Video – “Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia

23 Maggio 1992, una data che non dimenticheremo mai noi palermitani e siciliani.
Il giorno in cui fu effettuato l’attentato al giudice Falcone, ricordata come strage di Capaci.
A Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. 
A Paolo Borsellino, Rocco Chinnici e Carlo Alberto dalla Chiesa.
A tutte le vittime della Mafia. 
A chi ancora oggi combatte e si oppone.
Il nostro pensiero è con voi.

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia

Video sulla nostra pagina Facebook:

Video editato e montato da Gioacchino Sciortino.
Ideato e scritto da Riccardo Susinno.

Replica diretta – 21/05/2020

Ieri è andata in onda sulla nostra pagina Facebook la diretta: “Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia.

La diretta di Maieuticar che ha lo scopo di contribuire alla sensibilizzazione ed alla commemorazione delle vittime della Mafia.
Ospiti: Maurizio Ortolan, Gianluca Maria Calì e Francesco Mongiovì.

Moderatori della diretta Riccardo Susinno e Agnese Torre.

Monologo iniziale: – “Lettera di Manfredi Borsellino” Agnese Torre

Letture durante la diretta:
– “In ricordo di Falcone di Paolo Borsellino” legge Riccardo Susinno
– “Citazioni di Giovanni Falcone” legge Vanessa Occhione
– “A voi” testo e lettura di Riccardo Susinno

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia

Qui la replica su YouTube:

Tre Lettere per domani: Pensieri AntiMafia

Lettera di Riccardotalè ma è a stissa ‘cosa’
In questi giorni mi chiedevo come potessi spiegare il terribile fenomeno ‘Cosa Nostra’ ad un bambino.
Questa lettera inizia così:
Il 2020 non lo dimenticheremo mai per una cosa piccola piccola ma che è riuscita a mettere in ginocchio una intera società… sto parlando del virus, che oramai conosciamo tutti, denominato in gergo ‘coronavirus’.
Ma tu lo sai che in Sicilia, la mia terra, esiste qualcosa molto più viscido del coronavirus?
Non sto scherzando!

Non ridere, credimi che è come ti dico io.
Ed è anche molto simile alle caratteristiche del coronavirus. 
Infatti, noi siciliani, durante il coronavirus dicevamo “talè ma è a stissa ‘cosa’!”
Non c’è nessuna ricerca scientifica che spieghi bene come sia nata questa cosa… poiché è presente da molte generazioni questa cosa viscida, piccola piccola, che si contagia tra le persone… alcuni dicono che è nata grazie all’ignoranza, altri perché aiutava i più poveri, altri ancora perché ai ‘poteri forti’ conveniva… questa cosa è così cattiva che riesce ad infettare tantissime persone, perfino le istituzioni, persone che erano portavoce ‘del cambiamento’ in realtà erano i primi infetti di questo maledetta cosa… ma tu ti immagini?
Questa orrenda cosa non guarda in faccia la tua età o il tuo sesso, ti attacca togliendoti la vita se ti fai infettare.

Ha tolto la vita a tantissimi imprenditori, politici, operai, studenti, avvocati, bambini, poliziotti, carabinieri, magistrati e chiunque si opponesse al contagio di questa cosa.
Noi in Sicilia abbiamo questa cosa talmente radicata nel territorio e nelle persone che con il tempo, alcuni malvagi, l’hanno fatta così tanto loro così sono arrivati a denominarla ‘cosa nostra’.
Ma d’altronde, come in ogni situazione critica, ci sono degli eroi che cercano di sistemare il tutto.
Come per la ‘resistenza’ al coronavirus abbiamo avuto medici, infermieri, personale sanitario, volontari e tantissime persone in prima linea a fermare e aiutare le persone che erano infetti, anche in Sicilia ci sono state tantissime persone che si sono opposte.
Queste persone con tanto coraggio e volontà di cambiamento hanno iniziato a far capire quanto questa ‘cosa’ in realtà fosse una ‘cosa nica nica’ e schifosa.
Sì, tantissimi erano.

Ricordo Giovanni, Paolo, Carlo Alberto, Rocco, Giuseppe, Ninni, Pino, Piersanti, Boris e potrei continuare ore ed ore ad elencare persone che hanno combattuto questa maledetta ‘cosa nostra’.
Ma sai cos’è la cosa più bella ed unica che caratterizza tutte le persone che da lassù in cielo ci guardano? Che loro ci hanno lasciato il vaccino da loro trovato.
Hanno lasciato, alle nuove generazioni e future, la possibilità di avere tutti gli strumenti per non essere infettati da questo virus… e ti dirò di più…  abbiamo una volta per tutte la possibilità di poter eliminare questa schifosa cosa dalla mia amata Sicilia e da tutto il mondo.

Grazie a loro.

Lettera di Vanessail sogno
Ho fatto un sogno stanotte, mi trovavo in un’antica cascina e c’era un tavolo rotondo. Seduto a questo tavolo c’era un uomo con un pizzetto (avrà avuto una cinquantina d’anni) intento a leggere un giornale. Ad un tratto ha alzato lo sguardo e mi ha detto: <<Ogni mattina mi alzo e vengo qui fuori, apro il giornale e attendo che la notizia di ieri sia diversa da quella di oggi. A volte lo è davvero… all’apparenza. Ma niente è come appare, e sai da dove me ne accorgo? Dal titolo. Se il titolo contiene una parola, beh allora la notizia di ieri non è così diversa da quella di oggi. Le parole sono importanti, ricordalo sempre. Ma ce ne una che è più importante di altre. Ed è la parola Mafia. Questa parola ha la capacità di cucirsi addosso agli uomini, di rendere una terra aspra, di essere radicata come l’inchiostro su un foglio bianco. Può macchiare, sbiadire ma rimane lì. A volte viene sostituita da sinonimi, ma la sostanza non cambia>>. Leggi qui: “19 Luglio 1992 ucciso il magistrato Paolo Borsellino, un uomo che ha combattuto la criminalità organizzata e si è distinto per essere stato l’uomo simbolo dell’ antimafia.” << AHH… ed è per questo che sei morti tu Paolo?? Per essere stato o per essere stato antimafia? Cuntari na’ sai! (Raccontare non sai)>>.
Un uomo robusto, arriva alle mie spalle con in mano un bicchiere di vino: <<Signorina favorisce? Meglio di no… è giovane lei. Allora? Sei stato? O sei stato antimafia? Vede … si pensa che noi siamo morti per essere stati fino al midollo l’anima del pool antimafia, ma io sono. Sono stato prima, quand’ero in vita, lo sono adesso che sono morto e penso, anzi credo con certezza, di esserlo stato prima ancora di nascere.
L’essere è il problema li giù, non quell’altra parola accanto che rende le notizie pane per prender pesci. Io Giovanni dichiaro di essere stato, in vita e dopo la morte. Noi non siamo morti per quella parola lì, noi siamo morti per essere stati. Essere stati con principi, essere stati di pugno, essere stati scomodi, essere stati onesti, essere stati indomabili, essere stati cittadini, essere stati…Vede? Gradisce un po’ d’acqua. L’acqua prima fonte d’essere. Semplice e trasparente, disseta tutti ed è vitale eppure provano sempre a renderladiversa da com’è. Le ricorda qualcosa? Che notizia mi porta dalla terra dell’arance? Oh… qui ce n’è in abbondanza, ma il profumo … quello è nostro!!ah…riesco a sentirlo ancora nei miei ricordi…>>. <<Giovà, la signorina ha da fare… c’è sempre da fare laggiù … lasciala andare… non annoiarla>>. <<Pallaaaa….palla…. >> grida un bambino. Una palla rossa piomba ai miei piedi: << è mia, grazie… vieni a giocare con me?>>. <<Peppino>>, disse l’uomo con il pizzetto. << ma dico: ci si presenta così ad una signorina? dove son finite le buone maniere>>. <<Eh si…>> (continua il ragazzino imbarazzato) << Ciao, Piacere Giuseppe Di Matteo, vieni a giocare a palla con me e gli altri? siamo lì>>. Mi prende la mano e prova a trascinarmi con sé. <<Peppino, Peppino lascia stare la signorina… lei, adesso deve andare>>. <<ok ciao>>, rispose il ragazzino, <<io vado>>. <<Si, forse è meglio che vada anch’io>> risposi. Mi sono avvicinata al tavolo, ho preso la bottiglia ed ho versato un po’ di vino dentro dei bicchieri, li ho dati ai due uomini seduti di fronte a me ed ho alzato il mio: “Agli uomini di CAS-A NOSTRA, quelli che hanno reso la mia casa, la mia terra, migliore. Quelli che sono stati, che sono e che saranno sempre nelle nostre memorie. A voi … Con la promessa che il giornale di domani sarà davvero diverso da quello di ieri e avanti ieri. A voi e alle vostre idee che sono indelebili. A voi, che siete morti per il semplice fatto di esser stati GRANDI UOMINI!”. Mi sono svegliata sorridendo, un sorriso come quello che ho lasciato sui loro volti… che ha tanto il significato di “Non li avete uccisi: Le loro idee camminano sulle nostre gambe”.


Lettera di Agneseessere umano = essere antimafia
Hai presente la sensazione di pienezza che ti pervade quando guardi un paesaggio, ma ad un tratto in quella meraviglia il tuo occhio viene attratto da qualcosa di insolito e si posa su una rottura dell’armonia del creato, un incendio ha lasciato una chiazza nera su quel panorama e capisci subito che quell’armonia che c’era prima è inevitabilmente spezzata, ci vorrà molto tempo prima che la natura le possa donare nuovamente vita e giustizia.
Ecco questo è quello che penso quando sento parlare di Mafia.
Una macchia nera nella bellezza infinita della vita. La mafia, o “cosa nostra” hanno la stessa forza e violenza d’un incendio che va a distruggere la vita e la fragilità intima delle persone.
Aggressioni, intimidazioni, soprusi, eccidi sono macchie nere che vanno a rompere l’armonia della bellezza, eppure in mezzo a tutto questo continuano a brillare luci che ci guidano come fari sul sentiero della legalità, attraverso le parole che risuonano come echi lontani nella storia, noi possiamo scegliere da che parte stare.
L’essere umano è fatto per amare e generare la vita in ogni sua forma e misura. Lo spirito di condivisione che guarda verso l’orizzonte con la speranza del cambiamento, ci mostra che anche noi nel nostro piccolo possiamo fare la differenza, è l’eredità lasciataci da persone che hanno datola propria vita combattendo
contro la violenza e contro la mafia.
La natura dopo un incendio non si arrende, giorno dopo giorno continua a lavorare per far rinascere la bellezza, finché quando meno ce lo saremmo aspettati, comparirà una ginestra a ricordarci che anche dove c’è stata distruzione può tornare la vita, la bellezza, e sarà il segno che l’eredità lasciataci da chi prima di noi ha dato la vita per rompere il circolo della violenza ha dato i suoi frutti, perché noi abbiamo continuato a ricordare, abbiamo continuato a combattere abbiamo continuato a dire no alla mafia, perché quella macchia nera nel paesaggio a noi non ci piace, e non potremo mai abituarci ad essa.

Immagini storiche della strage di Capaci – 23 Maggio 1992.

“Gli uomini passano, le idee restano” essere #antimafia.

Campagna di sensibilizzazione e commemorazione vittime della Mafia.

La settimana che va dal 18 al 23 Maggio è una delle più sentite in Sicilia.

Il 23 Maggio è la data in cui il magistrato Giovanni Falcone è stato fatto saltare in aria dall’attentato organizzato da ‘Cosa Nostra’, insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Una morte brutale, orrenda, che ancora oggi mette i brividi, per eliminare una persona che ha lottato ogni giorno la Mafia e la criminalità organizzata.

Questo attentato ha lasciato una ferita a tutti i cittadini onesti, che difficilmente si potrà rimarginare se non con un impegno quotidiano verso un dovere civico e un senso di legalità che dovrà accompagnare, nelle scelte, tutte le nostre vite.

Una giornata che ogni anno risveglia la coscienza di tantissime persone che hanno compreso come sia fondamentale e di vitale importanza la non accettazione e il rifiuto di questo fenomeno: la Mafia, cancro del nostro paese.

Così come Falcone, simbolo della lotta contro la Mafia, in questa settimana vogliamo ricordare tutte le vittime della Mafia, creando messaggi e contenuti antimafia e che rappresentino legalità e senso civico.

Quest’anno sarà una commemorazione diversa; forse anche unica nella storia Italiana.
Visti i decreti in atto e l’emergenza causata dal Covid-19, non saranno possibili assembramenti.
Non ci saranno marce o manifestazioni studentesche, ma il ricordo di un momento così importante e delicato, per l’intera popolazione Italiana, è un dovere che possiamo adempiere utilizzando i social, creando un network insieme.

Infatti useremo i canali social di Maieuticar per divulgare il messaggio, cercando di arrivare a più persone possibili.

Dobbiamo rimanere lo stesso attivi, senza dimenticare.

Segui la nostra pagina Facebook per non perdere i contenuti di questa settimana.



Tra i tanti appuntamenti vi anticipiamo di seguire la diretta Facebook di Giovedì 21 alle ore 18.00, dove ci saranno ospiti che racconteranno la lotta alla Mafia vissuta in prima persona:

Maurizio Ortolan, autore del libro ‘Io Sbirro a Palermo’; ha fatto parte della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo ed è stato agente di scorta di Francesco Marino Mannoia e altri “pentiti” di mafia di peso, dattilografo con i giudici di Palermo durante gli interrogatori, interprete dei “pizzini” di Bernardo Provenzano.

Gianluca Maria Calì, , noto imprenditore Siciliano, fondatore della concessionaria “CalìCar”; si è opposto al pizzo richiesto dalla Mafia, ricevendo intimidazioni e minacce di morte.
Ricordiamo tra i tanti atti subiti, l’incendio che la Mafia ha commesso presso il suo show-room, bruciando diverse autovetture.


Francesco Mongiovì, per gli amici “Ciccio”; è stato sovrintendente Capo della Polizia di Stato, già componente della scorta del giudice Giovanni Falcone (Quarto Savona 15) e della sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo, attualmente responsabile per i progetti sulla legalità del sindacato di polizia UIL Sicurezza.

EVENTO FACEBOOK:

Il team che ha lavorato per questa iniziativa:
Riccardo Susinno – Organizzazione/ Comunicazione/ Redazione
Agnese Torre – Comunicazione/ Redazione/ Grafica
Vanessa Occhione – Redazione
Gioacchino Sciortino – Video Maker
Carmelo Sardina – Regia/ Video Maker

La Sicilia de ‘Il Gattopardo’

Nel mondo, ‘Il Gattopardo’ è uno dei romanzi della letteratura italiana più famosi.
Il
capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, edito nel 1958- quando l’autore era già morto da un anno- propone al lettore uno spaccato della Sicilia di fine Ottocento, in un momento storico particolarmente turbolento della storia del sud Italia: l’arrivo di Garibaldi nel Regno delle Due Sicilie e il collasso della casata dei Borbone.

Non c’è un italiano che non conosca una delle frasi-chiave del libro, benché, magari, non ne sappia attribuire espressamente la paternità all’opera di Tomasi.

Parafrasata, la conosciamo più o meno così: cambiare tutto per non cambiare niente. In realtà, la frase esatta, leggendo il libro, sarebbe ‘Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi’ ed è diventata la spiegazione migliore, concisa ma migliore, dell’immobilismo politico del nostro Paese, anche a distanza di decenni dalla scrittura di questo libro.

Un modo di fare politica che ormai è conosciuto anche all’estero. Il libro non ha bisogno di riassunto. Per chi non ne ha letto la versione cartacea, resta sempre la meravigliosa trasposizione cinematografica del 1963, quello con la famosa scena del ballo con la coppia Alain Delon-Claudia Cardinale, che sono il Tancredi e l’Angelica del libro.
Piccolo appunto, se vi capitasse di leggere il romanzo.

Noterete che il personaggio che giganteggia è quello del Principe Fabrizio Salina (nel film interpretato da Burt Lancaster), figura mitica al pari di quella del gattopardo, il felino africano (esiste veramente) rappresentato sullo stemma della casata Salina e, nella realtà, della casata dei Tomasi di Lampedusa. Il Principe Salina è stato plasmato sulla figura reale del bisnonno di Tomasi di Lampedusa, Giulio Fabrizio Tomasi.



Il romanzo di Tomasi Di Lampedusa, Il Gattopardo

I luoghi del Gattopardo

Può un lettore visitare la Sicilia, o almeno parte di essa, ripercorrendo i luoghi magici del Gattopardo? La risposta è si e più sotto possiamo leggere le tappe fondamentali di questo viaggio sospeso tra passato e presente.

Santa Margherita di Belice, Agrigento

Parco letterario e Museo del Gattopardo

Il Parco letterario e Museo del Gattopardo è incentrato interamente sulla figura e sulle opere di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il Museo ha sede nel Palazzo Filangeri-Cutò, edificio di proprietà della famiglia della madre di Tomasi di Lampedusa, che qui ci trascorse tante estati della sua infanzia. Su dichiarazione stessa dello scrittore, si evince che l’edificio sia stato il modello per il Palazzo di Donnafugata, il feudo di villeggiatura estiva del Principe Salina.
Il feudo di Donna fugata, invece, aveva avuto come modello il borgo di Palma di Montechiaro.
Il Museo espone lettere, foto d’epoca e altri oggetti appartenuti allo scrittore, in particolar modo la copia autentica dell’originale manoscritto e del dattiloscritto de Il Gattopardo, donato dal figlio adottivo Gioacchino Lanza Tomasi.

Palma di Montechiaro, Agrigento
La fondazione di Palma di Montechiaro risale al 3 maggio 1637 ed è legata a doppio filo alla dinastia dei Tomasi, tra capitani d’arma arrivati al seguito di Marcantonio Colonna e duchi che avevano preferito la vita monacale.
La storia della famiglia, scritta più nel dettaglio, la trovate nella apposita sezione del comune di Palma di Montechiaro.


Giuseppe Tomasi visitò Palma nell’estate e nell’autunno 1955. La sua famiglia non aveva più beni immobili ed erano lontani i tempi in cui i Tomasi erano stati i signori di queste terre, ma godevano ancora di molto rispetto, tanto che fu oggetto di una accoglienza calorosissima.
Palma venne assunta come modello per il feudo di Donnafugata. Lo testimonia, nel libro, anche l’episodio della visita del Principe Fabrizio al Monastero Benedettino, edificio realmente esistente del paesino

La Chiesa Madre
Nel romanzo è alternativamente chiamata Chiesa Madre e Duomo.
Uno dei più splendidi esempi di arte barocca siciliana, si trova alla sommità di una lunga scalinata, di cui si accenna pure nel libro.

Monastero delle Benedettine
Il Monastero fu edificato negli anni 1653-1659, frutto della trasformazione di quel Palazzo Ducale che era stata la prima dimora dei Tomasi a Palma.
Qui si ritirarono in convento le figlie e la moglie di Giulio Tomasi (fratello di Carlo, il primo duca di Palma) tra cui Isabella Domenica, oggi venerata con il nome di Suor Maria Crocefissa della Concezione, a cui fa riferimento lo scrittore quando parla della Beata Corbèra e il relativo episodio della “lettera del diavolo”, una missiva scritta in caratteri incomprensibili, in realtà oggi decifrati, conservata all’interno del convento.

Una strada che profuma di letteratura.
Da Agrigento passa anche la S.S. 640, la cosiddetta ‘Strada degli Scrittori’.

Si tratta, in realtà, di un grosso circuito turistico che intende promuovere tutta la filiera eno-gastronomica, l’ospitalità alberghiera ed extra-alberghiera, le eccellenze culturali e i tesori naturalistici della Sicilia.

La strada è dedicata a Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Camilleri, Russello e Pier Maria Rosso di San Secondo.

Articolo di Katia Pisani.

Leggi gli altri articoli della rubrica ‘Letteratura & Viaggi’:
VIAGGIO NELL’ISOLA DI MONTECRISTO
QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO… I LUOGHI DE ‘I PROMESSI SPOSI’

Mia Cara Sicilia…

Cara Sicilia,

scrivo questa lettera per dirti che ci vuole coraggio andare via da te, ma credimi ci vuole molto più coraggio a restare.
Ho pensato di fare la valigia un milione di volte, inizialmente pensi che una sola non basti, vorresti portarti tutto: amici, affetti e qualcosa buona da mangiare, perché non si sa mai.

Poi, con gli anni ti rendi conto che la valigia si fa sempre più piccola, qualche ricordo, un po’ di speranza, dei maglioni per il freddo (a cui non siamo abituati) e tanto tanto coraggio.
Credimi è una valigia pesante, nonostante questo è più facile da trascinare per il mondo rispetto al rimpianto di una vita sprecata.

Si, sprecata. Perché c’è solo una vita e non si può vivere sperando che le cose cambiano. Si va via da una terra che “potrebbe” ma “non è”, che “vorrebbe” ma ”non può”. Si preparano valigie ogni qual volta si sente dire “è stato sempre così…”, si preparano valigie ogni volta che invece di meritarsi qualcosa ci si accontenta, perché “tanto le cose non cambiano” perché la meritocrazia qui non esiste. Tante volte ti ho accusato di non meritarmi e tu in silenzio da brava madre mi hai lasciato sfogare. Tante volte ho detto “il mare non mi basta più…”, “Tu, non mi basti più… “Tu, non capisci questa voglia mia di fare e questi muri chiusi ovunque” e tu mi hai mostrato un mare calmo ed un vulcano in eruzione.

Io, che mi fermo per strada a fare una fotografia, io che scrivo di te per sentirti ancora mia. Io, che ogni tanto ho bisogno di andar via da qui e tu mi lasci fare… forse perché sai che poi da “brava figlia” ritorno da te… sempre a casa… con l’aria di chi ha visto il mondo e vuole insegnarti ad essere genitore.

Cara Sicilia, ti ho rimproverata di essere “chiusa e bigotta” e tu mi hai mostrato i testi di Pirandello e Camilleri, di essere sempliciotta e tu mi hai mostrato il barocco e la caponatina, di non essere fertile ed hai fatto fiorire le ginestre, di non farcela e mi hai mostrato la tua storia. Vorrei incolparti per tutto quello che non va, perché a volte è l’unica cosa che sappiamo fare noi figli.

La verità è che sì, forse vivere qui è diverso, si dà di più rispetto a ciò che se ne ricava.

E’ una realtà scomoda con cui bisogna fare i conti ogni giorno. Ma tu non c’entri nulla e per capirlo mi è bastato andare oltre l’isola. Il problema non sei tu, il problema siamo noi. Noi che pensiamo di possedere il mondo e che questo oggi non possa cambiare. Il problema non sei tu, il problema è la società che invece di darsi da fare per cambiare le cose, preferisce i luoghi comuni perché semplicemente è più comodo per TUTTI. Da Nord a Sud, da Est a Ovest.

A volte penso che il nostro è un odio e amore, ma in fondo si sa che la fine dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza, ed io non riesco ad esserlo. Io non mi arrendo, che sia qui o dall’altro lato del mondo poco importa, perché accontentarsi, non fa per me.

Ma tu? Che ne sarà di te?

Mia cara Sicilia, hai perso “i cervelli” in fuga per il mondo ma forse qualche sognatore c’è ancora…

Mia cara Sicilia, ti chiedo scusa se a volte ti ho fatto credere di non essere abbastanza.

Con affetto Vanessa

Articolo scritto da Vanessa Occhione

Alcuni scatti della nostra Sicilia…

Realtà e libri: Ciò che inferno non è. La mafia a Brancaccio.

Ciò che inferno non è” è il terzo un romanzo di Alessandro d’Avenia pubblicato nel 2015 da Mondadori. Il titolo è, per certi versi, molto ambiguo: cos’è l’inferno? Rispondere a questa domanda sembra complicato, perché chi non si è avvicinato al lato brutto della vita e della Storia non riesce a darle una risposta. L’autore però, attraverso le pagine di questo racconto, riesce a far vivere e conoscere la vicenda di Padre Pino Puglisi ai giovani e a descrivere appieno cos’è l’inferno e cosa invece non lo è.

Vi faccio un breve riassunto del libro per poi spiegarvi alcuni punti fondamentali.
Il libro racconta la storia vera del periodo antecedente l’uccisione di Puglisi

E’ estate e Federico, studente diciassettenne del liceo classico Vittorio Emanuele II, sta per partire verso Oxford per una vacanza-studio. Un giorno, però, Padre Pino Puglisi, il suo professore di religione, gli chiede se può aiutarlo con i ragazzi di Brancaccio prima della partenza.
Federico accetta e si ritrova ben presto in una nuova vita, che gli sembra estranea ma che lo riguarda da vicino. Tra le strade di Brancaccio, dove a comandare è Cosa Nostra, dovrà dare, insieme al suo professore, un’alternativa ai ragazzi che vivono per strada. Perché i bambini possono essere salvati dalla mafia solo offrendo loro un’alternativa.

Padre Pino Puglisi, soprannominato 3P

Attivista, educatore e professore, Pino Puglisi ha dedicato l’intera vita ad aiutare i figli dei mafiosi e i ragazzi abbandonati alla strada. Non ha mai cercato di riportare sulla giusta via quelli che erano già nel brutto giro della Mafia, ma cercava, attraverso giochi e attività di gruppo, di non farvi entrare i giovani che vivevano per strada e che vedevano i mafiosi come eroi. Puglisi è sempre stato un personaggio scomodo per la Mafia, perché con carattere buono e disponibile, il professore non ha mai abbassato la testa. Al contrario, ha sempre tenuto il sorriso sulla bocca e la testa alta, ha sempre guardato negli occhi il nemico senza mai averne paura e non si è mai arreso. Ha continuato, nonostante sapesse il rischio che stava correndo, a diffondere amore e rispetto. Anche nel momento dell’uccisione, e penso sia il punto più importante del libro, Puglisi, con tono calmo e con il sorriso addosso, ha guardato negli occhi il suo assassino e gli ha detto “Me l’aspettavo”. Perché lui sapeva che la morte lo avrebbe aspettato davanti all’ingresso della sua abitazione, ma non l’hai temuta. Il 25 maggio è stato proclamato beato sul prato del Foro Italico di Palermo. 

Il sorriso che ha fatto pentire un criminale

La cosa più sconvolgente della storia di Puglisi è che il suo assassino, Salvatore Grigoli, arrestato il 19 giugno 1997, poco dopo l’arresto iniziò a collaborare con la giustizia confessando 46 omicidi e intraprendendo un percorso di pentimento e conversione. Lui stesso disse che a farlo riflettere fu proprio il sorriso di Pino Puglisi. Incredibile come un sorriso possa fare pentire un mafioso… vero? L’amore che Puglisi ha donato a Brancaccio è stato tanto, non ha mai smesso di offrirsi al sociale. Il suo sorriso verrà ricordato per sempre anche dai mafiosi. 

Cos’è dunque l’inferno? L’inferno in questo libro è proprio la Mafia. “L’inferno è l’anestesia di non sentire più vivere ciò che è vivo”, perché la Mafia oscura tutto, è un mondo nero che toglie desiderio e vita alla realtà. Nel romanzo però non si parla mai di Brancaccio o di Palermo come luoghi da evitare, al contrario viene spesso detto che la Sicilia è un posto meraviglioso. Dai greci Palermo venne definita Panormus, che tradotto significa “Tutto porto” e, come inciso sotto la statua del genio di Palermo a palazzo Pretorio, “Panormus, conca aurea, suos devorat alienos nutrit – Palermo, conca d’oro, divora i suoi e nutre gli stranieri”. D’Avenia spiegò questa frase dicendo che Palermo è un porto per tutti, sia per chi vi abita sia per chi è straniero. 

Un geografo arabo scrisse di Palermo che fa girare il cervello a chi la guarda. Lo annoda su sé stesso, fino a slogarlo come un’articolazione. Tutto porto. Tutto abbraccia. E tutto stritola. […] In un porto non c’è spazio per la malinconia, chi ce l’ha la nasconde dove è bene che stia: nelle parole di cui sono fatte le storie. Tutto porto. Tutte storie. Tutte voci.”

La frase che più mi ha colpita di questo romanzo è “Ci sono posti in cui l’inferno non può arrivare, neanche all’inferno”. L’ho interpretata pensando al fatto che l’amore, tassello essenziale in questa storia, che lega Federico, Maria, Dario, Serena, Totò, Lucia e tanti altri, non può sempre essere intaccato dalla Mafia. L’inferno (la Mafia) certe volte non può arrivare ad uccidere l’amore neanche all’inferno (I quartieri di Brancaccio). Pino Puglisi ha insegnato che se lo si vuole davvero, si può trovare sempre un’alternativa all’inferno. Federico, innamorato di Lucia, cerca in tutti i modi di convincerla a vedere la vita con occhi consapevoli, ma i suoi occhi sono pieni di luce, di sogni, di amore e non riesce a cogliere completamente la tristezza in cui è immerso Brancaccio. 

Padre Pino Puglisi

Perché leggere questo libro?

Attraverso questo libro viene comunicata ai lettori un grande pezzo di realtà e di storia: la Mafia a Palermo. Leggerlo significa immergersi nelle vicende attraverso gli occhi del narratore che in questo caso coincide con l’autore. D’Avenia vive in prima persona tutto ciò che racconta, perché anche lui è stato alunno di Pino Puglisi e ha avuto la fortuna di conoscere il suo sorriso. Leggerlo significa rendersi conto, attraverso un libro, di ciò che accade nel mondo e di ciò che accade a causa della Mafia. Leggerlo significa capire che non sono Palermo o Brancaccio il problema, ma le persone che si fanno gli eroi ammazzando gli altri. Che sia Palermo, Brancaccio, Modena o Trieste, la Mafia non fa differenza: è sempre Mafia.

Articolo di Alessia Grasselli.

INTERVISTA – FABRIZIO LA MONICA- FILM E CINEMATOGRAFIA

Ad inizio Febbraio abbiamo svolto una bellissima chiacchierata con #FabrizioLaMonica, noto #regista bagherese e cinefilo da sempre. Operante nel settore cinematografico siciliano e fondatore di #KàlamaFilm, una società di produzione e formazione cinematografica, nata a Palermo nell’ottobre del 2017.
Abbiamo parlato durante l’intervista di tantissimi argomenti, dal processo creativo per la costruzione di un film all’avvento di Netflix e le conseguenze che il cinema ha subito, abbiamo anche affrontato la parte promozionale di un film e il rapporto con i social network. Fabrizio ci racconta anche le difficoltà di creare e distribuire un #film in #Sicilia, e in generale, le caratteristiche di uno spettatore italiano.
Buona visione!

Lavori di Fabrizio: VORK AND THE BEAST – film completo: QUI
DIO NON TI ODIA – trailer ufficiale: QUI
IL BUIO DEL GIORNO – Trailer ufficiale: QUI
Pagina Facebook di #KàlamaFilm: QUI

Intervista video integrale sul nostro canale YouTube:

Alcuni frame dei lavori di Fabrizio La Monica:

Preparazione intervista da parte dei nostri operatori:

Un’idea di Riccardo Susinno;
Montaggio: Gioacchino Sciortino;
Regia: Carmelo Sardina;
Collaboratore: Manuel Gutierrez;
Località: Libreria Interno 95, Bagheria (PA);

Ringraziamo la Libreria ‘Interno 95’ per la disponibilità e cordialità.
Ringraziamo Manuel Gutierrez per averci aiutato nelle riprese dell’intervista.
Grazia a Fabrizio La Monica per aver accettato l’invito e per la sua gentilezza.

Una quarantena di fantasia!

 “Più leggi, più cose saprai. Più impari, in più posti andrai.” – Cit. Dr. Seuss

Fuori il sole splende e noi possiamo ammirarlo dai vetri di una finestra, possiamo sentire il suo calore solo affacciandoci per guardare meglio ciò che ci circonda oppure sporgendoci cautamente dal balcone. Il sole fuori splende e ci prepara la primavera come fosse un minestrone che cuoce lentamente sul fornello, mentre noi distratti facciamo altro. Vediamo gli alberi in fiore e margherite bianche che ricoprono i prati verdi, sentiamo il cinguettio degli uccelli senza sforzo ma non possiamo avvicinarci per partecipare, non è ancora pronto. Nessuna macchina che inquina, che sfreccia sotto casa per la fretta di andare a lavoro, nessun rumore di vita quotidiana. Finalmente la natura può parlarci, anche se noi siamo comunque distratti dal sottofondo della televisione. Sentiamo ogni giorno notizie devastanti di gente che muore, di gente che viene ricoverata in ospedale e dei posti letto che pian piano diminuiscono, ma non abbiamo ancora pensato di spegnerla e riaccenderla il 3 aprile. 

Passare altri venti giorni in casa non è sicuramente il passatempo preferito di qualcuno, anzi. Bramiamo di dormire la mattina e quando ce lo permettono vogliamo alzarci all’alba e andare a correre tra i campi. Però adesso non si può, all’Italia serve un attimo di riposo. Che fare in queste giornate tristi, malinconiche e forse anche un po’ monotone? Che domande, leggete un libro!

Da amante dei libri, non posso che consigliarvi di comprarne uno (anche online, non necessariamente al supermercato) e di provare a leggerlo. La lettura da tempo è diventata il passatempo di pochi e non sempre è adatta a tutti. C’è chi fatica a concentrarsi, chi non riesce a trovare il proprio libro, chi non sa da dove partire. Nessun problema: Passione Libri ha la soluzione! 

Mi piacerebbe proporvi una piccola lista di libri molto belli che mi hanno appassionata in questi anni e che ancora porto nel cuore nella speranza di darvi qualche spunto per passare al meglio questa quarantena. 

Ti piacciono le storie horror ma non vuoi leggere niente di lungo?

La soluzione per te potrebbe essere la collana Piccoli Brividi”. Sono piccoli racconti dell’orrore che possono tenervi compagnia durante la giornata. Si leggono velocemente, sono pieni di spunti interessanti e non spaventano così tanto come i libri di Stephen King! E’ stato fatto anche qualche film in merito. Se invece ti piace l’horror puro e vuoi cimentarti in un romanzo più complesso, certamente quello che fa per te è “It” di Stephen King! Conta circa 800 pagine, ma si legge anche quello molto velocemente (secondo me). Di King potete leggere anche la trilogia di Brady: “Mr Mercedes”, “Chi perde paga”, “Fine Turno”. Sono tutti e tre dei thriller stupendi!

Ti piacciono le storie d’amore?

Federica Bosco e la trilogia dell’angelo fa al caso tuo! “Innamorata di un angelo”, “Il mio angelo segreto”, “Un amore di angelo” sono i libri che mi hanno catapultata nel mondo della lettura e sono certa che in queste giornate possono tenere compagnia a tanti di voi! Se invece desideri leggere una storia d’amore ma diversa da quella tra Mia e Patrick, certamente la collana di After di Anna Todd potrebbe interessarti. Inoltre c’è anche il film del primo libro di After! J Se nessuno di questi libri ti ispira, i romanzi di Fabio Volo possono essere un’ottima alternativa. 

Se invece ti piacciono i thriller posso consigliarti valanghe di romanzi! Quelli di Lars Kepler sono senza dubbio i miei preferiti e sono sicura che possano piacere anche a te. “La bibbia di Kolbrin” è un thriller autopubblicato da un autore emergente italiano, Claudio Colombi. Ricco di suspense, pieno di colpi di scena e soprattutto ben scritto! Un thriller avvincente è invece “La verità sul caso Harry Quebert” di Joel Dicker, di cui è stata fatta anche la serie TV

Vi ho dato una lista, ora sta a voi decidere se dare un’opportunità alle pagine di un libro e distogliere per un po’ la vostra attenzione dalla televisione, che è fonte sì di informazione ma anche di tanta ansia. Spegniamola e accendiamo per qualche ora la nostra fantasia! 

Articolo scritto e ideato da Alessia Grasselli.
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Piccola biografia:
Sono Alessia Grasselli, ho 21 anni e frequento la facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Nel 2016 ho aperto Passione Libri, il mio blog che uso quotidianamente per collaborare con autori emergenti e case editrici. Nel tempo libero leggo, scrivo e parlo di libri sul blog e sulla mia pagina Instagram (@passionelibri_), nella speranza di poter condividere con chi mi segue un po’ della mia passione.

I segreti per sopravvivere alla quarantena!

Per te che sei abituato o abituata ad andare sempre di corsa questi giorni possono essere difficili, ma possono essere complicati anche per te che invece a casa sei abituato o abituata a viverci in solitudine, e ti ritrovi con degli intrusi che invadono il tuo spazio, si lo so, sono solo i membri della tua famiglia, ma la convivenza ravvicinata e forzata senza più distinzione degli spazi può essere motivo di malessere. 

Qualunque sia il tuo caso, a casa dobbiamo starci tutti perché non c’è altro che tu possa fare per prenderti cura di chi ami. 

Quindi passati i primi giorni di vacanza in cui un pó per gioco e un pó per paura hai preso la forma del divano, è arrivato il momento di ritrovare una tua routine personale. 

Non perché bisogna essere necessariamente produttivi, ma perché anche se questa ti sembra una pausa dalla tua vita, non lo è. La tua vita è dove sei tu, in ogni momento, in ogni ora. Tu sei qui adesso a casa tua, e io lo sono a casa mia, ma non abbiamo finito di esistere. 

I nostri impegni sono cambiati e probabilmente ci vorrà ancora qualche tempo prima che tu ed io possiamo tornare alle nostre abitudini, quindi cerca di trovare dei nuovi ritmi per te stesso o te stessa. 

Non dico che tu debba alzarti ogni mattina alle sei, ma cerca di mantenere invariati o almeno non troppo casuali gli orari del sonno e del cibo. 

Cerca di non andare a dormire troppo tardi, così la mattina avrai tempo per dedicarti comunque a qualcosa. Cerca di essere regolare con i pasti e di non eccedere con gli spuntini, stare a casa è una tentazione, ma prova ad ascoltare il tuo corpo, mangia quando hai fame e non quando devi riempire il vuoto delle cose che eri abituato a fare, questo ti aiuterà a mantenere una routine quotidiana e farà bene anche al tuo corpo. 

Sia benedetto chi ha inventato il pigiama, io stessa sono una grandissima fan del pigiama, ne ho di tutti i tipi, ma non posso restare in pigiama per giorni, o meglio potrei farlo, ma non credo sia una buona idea. Prova a lavarti, e magari metti degli abiti comodi ma mantieni una distinzione tra il pigiama e il resto della giornata. Ma soprattutto fai in modo che le persone anche se in quarantena possano stare nella tua stessa stanza, quindi lavati, non solo le mai. 

Una donna quando ha i capelli puliti si sente meglio, fallo per te stessa perché l’unica vera persona per la quale devi sentirti e vederti bella, sei tu. E voi uomini non perdete la vostra routine quotidiana se siete soliti fare la barba, fatela, lo stesso discorso vale anche per voi. Prendetevi cura del vostro corpo, specialmente ora ha bisogno di coccole. 

In questi giorni le possibilità sono davvero tante, così tante che potrebbe esserci l’imbarazzo della scelta. Hai il tempo di dedicarti a tutte quelle cose che hai sempre rimandato per mancanza di tempo, pulizie, telefonate, progetti, passioni, libri, film. Insomma quello di cui avevi bisogno era solo il tempo, ora lo hai, godine ogni singolo istante, ma soprattutto, sta vicino alle persone che ami. 

Chiamale, scrivi, manda messaggi, foto, condividi con loro ciò che stai facendo. Abbiamo la fortuna di vivere nel mondo della tecnologia digitale, abbiamo solo bisogno di spolverare un po’ di fantasia perché abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per superare questo momento. Ci mancano gli abbracci e uscire di casa, ma sono certa che con un pizzico di creatività possiamo superare insieme questo momento. Coraggio, andrà tutto bene. 

Articolo scritto e ideato da Agnese Torre
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Piccola biografia: Laureata in Sociologia ed attualmente laureanda Magistrale in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Roma Tre, ha intrapreso una formazione improntata sul sociale, la comunicazione e il digital marketing. 
Contemporaneamente alla formazione accademica ha intrapreso gli studi attoriali e lavora come attrice professionista ed insegnate di teatro e dizione a Roma, favorendo progetti artistico-culturali che riescano a far combaciare l’arte e il sociale.