltà.
È importante essere uniti contro questi fenomeni, perciò ti ringraziamo per il tuo contributo. 

Partecipare è semplice, qui in seguito le istruzioni per poterci aiutare:

ISTRUZIONI PER IL VIDEO: 

Per la Ripresa video ti chiediamo: 

1- Registra il video anche con il tuo Smartphone in Orizzontale;
2- Tienilo su un supporto fisso, un cavalletto, o appoggialo in modo tale che l’immagine sia stabile, se non hai nessuno che può aiutarti a riprenderti. Il testo, che trovi in seguito, lo puoi tranquillamente leggere con un cellulare, palmare o su carta!
3- Parla a voce alta, e scandisci bene le parole, affinché in lettura non si
perdano le parole che dici.

4- Registra il video e poi invialo a questo numero (su Whatsapp): 328 1732 666 

TESTO DELL’ARTICOLO DA LEGGERE: 

«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 5.000 a euro 15.000. 
La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. 
La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. 
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio». 

“La mia libertà di mostrare, la tua scelta di bloccare la violenza” la legge parla chiaro #ancheperte 


Contattaci per avere maggiori informazioni e per partecipare alla nostra campagna di sensibilizzazione.

Comunicato stampa ufficiale: QUI
Sulla nostra pagina Instagram: QUI




Ringraziamenti:
Da un’idea di Riccardo Susinno.
Con la gentile collaborazione di Agnese Torre con il ruolo di gestione comunicazione e social media manager.

Lavoro grafico a cura di Giovanni Sciortino.
Video maker della campagna di sensibilizzazione Gioacchino Sciortino.
Ringraziamo tutte le persone che aiutano il nostro progetto collaborando con noi.
Ringraziamo tutte le associazioni e gli enti no profit che stanno contribuendo alla diffusione della campagna di sensibilizzazione.
Grazie a chi sta condividendo l’idea, aiutandoci ad avere una voce più forte e coese.