MARRACASH X MAIEUTICAR

Il 31 ottobre 2019 l’Italia ha ricominciato a respirare a livello artistico con l’uscita del disco più atteso di sempre che sta battendo record su record, primo in tutte le classifiche italiane, al top di tutte le piattaforme digitali, stiamo parlando del nuovo disco ‘Persona‘ di Marracash, conosciuto come #KingMarracash.
Dopo 4 anni dall’uscita del suo ultimo lavoro da solista, ‘Status‘, il King è tornato più forte di prima con ‘Persona‘, un album che racconta la ‘Persona‘ di Marracash, analizzando e sviluppando il rapporto che intercorre tra Fabio e l’artista.

Abbiamo avuto la possibilità di poter fare una piccola intervista intensa al King del Rap per il nostro portale.

Fabio sei in Sicilia adesso, che ricordi porti di questa terra?

Tantissimi, vengo qui da sempre.
I ricordi più belli li ho della mia infanzia perché era una netta contrapposizione tra la vita milanese, dove un ragazzino non può neanche uscire, ci sono ad esempio tantissimi tram, quindi tendenzialmente si stava a casa, mentre quando venivo in Sicilia stavo in strada completamente dalla mattina alla sera.
Quindi ho questi ricordi un po’ campestri e soprattutto di libertà.

Com’è nata l’idea di identificare il disco in una persona vera e propria, questo ha portato una forzatura nella stesura dei testi o è venuto naturale?

“No in realtà è stato molto naturale.
Avevo quest’idea delle parti del corpo veramente da diversi anni, da tanti dischi prima di ‘Persona’, però insomma era un po’ parcheggiata lì con altre idee che uno ha.
Avevo deciso che questo sarebbe stato un disco personale, anche perché venivo da un periodaccio e non ero neanche nella condizione di “fare il figo”.
Quindi non avrei potuto fare un disco di autoesaltazione, non mi sentivo in grado, per cui visto che avevo questa idea di un disco personale, l’idea delle parti del corpo era per la prima volta perfetta per la creazione di questo album.
Non è stata forzata la stesura perché l’interpretazione degli organi è molto personale, non è un trattato di anatomia, ma ho dato una mia libera interpretazione, anzi è stato molto utile per organizzare il lavoro, perché mi ha permesso di non fare due volte lo stesso pezzo, poiché ogni pezzo aveva una sua personalità e un suo carattere distinto dagli altri, anche il fatto degli organi impediva di fare delle ripetizioni di argomenti e sound”

Ho visto che hai dato un’importanza pazzesca ai featuring anche a livello comunicativo sui social, dedicando un post ad ogni artista ospite nel disco e scrivendo un pensiero per ciascuno; questa è stata una scelta studiata o ti è venuto naturale fare questa comunicazione?

Allora io non ho mai amato i social, per un bel po’ non li ho neanche usati.
Ad un certo punto, quando mi sono riaffacciato al mondo social, è stato attraverso un post che spiegava perché ero mancato e l’ho fatto nella maniera che viene più congeniale, ovvero scrivere.
Ho visto che nonostante Instagram si basi sull’immagine, questo genere di post, con un testo molto lungo mi ha fatto trovare la chiave per usare i social in maniera personale.

Cioè io di fare la foto con gli outfit o robe del genere non sono proprio il tipo, ho trovato appunto la mia chiave per usare i social network.

Nel 2015, data risalente al tuo ultimo lavoro “Status”, la scena trap stava facendo i suoi primi numeri sul web, ora è in vetta in tutte le classifiche; ciò è stata una carica per fare qualcosa di unico e diverso rispetto il contesto musicale?

Si. Io ho sempre cercato di fare della roba unica e mia.
Questo è il motivo per cui la gestazione di questo disco è stata così lunga, portandomi alla ricerca di un suono che fosse diverso da tutti, dove c’erano tante aspettative e non volevo assolutamente tornare con un suono che hanno tutti o il suono di qualcun altro.
Quindi l’alchimia con Marz è stata abbastanza istantanea, abbiamo fatto le basi in pochissimo tempo, la produzione del disco in un mese e mezzo.
Ci siamo veramente trovati subito. Ci avevo lavorato anche in passato, per cui lo conoscevo, però ci siamo incontrati in questo disco anche sul gusto e su quello che volevamo ottenere.
La chiave vera di questo disco è fare quello che volevo, senza nemmeno aspettarsi niente, poiché mancavo così tanto che mi ero slegato da tutte le regole di mercato e quindi non avevo niente da perdere, così ho fatto il disco che volevo.

Mi ricordo l’ultima track di “Status”con il pezzo ‘Untitled’, prodotta anche da Marz; in questo pezzo già si sentiva questo tuo rapporto complicato tra “Fabio” e “Marra” che raccontavi in quel pezzo…

Si esatto! Quello è uno dei temi che ricorre un po’ nella mia intera discografia, però questa volta l’ho sviluppato interamente.
E’ come se avessi ampliato quel concetto e quella canzone in tutto il disco.


Che consiglio daresti ad un giovane siciliano che legge questa intervista e che sogna un futuro diverso della propria terra e del proprio futuro?

Di lottare per quello in cui crede.
Anche se è difficile, spesso quando il territorio è contro di te diciamo che parti “svantaggiato” rispetto ad altri ragazzi di altre località.
Io penso che se alla fine uno ci lavora tanto e ci crede e soprattutto è in grado di trasformare ciò in una forza… io questo l’ho fatto della mia diversità, fin dal nome d’arte che era uno sfottò di quando ero piccolo; ho cercato di trasformare quello che mi rendeva unico e particolare in un punto di forza.

Questo disco è la prova, poiché nel momento in cui tutti vogliono ostentare o mostrare una vita che non fanno, ammettere le proprie debolezze e accettarsi è stata una grande forza personale.
Credo che tutte le persone che vengono da una posizione svantaggiata, così come la Sicilia, che è una regione più depressa di altre, in realtà sia un incredibile punto di forza, se si riesce ad accendere il fuoco interno e avere quella marcia in più.

Che poi secondo me, è riscontrabile dai ragazzi del sud, hanno realmente questa marcia in più!
Quindi secondo me questa è la chiave, non mollare e puntare sulla propria diversità e sulla propria unicità.

Grande! Parole toccanti…
Concludiamo con il dilemma siciliano, vogliamo sapere se il King Del Rap dice… “ARANCINA O ARANCINO”?!

Arancin…O!
Eh a Palermo so che è arancina ma da noi è con la O! [Risate]”

Le date del tour ufficiale di ‘Persona’:

I canali social di ‘Marracash’:

Ringraziamo la Mondadori Flaccovio per la disponibilità e la cordialità.
Ringraziamo Marracash per essere stato super disponibile.
Alla prossima!

Breve spiegazione di Maieuticar:
Maieuticar è un portale che tratta argomenti di informazione digitale, di comunicazione-marketing e contenuti di intrattenimento.
Nel nostro portale puoi trovare svariatissimi contenuti, tutti fruibili in maniera gratuita, da argomenti di marketing e comunicazione fino ad interviste fatte a personaggi dello spettacolo a livello siciliano e nazionale.
Nati e cresciuti in Sicilia.
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FABRI FIBRA: GENIO DEL MARKETING

“Sono nato il 17, di Venerdì”, “Vado all’inferno per colpa di un dottore, cioè vengo al mondo il 17 Ottobre”, “Vengo dal 76 con il suono assassino..”

Potremmo continuare per diversi paragrafi citando i suoi versi, ma hai già intuito di chi stiamo parlando: Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra.
Oggi il padre del Rap Italiano compie 43 anni, ed è da quando ha 17 anni che è legato alla scena Hip-Hop.

Sì, era il 1996, all’epoca Fabri Fil, quando ha registrato il suo primo demotape, con il gruppo storico ‘Uomini Di Mare‘ composto da lui e Dj Lato.
Il progetto Fabri Fibra inizia ufficialmente nel 2002, il suo debutto da solista avviene con ‘Turbe Giovanili‘ (le strumentali erano prodotto dal noto cantante ‘Neffa’).
Si trasferisce a Milano, iniziano le rime.
Parte il viaggio di un personaggio unico nel panorama nazionale, che l’Italia prima o poi dovrà ringraziare per tutto ciò che ha fatto.

Gli album ufficiali di Fabri Fibra da solista (in ordine di tempo):

Ma questo articolo non ha l’obiettivo di elencare i successi o la carriera di Fabri Fibra, poiché Fabrizio non ha bisogno di un’ennesimo articolo banale, bensì vogliamo focalizzarci sulla sua comunicazione, sul marketing utilizzato da #doppiaF e sulla sua intelligenza imprenditoriale, che solo un artista come Fibra ha potuto portare avanti in Italia, con mille difficoltà.

Superfluo dire che Fabri Fibra ha talento, ma è importante comprendere che non è stata soltanto questa la sua carta vincente.
Perché solo il talento non porta al successo se non si è bravi a vendere, comunicare e spiegare bene il proprio prodotto.

Il talento ci deve essere, ma non è l’unica cosa che conta, soprattutto se per avere successo devi far comprendere che la wave che stai rappresentando è un movimento dove è possibile creare un business, perché, cari lettori, nel 2006 nessuna casa discografica voleva investire sulla scena rap.

Il rap era una musica anti-sistema, quindi nessuno aveva la garanzia di successo e di un ritorno economico dell’investimento effettuato, in termini strettamente economici si aveva un ROI abbastanza basso. Non è come oggi.
D’altronde, come dice lo stesso Fibra: “Le Major oggi danno il grano, quante rime hai? 10 anni fa il rap italiano era tipo l’Aids”

Ma Fibra è riuscito ad entrare in Major e quindi ha trovato chi finanziasse e investisse sul suo progetto perché è sempre stato un professionista determinato, ed un professionista sa bene che deve organizzare la propria strategia creandosi un’identità unica nel settore.
Fibra si è differenziato da tutti gli altri artisti della scena Rap.

Infatti, nel 2006, con l’album ‘Tradimento’ ha ricevuto un contratto da ‘Universal Music Group’ ed è stato il primo artista del rap italiano ad avere un contratto con una casa discografica di questo calibro, infatti, il 2006 è l’anno del suo successo.
Vende circa 100.000 copie, porta in tutto lo stivale la sua musica, inizia il percorso tanto sudato e voluto.
Viene etichettato come lo status symbol dell’intera scena Hip-Hop italiana.

Ma non è stato così semplice, poiché firmare con la Major non è nemmeno sinonimo di successo. Quindi arriviamo a comprendere l’intelligenza e la furbizia di Fibra nell’intuire benissimo che deve arrivare a più persone possibili con la propria musica.
Deve diventare un fenomeno musicale compreso e riconoscibile.

Fabri sa che il rap è pieno di parole e quindi vuole far comprendere i suoi testi a più persone possibili, quindi abbandona il suo ermetismo di Turbe Giovanili ed inizia a fare delle rime comprensibili a tutti gli italiani.
Così che tutte le persone possano cantare ovunque le sue canzoni e che quindi possano apprezzare al meglio il suo prodotto musicale (anche se ciò non è sinonimo di comprensione totale dei suoi testi, poiché questo vi assicuro che non è immediato, un testo di FF può essere interpretato in tantissimi modi nonostante la semplicità comunicativa).

Quindi questa è la prova vivente che Fibra prima di essere un grande artista è un grande comunicatore.
Sa comunicare benissimo, quello che pensa lo riesce a spiegare in maniera eccellente tramite le parole che utilizza nei suoi testi.

Fabri nel suo primo disco ha ripetuto in 17 track il suo nome ‘Fibra‘ fino allo sfinimento. Non c’è una canzone dove non si sente ‘Fiibra‘.
Basti pensare al suo inno, ovvero ‘Applausi per Fibra‘, solo questa canzone ci fa capire quanta volontà aveva di arrivare dov’è adesso.
Ripetere il proprio nome fino allo sfinimento è la tecnica più vecchia del marketing, ma che è ancora oggi la più efficace.
Era il proprio marchio di fabbrica. Ha brandizzato ogni canzone, e tramite esse, il suo personaggio prendeva sempre più una propria identità e consistenza.
Fibra voleva entrare in testa a tutti coloro che ascoltassero anche per sbaglio la sua canzone. Ed è stato così. D’altronde è l’obiettivo di ogni azienda che vuole essere unica nel proprio settore, essere riconoscibile immediatamente dai consumatori finali.

Qui il brano storico:

Da sempre il fibroga ha utilizzato nel corso della sua carriera delle strategie di comunicazione, marketing e di vendita che gli hanno garantito il successo assoluto.
Ad esempio, nel video ‘Mal di stomaco‘ dove fingeva la propria morte. All’epoca metà degli ascoltatori credevano realmente fosse morto, c’erano forum invasi di notizie del genere.
Aumentavano le views e l’interesse verso questo personaggio ‘mistico’.

Backstage del video ‘Mal Di Stomaco’


Fibra ha sempre giocato su questo. Ha anche capito che doveva parlare di ‘argomenti scomodi’ per essere ascoltato, voleva parlare di argomenti che nessuno trattava, ma non solo per una scelta stilistica, ma anche perché doveva dire certe cose se voleva conquistarsi il suo spazio. Non poteva cantare ‘canzoni d’amore’ banali.
Basta guardare alcune sue interviste del 2006 o del 2008 per comprendere come il suo personaggio ‘dava fastidio’. Non c’era un’intervista dove non gli facevano domande strane, le quali non avevano nessun collegamento con la sua musica o la promo del disco.
Ma fibra sapeva benissimo che doveva farlo.
Il politicamente scorretto ha sempre fatto parte del mondo Fibra. Anche tramite i video questo era palese, basti pensare al video ‘Vip In Trip’, dove fa una satira politica verso la casta politica.
Così come anche con ‘Pronti Partenza Via’ giocando con il cognome ‘Monti’, riusciva a creare sempre più interesse nei suoi progetti e nella sua musica. Fibra è più mistico di Shiva.
Qui il video ‘Vip In Trip’

Nel 2015 arriva qualcosa di mai visto nel panorama musicale italiano.
Fibra pubblica ‘Squallor‘ il 7 aprile 2015 senza fare nessuna promo. Arriva l’annuncio tramite i suoi canali social, così random.
Senza passare tramite un inedito radiofonico, senza rilasciare nemmeno interviste. Ha utilizzato solo la propria forza e i propri canali social, questo ci fa comprendere come anche l’industria musicale abbia subito una rivoluzione digitale non di poco conto.

Potrebbe essere giudicato un ‘suicidio’ commerciale questa scelta, ma in realtà è stata una scelta molto studiata.
Questo album era dedicato ad una nicchia di mercato, ovvero ai suoi fans più stretti, non cercava nuovi ascoltatori Fibra, infatti all’interno dell’album non troviamo delle ‘Hit’ in stile ‘Tranne Te’ per comprenderci, ma era un momento in cui l’artista si voleva ritrovare musicalmente e nel mercato medesimo.
Oltretutto inizia un’importante collaborazione con uno street brand londinese ‘Hero’s Heroine’ (sito: https://www.herosheroine.it).
Lo stile di questo brand è unico nel panorama italiano continuando per diverse collaborazione come ‘No Future‘ e l’ultima annunciata il 12 ottobre FucktHeromance.
Il titolare è Massimilano Sartor che ci ha concesso queste foto dell’ultima collezione uscita.
Per maggiori informazioni visitare il sito web.
Qui alcune foto:

Nel 2017 arriva il suo ultimo disco ufficiale ‘Fenomeno‘.
In questo disco Fibra ritrova se stesso in tutti i brani, è all’apice dell’espressione artistica. Il suo brand, il suo stile, il suo personaggio è affermato in tutta la nazione.
Si effettua la promo passando per le radio ed interviste, Fibra torna nelle orbite dei grandi numeri. Infatti Fenomeno è l’incoronazione del suo percorso, poiché oltre a fare il disco di platino e suonare in giro per circa 2 anni, è il primo artista italiano a passare su Beats 1 Radio!

Possiamo notare anche che i titoli dei suoi dischi sono semplici e diretti, la maggior parte è formata da una semplice parola, così da essere immediata la comprensione del titolo e del disco, dove, oltretutto, in copertina troviamo sempre la la sua faccia.
Qui si comprende ancora come Fibra abbia avuto sempre in testa una comunicazione diretta e comprensibile a tutti.
Ha sempre attuato un branding importante per crearsi una propria identità nel mercato musicale.

Il 4 Ottobre è stato annunciato l’ultimo lavoro in uscita il 25 ottobre, ‘Il tempo vola 2002-2020’, dove troveremo delle track inedite e una raccolta dei suoi successi durante la sua ventennale carriera musicale.

Qui i link di Amazon per acquistare il disco:
‘Il tempo vola 2002 – 2020’

Comunicazione semplice e diretta, argomenti scottanti ed unici, stile differente dalla concorrenza, marketing e branding di se stesso e dei propri prodotti: questi gli elementi del successo targato Fabri Fibra, proprio per questo non è da considerare solo un artista ma ha tutte le caratteristiche di un imprenditore.
D’altronde non esiste azienda al mondo che non cerca di attuare queste mosse nei propri settori e mercati.

Ovviamente da comprendere anche che dietro Fibra c’è un team, prima di tutti dobbiamo ricordare ‘Paola Zukar‘, il suo manager. Una donna che sicuramente ha scritto la storia dell’industria musicale e dell’imprenditoria italiana, ma questo continueremo ad analizzarlo in altre sedi.

Concludiamo ringraziando Fabri Fibra, che lasciando i gusti musicali soggettivi, è sicuramente un pezzo di storia musicale e imprenditoriale di questo settore.
Auguri sfiber!

Le foto della collezione ‘hero’s heroine’ sono di proprietà del proprietario Massimiliano Sartor.
L’articolo non ha fini commerciali.

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Grazie!

Articolo di Riccardo Susinno.